Con l’arte sulla soglia del sacro e del mistero

«Holy MisterY»

di Laura Mazzoli *
pubblicato il 12 luglio 2015
Con l’arte sulla soglia del sacro e del mistero

«Desiderii infiniti/ E visioni altere/ […] 
Natura umana, or come,/ se frale in tutto e vile/ 
se polve ed ombra sei, tant’alto senti?» 
G. Leopardi, Canti, XXXI

C’è una domanda che attraversa nei secoli e nel tempo la storia e la cultura, si declina nelle sfumature e nelle forme del mistero e del sacro, e conduce verso il senso religioso e l’esplorazione dell’indicibile e dell’arcano. È il divario tra spirito e desiderio di infinito del nostro essere –  quel “sovvien l’eterno”1 poetico che scaturisce nelle pieghe della vita – e la limitatezza e finitezza dell’esistenza umana.

Tra etica ed estetica, l’arte esibisce l’insuperabilità della nostra finitezza

Sfiora questa domanda e le dà visibilità nelle forme dell’arte contemporanea «Holy MisterY. Il sacro e il mistero nell’arte contemporanea». Questo il titolo della mostra – sino al 19 giugno – al Centro Congressi della chiesa del Santo Volto di Torino con opere di oltre 40 artisti internazionali2. Una sfida su terreno difficile, quello di rappresentare l’irrappresentabile, nella varietà di manifestazioni, forme e linguaggi del contemporaneo. Tra etica ed estetica, l’arte esibisce l’insuperabilità della nostra finitezza e allude a quella dimensione sovrasensibile che, pur sottraendosi a ogni possibilità di rappresentazione, è rappresentata. Un percorso nell’ignoto, espresso o celato dietro ciascuna delle opere esposte, che si svolge attraverso gli itinerari interiori e creativi dell’artista. La mostra suggerisce itinerari che alla percezione del visitatore diventano altro e partecipano ad un individuale universo sensibile e spirituale. Il linguaggio di segni, forme e colori, certo lontano da canoni e forme rigorose della tradizione, talvolta criptico, lascia spazio alla libertà soggettiva di emozionarsi ed interpretare.


Note
G.Leopardi, L’infinito, in Canti, XII

2 La mostra è stata organizzata in occasione dell’Ostensione della Sacra Sindone 2015 dall’Arcidiocesi di Torino in collaborazione con Exhibitioff e l’Associazione subalpina di cultura e volontariato, con il patrocinio del Comitato organizzatore dell’Ostensione. Come indicato dai curatori, è nel titolo la chiave d’interpretazione della mostra: Holy MisterY, ovvero Santo Signore (Holy Mister) oppure Sacro Mistero (Holy Mystery). La scelta curatoriale è stata dettata dall’aderenza delle opere al tema e alla ricerca artistica senza privilegiare la risonanza attrattiva dei nomi celebri dell’arte; infatti accanto a nomi importanti del panorama artistico internazionale si ritrovano artisti giovani e meno noti.
L’esposizione si sviluppa su di una superficie circolare a due livelli con ampia vetrata sul giardino cavedio.


Holy MisterY, a cura di Giuseppe TASSONE (18 aprile – 19 giugno 2015), Centro Congressi Santo Volto Torino – foto di Giovanna Seghesio

L’esposizione manifesta e rappresenta anche le distanze e una certa difficoltà che il mondo oggi esprime nel misurarsi con i temi ed il linguaggio del sacro. E lo fa dando forma a quell’affacciarsi incerto sulla soglia tra sacro e mistero. Una varietà di orientamenti, visioni e approcci nei confronti dell’idea di senso e salvezza nel percorso e nell’esistenza del creato e dell’umanità. «Holy MisterY» contiene una pluralità di approcci e realizzazioni, non solo nelle tecniche e nelle forme in cui l’arte dà immagine al sacro e al mistero, quanto nel punto di partenza e nel percorso di avvicinamento al tema e al suo sviluppo. Emergono la sfera mistica, spirituale e personale, aspetti intimi e rivisitazioni sociali, una poetica religiosa e del mistero, accanto a tematiche e figurazioni più propriamente religiose. Le opere mostrano gli interrogativi esistenziali, così come le disaffezioni. C’è il recupero dei segni e simboli dell’iconografia religiosa che qui assumono valenze e significati molteplici, sradicati dal contesto culturale d’origine, o allontanandosi da esso e talvolta ricombinandosi in un sincretismo immaginifico, ci interrogano sul senso dell’icona, del simbolo. Ritroviamo lo smarrimento nella vita e negli oggetti della quotidianità del consumo il desiderio inconciliabile di infinito. E c’è il recupero dei valori universali e gli interrogativi nella relazione tra scienza e fede, tra uomo demiurgo nella generazione e manipolazione della vita e il senso della creazione narrata nella Genesi.

«Holy MisterY» sollecita pensieri, non offre risposte, si inserisce nella molteplicità contemporanea di suggestioni, incertezze e certezze, ci induce a interrogarci e accompagna sulla soglia del sacro e del mistero, oltre la quale ciascuno si confronta con la propria esperienza individuale.

Paolo DELLE MONACHE, Diario 2015, Holy MisterY, Centro Congressi Santo Volto, Torino 2015

Paolo DELLE MONACHE, Diario 2015, bronzo, Holy MisterY, Centro Congressi Santo Volto, Torino 2015 _foto L. Mazzoli

Nel piazzale della chiesa del Santo Volto, su di una sfera di bronzo traforata, reticolo di case e di architetture di chiese, è posto un uomo rannicchiato, microcosmo di unicità. È Diario di Paolo Delle Monache. Quasi una condizione segmentata, un’isola nel paesaggio di costruzioni. È la solitudine del proprio itinerario interiore ed esteriore in un mondo raffigurato come labirinto e complessità di spazi e segni. Nella condizione dell’esistenza resa nelle forme simboliche della casa e della chiesa – l’essere nella relazione sociale e religiosa -, la ricerca di senso le attraversa e scruta i significati. Diario è un’opera che può rappresentare e sintetizzare il punto di partenza della mostra: il sacro e il mistero nella relazione con l’uomo e il senso dell’esistenza.
Ad essa fa da contrappunto, nel cavedio giardino all’interno del centro Congressi, quasi a completamento della narrazione, un grande cuore metallico, Cardiaco del 2006, realizzato da Paolo Grassino.
Il corpo e la vita nella loro rappresentazione simbolica, attraverso l’organo che qui è emblema della tecnologia e dell’uomo, messo a nudo all’interno del suo essere fisico. Nella relazione tra corpo, passioni e spirito è presentato il mistero della vita e del suo funzionamento, posato nel roseto del giardino. Mistero che riscopriamo nella duplicità biologica e dell’anima di Avere un Cuore di Kimitake.

Paolo GRASSINO, Cardiaco (2006), fusione in alluminio, Holy MisterY, Santo Volto Torino 2015 - foto L. Mazzoli

Paolo GRASSINO, Cardiaco (2006), fusione in alluminio, Holy MisterY, Santo Volto Torino 2015 – foto L. Mazzoli

Il mistero può essere superato e svelato nella fiducia nella scienza e nella tecnologia? Il confronto tra uomo e Dio, la ricerca sul significato della vita e sulle possibilità di creazione e generazione di forme di vita emerge nell’installazione di Arianna Uda Attempts to create life. Nell’esperimento, sintetizzato dall’assemblaggio di elementi meccanici comuni e propri della sfera quotidiana – vaporiera, ventilatore, sementiera -, il confronto assume effetto grottesco svelando i limiti di una relazione e sfida impari.

Se la tecno-scienza e il futuro ambiscono a dare risposte, dall’altro i simboli rimandano suggestioni. La rappresentazione del soprannaturale nelle forme del sacro e del mistero attinge agli elementi naturali: l’albero, il fuoco, la terra, l’acqua e alla loro funzione simbolica.  Con L’albero e la sua impronta di Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo, la vita è evocata nel simbolo ancestrale dell’albero, iconografia antica che coniuga arte e cultura scritta e ricorre nella Genesi e nella simbologia della Croce. Sintesi del ciclo della vita, della morte e della loro trasformazione.
Santo Tomaino, in Ciclo Aridum del 1990, grande pittura ad olio con una figura imponente di cervo, richiama antiche simbologie

Santo TOMAINO, Ciclo Ardium (1990),  olio su tela, Holy MisterY, Santo Volto Torino 2015

Santo TOMAINO, Ciclo Aridum (1990), olio su tela, Holy MisterY, Santo Volto Torino 2015 – foto L. Mazzoli

ittite, miti greci e celtici, induisti e l’iconografia cristiana della vittoria sul serpente. Qui l’immagine non si risolve nel rimando iconografico, ma è inserita nello sfondo rosso del fuoco e della sua energia, che forgia un materiale prezioso come il bronzo. Il fuoco è elemento purificatore che separa il vero e l’eterno dal transitorio in Rogo (1997, anno dell’incendio della Cappella del Guarini) di Sergio Saccomandi.  E c’è azione e terra nel coniugarsi del termine “udaka” – terra o sangue della lingua zulu -, con il moto del gioco della palla che lascia traccia del movimento nell’opera di Valerio Berruti, Udaka del 2012. La scansione di un movimento senza fine e confine è ritmo della vita che affiora dalla terra e dal sangue. Si accosta al senso della fede l’opera Natività di Gregorio Botta del 2014. Installazione destinata alla chiesa Santa Maria di Montesanto, è tenda che contiene lo scorrere dell’acqua – il ciclo della vita –, il segno di apparizione riflesso sulla tenda, una coppa di cera – sorgente della vita – e la fiamma, che non si consuma, ad indicare la fede.

Riconciliazione religiosa, un nuovo umanesimo interreligioso

L’approccio al sacro e ai suoi significati presenta anche i caratteri della riconciliazione religiosa, un nuovo umanesimo interreligioso che combina, fonde e trasforma elementi figurativi e contenuti delle tradizioni religiose. Con Esercizio (2010), attraverso le forme e i segni di aree culturali diverse e lontane nel tempo, Cornelia Badelita compie un’azione di unificazione, sincretismo di cristianesimo e buddismo. Nella pittura, un Cristo asceta all’interno di un mandala, i caratteri dell’icona bizantina e l’intreccio di colori e segni delle pitture induiste. Un totem per l’umanità è l’opera Pablo Mesa Capella. Totem. Crislamesimo del 2013 unisce in una unica scultura i simboli del cristianesimo e dell’islam. Ricerca di affinità e di coesistenza religiosa, in opposizione alla identità del simbolo totem, che marca le divergenze nell’affermazione dell’unicità. Il senso misterioso della vita è sintetizzato anche ricomponendo le diversità di genere all’interno della forma e del vuoto. Nella fusione di forme corporee, elementi anatomici maschili e femminili, come nella scultura Il vuoto di Diego Scroppo del 2010, e nel vuoto in cui si annullano le differenze prende forma il contenitore della conoscenza, sintesi tra essere e nulla. Con 9 Soli di Daniele Catalli le religioni, segni del culto del sole, e il pensiero religioso sono ricondotti in una matrice uniforme al governo dell’uomo. Sono la risposta creata dall’uomo? Il mistero dell’esistenza è racchiuso nelle pietre “sacre” Immacolata memoria (2015) di Cecilia Ceccherini: l’osso sacro delle leggende religiosi popolari che traghetta alla resurrezione e l’ippocampo sede del mistero della memoria.

L’agnello è simbolo, religioso e laico, ed è il soggetto della fotografia di paesaggio di Nan Goldin in Holy Sheep del 2002. L’immagine sollecita molteplici piani di lettura. L’artista – nota per i ritratti che colgono segni di violenza, sofferenza e emarginazione – qui propone un paesaggio immerso e confuso nella penombra, da cui un fascio di luce diretto riflette il bianco dell’agnello. Immagine che può evocare l’iconografia salvifica del cristianesimo. La salvezza o il sacrificio a cui attende la vittima colta nel buio dell’esistenza. Ma introduce anche le antitesi nell’assonanza blasfema che l’espressione del titolo produce nello slang della lingua. Se la sfera mistica, spirituale e l’eco remoto di rappresentazioni dell’esistenza e del mistero della conoscenza affiorano da iconografie e riti antichi, in altre si manifesta la figurazione di un moto che parte dal vissuto e dalla memoria. Questo atto del “far affiorare” compare anche nell’emersione dell’aspetto personale e intimo. Recuperato e portato alla luce attraverso il ricordo dell’infanzia, come in Terra Promessa del 2007 di Jessica Rosalind Carrol, nel piccolo pesce di bronzo dal cui occhio appare come in una miniatura la terra promessa dell’Antico testamento.

Fabio VIALE, Souvenir Pietà (2006), marmo, Holy MisterY, Santo Volto Torino 2015, foto di G. Seghesio

Fabio VIALE, Souvenir Pietà (2006), marmo, Holy MisterY, Santo Volto Torino 2015, foto di G. Seghesio

Nella natura e nella relazione dell’uomo con essa, da sempre, trova dimora il senso del sacro o la ricerca di una dimensione universale di comune appartenenza. Qui emerge attraverso lo scatto fotografico del mondo, tra cielo e terra, raccontato da Kusterle in Il Volo della Rinuncia del 2006. C’è il fascino dell’ispirazione della natura nell’arte, dei paesaggi che travalicano il reale, dei suoi segreti e la domanda che pare emergere dall’uomo albero tra luce e tenebra «Ma la tenebra che rimane/ dopo ogni luce, dentro,/ in fondo, a guardia del cuore,/ quella tenebra che rimane…è Dio?». Proprio al rapporto tra bios e sacro può condurci Morfogenesi di Paolo Peroni (2012); la creazione e l’origine sono simulate nell’atto della termoformatura di un foglio plastico, organismo vivente con una forma ancora in divenire.

Ma c’è anche nella mostra un diretto richiamo a figurazioni che esprimono e richiamano l’aspetto religioso e tratteggiano i caratteri della fede scanditi in riti e pratiche devozionali. Con il video (A)Cross the Dive di Alex Fanelli del 2013, nella mano che stringe il rosario affiora il rapporto tra religione e uomo, tra fede e culto. Nell’atto devozionale è introdotto il concetto del tempo attraverso il quale si svolge la fede e riemergono i dubbi nei frammenti di sospensione. Alla religiosità popolare Fernando Delia attinge per rappresentare l’evento della Resurrezione, il buio del sepolcro vuoto è lo spazio del mistero, in bilico tra vita e morte, tra paura e fede.

Franz FERZINI, Omegalpha (2015), pietra di Sarnico, oro zecchino, Holy Mistery, foto di L. Mazzoli

Franz FERZINI, Omegalpha (2015), pietra di Sarnico, oro zecchino, Holy Mistery, foto di L. Mazzoli

Non può mancare in «Holy MisterY» il libro della Bibbia, il grande “codice” del cristianesimo, fonte e ispirazione di arte. Il sacro è mistero rivelato nel libro scultura Omegalpha di Frans Ferzini del 2015. Nell’arenaria grigia le lettere in oro Alfa e Omega colmano la domanda di senso nella promessa di Resurrezione. O è soglia impenetrabile nei meandri intimi e personali dell’esperienza umana, come nella stampa digitale, geometria astratta multicolore, Veda’s Bible (2005) di Harrel Fletcher e Veda Epling. Un testo evidenziato nell’alternanza dei colori dalla coautrice clochard diventa arte e ci lascia sulla soglia invalicabile del mondo misterioso e sacro dell’esistenza di Veda.  L’incontro con il sacro avviene anche attraverso il recupero e la rivisitazione dell’arte rinascimentale: la rivisitazione dell’Ultima cena di Paolo Veronese ad opera di Luca Pozzi e la copia realizzata da Alessandro Gioiello dell’opera di Girolamo Savoldo, Santa Maria Maddalena al Sepolcro, trasformando e collegando l’evento della Resurrezione nell’attesa di Cristo, con Maria al posto della Maddalena.

Gli angeli sono presenze intermediatrici tra umanità e mistero, messaggeri nella tradizione ebraica, cristiana e musulmana, popolano le correnti new age e l’esoterismo in una ambivalenza di contenuti e nel sincretismo di pensiero e forme.  L’angelo dell’artista di origini ucraine, Ilya Kabakov, assume la forza evocativa di una dimensione utopica e metafisica, sospesa nel percorso tra ideali e miti che ironicamente si infrangono e la riflessione su di una dimensione esistenziale alternativa dell’uomo.

Il cielo, un non luogo, è archetipo dove sono posti il divino e la risposta alle nostre domande di senso. La videoinstallazione Crux di Davide Coltro ha il cielo riflesso in essa. Croce di Fausta Squatriti, scultura in ferro ossidata nell’aggregazione massiccia di elementi e forme piegate e ripiegate, rimanda invece alla terra nell’associazione di salvezza e fatica e al senso dell’esistere e del credere.

Valente NADIR, Sacra Sindone (2015), 75.000 fotocopie A4 b7n su carta, Holy MisterY, Santo Volto 2015, foto di L. Mazzoli

Valente NADIR, Sacra Sindone (2015), 75.000 fotocopie A4 b7n su carta, Holy MisterY, Santo Volto 2015, foto di L. Mazzoli

In concomitanza con l’ostensione della Sindone e nell’immagine del Volto della sofferenza che salva, la mostra si pone come momento di riflessione e di ricerca di senso attorno e oltre la caducità e il dolore dell’esperienza umana.  Proprio alla realtà del dolore la videoinstallazione Memoria di Bill Viola presenta un’immagine in trasformazione, dal chiaro allo scuro, della condizione umana di sofferenza e fragilità. In bianco e nero, l’immagine sgranata e quasi impercettibile introduce un itinerario intimo, quasi immateriale e atemporale. Un’aura spirituale intrappolata tra vita e morte, mondo sensibile e interiore, visibile e invisibile come l’identità affiorante nella memoria del dolore. La Sacra Sindone di Nadir Valente parte da un simbolo forte, reliquia e icona, e si presenta dichiaratamente come riproduzione, riflessione sul confine tra originale e copia, sull’autenticità della condizione contemporanea. Nell’invito al pubblico a prendere un frammento dell’immagine emergono i riti sociali, il bisogno di conferma e appropriazione dell’essere alla partecipazione ad un evento. Ma anche il segno a dare un volto al mistero e alla salvezza, la metafora della difficoltà di comprendere il tutto nella sua essenza e il percorso parziale e artificiale in cui si smarrisce la nostra ricerca di infinito. Il dolore è componente del corpo e dell’anima. È elemento che interroga il mistero dell’esistenza e compone l’edicola votiva di una Madonna assente, consumata e sciolta nelle lacrime in Sciolta in Lacrime di Margaroli o la corona di spine servita nel piatto di una tavola imbandita di tutto punto di Francesco Nonino. Oltre alla corporeità e oltre i limiti della finitezza Fuochi fatui di Alan Stefanato dà forma all’attrazione e allo smarrimento per l’indefinito, mentre Bruno Lucca in Astrazione ritrae l’immaterialità del dolore e della morte come appartenenza della condizione umana o, di segno opposto, nella scultura di Giorgio Rubbio il fiore che copre la visione dell’esterno riconcilia con l’anima e l’immaginazione interiore. Con Adriano Eccel l’arte è racconto biografico del passaggio dalla cecità prodotta dal vuoto della malattia che invade l’anima, separata dalla grata a croce del confessionale, all’interiorità che consente di vedere.

THE BOUNTY KILLART, Make Every Drop Count (2014), Gesso e campana di vetro, Holy MisterY, Santo Volto 2015 - foto di L. Mazzoli

THE BOUNTY KILLART, Make Every Drop Count (2014), Gesso e campana di vetro, Holy MisterY, Santo Volto 2015 – foto di L. Mazzoli

Emerge l’antitesi tra dimensione dello spirito e icone materiali della società contemporanea. Il sacro si materializza nei rituali consumistici della società e nell’opera di Jeffrey Vallance del 1998 Elvis Sweatcloth affiora la reliquia nel fazzoletto intriso di sudore lanciato da una star musicale alla folla durante un concerto. O in Make Every Drop Count (2014), del collettivo The Bounty Killart, il peso delle cassette di Coca Cola sul capo del monaco buddista è segno inconciliabile e divergente tra percorso di spiritualità e sforzo competitivo delle logiche commerciali globali. Di segno diverso, in Souvenir Pietà, Fabio Viale strappa il corpo abbandonato alla morte dalle braccia di Maria e lo restituisce alla visione secondo altra prospettiva di senso.

Il sacro e il mistero sono mondi che abitano l’uomo. La conoscenza di se stessi si realizza nell’altro, nella moltitudine di visi di Gabriele Garbolino Rù (2004) in Visage, e nella ricerca dell’essenza del “viso assoluto” nel Battesimo di Dominici Carnino. C’è l’indifferenza muta dell’uomo e, all’opposto, il suo riscatto. Lavacro di Carlo D’oria è monumento all’indifferenza che rende l’uomo spettatore inerte e pietrificato di fronte ai drammi altrui. Di segno opposto, un uomo inginocchiato, in raccoglimento o preghiera, è Metamorfosi II di Aron Demetz (2006); nel corpo nudo è colto il momento della metamorfosi dello spirito, dell’ascolto di una voce interiore. Il bisogno di infinito, componente inscindibile dell’uomo, è anche la ricerca di un principio universale capace di trascendere la materia e rispondere ai nostri interrogativi – “Se la forma scompare la radice è eterna”- che corrono sui tubi al neon di Mario Merz.

«Holy MisterY»:  accompagna alla soglia del sacro e del mistero,  crea spazio di ascolto, interroga

«Holy MisterY» ha il pregio di accompagnare alla soglia del sacro e del mistero, di creare spazio di ascolto delle esigenze di senso che muovono dall’uomo. Non offre risposte, interroga. E proprio nell’uomo, nella sua corporeità, nei bisogni e risposte di infinito, sta la centralità da cui muove questo territorio di arte e di rappresentazione. Non con percorsi lineari, né con forme riconoscibili e univoche, oscillante tra solitudine e apertura spirituale, tra fede nella scienza e valore del senso religioso, tra dramma e sconfitta dell’uomo e anelito di armonia universale. Nella collettiva d’arte c’è l’ironia dei valori di consumo, la memoria arcana dell’iconografia magica e sacra, la scoperta e riscoperta del rito salvifico, il confronto con il dolore e il mistero della fede. L’infinito desiderio di infinito che sorge dalla capacità di interrogarsi.

(*) Storica e docente di Storia dell'Arte
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