Ambulatorio Misericordes, un welfare integrato

di Cristina Mauro *
pubblicato il 18 giugno 2017
Ambulatorio Misericordes, un welfare integrato
Cura gratuita ai più poveri e fragili, continuità assistenziale con gli ospedali

Cura gratuita ai più poveri e fragili, continuità assistenziale con gli ospedali. È racchiusa in questo modello l’eccellenza del Poliambulatorio «Misericordes» di via Baiardi a Torino, inaugurato sabato scorso dall’Arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia, che ha benedetto i locali. Un nuovo modello di welfare, che mete in rete le energie migliori della Chiesa e della città per rispondere alle vecchie e nuove povertà. Un segno di prossimità a poveri e ammalati come risposta a una domanda crescente di aiuto, segno di uno stile che la Pastorale della Salute promuove come modello.

Alla giornata di inaugurazione, che si è chiusa con un grande concerto di solidarietà, erano presente, tra gli altri, il direttore dell’ufficio per la Pastorale della Salute don Paolo Fini, il presidente dell’Associazione «Misericordes Onlus»  don Massimiliano Canta, il moderatore della Up 21 don Giuseppe Coha, il parroco del Patrocinio di San Giuseppe don Daniele D’Aira, il direttore della Caritas Pierluigi Dovis.  La Città della Salute e della Scienza era presente con il direttore sanitario Maurizio Dall’Acqua e la dottoressa Daniela Corsi della Direzione sanitaria continuità assistenziale. Nato dall’Agorà del sociale, il nuovo centro di via Baiardi 9, al Lingotto, aprirà a settembre e prenderà in cura anziani, senza dimora, chi per varie fragilità non è in grado di accedere alle cure di base da solo. Misericordes sarà gestito da medici e infermieri volontari, oggi una sessantina, tra cui primari e specialisti.

Don Paolo Fini: «Siamo partiti dal Lingotto, ma è un modello replicabile nelle altre Unità»

Spiega don Paolo Fini, durante la conferenza stampa: «È una collaborazione tra Chiesa e territorio, tra le parrocchie dell’Unità Pastorale 21 e la Circoscrizione 8, la Cappellania della Città della Salute e l’Asl, i tanti volontari dell’Avo. Siamo partiti dal Lingotto, ma è un modello replicabile nelle altre Unità pastorali, a cominciare dalla 22 e 23. In prima fila i ministri dell’Eucarestia che si faranno anche “ministri di prossimità”. I cappellani degli ospedali, che conoscono i pazienti e le loro famiglie. Nessuno sarà lasciato solo».

Welfare integrato, pensato per rispondere alla crisi

Come dire, abbiamo le forze per garantire una rete di sostegno, dalla salute alla protezione sociale. Un nuovo modello di welfare integrato, pensato per rispondere alla crisi che in questi anni ha colpito soprattutto i più deboli, malati e soli. I primi ad accorgersi di tanti pazienti in difficoltà a curarsi una volta dimessi dall’ospedale, sono proprio i medici.

«Un fenomeno che cominciamo a vedere», ha detto la dottoressa Daniela Corsi. «Ogni giorno gli ospedali dimettono migliaia di pazienti. La Sanità copre le esigenze di quasi tutta la popolazione, ma ci sono persone che non sanno come accedervi. Pazienti che una volta dimessi, perché superato la fase acuta della malattia, in quel periodo che una volta si chiamava “convalescenza”,  hanno bisogno di aiuto. Per tanti che vivono in questo territorio, anziani soli, immigrati, famiglie in difficoltà, questo ambulatorio sarà un punto d’appoggio importante».

«Il modello della Misericordes», ha concluso don Paolo Fini, «lo immaginiamo replicabile in tutta la città, con il coinvolgimento delle parrocchie e la linfa vitale del volontariato. La risposta sta nella cura delle persone, ma anche nella relazione, per garantire qualità della vita a chi vive in solitudine e fragilità». Il welfare va ripensato, «perché così come lo abbiamo conosciuto rischia di non andare avanti: occorre un fattore coagulante». Il poliambulatorio Misericordes prova a rispondere.

Per informazioni tel. 011.6634682 oppure www.associazionemisericordes.it 

Fonte: Cristina Mauro, Ambulatorio Misericordes, un welfare integrato,  «La Voce e il Tempo», 18 giugno 2017, p. 7

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Approfondimenti:
Cristina Mauro, Misericordes. Lingotto, la sanità per i poveri, «La Voce e il Tempo», 11 giugno 2017, pp. 2-3. Ne pubblichiamo uno stralcio:

⌈…⌉ Collaborazione tra Chiesa e territorio, tra le parrocchie delle Unità pastorali e le associazioni, gli ospedali, le Aziende sanitarie locali della città. Perché solo facendo «rete» si può aiutare concretamente chi vive oggi nel disagio, nel segno di quelle opere di carità e di prossimità verso chi è malato, solo, emarginato che da sempre hanno caratterizzato la Chiesa di Torino.

È nata così l’idea del nuovo Poliambulatorio di via Baiardi 9, avviato e gestito dall’Associazione Misericordes onlus. Un poliambulatorio gratuito per persone e famiglie in difficoltà  che non riescono ad accedere alle cure di base per problemi  economici o di fragilità, che fornirà assistenza medica, infermieristica, fisioterapica qualificata.  Un poliambulatorio nato dall’intuizione di un sacerdote, realizzato grazie al sostegno di medici e infermieri volontari, avamposto di quel «nuovo  welfare integrato» su cui scommette con determinazione don Paolo Fini, direttore dell’Ufficio  per la Pastorale della Salute.

Il poliambulatorio è a due passi dal Lingotto, vicino alla zona degli ospedali, dove gli storici stabilimenti della Fiat hanno lasciato il posto a centri commerciali e poli culturali, e le case popolari costruite per gli operai nella seconda metà del secolo scorso sono oggi abitate da anziani, famiglie monoreddito, immigrati. Nuovi e vecchi torinesi, che la crisi ha scoperto più poveri, più fragili, più bisognosi. Ed è proprio ai tanti casi di vulnerabilità e disagio che vuole rispondere l’Associazione Misericordes.

Un progetto ambizioso, che cammina su due gambe: il Poliambulatorio con quattro sale ambulatoriali nasce per andare incontro alle difficoltà sempre crescenti di chi non riesce ad accedere alle cure di base; ma si propone anche, in collaborazione con la Città della Salute, come punto di riferimento per la cosiddetta «continuità assistenziale». Cioè per tutti quei pazienti che dopo le dimissioni dall’ospedale o dal Pronto Soccorso hanno difficoltà nel proseguire le cure.

Incentivare un nuovo modello di welfare socio-sanitario

Spiega don Paolo Fini: «La strategia di fondo rientra nel lavoro della Pastorale della Salute per incentivare un nuovo modello di welfare socio-sanitario che metta in rete le parrocchie dell’Unità
pastorale 21, il territorio con le sue associazioni, la Città della Salute e l’Asl Città di Torino, per andare incontro al sostegno di anziani, malati, poveri. Penso, per esempio, alla stessa Cappellania delle Molinette che offre assistenza spirituale ai malati e alle loro famiglie e che può segnalare chi ha bisogno. Così come le parrocchie, ma sono tante le ‘stazioni’ da cui queste segnalazioni potranno arrivare. Un modello quello del Poliambulatorio che può essere replicato ed esteso».
La peculiarità del progetto della Pastorale della Salute sta proprio qui: dare risposte ad anziani, malati, poveri senza mai sostituirsi al servizio sanitario, ma collaborando con ospedali, Asl e associazioni per seguire chi non riesce a curarsi perché in gravi condizioni di marginalità, ma anche tutti quei pazienti – e sono tanti, ogni giorno – che se lasciati soli rischiano di cadere in situazioni di disagio sanitario e sociale. Con un nuovo modello di welfare integrato si aiuta chi non riesce ad accedere alle cure di base, ma si cerca anche di intercettare e, quindi, di prevenire il disagio con un’adeguata rete di sostegno.

Quando visione strategica e professionalità sono al servizio della Misericordia, tutte le sfide diventano possibili. Come dimostra il Poliambulatorio della Misericordes. Dalla prima intuizione alla realizzazione del progetto il tempo è stato strettissimo, e già questa è una notizia. Spiega don Massimiliano Canta, presidente della Misericordes, una vita spesa nel mondo della sanità e del volontariato: «Il 18 luglio 2016 nasce l’associazione, che poi diventerà onlus; ad ottobre troviamo i locali, non senza qualche difficoltà, ma sempre confidando nella Provvidenza; a febbraio 2017 il poliambulatorio è pronto, grazie al lavoro dei volontari e alla solidarietà dei benefattori. E adesso siamo arrivati in tempi record all’inaugurazione dei locali. A garantire l’apertura degli ambulatori medici e infermieri che hanno scelto di dedicare gratuitamente tempo e professionalità al servizio di chi oggi fa più fatica».

Dietro al portone di ingresso, in via Baiardi 9, di fronte alla parrocchia Patrocinio San Giuseppe, si apre un poliambulatorio progettato con le più moderne tecnologie e realizzato con quella cura che si fa opera di carità verso chi vive in condizioni di grave disagio. Come dimostra la rete di volontari e di benefattori che ci hanno creduto fin dall’inizio. Il progetto di tutta la determinazione di don Canta, che si muove con competenza tra sterilizzatori e defibrillatori, pensando sempre a chi quelle sale sarà accolto e curato, ma senza perdere di vista quella cura del dettaglio che fa la differenza.

All’ingresso la reception per l’accettazione dei pazienti e, di fronte, una sala di refertazione e ambulatorio pediatrico. Tutto è curato nei minimi dettagli: gli stetoscopi, per esempio, sono rivestiti con pupazzetti di peluche, un elefante e un leone, pensati proprio per i più piccoli. Alle pareti dell’ingresso e del corridoio le gigantografie del quartiere con il sottopasso di corso Spezia
illuminato di notte, gli scorci della Mole e l’arco strallato del Lingotto. L’arte messa al servizio della salute, per creare un clima sereno e accogliente. Ma è varcando la porta del corridoio su cui si affacciano le sale ambulatoriali (servizi di pediatria, ortopedia, nefrologia, endocrinologia, chirurgia toracopolmonare e plastica), che si tocca con mano la professionalità di un grande progetto. Nell’ambulatorio dentistico l’apparecchio radiografico è dotato di un sistema digitale di ultima generazione per acquisire e salvare le immagini direttamente su personal computer.

«Il processo è più veloce, riduce l’esposizione alle radiazioni e non ci sono scarti», dice don Canta. Nel corridoio, un carrello d’emergenza con defibrillatore, bombole d’ossigeno, aspiratore chirurgico ha tutta l’attrezzatura prevista dalle vigenti disposizioni di legge. La centrale di sterilizzazione è una sala dotata di un sistema avanzato e tracciabile di lavaggio e sterilizzazione dei ferri chirurgici. «Tutti i dati sono archiviati, così come accade negli ospedali».
Anche alla voce «pulizia», l’organizzazione del lavoro è impeccabile.

(*) Redazione «La Voce e il Tempo»
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