I. La ricostruzione del fatto

di Giuseppe Zeppegno *
pubblicato il 9 aprile 2014
I. La ricostruzione del fatto

Abstract

L’articolo presenta lo studio di Giubilini e Minerva sulla questione dell’aborto post-partum. Ne coglie la matrice teorica inquadrandola nel contesto culturale contemporaneo. Segnala le più evidenti criticità e riporta la diverse prese di posizione seguite alla pubblicazione.


La ricostruzione del fatto

Giuseppe Zeppegno1

 

P. Singer, bioeticista di matrice utilitarista, nell’opera Practical Ethics pubblicata in prima edizione nel 1980, ipotizzò la possibilità di ricorrere all’infanticidio quando il nato manifesta gravi patologie che non permettono una vita di qualità e comportano gravi oneri per la società. Nel 2008 sintetizzò il suo pensiero in un’intervista rilasciata al quotidiano «Il Foglio»2. Criticò chi, in virtù dell’appartenenza biologica alla specie homo sapiens, riconosce la valenza personale a ogni essere umano. Invitò a riconoscere la dignità personale unicamente a chi manifesta le capacità razionali, l’autonomia, l’autocoscienza, l’attitudine a desiderare un futuro. Gli esseri umani nella fase fetale o appena nati non devono pertanto essere considerati persone perché di queste capacità sono privi. Giustificò ancora l’infanticidio asserendo che non c’è «differenza morale cruciale fra lo sviluppo di un essere umano dentro o fuori il corpo materno».

Alberto Giubilini e Francesca Minerva, due giovani studiosi di filosofia, membri della Consulta di bioetica e discepoli del filosofo Maurizio Mori, hanno avuto l’opportunità di fruire di uno stage di ricerca nell’Università di Melbourne dove P. Singer attualmente lavora. Durante la loro permanenza al suo fianco, hanno preparato e pubblicato sulla rivista «Journal of Medical Ethics»3 un articolo dal titolo After-Birth Abortion: Why  Should the Baby Live? (Aborto post-nascita: perché il bambino dovrebbe vivere?).  La “novità” della loro proposta sta nel ritenere che l’eliminazione di un bambino dopo la nascita non deve essere definita “infanticidio” o “eutanasia pediatrica” ma “aborto”. Precisano che il bambino appena nato, come il feto, è certamente un essere umano ma non ha lo status di persona perché non è in grado di attribuire valore alla sua esistenza, pertanto la sua vita non è degna di tutela.

Con queste affermazioni Giubilini e Minerva non fanno altro che portare alle estreme conseguenze le teorie di P. Singer. A un anno dalla comparsa dell’articolo, hanno ripresentato la loro argomentazione durante tavole rotonde organizzate a Milano, Roma, Napoli, …, Torino. In quest’ultima città il dibattito, promosso dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione, ha avuto luogo l’11 gennaio 2013 presso l’Università. La locandina d’invito dichiarava che gli organizzatori l’avevano proposto come occasione opportuna per «tornare a riflettere in modo pacato e ragionato sulla proposta […] per valutarne la portata teorica e al contempo esaminare alcuni dei vari aspetti aperti dalla pubblicazione». Era loro opinione che «come istituto deputato alla ricerca intellettuale sviluppata attraverso la libera discussione delle idee, l’università non può sottrarsi al compito di sottoporre a vaglio critico anche tesi che suscitano clamore mediatico».

Al simposio sono stati invitati esperti di diverse correnti di pensiero. Dopo i saluti di rito, hanno esordito i due estensori dell’articolo. Giubilini ha ribadito che è doveroso sia eliminare il neonato che non ha alcuna disabilità, ma costituisce un problema economico o psicologico per la famiglia, sia quello portatore di patologie gravi. Per spiegare la sua convinzione ha proposto la situazione di quanti nascono con la sindrome di Down. Anche se sono bimbi che non sentono disagio per la loro situazione e vivono felici, le loro vite non sono degne di essere vissute perché rappresentano un peso eccessivo per chi deve sobbarcarsi l’onere di crescerli e ingenti costi di assistenza per la società4.

Sono intervenuti subito dopo gli altri illustri partecipanti al dibattito. L’unica voce favorevole è stata quella di Maurizio Mori, direttore del Master in Bioetica ed Etica Applicata dell’Università di Torino. Ha elogiato gli Autori per la loro capacità di inventare l’espressione “aborto post-nascita”. Il neologismo è stato criticato però in tutti gli altri interventi5.

La cronaca di questo e degli altri incontri sono stati ampiamente ripresi dalle diverse testate giornalistiche, anche di matrice laica, pressoché unanimi nel registrare lo sconcerto che le affermazioni di Giubilini e Minerva hanno provocato. Una di queste, «Cronache Laiche», ha pubblicato il 17 gennaio 2013 un articolo dal titolo ”Aborto” post-nascita: quando la bioetica diventa un boomerang. La tesi agghiacciante che legittima l’omicidio del neonato paragonandolo all’interruzione di gravidanza torna dopo un anno. Con la sponsorizzazione della Consulta di Bioetica. L’articolo ha suscitato l’indignazione del già citato M. Mori, presidente della Consulta.  Egli in un comunicato diramato il 19 gennaio 2013 ha precisato che «la Consulta di Bioetica non ha affatto “sponsorizzato” la tournée di Giubilini e Minerva nelle diverse università italiane né è affatto coinvolta in questa iniziativa come mostrato dal fatto che in nessun programma compare il logo dell’Associazione né alcuno studioso ha parlato in rappresentanza di essa». Ha però anche colto l’occasione per rinnovare il suo invito al mondo laico a non appiattirsi sulle tesi dei pro-life «sostenitori dell’idea che il problema non avrebbe dovuto neanche essere sollevato e che sul tema va limitata la libertà di ricerca e di discussione accademica». Ha inoltre affermato che «l’agenda della ricerca intellettuale e della discussione scientifica va stabilita dagli scienziati stessi e non da altri, e per opporsi ai tentativi di imbavagliare la ricerca intellettuale che cinque università italiane hanno invitato Giubilini e Minerva a discutere i vari aspetti sollevati dalla loro tesi. I laici che informano il loro pensiero alla razionalità scientifica dovrebbero apprezzare quest’azione a sostegno della libertà di ricerca che ha portato a cinque partecipati incontri coinvolgendo in modo diretto 25 studiosi»6.


Note

1 Dottore di ricerca in Morale e Bioetica
Docente di Teologia Morale Speciale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Sezione di Torino
Direttore scientifico del Master Universitario in Bioetica della medesima Facoltà.

2 MEOTTI G., Parla Peter Singer, guru dell’aborto eugenetico e dell’infanticidio, in «Il Foglio», 11.03.2008, 4.

GIUBILINI A., MINERVA F., After-birth abortion: Why should the baby Live?, in «Journal of Medical Ethics», Online First (2012), http://jme.bmj.com/content/early/2012/03/01/medethics-2011-100411.full [21.03.2013].

Il suo argomentare fa tristemente tornare alla memoria idee e fatti che si sperava fossero ormai relegati a una lontana pagina di storia dell’umanità. Minerva ha invece deprecato la veemente e a tratti violenta reazione che l’articolo ha suscitato e ha invitato ad accogliere con maggiore serenità testi supportati da una rigorosissima logica argomentativa.

Assuntina Morresi, docente all’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica ha detto esplicitamente che questa tesi, come quella sul negazionismo della Shoah, non è degna di essere discussa in un contesto accademico. Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica di Milano, ha ripreso le affermazioni degli Autori e ne ha evidenziato il limite logico. Se fosse vero, come loro sostengono, che per essere persona occorre provare un interesse per la vita, allora chi chiede l’eutanasia non dovrebbe essere ascoltato, perché non essendo interessato a vivere non è degno di essere ritenuto persona e tutelato nei diritti. Giovanni Fornero, storico della Filosofia e studioso di Bioetica, ha osservato che le carte internazionali condannano l’omicidio. Chi non accoglie questo cardine del vivere democratico faticosamente conquistato, lede le basi stesse del vivere sociale. Ha concluso citando Norberto Bobbio e invitando la bioetica laica a non lasciare ai soli cattolici la prerogativa di difendere la vita.

MORI M., Comunicato stampa: Laici e riflessione accademica sull’aborto post-nascita, in http://www.consultadibioetica.org/news/?id=166 [24.03.2013].

(*) Dottore di ricerca in Morale e Bioetica
Docente di Teologia Morale Speciale presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale - sezione di Torino
Direttore scientifico del Master universitario in Bioetica della medesima Facoltà
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