Batteri resistenti agli antibiotici: una sfida per la salute pubblica mondiale

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 21 novembre 2018

Pur trovandoci in un mondo dove si sviluppano nuove tecniche e scoperte nel campo della scienza medica si deve purtroppo constatare come la cura di infezioni provocate da batteri sia difficile quando questi ultimi contrastano l’azione degli antibiotici. È la cosiddetta antibiotico-resistenza (AMR), fenomeno in crescita negli ultimi anni, sulla quale vi è stata la scorsa settimana da parte del Ministero della Salute, dall’Oms, dalla Fao e dall’Oie (Organizzazione mondiale della sanità animale) una campagna di sensibilizzazione, consapevolezza  e informazione dedicata all’uso prudente degli antibiotici e una Giornata europea organizzata dallo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc).

È dovuto nel corso degli anni ad un loro uso improprio, in modo eccessivo anche quando non serve, e scorretto,  senza rispettarne le indicazioni terapeutiche, con il rischio di perdere la loro efficacia.  Tra i documenti elaborati da Ecdc e messi a disposizione dal Gruppo tecnico di coordinamento AMR nel portale del Ministero della Salute, risulta interessante, per comprendere la consapevolezza della problematica, quello sui comportamenti all’uso appropriato o meno degli antibiotici, Fact checking . Si apprende ad esempio che, come da tempo ormai viene ripetuto, «il raffreddore e l’influenza sono infezioni causate da virus contro i quali gli antibiotici non hanno alcun effetto»; oppure che «durante una cura antibiotica è importante rispettare le indicazioni del medico perché il mancato rispetto delle modalità, tempistiche e dosaggi di assunzione è responsabile dello sviluppo di meccanismi di resistenza da parte dei batteri, tali da rendere gli antibiotici inefficaci»; o ancora che «i batteri divenuti resistenti agli antibiotici sviluppano infezioni che sono più difficili da trattare e che molto più frequentemente si associano a complicanze o a esito fatale»; e infine ricordando che «nella preparazione e conservazione degli alimenti è importante mantenere separati i crudi dai cotti onde trasferire eventuale contaminazione microbica nei primi ai secondi pronti per il consumo e che la cottura può inattivare molti microrganismi».

L’antibiotico resistenza non è un problema che concerne solo l’essere umano, ma anche il settore veterinario e agricolo. Esistono infatti −  come si afferma nella nota del Ministero della Salute − relazioni certe tra il consumo eccessivo e irresponsabile di tali medicinali e l’insorgenza del fenomeno della resistenza, sia nel mondo umano che in quello animale». Anche negli  animali si possono presentare  batteri resistenti ad  antibiotici, dovuto ad un uso improprio, batteri che possono trasmettere infezioni non solo ad altri animali ma  anche all’uomo, per contatto diretto e consumo di alimenti derivati. Per andare incontro alla necessità di  prevenzione e controllo del problema occorre dunque un approccio  “one health” che comprende l’attenzione all’uomo, all’animale e all’ambiente (es. smaltimento in appositi contenitori presso le farmacie), rispettando le indicazioni dei medici e veterinari, come quelle espresse nel citato documento. Viene evidenziata per gli animali la illiceità dell’acquisto on line o da fonti non autorizzate  degli antibiotici per i quali occorre sempre una  prescrizione medico-veterinaria.

Poi ancora viene messo in evidenza dal Ministero della Salute che la morte dovuta a infezioni da batteri resistenti agli antibiotici riguarda ogni anno 30mila persone in Europa e  il 75% delle infezioni dovute a batteri resistenti agli antibiotici è  correlato all’assistenza sanitaria (ICA), dove sono solitamente più gravi negli ospedali (polmoniti, infezioni del sito chirurgico e infezioni del sangue)  rispetto a quelle contratte nelle strutture di lungo degenza (infezioni del tratto urinario, della pelle e dei tessuti molli), con un’implicazione clinica sulla patologia di base ed economica per il sistema sanitario. Dinanzi al gruppo di antibiotici di ultima generazione (in Antibiotico-resistenza, una minaccia crescente per l’uomo) si è riscontrato  tra il 2007 e il 2015 un aumento della resistenza microbica, in particolare del  Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli , il primo ai carbapenemi e il secondo alle cefalosporine. La metà delle infezioni ICA possono essere prevenibili e attraverso alcuni accorgimenti si possono ridurre con l’igiene delle mani, l’isolamento dei pazienti infetti o portatori, lo screening per i portatori/pazienti potenzialmente infetti da batteri multiresistenti. Poi anche  attraverso attività formative del personale sanitario,  programmi di gestione degli antibiotici, servizi educativi e informativi verso i pazienti e loro familiari, monitoraggio delle ICA a livello locale e nazionale, nonché con un maggiore supporto diagnostico dei laboratori di microbiologia.

Il  Piano nazionale di contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020 elaborato dal Ministero della Salute, conforme alle linee guida dell’Oms e dell’Ecdc, comprende tra i diversi ambiti di azione quello della sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza, in progress  a livello nazionale in modo uniforme, per ridurre il rischio di infezioni sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari, basata sull’utilizzo di dati forniti da laboratorio, archivio della farmaceutica, schede di dimissione ospedaliera.  Attualmente il Ministero della Salute attende un riscontro dalle regioni sulla valutazione del rischio riguardo all’infezione da Mycobacterium chimaera  riscontrata in Europa con un caso risalente al 2014 tramite aerosol durante gli interventi cardiochirurgici con l’uso di  dispositivi di regolamento della temperatura del sangue in circolazione extracorporea e di cui si è evidenziata anche in Italia  la circolazione secondo i dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità a partire dal 2016.

La resistenza agli antibiotici rappresenta una sfida per la salute pubblica, mondiale, a cui anche la Chiesa attraverso il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale partecipa alla Settimana Mondiale nel richiamare con un Messaggio del cardinale Peter K.A. Turkson,  del 17 novembre, l’attenzione a intraprendere un cambiamento nei comportamenti per un uso corretto degli antibiotici,  a un maggiore controllo delle infezioni, a incrementare la fiducia nei vaccini,  all’affidabilità e sostenibilità sia  all’accesso all’acqua che alle risorse igienico-sanitarie e al loro impiego, iniziative individuate dalle organizzazioni confessionali nel Workshop for Catholic -inspired and other faith-based organizations tenutosi a Roma nel 2016.

(*) redazione Bioetica News Torino
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