Affascinante scoperta di un “di più” di senso in grado di fornire la possibilità di conoscere se stessi, il mondo e gli altri

Messaggio dell'Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, al mondo della Scuola per l'inizio scolastico

di redazione Bioetica News Torino
redazione Bioetica News Torino
12 settembre 2016

Cari studenti, genitori, dirigenti, docenti e comunità cristiane e civili dei territori della Diocesi,

all’inizio del nuovo anno scolastico 2016-2017, desidero rivolgervi il mio augurio per dirvi che la Comunità ecclesiale (n.d.r.,il corsivo è  nostro) è vicina anzitutto a voi, cari bambini, ragazzi e giovani, come pure ai vostri genitori e a quanti sono impegnati nella scuola per la vostra formazione e dedicano le loro energie alla vostra crescita morale, spirituale, culturale e civile, nella consapevolezza di rendere un servizio fondamentale non solo per ciascuno di voi ma anche per lo sviluppo della nostra società e per la realizzazione del bene comune.

Papa Francesco, nei suoi interventi a Torino lo scorso anno, ha sottolineato più volte l’importanza dell’educazione e formazione delle nuove generazioni, affermando che rappresenta l’investimento più importante da mettere in campo senza alcuna remora. Nello stesso tempo, in particolare oggi, la scuola è impegnata a formare il cittadino europeo o mondiale. Senza rinunciare alla ricca identità storico-culturale del nostro Paese, la scuola è chiamata ad ampliare l’orizzonte non solo della conoscenza, ma dell’incontro fraterno e amicale con tanti altri alunni provenienti da culture, tradizioni e religioni differenti. La cultura è infatti principio e fonte prima di libertà, di democrazia, di maturità e di promozione integrale della propria persona.

La scuola, quale luogo educativo e formativo, assume e svolge un servizio decisivo per questo obiettivo, che unisce insieme la conoscenza, la competenza e la crescita etica di ogni singolo alunno. Al possesso di strumenti mentali e di informazioni corrette, che permettano l’acquisizione di un solido bagaglio di conoscenze e di capacità operative e gestionali adeguate alle sfide della modernità, deve accompagnarsi la proposta di riferimenti ideali e valoriali che rendono possibile un accostamento critico al sapere, in modo da promuovere quell’indipendenza di giudizio personale senza la quale non si acquisisce una piena libertà e responsabilità. Penso ad esempio alla stima di sé e all’assunzione di responsabilità verso gli altri; allo sperimentare sul campo che il bene comune, principio fondamentale del vivere civile, deve prevalere come cultura e stile di vita sul bene individuale; alla fatica del conseguire il sapere, che diventa però affascinante scoperta di un “di più” di senso in grado di fornire la possibilità di conoscere se stessi, il mondo e gli altri; ancora, penso alla spinta a puntare in alto verso traguardi impegnativi, non accontentandosi della mediocrità ma sfruttando bene tutte le potenzialità che ciascuno possiede, per raggiungere così risultati apprezzabili e soddisfacenti; infine, penso a una cultura del lavoro che non suggestioni l’orientamento con messaggi e proposte accattivanti sul piano del profitto economico o del riconoscimento civile o del potere, ma favorisca la scelta di indirizzi scolastici consoni agli intendimenti e capacità dei giovani, puntando soprattutto a un futuro lavoro utile agli altri (manuale, agricolo o artigianale o industriale, imprenditoriale, artistico…). L’alternanza scuola-lavoro offre queste opportunità e va dunque programmata con cura sul territorio, valorizzando tutte le componenti economiche, culturali e del volontariato.

Sarebbe un obiettivo improduttivo se si pensasse a formare un competente professionista nel suo lavoro di domani e restasse in ombra la formazione del cittadino e soprattutto dell’uomo. Qui si innerva il delicato, ma insostituibile, rapporto tra istruzione ed educazione, affinché la scuola sia luogo dove si educa istruendo e si istruisce educando. La scuola deve dunque essere anche una palestra in cui si sperimentano la bellezza e positività dello stare insieme facendo squadra, perché solo così la vita di ciascuno diventa significativa, bella, buona e vera per sé e per gli altri, di cui siamo responsabili e con cui diventiamo protagonisti di un futuro migliore per l’intera società.

Auspico che, malgrado tante difficoltà, si possa mantenere viva nel Paese l’attenzione e la valorizzazione della scuola, determinante e centrale nel presente e nel futuro della nostra società. Essa va fatta apprezzare nel suo status di comunità educante, dove interagiscono persone reali, individui concreti come sono i dirigenti, i docenti e il personale, le famiglie e gli alunni, con tutta la carica di umanità, di comunione e di problematicità che portano con sé. Una scuola siffatta è una scuola che non vuole essere una realtà a sé stante, ma lo specchio del mondo reale, dove le nuove generazioni imparano a convivere e a progettare il loro domani in un positivo dialogo e confronto con gli adulti e con la comunità che le circonda; una scuola pluralista che risponde al primato della famiglia e alla sua libera scelta educativa, garantendo l’opzione tra statale o paritaria, con la possibilità di esercitare uguali diritti e doveri.

Soprattutto, occorre far sentire la scuola come un patrimonio ed una responsabilità di tutta la società italiana e di ciascun cittadino, e dunque elemento centrale del progetto politico e culturale della nazione. In una prospettiva europea, mi pare che il nostro Paese, se su altri piani è certamente in una posizione minoritaria rispetto ai suoi partner, non lo è su quello della cultura e della solidarietà. Questo è il tesoro più prezioso che possiamo gestire e proporre, per cementare l’unità e offrire all’Europa un’anima vitale, oltre che per garantirci autorevolezza in campo internazionale. Vale la pena dunque dedicare alla scuola il meglio delle risorse, dei mezzi e del personale qualificato, valorizzandone al massimo le potenzialità di cui è portatrice, sia sotto il profilo educativo che formativo, culturale e sociale.

Richiamo infine l’iniziativa che, da domenica 2 a sabato 8 ottobre prossimi, la Diocesi di Torino promuove: si tratta della “Settimana della scuola”, un evento volto a coinvolgere ogni ordine e grado di scuole attorno a un tema significativo e attuale. Quest’anno abbiamo scelto di ispirarlo all’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’ e sarà: “Laudato si’, la custodia della casa comune”. Affronteremo con ampiezza e apertura culturale il problema dell’ecologia, così fortemente sentito ed esigito dal nostro mondo e via di comune impegno per custodire, conservare e trasmettere anche alle nuove generazioni il patrimonio di valori naturali, umani ed etici propri di «nostra madre terra», come la chiama il patrono d’Italia san Francesco.

Buon anno scolastico a tutti!

+ Cesare Nosiglia vescovo, padre e amico

Torino, 11 settembre 2016

 

redazione Bioetica News Torino
redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata