Rapporto 2015-16 Amnesty Internazional

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 26 febbraio 2016
Rapporto 2015-16 Amnesty Internazional

In occasione del lancio del  suo Rapporto 2015-2016  su «La situazione dei Diritti Umani nel mondo» (pubblicato in Italia da Infinito Edizioni), che documenta la situazione in 160 paesi e territori nel 2015, Amnesty International dichiara che «la protezione internazionale dei diritti umani rischia di essere compromessa a causa di interessi egoistici nazionali di corto respiro e dell’adozione di misure draconiane di sicurezza, che hanno dato vita a un assalto complessivo ai diritti e alle libertà fondamentali».

Salil Shetty, segretario  generale di Amnesty International, sottolinea  che «non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono. Oltre 70 anni di duro lavoro e di progresso umano sono a rischio».

Dal Rapporto: «60 milioni sono le persone che  si trovano lontano dalle loro case, molte delle quali da diversi o molti anni; almeno 113 Paesi nei quali la libertà d’espressione e di stampa sono state sottoposte a restrizioni arbitrarie; almeno 30 i Paesi che hanno rimandato illegalmente rifugiati verso paesi in cui sarebbero stati in pericolo; almeno 19 i Paesi nei quali sono stati commessi crimini di guerra o altre violazioni delle “leggi di guerra”; almeno 36 i Paesi nei quali gruppi armati hanno commesso abusi; almeno 156 difensori dei diritti umani morti durante la detenzione o altrimenti uccisi».

Sullo sfollamento in massa di persone dal conflitto in Siria,  il segretario Shetty scrive nell’introduzione: «Sia nei paesi dell’area vicini alla Siria sia negli stati occidentali  sono emerse profonde divergenze d’approccio nelle risposte alle crisi e ai conflitti. Se da un lato moltissimi rifugiati siriani hanno trovato ospitalità in alcuni dei paesi della regione, molti governi fuori e dentro la regione del Medio Oriente e Africa del Nord hanno continuato a mostrarsi riluttanti ad aumentare l’ammissione di rifugiati oltre una certa soglia. La condivisione degli sforzi e delle responsabilità ha continuato a essere terribilmente sbilanciata e le risorse fornite non riuscivano a far fronte a una crisi in rapida evoluzione. Nel frattempo, i diritti umani di molte famiglie e singole persone in movimento venivano violati, anche mediante la criminalizzazione dei richiedenti asilo, provvedimenti di refoulement, respingimenti e trasferimenti verso altri territori, oltre a varie iniziative degli stati che si sono configurate come una vera e propria negazione dell’accesso alle procedure di richiesta d’asilo».  
Prosegue nell’elencare alcuni paesi in cui sono continuati durante il 2015 i conflitti armati: « come in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan e Yemen. Agendo al di là dei vari confini nazionali, l’Is ha dimostrato un assoluto e plateale disprezzo per la vita dei civili, mettendone in fuga migliaia. In Africa, attori sia statali che non statali si sono resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Burundi, Camerun, Repubblica Centrafricana, nel nord-est della Nigeria, in Somalia e nel Sud Sudan, non esitando a lanciare attacchi mirati contro la popolazione civile e a colpire infrastrutture civili. Tutte queste situazioni hanno costretto un ingente numero di persone ad abbandonare le loro abitazioni e a cercare rifugio altrove. Il conflitto in Israele e Territori Palestinesi Occupati, così come quello in Ucraina, hanno continuato a fare vittime tra i civili, mentre tutte le parti in conflitto si rendevano responsabili di violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali sui diritti umani».  Senza tralasciare « la violenza che ha continuato a minacciare i diritti umani e le loro  istituzioni come  Brasile, Messico e Venezuela».

Amnesty International chiede un nuovo impegno per il sistema di protezione internazionale dei diritti umani: «Per renderlo adeguato al proprio compito, gli stati devono tutelare il sistema stesso. Ciò significa, tra l’altro, dotare il Consiglio di sicurezza di un codice di condotta che preveda l’astensione volontaria dal ricorso al veto da parte dei suoi membri permanenti, in situazioni di crimini e atrocità di massa; la concreta attuazione delle norme sui diritti umani attraverso tutti gli strumenti del diritto internazionale sui diritti umani a disposizione; il rispetto per il diritto internazionale umanitario; l’astensione dal compiere azioni che indeboliscano i meccanismi di protezione dei diritti umani, compresi eventuali attacchi nei loro confronti o il ritiro del sostegno; e l’allineamento dei meccanismi regionali sui diritti umani agli standard universali del sistema internazionale».

Approfondimenti: 
Sul rapporto 2015-16 di Amnesty Internazional: http://rapportoannuale.amnesty.it/2015-2016 

(*) Redazione Bioetica News Torino
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