Bioetica e scuola: Educare i giovani all’attualità del dono

di Clara Di Mezza *
pubblicato il 4 dicembre 2012
Bioetica e scuola: Educare i giovani all’attualità del dono

Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava: «Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono».
Nelle vigne ogni acino d’uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto, o anche due; e non c’era filo d’erba, o ragno, o fiore, o goccia d’acqua, che non si prendesse la sua parte.
«Lascia, lascia che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da farti rubare».
Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli. Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e, guarda un po’, non gliene mancava nemmeno uno. La nuvola per la sorpresa, si sciolse in grandine. Il sole si tuffò allora allegramente nel mare.   (Il sole e la nuvola, Gianni Rodari)

In un momento di crisi economica, sociale e politica come quello attuale, è più che mai necessario offrire ai bambini, ai giovani e alle loro famiglie una cultura alternativa a quella che persegue unicamente l’utile e il funzionale e che, dopo aver promesso la felicità, porta solo ad una insoddisfazione generale, all’insicurezza e alla delusione.

Oggi può sembrare fuori moda e fuori luogo – data la situazione precaria di molte famiglie italiane – parlare di “etica del dono, ma in realtà si tende molto spesso a parlare di una logica del “dono”, facendo riferimento alla solidarietà sociale, al volontariato, ed anche all’interno di numerosi dibattiti bioetici dove talora il termine rischia di usurarsi e di essere ambiguo (ad esempio quando se ne parla per la donazione degli organi, ma anche in ordine alla donazione di gameti nella fecondazione eterologa o per l’utero in affitto di madri surrogate che ricevono molto spesso un congruo compenso per il loro “dono”).

Occorre, quindi, recuperare tutta l’ampiezza semantica del termine per poi utilizzarlo in una prospettiva educativa. Se, infatti, riteniamo verità ineluttabile che la vita sia dono, il mondo sia dono, l’“altro” sia dono, allora la sfida sta nell’indicare la cultura del dono come unica e vera strada per la felicità.

È solo in questo orizzonte che acquistano senso numerose proposte didattiche, gli strumenti e le opportunità di educazione alla solidarietà che vengono offerti oggi nella scuola e che diventano sfida per la scuola stessa, per gli allievi e per le famiglie. Il tema del “dono di sé, valore per eccellenza di legame e valore umano, merita di essere trattato e approfondito in una prospettiva interdisciplinare, legandolo a quello dell’esperienza umana del “valore in economia come in etica, in antropologia come in sociologia.

Lo scopo essenziale dell’educazione al dono è la formazione della persona per renderla capace di vivere in pienezza e di dare il proprio contributo al bene della comunità. La sua specificità, poi, è portare a maturità la persona sviluppando in essa la capacità di quell’“autodonarsi”che conduce alla vera felicità. Questo tipo di educazione richiede, ovviamente, dei “luoghi credibili”: la famiglia, prima e fondamentale scuola di socialità in quanto comunità d’amore che trova nel dono di sé la legge che la guida e la fa crescere; la parrocchia, che offre gli strumenti essenziali nel cammino del credente verso la pienezza della vita in Cristo; la scuola, che nella sua vocazione educativa con i giovani non punta solo a dare istruzioni sul “come fare”, ma punta anche sul senso delle scelte di vita e sul “chi essere”.

Parlare ai più giovani del sapersi donare, proprio ora che viviamo nel tempo del narcisismo e dell’autoaffermazione, è senza dubbio difficile. Nonostante ciò, dato che la forma del dono si manifesta e appare ai ragazzi come criterio intrinseco della specifica qualità di molte relazioni ed esperienze vissute (come l’amicizia, il gruppo, i legami affettivi familiari), l’etica del dono risiede e si colloca all’interno di un circolo di reciprocità.

Recuperare, allora, la dimensione della reciprocità è fondamentale, in quanto, mentre da un lato dilaga la cultura dell’individualismo, dall’altro è evidente come il mondo sia ormai divenuto una sorta di villaggio globale che ci richiede di uscire da una visione di uomo chiuso in sé, per orientarsi verso un percorso fatto di interesse reciproco, cooperazione, aiuto solidale, dono.

L’attenzione all’altro è una potenzialità che i bambini e i ragazzi già possiedono: bisogna solamente offrire loro la possibilità di manifestarla, sviluppando la loro capacità di amare. In quest’ottica si attua una vera rivoluzione interiore, che porta a considerare la reciprocità come un nuovo orizzonte entro cui esprimere il senso vero di tutta la dimensione esistenziale.

La relazionalità è tanto più segno di civiltà quanto più vive dell’interscambio, della cooperazione, del dono che i membri di una società vivono come valori di riferimento. Educare le nuove generazioni alla pienezza di una vita vissuta come dono è un grande insegnamento e accoglierlo, dandogli attenzione, significa dare valore alla vita stessa. Una cultura della vita, non solo immette nei giovani fiducia, ma dona loro il valore del rispetto della persona umana.

La riflessione sulla dimensione del dono non potrà non tenere conto anche degli aspetti teologici, in quanto questi aiutano a coglierne nella sua purezza quella dimensione concettualmente qualificante, ovvero quella della gratuità: Dio, nel donare se stesso agli uomini non pretende nulla in cambio se non il desiderio di un amore corrisposto.

Educare i ragazzi alla gratuità del dono partendo dalle loro esperienze di amore e di solidarietà significa, così, spingere i giovani ad uscire da sé per approdare al territorio dell’altro e significa operare un “decentramento” che permette di avvicinarsi all’altro, di conoscerlo, di comprenderlo e di amarlo, e che diviene fecondo proprio perché aperto al dono e alla vita.

Queste brevi considerazioni desidero concluderle con le stupende parole di Madre Teresa e con l’augurio sincero che esse possano illuminare e guidare il nostro cammino di fede verso il Bambino Gesù che nasce per noi

 Educare all’amore e al dono di sé

Signore Gesù,
che hai creato con amore,
sei nato con amore ,
hai servito con amore,
hai operato con amore,
sei stato onorato con amore,
hai sofferto con amore,
sei morto con amore,
sei risorto con amore,
io ti ringrazio per il tuo amore
per me e per tutto il mondo,
e ogni giorno ti chiedo:
insegna anche a me ad amare!

Amen

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Auguri di un Santo Natale!

(*) Prof.ssa Clara Di Mezza
Teologa morale e Docente di Insegnamento religione cattolica (IRC)
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