Azzardo. Parte dal Piemonte la stretta sulle slot

di Stefano Di Lullo *
pubblicato il 19 settembre 2017
Azzardo. Parte dal Piemonte la stretta sulle slot

Partirà dal Piemonte l’impegno dello Stato e delle istituzioni locali per tentare di arginare gli effetti devastanti del gioco d’azzardo che ogni anno miete migliaia di vittime che spesso sono i cittadini più fragili. Il 7 settembre è, infatti, stato raggiunto l’accordo Stato-Regioni sul riordino del settore. Il Governo dà dunque il via libera all’applicazione delle leggi regionali che disciplinano il contrasto al gioco d’azzardo patologico.

Il Piemonte farà da capofila fra le regioni italiane nell’applicare la misura. Dal prossimo 30 novembre, infatti, i Comuni piemontesi, come prevede la legge regionale, avranno lo strumento legale per chiudere le sale slot ospitate in locali pubblici, come bar e tabaccherie, che si trovano, nei municipi con più di 5mila abitanti, a meno di 500 metri dalle «zone sensibili» come luoghi di culto, parrocchie, oratori, scuole, ospedali, impianti sportivi, istituti di credito (bancomat) e stazioni ferroviarie. La distanza si abbassa, invece, a 300 metri nelle municipalità con meno di 5mila abitanti.

È quanto prevede la legge regionale 9/2016 «Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico» che il Piemonte emanò il 2 maggio 2016 e che entrò in vigore in appena 150 comuni. Oltre al «distanziometro» il cuore della legge è rappresentato dalla riduzione degli orari di apertura delle sale slot come previsto anche dall’ordinanza emanata a Torino dal sindaco Chiara Appendino ad ottobre 2016, tornata in vigore dopo che il Tar lo scorso luglio ha respinto il ricorso presentato dalle sale da gioco. Il provvedimento che fa seguito all’intesa Stato-enti locali non riguarda per il momento le sale da gioco e scommesse che dovranno adeguarsi entro tre anni dall’approvazione della legge o addirittura entro 5 anni, nel caso di licenze decorrenti dal 1 gennaio 2014. Inoltre, la legge non può riguardare le sale Bingo che sono autorizzate dal Viminale attraverso le Prefetture e che, si teme, aumenteranno il numero delle loro macchinette mangiasoldi. La misura approda in una regione dove la piaga dell’azzardo prosegue la sua avanzata inesorabile che coinvolge cittadini che ogni anno vedono andare in fumo nelle macchinette tutta la loro vita. In Piemonte secondo i dati dell’Aams (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato che gestisce concorsi, lotterie e il gioco d’azzardo legale) sono presenti 25.692 slot e 3.761 video lottery  contando sia quelli posti in locali pubblici sia nelle sale scommesse, si tratta di un apparecchio ogni 150 abitanti.  Solo a Torino si trovano 11.772 slot e 1780 video lottery. La spesa pro capite media per piemontese nell’azzardo è di 847,49 euro.

Le aziende degli apparecchi allarmate: perderemo migliaia di posti di lavoro

Il Piemonte nel 2016, sempre secondo i dati dell’Aams, ha bruciato complessivamente nel gioco 5 miliardi e 127 milioni di euro. L’esborso effettivo, tenendo conto della differenza tra quanto scommesso e quanto vinto dagli stesi giocatori, si attesta ad 1 miliardo e 245 milioni. La misura piemontese che entrerà in vigore il prossimo 30 novembre allarma le aziende di macchinette. «L’accordo romano», sottolinea Massimiliano Pucci, presidente di Astro, l’associazione nazionale che raggruppa gli operatori del gioco lecito, «dà il via libera alle leggi regionali. Ciò non vuol dire che le vecchie concessioni, nella quasi totalità dei casi, non saranno rinnovate perché non in regola con i severi distanziometri locali. In Piemonte, a partire dal 1 dicembre, gran parte delle slot in esercizio sul territorio dovrà staccare la spina. A regime gli apparecchi nella regione piemontese passeranno dagli attuali 29mila a circa 19mila con 11 mila posti di lavoro messi potenzialmente a rischio».

Augusto Consoli, neuropsichiatra: provvedimento efficace per frenare il gioco patologico

Per Augusto Consoli, neuropsichiatra del SerT (Servizio dipendenze) dell’Asl di Torino, «certamente si tratta di un provvedimento utile a prevenire e contrastare la diffusione del gioco patologico». Per Consoli «è positiva l’operazione di “distanziare” le macchinette dai siti sensibili, anche se su questo punto la legge appare di difficile applicazione». «La limitazione oraria», prosegue, «è senza dubbio efficace dati alla mano». Nel 2016 in Piemonte è, infatti, diminuito l’uso delle slot del 2% rispetto al 2015, in controtendenza con le altre regioni italiane che hanno invece registrato un aumento del 6%. «Un segnale positivo», commenta il medico, «in quanto il trend non si era mai arrestato e riconducibile all’applicazione in 150 comuni piemontesi della legge regionale. Un’azione che punta a restituire l’equilibrio alle persone dando dei paletti ed una regola. È infatti certamente efficace chiudere le slot al mattino limitando gli orari alle fasce orarie 14-18 e 20-23». «Il problema di fondo», conclude, «è che esiste un eccesso di offerta che, senza demonizzare il gioco, i Comuni, per la tutela della salute dei cittadini, sono chiamati a limitare attraverso una prevenzione strutturale».

Fonte: Stefano Di Lullo, Azzardo. Parte dal Piemonte la stretta sulle slot, «La Voce e il Tempo», domenica 17 settembre 2017


Approfondimenti:

Annalisa Loriga, I costi sottostimati dell’azzardo pervasivo, Italia Caritas, febbraio 2017, www.caritas.it 

Ministero della Salute, Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA), www.salute.gov.it

(*) redazione «La Voce e il Tempo»
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