Biostampa 3D, la nuova frontiera nella chirurgia delle vie aree in pediatria

Impiantato un bronco in 3D con materiale riassorbibile ad un bambino al Bambino Gesù di Roma

di redazione Bioetica News Torino
redazione Bioetica News Torino
3 dicembre 2019

L’impianto di un bronco realizzato con una sofisticata tecnica bioingegneristica e delle immagini bidimensionali (tac)  ha consentito ad un bambino di cinque anni, affetto da broncomalacia, malattia che comporta la perdita degli anelli cartilaginei che svolgono la funzione di sostegno, di ritornare a respirare in modo autonomo. L’intervento, primo in Europa, è stato effettuato all’Ospedale Pediatrico «Bambino Gesù» di Roma il 14 ottobre scorso, dal dottor Adriano Carotti responsabile dell’Unità di Funzione di Cardiochirurgia Complessa con Tecniche Innovative in collaborazione con i chirurghi delle vie aree dell’équipe Laryngo-Tracheal diretta dal dottor Sergio Bottero.

Una compressione di un bronco tra l’arteria polmonare sinistra e l’aorta toracica discendente aveva ristretto il condotto respiratorio, il cedimento degli anelli di cartilagine che sostengono la parete del bronco che gli impedivano il flusso di aria nel polmone sinistro, causando al piccolo difficoltà respiratorie e la necessità per la notte dell’ausilio di macchinari per la ventilazione non invasiva. Il  bronco “artificiale” è stato posizionato ancorato all’esterno del bronco malato e  dopo un mese dall’operazione il bambino è potuto far ritorno a casa con la sua famiglia ed essere in grado di respirare normalmente.

La broncomalacia nel tempo può comportare infezioni polmonari perché le secrezioni non vengono espulse e nelle situazioni più complicate occorre ricorrere ad un impianto di una struttura di sostegno. La malattia può essere dovuta a motivi genetici, può essere associata a  forme di prematurità e può manifestarsi a seguito di traumi e infiammazioni croniche o dalla compressione sui vasi sanguigni anomali.

Per costruire il bronco impiantato si è dovuto fare un progetto personalizzato, basato su uno studio dove l’Università del Michingan ha eseguito i primi  impianti: è stampato in dimensione tridimensionale con materiale  – policaprolattone e idrossiapatite – che  viene riassorbito nel tempo,  cioè eliminato dall’organismo nel giro di alcuni anni  man mano che accompagna la crescita dell’apparato respiratorio del bambino restituendo al bronco naturale la sua funzionalità.  Con la tecnica diagnostica per immagini si è realizzato il disegno a cura del dr. Aurelio Secinaro che è stato poi rielaborato nella forma di una “gabbietta cilindrica” simile ad un bronco a cura del dr. Luca Borro dell’Unità di Innovazione e Percorsi Clinici. Il Ministero della Salute ha rilasciato l’autorizzazione all’uso compassionevole del dispositivo sperimentale che dalla progettazione all’intervento ha richiesto 6 mesi.

Fa parte dei materiali in 3D riassorbibili che sono la nuova frontiera della chirurgia delle vie aeree in età pediatrica. «Presto potranno sostituire completamente gli stent di silicone, facilmente dislocabili, gli stent metallici che, una volta inglobati nella parete della via aerea, non sono più rimovibili e possono interferire con la crescita dell’apparato respiratorio del bambino» spiega, in una nota,  il cardiochirurgo dr Adriano Carotti.  Con la tecnologia si è potuto superare il problema realizzare un bronco per il bambino. E conclude: «È ragionevole pensare che, nel frattempo, avrà indotto la generazione di una reazione fibrosa peribronchiale che in qualche modo sostituirà la funzione della cartilagine rovinata: il bronco sarà così in grado di sostenersi da solo e avrà la possibilità di svilupparsi e di continuare a crescere».

redazione Bioetica News Torino
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