«Bioetica e scuola». Giovani, vita affettiva e nuovi media

di Clara Di Mezza *
pubblicato il 16 ottobre 2013
«Bioetica e scuola». Giovani, vita affettiva e nuovi media

La maggior parte delle nostre occupazioni e preoccupazioni riguardano i nostri legami, i nostri rapporti sociali. Chiaramente questa affermazione non può dare adito a perplessità, in quanto ogni singolo soggetto, ogni persona è tale e si comprende come tale (alla luce della propria ipseità), solo in relazione con “altro da sé”. I rapporti affettivi, quindi, sono fondamentali per la costituzione, lo sviluppo e la comprensione del sé. Questi, nella società postmoderna,sono divenuti anche il tema principale del messaggiare, chattare, dei blog e dei social network, oltre che delle rubriche giornalistiche.

I nuovi strumenti tecnologici permettono di cercare gli altri più facilmente

Nell’attuale quadro sociale, sembra proprio che l’uomo, ed in special modo la categoria dei giovani, sia alla costante ricerca della presenza di qualcuno nella propria vita. Ciò, come appena affermato, di per sé è naturale e prioritario, in quanto rispondente all’istanza relazionale e comunicativa dell’essere persona, ma quando questa ricerca diventa eccessiva o spasmodica ci troviamo di fronte ad una reale dipendenza da correggere.
I nuovi media (cellulari, ipad, iphone, tablet ecc…) permettono alla persona di essere “connessa” con gli altri senza grandi sforzi e velocemente, eppure la pluralità di contatti raramente diventa occasione di vere relazioni e di una prossimità umana autentica.

Soggettivismo e narcisismo

I nuovi strumenti tecnologici permettono di cercare gli altri più facilmente, ma a questo gran cercare non corrisponde in proporzione la certezza della gioia di incontrarsi. Sono molti, anzi troppi, i bambini e i giovani che trascorrono i pomeriggi chiusi nelle proprie camerette dinanzi al monitor di un computer o al display di un iphone per puri incontri virtuali.

Nascono via web amicizie e amori. In questa età della tecnica sembra proprio che l’amore stia cambiando radicalmente forma. Sta avvenendo una rivoluzione globale nel modo in cui le persone pensano se stesse e gli altri. Soggettivismo e narcisismo regnano sovrani proprio in quelle relazioni sociali così tanto valorizzate oggi. La sensazione è che più si diffondono le comunicazioni tra i non presenti e le esperienze virtuali mediate elettronicamente, più i rapporti reali appaiono fragili e provvisori.

Influenzano abitudini, usi sociali, modelli di comportamento

I gruppi virtuali creano emozioni, l’illusione di un’intimità e la simulazione di comunità, ma diminuiscono gli incontri e le aggregazioni nei reali luoghi comuni (la strada, la piazza, i giardini, l’oratorio ecc…). Si verifica una fuga dal reale verso mondi irreali e questo mette in crisi il concetto stesso di verità. Quando, infatti, i giovani accedono a Facebook o Twitter o semplicemente accendono il cellulare, è come se spegnessero il mondo circostante: entrano in connessione con i “non presenti” e, assorbiti dal gioco, finiscono spesso per non accorgersi di chi sta loro accanto.

Il tempo e lo spazio, ovvero le coordinate fondamentali dell’esistenza umana, sono diventati relativi. A tal proposito, possiamo aggiungere che la nuova scena della comunicazione comporta anche effetti importanti sulle abitudini, gli usi sociali, i modelli di comportamento di chi li utilizza. Nella misura in cui questo importante flusso di comunicazioni diventa invasivo e condizionante la vita dell’uomo di oggi, esso va a minare sempre più alla radice i suoi legami con la realtà.

Sono il biglietto d’ingresso di ogni persona umana alla moderna piazza del mondo

Lungi dal demonizzare la “cara” Tv, che sovente ci regala bei momenti di informazione e svago, e il “caro” tablet, che dal salotto di casa ci permette di effettuare il pagamento delle bollette, è necessario utilizzare vecchi e nuovi media con equilibrio, senza incorrere nel rischio di perdere di vista i rapporti interpersonali e la dimensione affettiva della persona.

Occorre prenderli sul serio, perché non sono solo tecnologie meravigliose e prodigiose, ma sono il nostro mondo, sono la nostra cultura. E prenderli sul serio significa approcciarsi ad essi con spirito critico, discernendo, perciò, valori positivi da risvolti talvolta negativi.

È possibile usare i meravigliosi mezzi di comunicazione anche per l’educazione civile e per il miglioramento culturale e spirituale dell’umanità. Essi, difatti, sono il biglietto d’ingresso di ogni persona umana alla moderna piazza del mondo, dove si esprimono pubblicamente i pensieri, dove si scambiano le idee, dove circolano le notizie. Il dovere della verità, della sincerità, del rispetto delle persone è e rimarrà sempre il punto fermo dell’etica della comunicazione.

(*) Prof.ssa Clara Di Mezza
Teologa morale e Docente di Insegnamento religione cattolica (IRC)
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