Addio a Carlo Flamigni, medico, accademico e bioeticista

di redazione Bioetica News Torino
redazione Bioetica News Torino
6 Luglio 2020

«La medicina che vedo intorno a noi, fatta di grandi organizzazioni specializzate e complesse e di poco tempo a disposizione, ha spinto medici e pazienti a costruire il loro rapporto basandosi molto di più sul contratto che sulla realizzazione di una alleanza per la cura e la salute. Si chiama medicina difensiva e non fa molto bene ai pazienti. Personalmente credo in una medicina diversa, in fondo più semplice, ma non meno impegnativa, basata su virtù piccole ma essenziali, come la capacità di ascoltare e la voglia di imparare. Questa è forse la sola lezione che, come insegnante, mi piacerebbe saper trasmettere e, come medico, cercare di realizzare». Sono le parole tratte dal  testo Credo in una Medicina diversa e in Cittadini consapevoli  con cui il  medico ginecologo, accademico, scienziato, esperto sui temi della fecondazione assistita e illustre bioeticista prof. Carlo Flamigni, che ci ha lasciato ieri, domenica 5 luglio tra le cure dei familiari nella sua città natale, Forlì,  all’età di 87 anni, dopo una  malattia, si presentava ai suoi lettori  nel blog personale. Sintetizzano la sua figura spesa con generosità per la passione della propria professione e nella ricerca e con impegno profuso alla divulgazione del sapere proprio e scientifico sui temi spinosi che suscitano ampio dibattito  nel campo della bioetica e della medicina, aperto ad un confronto,  soprattutto verso un pubblico generico e non specialista, per, come scriveva lui,  «poter tutti crescere, come persone e come cittadini di questo paese».

Poche righe di commiato dal Comitato nazionale di Bioetica, di cui ne ha fatto parte dal 1990 al 2017,  fanno comprendere  la sua levatura: «Il CNB piange la scomparsa del Prof. Carlo Flamigni che tanto ha contribuito alla bioetica italiana». È stato tra i soci fondatori della «Consulta di Bioetica», di cui era socio onorario, presieduta dal professor Maurizio Mori, docente di Filosofia Morale e Bioetica all’Università degli Studi di Torino e componente del CNB,  con cui si  sentivano spesso, li  univa una profonda amicizia e collaborazione da quarant’anni.  Così ricorda il suo amico con cui aveva condiviso tante lotte per i diritti a favore dell’autonomia del paziente, dell’aborto con la legge 194/1978, della fecondazione assistita con la 40/2004 e   dell’aborto farmacologico (RU 486), impegnato fino all’ultimo alla stesura di  un’ennesimo volume su cui si sentivano spesso e lo aveva chiamato per  salutarlo  quell’ultimo giorno: «Una personalità autentica capace di scrutare i meandri del gran fiume della vita; un grande scienziato che con tenacia ha sostenuto e applicato lo “scetticismo organizzato” di Merton; un cittadino impegnato nella vita pubblica a sostenere la giustizia sociale a tutti i livelli; un grande umanista dalla cultura sterminata in campo letterario, storico, sociale. In quest’ultimo campo ha proposto l’idea della “isola degli stranieri morali” come criterio che consentisse la pacifica convivenza dei cittadini all’interno delle società contemporanee caratterizzate da un ineliminabile pluralismo etico e abitate da religiosi di ogni tipo e atei di diverse tendenze» (Carlo Flamigni, in memoriam, 5 luglio 2020).

Una voce talvolta minoritaria. Fu l’unica ad esprimere voto contrario  al  parere formulato dal CNB nel 2012 sull’obiezione di coscienza  in bioetica nel  2012  che lo riconosceva quale «diritto costituzionalmente fondato (con riferimento ai diritti inviolabili dell‟uomo), costituisce un’istituzione democratica, in quanto preserva il carattere problematico delle questioni inerenti alla tutela dei diritti fondamentali senza vincolarle in modo assoluto al potere delle maggioranze, e va esercitata in modo sostenibile». Nella postilla al Parere   scriveva nella conclusione del  suo testo: «La conclusione finale è che, se si abbandona – come mi sembra necessario fare – lidea che l‟obiezione di coscienza vada considerata come il vessillo innalzato a difesa dei diritti umani e in particolare del “diritto alla vita” nella fase prenatale contro una legge emanata da un potere creonteo, allora l‟obiezione di coscienza in campo sanitario non è più un “diritto fondamentale”, ma può essere consentita a patto che l‟obiettore sia tenuto ad accettare un 35 onere congruo (svolgere un servizio suppletivo che integri il mancato servizio dovuto o adottare il criterio della mobilità del personale non possono essere compensazioni adeguate) che testimoni delle motivazioni unicamente e squisitamente morali della sua richiesta. Continuare a difendere l‟attuale situazione che si limita a esonerare dal servizio chiunque lo richieda significa difendere il privilegio dei troppi “obiettori di comodo”, cioè continuare a alimentare l‟immoralità diffusa».

Classe 1933, Carlo Flamigni, si è laureato nell’Università degli Studi di Bologna nel 1959 dove ha conseguito la specialistica in Ostetricia e Ginecologia e vi ha svolto l’attività di docenza in Endocrinologia Ginecologica, come ordinario prima e fuori ruolo poi  fino al 2008.  Ha diretto la Clinica di Ostetrica e Ginecologia dell’Università  degli Studi di Bologna dal 1994 al 2001. Ha rivestito prestigiosi  incarichi presso società, associazioni e riviste scientifiche, tra i quali, dal 1999 al 2004 presidente della SIFES- Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione, la presidenza onoraria dell’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica), nonché quello nel comitato etico dell’Università di Bologna di cui fece parte nel 2015.
Ha una ampia pubblicazione scientifica di oltre mille memorie originali,  quasi una trentina di monografie scientifiche  e  volumi divulgativi incentrati su temi di dibattito bioetico, dalla fertilità alla procreazione medicalmente assistita alla pillola del giorno alla contraccezione di emergenza.

Era un instancabile scrittore, nonostante i suoi anni,  un medico che amava il confronto delle sue riflessioni, idee, fino alla fine, come si evince dal racconto del prof. Mori, lasciando un’opera su cui stava lavorando.

 

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