Antropologia e psicologia della Gratuità a lezione del prof. Grandi

Al Convegno della Giornata Mondiale del Malato tenutasi a Torino al Centro Congressi "Santo Volto"

di Gabriella Oldano *
pubblicato il 14 marzo 2019
Antropologia e psicologia della Gratuità a lezione del prof. Grandi

Il volontariato si poggia su un gesto d’amore altruistico e solidale verso il prossimo. Ma il suo impegno lo si distingue per una caratteristica prevalente tra i principi fondanti, l’agire gratuito. Ovvero assenza di remunerazione e di motivi.

Partendo da tale valore, al convegno dedicato alla Giornata Mondiale del Malato, tenutasi a Torino presso il Centro Congressi «Santo Volto» sul tema Gratuitamente date, gratuitamente ricevete (Mt. 10,8) il professore Lino Grandi, direttore generale della Scuola Adleriana di Psicoterapia e didatta ufficiale della Società Italiana di psicologia individuale (Sipi) ha portato i numerosi e attenti partecipanti ad una riflessione sul senso  dell’atto gratuito come dono percorrendo il concetto di gratuità nelle sue differenti e molteplici espressioni da parte di intellettuali del Novecento e contemporanei.

Prof. Lino Grandi, Direttore Generale Scuola Adleriana di Psicoterapia - Didatta Ufficiale della Società Italiana di Psicologia Individuale (Sipi)

Prof. Lino Grandi, Direttore Generale Scuola Adleriana di Psicoterapia – Didatta Ufficiale della Società Italiana di Psicologia Individuale (Sipi)©G.Oldano

Fa da premessa nell’analisi di un tema pertinente alla storia dell’umanità, come quello della gratuità, l’importanza di un discorso antropologico che consente di conoscere l’essere umano in contesti socio-culturali specifici e in un determinato spazio e tempo. E la ricerca da parte della psicologia di trasmettere la conoscenza dell’uomo cosiddetto “normale”.

Alcune motivazioni nascondono comportamenti che rappresentano delle vere e proprie insidie al volontariato, snaturandolo. Il professore Lino Grandi spiega che in un’ottica del “sospetto” la logica del dono potrebbe contenere un narcisismo latente che va ovviamente contro il concetto di gratuità. “Ho bisogno di raggiungere un determinato obiettivo”, “per essere notato”, “per un qualche tornaconto personale”.

Il dono può trasmettere invece «un’atmosfera di tale calore, serenità e bellezza che scioglie i cuori, suscita parole di speranza, illumina sguardi di comprensione, crea gesti di perdono». È quanto descrive il prof. Grandi nel narrare quel che accade nella storia del «Pranzo di Babette» tra i racconti Capricci del destino (1950) della scrittrice danese Karen Blixen. È il frutto del gesto della protagonista Babette che da Parigi si è trasferita al servizio di due sorelle zitelle che vivono nella memoria del padre, un decano della comunità luterana, di rigorosa fede, che alla sua morte diventa litigiosa. Dice di essere una famosa cuoca che ha perso soldi, affetto e fortuna e al guadagno di una grossa vincita alla lotteria investe tutto nel preparare un sontuoso banchetto con prelibati piatti «esotici» francesi per l’intera comunità che l’ha ospitata, lei che viene da Parigi. Gli ospiti sono invidiosi della futura sorte di quella “serva”, che certamente li lascerà per la capitale francese, e promettono alle due sorelle di non fare alcun apprezzamento «per non cedere al dominio dei sensi». Ad un certo punto «tutti sono come trasformati, colmati di letizia. Escono insieme e danzano sotto la neve alla luce della luna, celebrando così la gioia della riconciliazione. Nessuno si accorge più di Babette, rimane nascosta, fuoriscena, lei l’artefice di tutto. Ma è contenta anche lei». Perché «come per miracolo ha ridonato grazia e gioia a una comunità ormai inacidita e divisa» spiega il prof. Grandi. Babette si svela essere, solo, alla fine, una grande cuoca a Parigi.

Sul concetto di libertà a differenza del pensiero pessimista sulla immodificabilità della natura umana di Jean –Paul Sartre, esponente dell’esistenzialismo, secondo il quale l’esistenza umana è perfetta in quanto totale assenza di necessità e giustificazione e la scelta non è motivata dove «ognuno ha una responsabilità totale, di fronte agli altri della propria come altrui libertà», si riconosce una condizione umana in perenne cammino. Per la comunità cristiana infatti  la libertà dell’atto gratuito si basa sul concetto di amore di Dio e del prossimo espresso attraverso la carità intrinsicamente unito dalla fede e speranza di salvezza.

Il senso della vita è dato dall’essere in relazione con l’altro. In psicologia «le persone sono costitutivamente carità ricevuta e donata, sono in relazione» (Deridda). Secondo Frankl «l’uomo è portatore di significato». Un donare è contemporaneamente un ricevere ma se non si sa ricevere non si può donare. Il prof. Grandi fa l’esempio della gioia provata nel sentirsi utili, di aver fatto un dono ad un’altra persona, quando si sa che un paziente sta meglio.

Oggi prevale una condizione utilitaristica e consumistica dell’esistenza. La connota liquida il filosofo e sociologo Baumann, che possiede una buona conoscenza di psicoanalisi, dove in Intervista sull’identità (2003) afferma, dice il prof. Grandi:«nella realtà siamo passati dalla vostra e mia generazione che era quella della relazione e oggi purtroppo siamo passati dalla generazione del consumo». Grandi fa l’esempio del paziente che va dal medico e lo può “consumare”  invitando ad «aiutare le persone a non farci consumare ma entrare in relazione con noi affinché a loro volta crescano per non diventare anche noi oggetti di consumo».

Infine, il  prof. Grandi ne dà un pensiero dello psichiatra viennese padre della logoterapia  sulla gratuità. Frankl direbbe: «un atto del cuore che si apre… quel cielo stellato sopra di me che sento dentro, che lo trasmetto, che è il concetto di amore».

(*) Giornalista pubblicista
Redazione Bioetica News Torino
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