Circoncisione rituale: medico e ticket sanitario. D’accordo Ministero Salute, Amsi e Fnomceo

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 6 aprile 2019

Si darà presto inizio ad un tavolo tecnico su Sanità e immigrazione a cui prenderanno parte il Ministero della Salute, l’Amsi (Associazione nazionale medici di origine straniera) e Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri).  È stato annunciato nella giornata di  venerdì 5 aprile, nell’incontro tra Armando Bartolazzi, sottosegretario al Ministero della Salute, Foad Aodi, fondatore e presidente dell’Associazione nazionale medici di origine straniera (Amsi) e consigliere Omceo di Roma, che si è tenuto per discutere e trovare insieme una soluzione condivisa al problema della circoncisione “clandestina” che miete e lede il diritto alla vita ogni anno di numerosi bambini, vittime innocenti.

Un incontro che fa seguito ad un appello iniziato da Amsi, Fnomceo e Ordine dei Medici di Roma alcuni giorni fa, a cui hanno aderito altri Ordini, associazioni mediche, comunità arabe e musulmane, centri culturali e moschee  in cui si chiedeva una convocazione con il ministro della Salute Giulia Grillo (fnomceo.it Circoncisione rituale, Aodi-magi-sileri: “salviamo i bambini, serve inserimento nei Lea o legge ad hoc”, 28.03.2019) a seguito dell’ennesima morte di un bambino di Scandiano nel reggiano, dramma che si è ripetuto pochi giorni dopo a Genova, sempre causato da tale pratica effettuata in clandestinità.

Dai dati Amsi emerge la situazione di 11mila circoncisioni su bambini di origine straniera residenti in Italia effettuate all’anno, di cui 5mila avvengono in Italia e di queste il 35% fanno parte di una realtà sommersa, in clandestinità, e 6 mila praticate nei paesi di origine.

Dinanzi al quadro drammatico dove si perde la vita, si rimane gravemente menomati per pratiche eseguite in condizioni igieniche precarie e non da medici, in mano per così dire di “santoni”,  Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, dichiarava nella nota stampa del 3 aprile scorso “Nuova vittima circoncisione, neonato muore a Genova”, che «l’unica soluzione possibile è dare a tutte le famiglie presenti in Italia la possibilità di effettuare questo vero e proprio intervento chirurgico in ambiente sterile e per mano di personale qualificato, chirurghi e anestesisti pediatrici, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, pagando un ticket».

Sull’incontro tenutosi venerdì scorso, come riferisce la nota stampa del Ministero della Salute, Circoncisione. Bartolazzi incontra Aodi Amsi, (5.04.2019) il sottosegretario Bartolazzi  informa che «l’intervento deve essere fatto da chiunque ne faccia richiesta in day surgery, nelle strutture del nostro Ssn, a prescindere dalle implicazioni di carattere religioso. Non possiamo più permettere che ci siano altri bambini sacrificati ma occorre individuare rapidamente una modalità per facilitare questo percorso. La nostra priorità è tutelare il diritto alla salute di tutti». E poi del lavoro assieme alle Regioni per un provvedimento.
E il fondatore di Amsi Aodi dichiara: «dobbiamo ricordare che la richiesta di circoncisione riguarda bambini piccoli, spesso sotto l’anno di vita. Facilitare l’accesso alla circoncisione non solo eviterà altre morti assolutamente inaccettabili, ma può aiutare il dialogo tra le comunità straniere e quella italiana» e sollecita i cittadini «di origine straniera e, in particolare a quelli arabo-musulmani» di rivolgersi al Ssn, precisando, «Tutti devono rispettare le leggi dei paesi di accoglienza perché la cittadinanza comincia dall’osservanza dei doveri per poter pienamente godere dei diritti».

Nel commentare l’incontro tra Bartolazzi e Aodi,  il presidente nazionale Fnomceo Filippo Anelli, in una nota stampa di ieri, si dichiara soddisfatto non solo perché si è trovata  congiuntamente una possibile soluzione ma anche per l’istituzione di un tavolo tecnico con Amsi e Fnomceo per «provare a trovare soluzioni su queste tematiche» e ricorda che «la tutela della salute di ogni persona rappresenta la finalità del servizio sanitario nazionale che la legge 833 del 78 definisce come strumento per dare attuazione all’art. 32 della costituzione».

La Società italiana di pediatria (Sip) ha iniziato un monitoraggio sulla pratica di circoncisione rituale maschile per comprendere la realtà nei diversi territori.  Non rientra nei Livelli essenziali di assistenza e sul territorio italiano la situazione è varia: «ci sono realtà in cui è possibile eseguirla in ospedale, in day hospital o day surgery e altre in cui non è possibile» spiega Simona La Placa, responsabile gruppo di lavoro nazionale per il bambino migrante – Sip nell’intervista a Redattore sociale.it del 26 marzo scorso, Circoncisioni, procedure eterogenee. I pediatri: “servono percorsi condivisi”.  Fa osservare infine  da un lato come l’informazione sulla «sicurezza» della pratica sia importante  e dall’altro la possibilità di trovare da parte delle famiglie «percorsi realmente accessibili, altrimenti la sensibilizzazione è sterile».

A distanza di dieci anni, il Comitato nazionale di bioetica affrontava la questione della circoncisione maschile rituale nel documento del 1998 intitolato La circoncisione: profili bioetici. Allora, in considerazione della multietnicità che si andava sviluppando nella società italiana, per prima si era argomentato sulla liceità della pratica, che per la sua caratterizzazione religiosa  – si spiegava – «può essere ricondotta alle forme di esercizio del culto garantite dall’art. 19 Cost., che, nel lasciare ai consociati piena libertà di espressione e di scelta in campo religioso, si limita a vietare soltanto eventuali pratiche rituali contrarie al “buon costume”. Sotto questa specifica angolazione, l’atto circoncisorio non pare, invero, contrastare con il parametro del “buon costume”».  I riferimenti sono  per la religione ebraica la cui pratica segna l’alleanza stabilita fra Dio e il suo popolo eletto e segna l’ingresso nella comunità ebraica. L’atto avviene, secondo la tradizione, nel neonato l’ottavo giorno dopo la nascita.  E per la tradizione islamica, dove il carattere è più tradizionale che strettamente religioso e viene di solito praticata alcuni anni dopo la nascita, comunque in età prepuberale.
Nel parere conclusivo il Cnb  esprime  la necessità che avvenga  in un ambiente sicuro ed igienico e della figura di un medico. Pronuncia infatti  che «in quanto atto di natura medica, perché  produttivo di  modificazione anatomo-funzionale dell’organismo, quello della circoncisione debba venir praticato nel pieno rispetto di tutte le usuali norme di igiene e asepsi e che esso debba comunque essere posto in essere da un medico».  Per concisione si intende qui terapeutica (es. fimosi o parafimosi),  profilattica (neonatale preventivo di patologie es infezioni del tratto urinario)  e rituale (tipica nell’ ebraismo e nell’islamismo) . Nel testo emerge l’evidenza di “irrinunciabilità” della  figura del medico quando la circoncisione avviene per motivi profilattici o terapeutici  in quanto  è un atto «che comporta comunque anche una lieve effrazione dell’integrità corporea (attesa ad es. l’esistenza di coagulopatie anche di natura genetica o altre affezioni, come ad es. da virus Hiv) potenzialmente foriere di conseguenze negative per la salute del soggetto successivamente all’atto».  E per le stesse ragioni, riguardo alla circoncisione rituale, anche per i neonati il medico  sarebbe una figura «irrinunciabile». Tuttavia il Cnb  esprime che, alcuni membri ritengono che non sia opportuno  favorirne la medicalizzazione, riservando esclusivamente o comunque favorendo esplicitamente l’intervento di un medico per una pratica che, se da una parte ha obiettivamente la natura di atto medico, almeno nel caso dei neonati per la sua estrema semplicità può senza alcun dubbio essere praticata da appositi e riconosciuti ministri che, indipendentemente da una loro professionalità specifica in campo sanitario, possiedano adeguata competenza». Specifica anche che «è però unanime nel ritenere che chi proceda all’intervento abbia comunque specifiche responsabilità in ordine non solo alla sua corretta effettuazione, ma anche in ordine al rispetto più scrupoloso dell’igiene e dell’asepsi. Rientra altresì nella sua responsabilità garantire personalmente la continuità dell’assistenza eventualmente necessaria dopo la circoncisione o fornire comunque indicazioni esaurienti e non equivoche perché tale assistenza possa essere efficacemente prestata». Considerazione diversa per un adulto, un bambino o adolescente perché è un  intervento chirurgico.
Allora, sul punto del carico di prestazione del Ssn, si era ritenuto, «a grande maggioranza che sotto il profilo etico sarebbe senza dubbio auspicabile che i membri dei popoli o delle comunità che praticano la circoncisione dei neonati per ragioni rituali (nei limiti in cui essa è ammissibile in base al nostro ordinamento) ricorressero a medici privati, ovvero a ospedali pubblici, ma in regime di attività libero-professionale (questo è quanto, peraltro, avviene comunemente per i cittadini di fede israelita). Il Cnb non ritiene infatti che esistano ragioni di carattere etico e sanitario che debbano indurre lo Stato a porre a carico della collettività le pratiche di circoncisione maschile di carattere rituale». Viene però anche citato il parere di alcuni membri del Cnb secondo i quali l’assistenza sanitaria dal Ssn sarebbe «un particolare banco di prova per misurare il grado di effettiva “laicità” dello stato italiano, il quale per non tradire la sua natura strutturalmente imparziale, non dovrebbe operare alcuna discriminazione nel trattamento sanitario offerto agli utenti, sulla base esclusiva dell’esistenza o dell’inesistenza di motivi di carattere religioso che inducono gli interessati a richiedere una determinata prestazione – ove questa possa comunque avere una motivazione adeguata (anche se non strettamente terapeutica).

Presso l’Ospedale «Maria Vittoria» di Torino da marzo 2018 è istituito in via sperimentale un ambulatorio Asl  multidisciplinare per la circoncisione rituale per tutte le persone che per motivi religiosi scelgono di sottoporre il proprio figlio ad un intervento di circoncisione.  Nel suo primo anno di attività sono 54 i bambini tra i sei mesi e i 14 anni presi a carico dall’Asl, di cui 22 hanno avuto l’ intervento e due non sono stati effettuati per sopravvenuto disaccordo tra i due genitori di etnie differenti.  Rimangono in attesa di essere operati 32 bambini da quanto si apprende dalla nota stampa dell’Asl locale Città di Torino del 28 marzo scorso (per l’età e Paese di provenienza si veda www.aslcittaditorino.it).  Una realtà che è stato aperta  dopo che vi giungevano nel P.S. ospedaliero bambini che riportavano complicanze anche gravi dopo aver subito una circoncisione rituale casalinga.  Si tratta di un intervento che viene effettuato per motivi religiosi, che non mira a curare una patologia e  non rientra nei Lea. Si accede all’ambulatorio prenotando al Cup con impegnativa del pediatra di libera scelta. Si può avere un mediatore culturale qualora vi sia necessità.  Il ticket è  di 280 euro, comprensivo di visite preambulatorie – pediatrica, anestesiologica ed urologica – e dell’intervento chirurgico, per il quale è necessario il consenso di entrambi i genitori.  Si occupano dell’ambulatorio tre figure dirigenziali, un direttore della SC di Pediatria, un altro della SC di Anestesia e Rianimazione e un altro ancora di Urologia 1.  Un inter

(aggiornamento 7 aprile 2019)
(*) redazione Bioetica News Torino
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