Discorso di Saluto di Monsignor Cesare Nosiglia

di Cesare Nosiglia *
pubblicato il 16 gennaio 2014
Discorso di Saluto di Monsignor Cesare Nosiglia

Cari amici, per il terzo anno consecutivo ho la gradita opportunità di portare il mio saluto ai partecipanti al Convegno che il «Centro Cattolico di Bioetica» propone all’inizio del mese di giugno. Nelle precedenti edizioni sono state messe a tema delicate questioni riguardanti la genitorialità responsabile e l’accoglienza della vita nascente, lo stato vegetativo e il ruolo del personalismo nell’individuazione di un modello bioetico attento al rispetto e al riconoscimento della dignità di ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale.

Monsignor Cesare Nosiglia
Arcivescovo metropolita di Torino

Quest’anno il Consiglio di Presidenza del Centro, accettando il rischio di avere un minor riscontro di pubblico, ha sentito l’urgenza di condurre una riflessione di carattere ancor più teoretico. Il tema «Bioetica, filosofia e teologia. Trascendenza e modelli antropologici per la medicina del XXI secolo», infatti, può sembrare troppo concettuale. Molti, inoltre, sono dell’avviso che questo tipo di argomentazioni sia inutile e addirittura fuorviante. Certa bioetica di matrice laica, infatti, esclude a priori ogni riferimento a un’interpretazione metafisica del reale perché reputa impossibile riconoscere il senso ultimo dell’uomo e dell’intero ecosistema. All’etica prescrittiva, costruita su una gerarchia di valori ontologicamente fondati, contrappone l’unica avvertita possibilità di osservare i fatti e calcolarne le prevedibili conseguenze. Primeggia l’indiscussa autonomia individuale sganciata da punti sicuri di riferimento. Tutto è relativo, solipsistico e autoreferenziale. In quest’accezione, sul versante sociale, l’etica è vista come una scienza dei costumi, regolata da leggi costantemente modificabili nel rispetto delle norme di volta in volta contrattualmente pattuite.

Non sono però pochi – e non appartengono solo all’area cattolica – quanti sono animati dalla convinzione che il compito della disciplina bioetica non sia solo quello di concordare le procedure da utilizzare per dipanare i dilemmi che la biomedicina e le scienze affini incontrano ogni giorno. Li guida la certezza che il reale sia dotato di un senso intellegibile, individuabile per approssimazioni successive con il retto uso della ragione. Cercano pertanto di discernere i presupposti antropologici e metaetici che stanno a fondamento dell’orientamento operativo nella consapevolezza che solo evidenziando il finalismo della natura e il posto che l’uomo deve occupare nell’armonia del mondo, possono contribuire al vero bene del singolo uomo e dell’intera umanità.

Il simposio odierno ha lo scopo di far dialogare su questi argomenti così delicati esperti di diversa matrice teorica accumunati, ne sono certo, dalla volontà di condurre un confronto sereno e costruttivo, foriero di nuovi sviluppi e di sempre maggiori condivisioni. Il mio sentito ringraziamento va ai tre insigni relatori: il Professor Giovanni Fornero, storico della filosofia d’indiscussa fama e attento studioso del rapporto tra bioetica laica e bioetica cattolica; l’affermato Prof. Stephan Kampowski, docente di Antropologia presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e il Prof. Padre Gonzalo Miranda, fondatore e decano della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Ringrazio con loro i membri del Consiglio di Presidenza del Centro e i referenti degli Enti, delle Associazioni, delle Istituzioni culturali e degli Uffici di Curia che con loro collaborano.

Auguro a tutti i presenti di poter uscire da questa sala arricchiti e disposti a cooperare con rinnovato impegno a favore della vita per la realizzazione di un mondo sempre più giusto e solidale.

Grazie e buon lavoro a voi tutti.


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(*) Monsignor Cesare Nosiglia
Arcivescovo metropolita di Torino
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