Terzo intervento del moderatore

di Enrico Larghero *
pubblicato il 16 gennaio 2014
Terzo intervento del moderatore

Ringraziamo il professore Kampowski per la sua esposizione.

Enrico Larghero
Responsabile Scientifico
Master Universitario in Bioetica

Come avrete sicuramente notato, le due relazioni si sposano e si integrano. In esse sono presenti la medicina, la scienza medica, la filosofia, la teologia. Tutte concorrono a definire dei modelli antropologici. Ossia tutte concorrono a definire ciò che ci riguarda come cittadini del mondo.

Che noi si sia figli del caos o di un progetto intelligente è questione aperta e controversa. Sicuramente l’uomo, che sia ad immagine di Dio, se credente, o che non lo sia, è dotato di libero arbitrio. E questo libero arbitrio da un lato ci apre ad una progettualità che rischia d’esser senza controlli, ma dall’altro ci richiama ad un concetto di responsabilità. Il principio di responsabilità di Hans Jonas, ad esempio.

Certamente la medicina pone in essere delle questioni nuove. Lo scorso anno abbiamo tenuto un Convegno sugli stati vegetativi. Su simili tematiche, distanti da un modello naturale, certamente dev’esserci, in ambito medico, un necessario contributo della filosofia e della teologia nel ridefinire il sapere umano ed il senso. Non a caso un testo di un biologo della Facoltà di Medicina di Torino, Giorgio Mangiarotti, pubblicato nel 2011, reca il titolo provocatorio «Ricreare la vita». Si tratta di un ideale che persegue certa scienza di porsi non in contrapposizione, ma sicuramente in spirito autoreferenziale, nei confronti del sapere.


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(*) Enrico Larghero
Responsabile Scientifico Master Universitario in Bioetica
Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale - sezione di Torino
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