Bullismo, arrivano le linee guida del Miur

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 14 aprile 2015
Bullismo, arrivano le linee guida del Miur

Per stroncare la piaga del bullismo il Miur detta le sue Linee di orientamento per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo, un documento che inviato alle scuole italiane deve tradursi sul campo e che secondo il ministro Giannini non è un promemoria e basta, ma “uno strumento con risorse, due milioni di euro, che permetterà di fare passi avanti”.

Un documento – realizzato da esperti e che ha visto il coinvolgimento di 30 enti e associazioni – che si rivolge a una platea piuttosto vasta, quella che assomma famiglie, studenti, docenti e dirigenti scolastici, e che chiede di dare continuità alle politiche già esistenti su questo fronte ma anche di ripensarle alla luce delle mutate esigenze culturali e tecnologiche del tempo. Alle scuole si chiede quindi di “favorire la costituzione di reti territoriali allo scopo di realizzare progetti comuni e di valutare processi e risultati prodotti”. Le linee guida sono quelle indicate ma poi spetta anche alle singole istituzioni “assumersi la responsabilità delle scelte didattiche e organizzative” per dare attuazione alle linee.

Alle canoniche norme del buon vivere – da apprendere anche a scuola e non solo in famiglia- e alle materie di studio, si dovrebbero affiancare anche un po’ di didattica di comunicazione e comportamento sul web, dalle netiquette alle regole della privacy digitale. L’offerta informativa deve andare verso l’integrazione con le attività finalizzate alla prevenzione dei fenomeni del bullismo, in e off line, e queste ultime devono essere oggetto di specifici moduli didattici. Forum di discussione, blog e lezioni on line sui temi inerenti sono graditi come strumenti di supporto, nella singola scuola ma anche in connessione con le altre. La comunità scolastica, insomma, si deve attivare nel suo complesso, aggiornando il regolamento di istituto, per esempio, anche sul fronte sanzioni; monitorando famiglie e studenti con questionari; aprendo sportelli di ascolto on line o dal vivo; facendo entrare esperti in istituto a seconda dei bisogni del momento.

Non meno importante anche la reinterpretazione della struttura organizzativa sul territorio: riorganizzazione che vedrebbe gli osservatori regionali confluire nei Centri Territoriali di Supporto, già istituiti dagli uffici scolastici regionali in accordo con il Miur e a cui spetta coordinarsi con altri enti per gestire risorsi e offrire servizi ai ragazzi che si confrontano con episodi di bullismo e cyberstalking.

Tanti soggetti dovranno prendersi carico di un problema che travalica le età e i sessi e che troppe volte finisce addirittura per diventare motivo di contrasto tra famiglia e istituzione scolastica, laddove le prime tendono a tutelare e a giustificare i ragazzi che sbagliano. Molto spetta anche agli insegnanti che devono aggiornarsi sui temi in ballo, sia sul piano psico pedagogico sia su quello inerente all“utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media”, un obiettivo che anche il ddl sulla BuonaScuola rintracciava tra le sue specifiche.

Maria Rosaria Iovinella

fonte: Wired

approfondimenti: http://www.istruzione.it/allegati/2015/2015_04_13_16_39_29.pdf

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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