Aborto, 2 donne su 3 possono evitarlo»

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 26 maggio 2015
Aborto, 2 donne su 3 possono evitarlo»

Lucia ha 16 anni. È stata sbattuta fuori di casa quando ha deciso di portare avanti la gravidanza. La famiglia del suo fidanzato navigava in cattive acque, dal punto di vista economico: una bocca in più da sfamare era un problema. Joy ha scoperto lo scorso novembre di avere in grembo due creature, ma non un tetto sotto la testa, perché per chi la stava accogliendo si è mostrato, ad un tratto, meno ospitale.

C’è chi associa aborto e libertà, chiudendo gli occhi davanti alla soppressione di una vita umana. Ma per le stesse madri, di frequente, l’interruzione di gravidanza più che un diritto è l’esito scontato delle pressioni di mariti e compagni, famiglie e datori di lavoro spesso non disposti a rinnovare il contratto, davanti a una maternità in arrivo.

Lucia, Joy e tante altre invece ce l’hanno fatta, grazie al sostegno della Comunità Papa Giovanni XXIII: delle 196 donne intenzionate ad abortire che hanno chiesto aiuto nel 2014, due su tre hanno deciso di portare avanti la gravidanza. Riparametrando questa percentuale agli oltre 100mila aborti volontari praticati ogni anno, secondo l’associazione «circa 70mila bambini vedrebbero la luce». Mentre troppo spesso, invece, le donne vengono lasciate sole.

«Il primo diritto fondamentale, come dice papa Francesco, è quello alla vita – dichiara Giovanni Ramonda, responsabile generale della Giovanni XXIII –, dobbiamo creare le condizioni affinché le madri siano aiutate: per questo crediamo che, invece del bonus di 80 euro, uno stipendio di 800 euro per i primi tre anni di vita del bambino possa essere una misura in grado di incidere sul serio. Dove ci sono politiche per la maternità, come in Francia e Germania, il tasso di natalità è doppio rispetto al nostro Paese». Qui, invece, all’isolamento delle madri si aggiungono i danni portati dalla crisi: «Aumenta il numero di italiane che si rivolgono a noi – spiegano dall’associazione –, ormai è pari a quello delle straniere», con una prevalenza della Nigeria (27%) su tutte le altre aree di provenienza. Contattano il numero verde nazionale (800 035 036) e si trovano a parlare con esperti, subito impegnati a chiedere informazioni in modo da riuscire a calibrare, caso per caso, l’aiuto necessario.

«Normalmente – commenta Andrea Mazzi, della Giovanni XXIII –, a distanza di tempo, la reazione delle donne che hanno portato avanti la gravidanza è di meraviglia: “Cosa mi sarei persa”, dicono davanti al bebé. Nessuna mai si pente di aver tenuto il figlio». Capitolo a parte quello del momento di preghiera settimanale, a Bologna, nei pressi dell’ospedale Sant’Orsola, che lo scorso anno tante polemiche alzò, per alcune settimane. «Non siamo contro le donne, e mai potremmo esserlo – spiega Paola Dal Monte – . La nostra presenza, da 16 anni, va nella direzione della condivisione con chi è nel disagio, con i bambini che stanno per perdere la loro vita. Ma senza “molestare” chi vuole abortire, come a volte ci viene detto, anche perché nessuno ha scritto in fronte il motivo per il quale entra in ospedale. Diciamo solo il nostro essere dalla parte del più debole».

Lorenzo Galliani

fonte: Avvenire

 

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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