Alla “Festa della Vita” diocesana: divertimento per i bambini, incontro con le associazioni familiari

di Piergiacomo Oderda *
pubblicato il 16 febbraio 2014
Alla “Festa della Vita” diocesana: divertimento per i bambini, incontro con le associazioni familiari

Oltre cento persone hanno affollato la palestra-teatro della Casa Sacro Cuore di via Pianezza 110 per la Festa della Vita organizzata domenica 2 febbraio dall’Ufficio Famiglia della Diocesi di Torino, in occasione della 36ma giornata nazionale.

In scena, lo spettacolo «La cicala e la formica», creazione del gruppo associativo Imiut (Il Mondo In Un Teatro), con all’attivo già una performance durante la Settimana sociale dei cattolici italiani di settembre scorso, tenuta di fronte  alle casette predisposte dagli uffici diocesani. I bimbi hanno partecipato attivamente al dipanarsi della storia fra sketch spassosi e la chitarra di Matteo, la cicala che rallegra il lavoro delle formiche. Si parla di amicizia, di speranza. L’attrice Irene spiega che l’associazione si pone tra gli scopi una trasmissione di valori attenta alle diverse età, con lo sguardo rivolto verso un progetto di solidarietà in Burkina Faso. Tra gli attori anche un bimbo, Stefano e, non meno importante, un folto stuolo di genitori che assistono e trasportano la giovane compagnia in giro per la provincia di Torino (www.imiut.it).

Dopo un’allegra merenda, alcune associazioni che si occupano di famiglia e vita hanno allestito degli stand rallegrati dalle primule del Movimento per la vita e si è dato corso ad uno scambio di iniziative, di progetti per rinsaldare collegamenti e collaborazioni, utili per essere maggiormente incisivi nel territorio cittadino.

Il pubblico che ha assistito alla serata

L’idea di una festa per la vita è già realizzata in alcune diocesi italiane, in particolare l’esperienza di Napoli vede partecipare attivamente associazioni diverse che collaborano nel preparare una manifestazione che percorre le vie del centro cittadino.

Valter Boero, presidente del Movimento per la Vita a Torino, ha descritto brevemente i fini dei sei centri di Aiuto alla vita, invitando tutte le famiglie a portare a casa una primula, segno di un impegno di promozione alla vita.
L’associazione «Il mandorlo» ha presentato il suo lavoro con le mamme e i gruppi familiari che si sono imbattuti nelle sofferenze del post aborto.
Il «Punto Familia» ha evidenziato i suoi percorsi formativi.
L’«Equipes Notre Dame» ha raccontato il modo di organizzarsi tra gruppi famiglia.
Il «Forum per le associazioni familiari» sta progettando un’iniziativa di festa per le famiglie.
L’associazione «Radici e ali» promuove interessanti iniziative nella fascia “zero sei” all’interno del «Centro per le Famiglie e l’Infanzia» presso la parrocchia «Beato Frassati».
Il «Rinnovamento nello Spirito» ha promosso una giornata di formazione nel saluzzese. Era presente anche l’associazione «Hermandad señor de Luren», un gruppo di famiglie peruviane in rapporto con la parrocchia di Lucento alla ricerca di momenti di formazione in ambito familiare.
Infine, l’associazione «Le stelle», impegnata nella promozione del protagonismo giovanile, e l’associazione «di famiglia», che  ha allestito in questi mesi un percorso di formazione in collaborazione con l’Università «Sacro Cuore» di Milano per gli operatori di pastorale familiare, hanno egregiamente svolto il ruolo di padroni di casa.

Lo spirito della Giornata va cercato nel Messaggio del Consiglio episcopale permanente, «Generare futuro», in cui si riprendono le parole di Papa Francesco a Rio de Janeiro, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù: «Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi?». I figli sono la pupilla dei nostri occhi, ogni figlio è volto del «Signore amante della  vita» (Sap 11,6). Una delle preoccupazioni principali del Papa è la promozione della “cultura dell’incontro”, unire la speranza dei giovani con la saggezza degli anziani. All’inizio del suo ministero, Papa Francesco si raccomandava: «Un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini e dei giovani non ha futuro perché maltratta la memoria e la promessa». E ancora esortava al custodire, «l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia, i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come i genitori si prendono cura dei figli e con il tempo anche i figli diventano custodi dei genitori».

Gli fa eco il cardinale Angelo  Bagnasco nella recente prolusione «La società ha bisogno di lavoro e famiglia» al Consiglio episcopale permanente (Roma, 27-30 gennaio 2014), tratta  da «Avvenire» del 28 gennaio 2013): «Se Dio c’entra con la vita di ciascuno, infatti, allora ognuno c’entra con la vita degli altri» e questo capovolge i rapporti, il modo di guardare, di stare insieme.

Nel messaggio per la Giornata per la Vita, si riafferma come la società tutta sia chiamata a decidere quale cultura intenda promuovere a cominciare da quella palestra decisiva per le nuove generazioni che è la scuola.

La Festa per la vita della diocesi di Torino è partita proprio da una palestra, da una scuola e volge il suo pensiero a quell’evento pubblico che ci sarà a Roma il 10 maggio  nello spirito delle parole del cardinale Bagnasco:

 Essa (la scuola), dopo la famiglia dove il papà e la mamma sono i naturali e irrinunciabili maestri, è un grande spazio di istruzione e educazione dei giovani nelle diverse età. Compito affascinante, quello di insegnare ed educare al contempo.

La Giornata per la vita si va a inserire in quella tematica del segreto di Nazareth, in quell’alveo familiare dove «il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui».

(*) Piergiacomo Oderda
Direttore Ufficio per la Pastorale della Famiglia - Arcidiocesi di Torino
© Riproduzione Riservata