Bioetica e scuola. Giovani e anziani a confronto

di Clara Di Mezza *
pubblicato il 8 giugno 2014
Bioetica e scuola. Giovani e anziani a confronto

Vecchio. Dicono che sei vecchio, con tutta quella forza che c’è in te […] con quello che hai da dire, ma vali quattro lire, dovresti già morire […] anche se hai tanto amore da dare a chi vuoi tu!

R. Zero, Spalle al muro, 2009

 

Gli anziani, oggi: più longevi, più sani e più sereni?

Con queste parole inizia una delle canzoni più toccanti e commoventi del famoso cantante Renato Zero. Parole amare, che offrono grandi spunti di riflessione anche ai più giovani. Oggi l’allungamento della vita, in gran parte dovuto al miglioramento del tenore di vita complessivo, ai progressi della scienza medica e farmaceutica, alla presenza di ospedali e di centri d’assistenza sempre più funzionali e attrezzati, ha moltiplicato in maniera esponenziale il numero degli anziani presenti nella nostra società. Possiamo senza dubbio affermare che attualmente gli anziani hanno migliori prospettive di vita, ma non è affatto scontato che vivano più sereni, maggiormente accuditi, compresi e rispettati. Difatti, in base alle ultime statistiche nazionali, sembra addirittura diminuita la percentuale di chi tra gli anziani ha la possibilità di svolgere il “ruolo” familiare di nonno o nonna, figura che soprattutto in passato suscitava forti emozioni, sentimenti di affetto, di tenerezza e di considerazione sociale.

Gli anziani oggi vivono spesso soli, emarginati e in assenza dell’amore dei familiari, fatto che sicuramente costituisce una delle maggiori cause di malattie psichiche e fisiologiche. L’emarginazione sociale accentua forti sentimenti interiori (quali il senso di passività), e suscita interrogativi tipici dell’anzianità, primo tra tutti la ricerca di senso per quell’ultimo tratto del cammino di vita da affrontare spesso tra mille difficoltà. Si tratta, quindi, di riuscire a dare un senso all’età che si sta vivendo, per poter affrontare serenamente una fase importante della vita rileggendo il proprio passato, che al di là di ogni sentimento di delusione, dovrebbe essere una riflessione senza rimpianti sul vissuto e uno slancio verso nuovi orizzonti.

Gli anziani meritano di essere maggiormente rispettati e valorizzati dai giovani, in quanto sono in grado di trasmettere loro valori utili per la formazione della società del futuro. Amare gli anziani vuol dire fare il bene della società, oltre che di se stessi.

Gli anziani, dono prezioso, “una scuola di vita”

La vecchiaia, segno del lento e naturale declinare della vita, deve essere concepita non quale periodo che precede il fine vita, bensì come una fase dell’esistenza che comunque vale la pena di essere vissuta con intensità e come dono prezioso. A tal proposito, sono significative le parole del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (n. 222, 2004, Lev, 3 ed.):

L’amore si esprime anche mediante una premurosa attenzione verso gli anziani […] la loro presenza può assumere un grande valore. Essi sono un collegamento tra le generazioni, una risorsa per il benessere della famiglia e dell’intera società: «Non solo possono rendere testimonianza del fatto che vi sono aspetti della vita, come i valori umani e culturali, morali e sociali, che non si misurano in termini economici o di funzionalità, ma offrire anche un contributo efficace nell’ambito lavorativo e in quello della responsabilità. […]»494. Gli anziani costituiscono un’importante scuola di vita, capace di trasmettere valori e tradizioni e di favorire la crescita dei più giovani, i quali imparano così a ricercare non soltanto il proprio bene, ma anche quello altrui. Se gli anziani si trovano in una situazione di sofferenza e dipendenza, non solo hanno bisogno di cure sanitarie e di un’assistenza appropriata, ma, soprattutto, di essere trattati con amore.

“Andrebbero, incentivati e sostenuti dai docenti degli incontri tra anziani e studenti, anche a livello didattico”

Alla luce di queste profonde e impegnative parole del Magistero, amare e rispettare gli anziani significa coglierne in primis tutta la ricchezza umana e culturale. Occorre, a tal fine, educare i fanciulli e i giovani a non considerare la vecchiaia quale irreversibile periodo della vita che si avvia al termine, bensì come una fase dell’esistenza che merita sempre e comunque di essere vissuta con quel medesimo sentimento di speranza caratterizzante la giovinezza. A tal proposito, in considerazione del fatto che attualmente la scuola non riesce a colmare il vuoto di conoscenza e di relazione generazionale, gli anziani potrebbero divenire un efficace e significativo correttivo. Andrebbero, perciò, incentivati e sostenuti dai docenti degli incontri periodici tra anziani e studenti, anche a livello didattico. È importante che i ricordi e le esperienze degli anziani, che rappresentano un patrimonio da non buttare via dalle nuove generazioni, siano incanalati proficuamente.

Il contributo di esperienza che gli anziani possono apportare ai giovani e al processo di umanizzazione della nostra società va sollecitato. Occorre valorizzare quei doni unici e speciali che solo gli anziani sono in grado di offrire alle nuove generazioni: la gratuità, in opposizione all’efficientismo e all’opportunismo imperanti nell’odierna società; la memoria, contro la perdita della propria identità e delle proprie radici; l’esperienza, da condividere con chi è all’inizio della vita; l’interdipendenza, segno della costitutiva apertura all’altro di ogni uomo e della sua dimensione sociale nel superamento dell’individualismo e della solitudine.

I giovani dovrebbero fare il primo passo per instaurare una relazione forte e gioiosa con le generazioni passate, assicurando un’atmosfera di maggior affetto e comprensione, soprattutto di fronte alla loro notevole fatica nell’affrontare anche solo dei piccoli ostacoli di vita quotidiana. Gli anziani a loro volta, però, anche se ostacolati da una debolezza fisica e psicologica, devono compiere lo sforzo di aprirsi ai giovani non esimendosi dal cercare di migliorare quei rapporti sovente caratterizzati da pregiudizi e ostilità.

L’esperienza scolastica nei Progetti di solidarietà verso i più anziani

Evitando ripetitive e pregiudiziali discussioni, quindi, occorre educare i giovani al dialogo, all’accoglienza e al desiderio di ascoltare chi ha qualcosa da dire ed insegnare in virtù della propria esperienza.
In qualità di docente ho avuto diverse volte la possibilità di collaborare con alcune Case di riposo di Torino nella realizzazione di Progetti di Solidarietà verso i più anziani, organizzando concerti, mercatini di Natale o attività ricreative manuali grazie alla partecipazione concreta di studenti e genitori.

Sono sicura che i miei studenti non dimenticheranno gli sguardi profondi, commossi e riconoscenti di molti anziani che si sono sentiti nuovamente utili, amati e rispettati. È stato bello vedere le mani rugose e stanche degli anziani accarezzate e strette da quelle di alcuni adolescenti, che con un timido “Ciao!“salutavano quegli uomini e quelle donne fondamento del loro passato e segno vivente delle loro radici.

(*) Prof.ssa Clara Di Mezza
Teologa morale e Docente di Insegnamento religione cattolica (IRC)
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