Adolescenti e sessualità. Criticità e sfide per una corretta educazione

di Clara Di Mezza *
pubblicato il 11 giugno 2013
Adolescenti e sessualità. Criticità e sfide per una corretta educazione

Tutti coloro che hanno avuto modo di confrontarsi e interagire con i giovani di oggi, ben sanno quanto nel contesto attuale numerose riviste, spot pubblicitari, video musicali o giochi di diverso genere, nascondano un particolare approccio alla sessualità, il quale se da una parte esalta l’amore umano che si realizza nella corporeità sessuata, dall’altra, però, cade sovente in una eccessiva erotizzazione delle relazioni.

Educazione alla sessualità o all’affettività: ridotto a mero uso della genitalità?

Purtroppo, e parlo in qualità di insegnante, anche nella maggior parte di quei significativi momenti formativi in ambito scolastico che vanno sotto il nome di Educazione alla sessualità o Educazione all’affettività, emerge il medesimo problema: il sesso viene spesso slegato dalla complessità e globalità della persona umana e ridotto a mero uso della genitalità. Inoltre, la procreazione viene considerata una spiacevole possibilità da cui occorre proteggersi, e l’unico problema da affrontare in una relazione sessuale sembra essere l’uso corretto del profilattico per difendersi dall’Aids.

Premesso che è necessario e fondamentale formare ed informare correttamente i giovani su ciò che può mettere in pericolo quel dono unico e prezioso della vita e della loro salute, chiediamoci, però, se sia corretto o meno parlare di sesso tralasciando in parte, o addirittura totalmente, un discorso ben più ampio sulla sessualità umana e di una vera educazione all’affettività.

Come insegnante, infatti, mi è capitato di assistere ad incontri di Educazione sessuale rivolti agli adolescenti, durante i quali il messaggio principale trasmesso è stato quello qui sintetizzabile con il semplice slogan: “Sesso sicuro!”. Ci troviamo evidentemente dinanzi ad un equivoco di fondo. Si sente molte volte parlare, difatti, di organi sessuali e del modo di adoperarli riducendo il concetto di sessualità a quello di genitalità. È una riduzione grave, in quanto la sessualità umana va ben oltre la dimensione fisica e biologica.

Sul sesso, gran parte dei giovani: impreparati e disinformati

I giovani oggi giungono alla scoperta del sesso assai precocemente, in gran parte impreparati e disinformati, anche se senza dubbio più disincantati rispetto alle generazioni passate. La casualità dei rapporti e la relativa facilità con cui essi possono iniziare o terminare, sono indicatori di un profondo consumismo sessuale, che strumentalizza il piacere e il corpo, e a cui poco interessa la persona umana nella sua globalità.

Nella società in cui viviamo, si parla tanto di “sesso” e meno di “sessualità”, che è il modo stesso di essere della persona, sua dimensione primaria, soprattutto in rapporto alla sfera comunicativa e alla relazione interpersonale. La sessualità non può essere separata dalla sua componente affettiva finalizzata a costruire una relazione di qualità con l’altro, in quanto essa rivela la tipicità dell’uomo e lo rende capace di amare e di entrare in comunione con le altre persone. La dimensione fisica, legata alla genitalità, è senza dubbio un elemento importante della sessualità umana, ma la dimensione relazionale ne è l’elemento principale e fondativo.

Alla luce di ciò, quindi, sarebbe necessario sviluppare, partendo proprio dalla formazione scolastica, un programma serio di educazione all’affettività, che insegni come il rapporto tra due persone non sia solo desiderio, né appropriazione o prevaricazione sull’altro.

Primo obiettivo: educare i giovani a scoprire il proprio corpo, a valorizzarlo

Un rapporto d’amore è prima di tutto fatto di rispetto, di ascolto e di attenzione reciproca. Esso richiede tenerezza e capacità di comunicazione per arrivare alla dimensione del dono reciproco. Prima ancora di insegnare ai giovani come evitare una malattia sessualmente trasmissibile, prima di dire loro quale sia per loro il migliore mezzo contraccettivo o come raggiungere il massimo piacere fisico, forse sarebbe meglio partire dall’educare i giovani a scoprire il proprio corpo, a valorizzarlo per coglierne quella dignità che non va gettata via per gioco.

Forse occorre dire ai giovani che l’atto sessuale ha in sé un valore talmente alto e bello nella sua duplice dimensione unitiva e procreativa, che non può essere trascurata la conoscenza del partner, il porsi in suo ascolto, amarlo. Non può essere neppure trascurata la dimensione spirituale della sessualità, che la ricolma di poesia e la trasporta ad un livello più alto.

Nell’esperienza dell’amore c’è qualcosa che va al di là delle nostre sensazioni e dei nostri pensieri. Qualcosa di misterioso e di mistico ci apre e dispone alla meraviglia della vita vissuta nell’amore reciproco, totale donazione di sé. Vissuto in una simile dimensione, il sesso non risulta solo più un bel gioco, ma una realtà ricca e bella che crea stupore, meraviglia e gioia.

(*) Prof.ssa Clara Di Mezza
Teologa morale e Docente di Insegnamento religione cattolica (IRC)
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