40° Giornata nazionale per la Vita 2018: il Vangelo della vita, gioia per il mondo

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 2 febbraio 2018
40° Giornata nazionale per la Vita 2018: il Vangelo della vita, gioia per il mondo

Primule per il sostegno delle attività del Centro Aiuto alla Vita –  Movimento per la Vita  saranno distribuite  presso le parrocchie italiane nelle giornate di sabato 3 e domenica 4 febbraio in occasione della 40° Giornata mondiale nazionale per la Vita che si celebrerà  il 4 febbraio e sarà incentrata sul  tema Il Vangelo della Vita, gioia per il mondo. 
«Punto iniziale per testimoniare il Vangelo della vita e della gioia è vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità», uno spunto di riflessione tra i tanti espressi nel messaggio dei vescovi italiani per  la Giornata, come pure  quel richiamo costante  di papa Francesco sui  «segni di una cultura chiusa all’incontro» che «gridano nella ricerca esasperata di interessi personali o di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso i poveri e i migranti, nelle violenze contro la vita dei bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità». Il Papa ricorda che «solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia», una comunità che “sa farsi ‘samaritana’ chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata», una comunità che cerca il sentiero della vita (www.chiesacattolica.it)

Il primo Centro Aiuto alla Vita è sorto a Firenze nel 1975 e da allora 150mila bambini sono stati  «aiutati a nascere dai volontari del Cav», dove le donne sono in modo riservato accolte, assistite a livello sociale, legale, ascoltate da medici, assistenti sociali, psicologi.  E in Italia sono proprio tanti  i centri  e le case di Accoglienza, quest’ultime sorte negli anni ottanta, contando nel 2016 40 strutture promosse e gestite da 25 associazioni locali, opere  che testimoniano l’amore per la vita umana, dal concepimento alla morte naturale. Le Case di accoglienza danno speranza non solo alle mamme in attesa lontane dal proprio luogo di origine ma anche donne non in gravidanza e vittime di violenza e servizi rivolti ai minori.

Vi sono 349 Centri attivi al 31.12.2016, di cui in Piemonte e Valle d’Aosta 35,   secondo il Dossier Vita Cav 2016 che  si mettono in ascolto delle difficoltà delle donne gestanti, dai problemi economici alla disoccupazione, familiari, di studio o lavoro, di salute del feto o della madre etc.

Nel tempo si sono moltiplicate le attività:  Sos Vita da più di trentanni   accompagna la donna o la coppia in difficoltà per una gravidanza;  Progetto Gemma, nato negli anni novanta, è un servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, offrendo  un sostegno economico che  può consentire di portare a termine il periodo di gestazione e accompagnarle in tutto il primo anno di vita del bambino (www.fondazionevitanova.it); culle per la vita per non trovare più neonati abbandonati nei cassonetti e garantire invece l’anonimato della donna; il corso di aggiornamento formativo Maternity Care.


 

Approfondimento:

Il 4 è Giornata per la Vita. I dati su aborto e natalità di Pier Giuseppe ACCORNERO, «La Voce del Tempo», 4 febbraio 2018, p. 23:

(stralcio): L’Organizzazione mondiale della Sanità stima 56 milioni di aborti ogni anno, in aumento di 6 milioni rispetto agli ultimi decenni del Novecento. Un enocidio silenzioso che non indigna nessuno. Parla solo la Chiesa. Il bilancio è pubblicato dal periodico «The Lancet», autorevole rivista scientificamedica. Ma non ne troverete cenno su alcun media, né cartaceo né digitale. Lo pubblica «Sìallavita», mensile del Movimento per la vita. L’Oms e il «Guttimacher Institute» statunitense rilevano nel 2010-2014 circa 56 milioni di interruzioni di gravidanza ogni anno, cifra drammaticamente in crescita. Rispetto al 1990-1994 si
registra un incremento di 6 milioni. Cinquantasei milioni di aborti ogni anno significa 153.424 interruzioni di gravidanza al giorno, 6.392 ogni ora, 106 al minuto.
In Italia l’«inverno demografico» – In Italia nel 2016 su circa 60 milioni di abitanti, i nati sono stati 473.438, meno della metà del 1946, quando gli italiani erano 45.540.000 e i nati furono 1.039.432. Secondo le relazioni che il ministero della Salute pubblica ogni anno, il numero degli aborti notificati dalle Regioni è 87.639, con una diminuzione del 9,3 per cento rispetto ai 96.578 del 2014 e ai 102.760 del 2013. Le interruzioni volontarie della gravidanza sono più che dimezzate rispetto alle 234.801 del 1983, anno in cui si è toccato il picco più alto. Nel 2016 però sono state vendute oltre 700.000 confezioni della «pillola del giorno dopo» e «dei cinque giorni dopo», «farmaci che impediscono l’annidamento – scrive «Sìallavita» -, che rendono inospitale per l’embrione la parete dell’endometrio e realizzano un aborto precocissimo». Segni di speranza in una cultura di morte – Sono gli 8.301 bambini salvati, 13 mila gestanti assistite nelle gravidanza, 18 mila donne aiutate nel 2017, come documenta il dossier «Vita Cav»: «Grazie alla sinergia tra il servizio di ascolto ‘Sos Vita’ e la capillare rete dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) è possibile accogliere e sostenere le madri con gravidanze difficili o indesiderate. Prevenire l’aborto è possibile se si offrono alternative a donne spesso costrette dal bisogno, dalla solitudine, dalla ignoranza ». Grazie al silenzioso servizio dei Cav – il primo fu fondato a Firenze nel 1978 da Carlo Casini – sono nati oltre 190 mila bambini, sono state aiutate oltre 700 mila donne, delle quali poco meno della metà gestanti. Aggiunge il Mpv: «In quarant’anni la biologia ha confermato che dalla fecondazione esiste un essere umano unico e irripetibile, in relazione con la madre, che compie un meraviglioso sviluppo graduale, autonomo e continuo. Possiamo e dobbiamo sostenere e difendere la dignità del concepito, colui al quale nessuna responsabilità può essere addebitata, anche quando le condizioni della famiglia e della donna che lo porta in grembo sono difficili. Grazie agli studi di coraggiosi professionisti, possiamo gridare con forza che nell’aborto, oltre al bambino, la vittima è anche la madre: gli effetti della sindrome post-aborto sono un’evidenza scientifica che non può eludere la realtà. Solo i sofisti sembrano abdicare alla ragione lasciano spazio all’ideologia. Dobbiamo ribadire con forza che la difesa del concepito è la prima pietra per costruire un nuovo umanesimo».

(*) redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata