“Cura palliativa e copertura sanitaria universale” alla Conferenza internazionale Africana sulla Cura Palliativa

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 12 agosto 2019

A Kingali, in Rwanda, si svolgerà dal 17 al 20 settembre la 6° Conferenza Internazionale Africana sulla Cura Palliativa sul tema «Palliative Care and Universal Health Coverage». È promossa dall’Associazione African Palliative Association e dal Ministero della Salute della Repubblica Rwandese.

Si discuterà di nuove ricerche e migliori pratiche in tale campo, dello sviluppo della cura palliativa e terapia del dolore in Africa e della sua accessibilità sia per adulti sia per bambini tra i servizi sanitari essenziali. La nota informativa sulla conferenza riprende alcune affermazioni dell’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO), a partire dalla definizione: «La cura palliativa è un approccio che migliora la qualità della vita dei pazienti (adulti e bambini) e le loro famiglie che si trovano ad affrontare problemi associati alla malattia potenzialmente mortale. Previene e dà sollievo alla sofferenza, per mezzo di un’identificazione tempestiva, della valutazione e trattamento del dolore e di altri problemi di natura fisica, psicologica e spirituale» (WHO 2002). La inserisce tra le cure e i servizi sanitari essenziali di qualità che le persone necessitano e il cui accesso va garantito a tutti attraverso una copertura sanitaria universale: promozione della salute, prevenzione, trattamento, riabilitazione e cura palliativa (Universal Health Coverage, WHO).

La conferenza si propone di presentare le innovazioni scientifiche e la stato dell’arte delle cure palliative in Africa, di pianificare programmi di accesso alle cure palliative integrati nei sistemi sanitari africani per raggiungere la  copertura sanitaria universale che è tra gli obiettivi prefissati dell’Agenda di Sviluppo Sostenibile 2030 in tema di Salute.

Interverranno alla Conferenza: l’Arcivescovo monsignor Vincenzo PAGLIA,  presidente della Pontificia Accademia per la Vita presso la Santa Sede Vaticana;  Ann BERGER responsabile del Pain and Palliative Care Service al National Institutes of Health, Clinical Center Maryland; Franca BENINI, responsabile del Centro Regionale Veneto per  la terapia antalgica e cure palliative pediatriche – Hospice pediatrico di Padova; dr Paul Zebadia MMBANDO, medico specialista e ricercatore in cure palliative e Sanità Pubblica, direttore di Programmi della Salute e alla guida di un Programma di cure palliative presso la chiesa luterana evangelica in Tanzania; Eunice GARANGANGA, consulente tecnico e specialista in Salute e Cure palliative, direttore generale Hospice e Palliative Care Association di Zimbabwe; dr Olayo AFILABI, dottorato di ricerca al Kings’s College di Londra, Cicely Saunders Institute of Palliative Care, Policy and Rehabilitation, docente presso il Dipartimento di Scienze infermieristiche all’Università di Maiduguri in Nigeria.

Per la Pontificia Accademia per la Vita e il suo Presidente monsignor Vincenzo Paglia che annunciano la loro partecipazione alla Conferenza internazionale di Kingali in un tweet del 9 agosto, scrivono, che si rivela anche  «un’opportunità per divulgare il Libro Bianco e il progetto Pal-life».

Pal-Life è  un progetto internazionale nato nel 2017 su iniziativa della Pontificia Accademia per la Vita dopo aver accolto un’esortazione di Papa Francesco ad una loro udienza in occasione della XXII Assemblea Generale, che si propone di promuovere una maggiore sensibilità e diffusione delle cure palliative nel mondo, farle conoscere e far crescere una cultura della cura e dell’accompagnamento del malato sino alla morte. Vi partecipa un gruppo di esperti mondiali in tema di cure palliative: Eduardo Brera dell’Università di Houston (Usa), Liliana de Lima e Katherine Pettus dell’International Association for Hospice & Palliative Care (Usa), Christina Puchalski del George Washington University Institute for Spirituality and Health (Washington D.C., USA), Emmanuel Luyirika dell’African Palliative Care Association (Kampala, Uganda), M.R. Rajogopal del Trivandrum Institute of Palliative Sciences (India), Carlos Centeno dell’Università di Navarra (Spagna), Sr. Jinsun Yong dell’Università Cattolica di Corea e del Centro di Collaborazione WHO for Training in Hospice and Palliative Care di Seol (Corea del Sud), Samy Alsirafy dell’Univerità del Cairo (Egitto)  e Daniela Mosoiu dell’Hospice Casa Speranter in Romania.

Nell’ambito del progetto Pal-Life vi è il libro White Paper for  Global Palliative Care Advocacy, o Libro Bianco, pubblicato dalla PAV – Città del Vaticano nel 2018, che è stato tradotto anche in tedesco e  la cui presentazione si è tenuta a maggio di quest’anno in Berlino e ai convegni internazionali organizzati dalla PAV, dall’Italia agli Usa al Qatar al Brasile. È stato riportato nel Journal of Palliative Medicine (2018; 21:10). Si tratta di uno studio condotto da 13 esperti a livello internazionale di cure palliative, approvato dal Comitato Etico di Ricerca Clinica dell’Università di Navarra, che rappresenta la posizione ufficiale della PAV e del progetto Pal-Life e si rivela un utile  strumento di lavoro per operatori sanitari.  Contiene le più rilevanti  43 raccomandazioni e strategie per i diversi stakeholder coinvolti,  dai decisori politici alle università alle associazioni professionali alle aziende ospedaliere agli operatori sanitari e della cura spirituale, alle autorità farmaceutiche alle istituzioni religiose, alle organismi  internazionali e organizzazioni filantropiche, ai mass media, ai pazienti, per la promozione e diffusione delle cure palliative nei diversi Paesi del mondo. Gli Autori del libro  oltre il gruppo del progetto Pal-Life citato sono:  Mary Callaway del Consiglio Direttivo International Association for Hospice & Palliative Care AHPC  (Houston, Usa), Carlo Centeno direttore di ATLANTES Research Group dell’Università di Navarra (Spagna), Kathleen Foley Neurologista Emerito Memorial Sloan Ketterin Cancer Center (New York, Usa), Eduardo Garralda, John V. Rhee e Nunziata Comoretto.

Gli Autori danno un quadro della situazione facendo osservare come la maggior parte del mondo non ha accesso ad un adeguato trattamento, cura e sostegno sociale. Spiegano che ogni anno sono in via approssimativa oltre 25,5 milioni di persone che muoiono con grave sofferenza correlata alla salute (SHS) associata a condizioni di potenziale mortalità o di limitazione della vita. Ad esse si aggiungono i 35 milioni in vita con tali condizioni e SHS. In generale, evidenziano che le malattie non trasmissibili (NDCs) sono cresciute, causano il 70% delle morti e generano un fabbisogno di cure palliative per adulti del 93%, e quasi l’80% del fabbisogno globale di cure palliative si trova nei paesi a basso e medio reddito. E che l’OMS ha rilevato la limitata disponibilità dei servizi di cura palliativa nel mondo e esortato a sostenerla e svilupparla.

Ciascun capitolo contiene oltre alle raccomandazioni, un razionale, suggerimenti per attuarne la diffusione  e riferimenti bibliografici. Molte raccomandazioni coinvolgono più di un portatore di interesse richiedendo quindi un approccio più ampio e coordinato.  Gli Autori spiegano nell’introduzione che, a livello globale, una maggioranza di pazienti muore con dolori di intensità severa, senza che abbiano ricevuto una singola dose di morfina o altri oppioidi analgesici. Occorre quindi poter avere un maggior accesso agli oppioidi per il trattamento del dolore senza tralasciare di considerare l’abuso potenziale e gli effetti avversi.

(*) redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata