Cyborg, tra antropologia tradizionale e postumanesimo

di Mariella Lombardi Ricci *
pubblicato il 10 maggio 2014
Cyborg, tra antropologia tradizionale e postumanesimo

Abstract

This article proposes an anthropological thought starting from techno-scientific innovations which from issues of science fiction literature becomes blossom of a new human being: the bionic man, the cybernetic organism. The bet is not just the potentiate human being, as the thousand-years-old ancestral desire, but the pretention of a structural “quality” which indicates statistically the minimum humanity proper of the human being, under which would be better don’t be born. Since that the foundation of every democracy is challenged, it becomes urgent to push for a public careful consideration and reflection.


 

Cyborg, tra antropologia tradizionale e postumanesimo

di Mariella Lombardi Ricci*

Uomo bionico, uomo artificiale: argomento di letteratura fantascientifica fino a pochi anni fa, oggi approdato al mondo reale, gode di titoli cubitali nella stampa generalista come in quella specializzata, super cliccato nel Web. È questione che va presa sul serio non tanto per questo motivo, bensì perché porta lo sguardo dell’uomo del nostro tempo al futuro prossimo, permettendo così di sbirciarne la fisionomia.

Se osiamo guardare attentamente, vediamo che è in atto un cambiamento culturale radicale, di fronte al quale siamo ancora alla ricerca della parola per dirlo: smarrimento1, scompiglio2, sconvolgimento3.

Perché questa difficoltà della parola? Perché entra in gioco un’immagine di uomo diversa da quella a cui siamo assuefatti. Diversa nella natura biologica, tanto è vero che abbiamo sentito l’esigenza di un nuovo vocabolo da affiancare a uomo: “bionico” o sostituirlo con il neologismo “cyborg”, dove CY fa riferimento alla cibernetica, cybernetic organism, allusione ad un uomo strutturalmente diverso da quello abituale caratterizzato da dipendenza, fragilità, mortalità4.

I. L’antropologia rivoluzionata

Per comprendere se davvero stiamo vivendo una rivoluzione antropologica5, guardiamo più da vicino alcune delle caratteristiche tradizionalmente attribuite all’umanità.

Il principio di umanità: ormai è messo in discussione nei fatti da una nuova antropologia

Peculiarità dell’uomo così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi era il limite, dovuto alla natura biologica che ha una durata nel tempo (di essa la scienza ha individuato qualche responsabilità dei telomeri6) e che lo rende un essere mortale. Natura umana caduca quindi, ma ugualmente riconosciuta come dato universale e inviolabile tanto da diventare la base delle teorie filosofico-politiche del contratto sociale, il fondamento degli stati di diritto. Su di esso si è formato il concetto “persona” accompagnato, nel corso dei secoli, da tutta una lunga riflessione filosofico-teologica. Oggi questa certezza sta dissolvendosi e dunque costringe a ripensare il concetto stesso di vita umana.

Altra caratteristica dell’uomo “tradizionalmente” inteso era la fragilità. Il mistero dell’esistenza ha dato luogo ai miti delle origini, alle differenti culture come risposta alla questione: chi è l’uomo? In esse egli si riconosce non padrone di sé, della sua vita, del mondo circostante bensì custode, convinzione che oggi non accettiamo più come ovvia. Anzi, la presa di distanza si fa ben evidente nel dibattito attuale che a livello legislativo insiste sul riconoscimento di nuovi diritti sulla vita umana: il diritto al suicidio (assistito), all’omicidio (eutanasia per pietà), al figlio comunque venga concepito, alla salute come stato di pienezza assoluta, fino al riconoscimento del diritto a nascere sano.

Un altro elemento distintivo era la dipendenza dalla famiglia, che accoglieva il nuovo uomo al momento della nascita, e dalla società, che lo rendeva umano tra gli umani. Come ben ha spiegato Plessner7, l’uomo è “eccentrico” rispetto alla sua natura, la trascende, e questo lo obbliga ad attingere dai suoi simili l’umanità del comportamento, non certo l’umanità in senso ontologico.

È questo concetto antropologico della natura universale dell’uomo − il principio di umanità8 −  che ormai è messo in discussione nei fatti da una nuova antropologia, di cui razionalmente non abbiamo ancora piena consapevolezza seppure essa sia già operante9.

La neo-antropologia traspare nei neologismi post-umano, trans-umano10, che ci obbligano ad interrogarci su cosa significa oggi “umano”, a quale tipologia di umanità faccia riferimento questo concetto ormai divenuto, almeno apparentemente, fluttuante e ambiguo. Tutto il dibattito sullo statuto dell’embrione in vitro è l’emergere di questa nuova antropologia già presente nei laboratori11, nella legislazione12, nella vita quotidiana13.

Il filosofo M. Serres non esita a leggere il grande sconvolgimento della nostra età come la fine dell’era neolitica. Tutto ciò che il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà ha portato − condividere un territorio e dunque trovare regole di convivenza, dando vita alla polis e al diritto come alla filosofia e all’arte, fino all’approdo alla società democratica e tecnologica − si sta dissolvendo. Stiamo, ormai, entrando nel sesto continente, il nuovo mondo della realtà virtuale con i suoi abitanti nativi digitali, la generazione 2.014. Dunque, rivoluzione totale per dire la quale manca la parola, come abbiamo accennato. E se dare il nome significa collocare la novità/cambiamento nel contesto abituale, questo oggi appare, se non proprio impossibile, certo molto problematico. Il nuovo mondo al momento ci è ancora sconosciuto perché è l’inizio di quella nuova era che scienziati e filosofi paragonano, per intensità rivoluzionaria, al momento storico in cui l’uomo ha scoperto il fuoco e inventato la ruota.


* Mariella Lombardi Ricci, Filosofa,Teologa morale e Bioeticista.
Docente Master Universitario in Bioetica della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Torino.
Professore a contratto Scuola di  Medicina dell’ Università degli Studi di Torino

1 GUILLEBAUD J.Cl., La vie vivante. Contre les nouveaux pudibonds, Les Arènes, Paris 2011; GUILLEBAUD J.Cl., Le goût de l’avenir, Seuil, Paris 2003

BALANDIER G., Le grand dérangement, PUF, Paris 2005

SERRES M., Le temps des crises, Le Pommier, Paris 2009

4http://www.kainos.it/numero6/emergenze/emergenze-pepperell-it.html> manifesto postumano Pepperell  [24.01.2014]

5 È la condizione inumana di cui parla DYENS O. in La condition inhumaine. Essai sur l’effroi technologique, Flammarion, Paris 2008

6 Telomero è la parte estrema del cromosoma, ha il ruolo di evitare la perdita di informazioni durante la duplicazione dei cromosomi. Sembra che il progressivo accorciamento del telomero sia collegato al processo di invecchiamento. http://www.centroitalianoricerche.com/index.php?option=com_content&view=article&id=249:andromeda&catid=100:scienza&Itemid=151 [24.01.2014]

7 PLESSNER  H., I gradi dell’organico e l’uomo, Bollati Boringhieri, Torino 2006 (or. 1928); Antropologia filosofica, Morcelliana, Brescia 2010 (or. 1931); L’ uomo. Una questione aperta, Armando ed., Roma 2007

8 GUILLEBAUD J.Cl., Le principe d’humanité, Seuil, Paris 2001

9 LECOURT D., Human, posthumain, PUF, Paris 2003

10 Abbreviazione di transitional human, termine legato a F.M Esfandiary, risale al 1966

11 Se così non fosse, non sarebbero possibile congelamento, ricerca, dono di embrioni, banca del tessuto embrionale

12 Segno sono le profonde divergenze nelle normative di regolamentazione delle fecondazione in vitro nei Paesi di cultura occidentale che condividono la stessa storia, lo stesso fondamento: il principio di umanità, sfociato nella proclamazione dei diritti universali dell’uomo, 1948

13 Diversamente, come si spiegherebbe il diffondersi delle diagnosi prenatale e preimpianto, non solo ma la richiesta di accedervi, anche se coppia fertile, come diritto a poter selezionare i propri embrioni prima del trasferimento in utero per evitare che la successiva diagnosi riveli un concepito portatore di qualche patologia/fattore di rischio genetico? Come osserva BAYLE, non c’è procreatica tecnicamente possibile senza ricorso alla distruzione/uccisione di embrioni o, come dice l’A., di embriocidio. Accettare questo atto è il dato di possibilità per la società procreatica, BAYLE B., A la poursuite de l’enfant parfait. L’avenir de la procréation humaine,  LAFFONT R., Paris 2009, p.141

14 La cosiddetta “generazione 2.0″, è quella dei giovani fra i 18 e i 30 anni (il 14% della popolazione) cresciuti di pari passo all’esplosione dei social network (in testa Facebook e Twitter), è connessa, globale e interattiva.
http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/12/14/817078-generazione-italiani-online-news-mattina-sera.shtml> [23.01.2014]
Il Web 2.0 indica l’insieme delle applicazioni che permettono l’interazione tra i vari siti e l’utente.


 

II. I fondamenti del postumanesimo

 

Fondamento della corrente di pensiero del post-umanesimo o trans-umanesimo15 è un evento non progettato a tavolino ma verificatosi spontaneamente con la convergenza di quattro tecnologie: nanotecnologie, biotecnologie, informatica, scienze cognitive (NBIC), che ha portato come conseguenza l’accelerazione accelerante della conoscenza. Significa che le novità si moltiplicano, il potenziale delle tecnologie informatiche − velocità, memoria, miniaturizzazione −  raddoppia in tempi sempre più brevi16 mentre l’intervallo di distanza tra l’una e l’altra si accorcia sempre di più, con la conseguenza che il potere di intervento sul reale da parte dell’uomo sconfina in ambiti nuovi, inediti fino al punto di costruire la vita. “Vita” che, letta in chiave cibernetica, altro non è che un insieme di informazioni e quindi “materia prima” da manipolare e inventare ex novo. Senza questa premessa non saremmo arrivati al cyborg.

Progettare il miglioramento, potenziamento modificazione, della natura umana

Tale convergenza permette, infatti, sogni audaci, quali progettare il miglioramento/ potenziamento/ modificazione della natura umana, non solo a livello di manipolazione della struttura biologica ma soprattutto di cancellazione delle frontiere tra le differenti forme di realtà: umano e non umano. Il tutto in un crescendo quasi indipendente dalla scelta e dalla volontà del ricercatore. Si comincia, infatti, ad affermare che la ricompensa del ricercatore non consiste più, come in passato, nel raggiungere lo scopo prefisso ma nell’essere egli stesso sorpreso dall’emergenza che ha provocato17. Il progetto di vita artificiale, la robotica, l’intelligenza artificiale, le nanotecnologie come le neuroscienze corrispondono già a questo funzionamento procedurale18.

Rivoluzione, dunque, non solo scientifica ma culturale. Uno dei transumanisti più noti, Kurzweil, indica con il termine “singolarità19 l‘epoca della nuova antropologia che, grazie anche all’accelerazione esponenziale del progresso tecnologico, segna il passaggio alla nuova era.

Qui sta il significato profondo dei neologismi “post-umano, trans-umano”: aumentare le potenzialità dell’uomo, eliminare le realtà sgradevoli come la malattia, l’invecchiamento e la morte, cancellare definitivamente l’incomunicabilità tra uomo animale e macchina, in altre parole annullare la distanza tra organismo biologico e meccanismo cibernetico. Grazie allo sviluppo di biotecnologie e nanotecnologie, diventa possibile considerare la specie umana come il primo gradino di una nuova era evoluzionistica post-darwiniana guidata nel suo avanzamento dalla specie umana stessa. Il sogno ancestrale dell’uomo – eguagliare gli dei per potenza ed immortalità – grazie alle tecnoscienze sembra ormai alle porte. La profezia escatologica lascia il posto alla tecno-profezia. Dall’eternità nei cieli all’immortalità terrena.

Ontologia della nuova antropologia è l’ibridazione tra organico e inorganico, epistemologia è la trasgressione del confine natura/cultura e simili binomi tradizionalmente accettati. Fantascienza? No, perché l’influenza di questa visione sembra ormai aver invaso il mondo della ricerca scientifica come della finanza20 e, guardando ad un fare più immediato, l’ambito del venire al mondo e delle procreazioni assistite, quello in cui la manipolazione dell’organismo umano è più diretta e meno percepibile nella sua sconvolgente portata perché fuori della vita quotidiana21.

La pretesa di un diritto al figlio sano? Il preteso diritto alla selezione dell’embrione prima del trasferimento in utero? La ricerca volta a costruire l’utero artificiale?

Come giustificare altrimenti la pretesa di un diritto al figlio sano? Su questo punto si sta interrogando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Denunciando l’incremento delle domande, si chiede la ragione per cui giungano sempre più numerose e frequenti le richieste di risarcimento per il mancato diritto di abortire imposto da leggi nazionali restrittive22 o dovuto a mancata informazione nel periodo prenatale nel quale l’intervento abortivo è possibile giuridicamente.23

Analogo interrogativo investe la stessa Corte circa il preteso diritto alla selezione dell’embrione prima del trasferimento in utero24. Esiste una spinta per far riconoscere il diritto di poter selezionare i propri embrioni/figli nel novero dei diritti fondamentali. La pretesa di veder garantito il diritto di generare un figlio sotto riserva, la cui accettazione cioè è legata alla sua qualità biologico/genetica, è un vero capovolgimento di ciò che è il senso della relazione genitoriale e della responsabilità sociale verso le generazioni future.25 

Va in questa ottica la ricerca volta a costruire l’utero artificiale26? Pensare di sostituire il corpo – e quindi la persona della madre – con un ‘campo neutro’ come l’asettico contenitore di vetro significa annullare ogni valore alla relazione madre-figlio nel periodo prenatale, più radicalmente annullare ogni valore antropologico alla vita prenatale stessa. Che legame c’è tra queste richieste del riconoscimento di nuovi diritti sulla vita umana da parte di alcuni soggetti nei confronti delle generazioni future e la convergenza scientifico-tecnologica di cui abbiamo parlato, tra nuovi diritti e cyborg? Quali i confini della medicina?27

La grande rivoluzione NBCI, portando l’abbattimento della barriera umano/non umano, permette l’incremento delle capacità cognitive e quindi la progettazione di un uomo aumentato, l’uomo bionico, il cyborg. Se la mente è solo una configurazione di bit, di informazioni, è possibile trasferire la mente in un computer o potenziarla28. La vita può essere allungata fino a diventare eterna, qui sulla terra; le intelligenze possono essere interconnesse; le frontiere linguistiche annullate grazie alla possibilità della traduzione simultanea da mente a mente mediante connessioni uomo/macchina, dematerializzazione della realtà.

Ritorna a far capolino il dubbio. Siamo di fronte a progetti di uno scienziato pazzo? O a fantasticherie di esaltati? L’uomo tradizionale è in via di sparizione, come teme Guillebaud?

 


15 Se il post-umanesimo guarda al futuro possibile, il trans-umanesimo parla del presente, ciò che oggi vediamo accadere

16 La prima “legge di Moore” prevede che la capacità di calcolo di un computer si raddoppia in 18 mesi. La seconda che «sarebbe più economico costruire sistemi su larga scala a partire da funzioni minori, interconnesse separatamente. La disponibilità di varie applicazioni, unita al design e alle modalità di realizzazione, consentirebbe alle società di gestire la produzione più rapidamente e a costi minori». Ormai precisata da altre leggi in ambito informatico. [Fonte Wikipedia, pagina consultata il 17 giugno 2013 alle 12:47]

17 Evento che si verifica sempre più spesso. Così è stato per il raggiungimento della prima fase del Progetto Genoma Umano; come per la costruzione della vita artificiale da parte di Venter, aspetto su cui non possiamo soffermarci

18 Interessante il richiamo di A. Fabris sulla necessità di capire l’ontologia delle nuove tecnologie per far emergere l’etica loro intrinseca, FABRIS A., Etica delle nuove tecnologie, La Scuola, Brescia 2012

19 kURZWEIL R., La singolarità è vicina, (trad. Sala V.), Apogeo 2008 (or. 2005)

20 Il legame ricerca-finanza è evidente nell’andamento di borsa, per es. del titolo al Nasdaq in occasione dell’annuncio della decifrazione del DNA umano nel 2000. Cf. LOMBARDI RICCI  M., L’affanno della scienza tra tecnica ed etica, Archivio Teologico Torinese, 2002, VIII/1:100-115

21 Molto interessante a questo proposito la riflessione di BAYLE  B., A la poursuite de l’enfant parfait. L’avenir de la procréation humaine, Laffont, Paris 2009. Si veda anche Alla ricerca del figlio perfetto, le Monde Diplomatique, giugno 2009, inchiesta di GUYONNET  E., <http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Giugno-2009/pagina.php?cosa=0906lm20.01.html> [04.05.2014]

22 Come nel caso della Legge italiana sulla procreazione assistita n.40 del 2004 che vieta la fecondazione di più di tre ovuli, la conservazione di embrioni, la diagnosi pre-impianto

23 Da decenni è invalsa la procedura di richiesta di danno per essere nato/a da parte del tutore del minore, senza alcuna responsabilità professionale e diretta del medico, es. la nascita di un bambino trisomico. La Corte di Giustizia Europea sta analizzando anche il senso, il valore etico-culturale di codesta richiesta.

24 In Francia fin dalla metà dagli anni 2000 si è accesso un vivace dibattito sulla selezione preimpianto, acuitasi dopo l’immissione sul mercato dei nuovi test di diagnostica prenatale non invasiva (DPIN) che permettono di individuare in maniera ultraprecoce la trisomia 21 (T21). Il timore è che si tratti di una nuova forma di eugenismo alimentato dal sogno dell’uomo postumano

25 Cf. BRAMBILLA  G., «Luci e ombre del potere biotecnologico nel tempo prenatale e perinatale», in LARGHERO E. , LOMBARDI RICCI M. (edd.), Venire al mondo tra opportunità e rischi. Per una bioetica della vita nascente, ed. Camilliane, Torino 2013, pp. 185-203. Si veda anche <http://www.bioeticanews.it/2013/01/diagnosi-pre-impianto-nuova-chance-o-ritorno-alleugenetica/> [24.01.2014]

26 VACCARO A., «Tempo prenatale e utero artificiale», in LARGHERO E., LOMBARDI RICCI  M. (edd.), Venire al mondo tra opportunità e rischi. Per una bioetica della vita nascente,  Camilliane, Torino 2013, pp. 133-144

27 Si moltiplicano le notizie di tecnica medica, come l’esoscheletro artificiale la cui struttura potrà essere messa in movimento con la mente o con i movimenti del busto, nuova speranza per chi ha subito danni alla spina dorsale (P. DI SALVO, wired.it, 14 agosto 2013 <http://daily.wired.it/news/scienza/2013/08/14/mindwalker-fondazione-santa-lucia-esoscheletro-56789.html> [04.05.2014]. In occasione dei Mondiali del Brasile, un «casco futuristico l’esoscheletro capace di captare le onde cerebrali e di trasmettere impulsi alla doppia struttura robotica che sostiene le gambe», RIZZATO S., «La Stampa» – Tuttoscienze, 22.01.2014

28 Alain Touring sogna una macchina che ha per modello l’intelligenza umana, Minski  dirige il programma del MIT sull’intelligenza artificiale e sogna la simbiosi tra uomo e macchina; 1988 si studia l’autonomia della macchina; Kaczynski lavora a un progetto di telecaricare la mente umana in una macchina, cf. LECOURT D., Humain  cit., pp. 57-59

III. I tecno profeti

 

Chi sono i personaggi coinvolti nella progettazione dell’uomo postumano? Eccone alcuni fra i più noti29.

Kurzweil è l’ideatore e realizzatore del computer per non vedenti in grado di riconoscere i caratteri di testi e convertirli in voce. È impegnato nel progetto Human Body version 2.0, riprogettazione dell’organismo umano in modo da immetterlo in intimità con le risorse tecnologiche. Scrive nel libro La singolarità è vicina, «Nei prossimi decenni, un miglioramento radicale dei sistemi fisici e mentali del nostro corpo, già in corso, utilizzerà nanorobot per aumentare e, infine, sostituire i nostri organi»30.
Obiettivo di questa utopia è l’«accesso all’immortalità (terrena), alla potenza assoluta, all’autonomia, al godimento perfetto»31. La tecnica risulta l’unica risposta a tutti i mali dell’umanità. La medicalizzazione della vita e della salute, di cui ormai si parla da tempo, è una prima forma di questa utopia che si concretizza?32 Va forse letta in questo orizzonte l’aumento cospicuo di psicofarmaci, anche in età pediatrica segnalata da medici e pediatri, utilizzati per controllare comportamenti vivaci e reazioni ad un ambiente sempre meno umanamente vivibile?

Drexler è un ingegnere meccanico e uomo simbolo della nanotecnologia33. Afferma che ciò che distingue un materiale prezioso come il diamante da uno vile o un tessuto organico sano da uno malato è unicamente la disposizione dei materiali.

Max More, nome fittizio di O’Conner34, è cofondatore del Extropy Institute una rete di pensatori innovativi che divulga i principi dell’espansione illimitata delle potenzialità umane, della tecnologia intelligente. Il genere umano ormai adulto maturo e responsabile è in grado di darsi un’autonoma costituzione umana.

Il transumanesimo è una nebulosa di teorie più o meno sensate, più o meno ciniche. «I suoi legami con l’alta amministrazione e, soprattutto, il mondo degli affari lo costituisce già come una sfida politica»35. Infatti, il transumanesimo «ispira programmi di ricerca, creazione di università specialistiche e una multitudine di gruppi militanti. Influenza una frangia non trascurabile dell’amministrazione federale americana, e, dunque, il processo di decisione politica. Genera l’apparizione di lobby potenti. Le ipotesi che formula si affacciano continuamente nelle differenti discipline dei saperi universitari»36.

Sono indubbi gli aspetti positivi di molte innovazioni in ambito clinico, basta pensare alla nanomedicina dove nanorobot ristrutturano ossa, ripuliscono arterie, riparano tessuti, alla microchirurgia, alla medicina delle immagini. Si apre la questione etica del discernimento tra curare patologie e disfunzioni e migliorare la base naturale modificando la struttura umana. Il gioco tra natura e cultura che, come ben evidenzia Fabris, è stata completamente scombinata nel momento in cui l’uomo costruisce la vita reale – umana compresa, con la fecondazioni umane in laboratorio, che in tal modo da dato biologico e compito antropologico diventa artefatto nelle mani del suo costruttore37.


29 Questa parte ci rifacciamo al saggio di A. VACCARO, L’ultimo esorcismo. Filosofie dell’immortalità terrena, EDB, Bologna 2009, in particolare pp. 9-47

30 Ivi 

31 GUILLEBAUD J.Cl., La vie vivante cit., p.131

32 ILLICH  I., Nemesi medica. L’espropriazione della salute, Mondadori, Milano 2004, or.1976 (Trad. D. Barbone)

33 VACCARO A., L’ultimo esorcismo cit., p. 18

34 VACCARO  A., L’ultimo esorcismo cit., p. 31

35 GUILLEBAUD J.Cl., La vie vivante cit., p.148

36  GUILLEBAUD J.Cl., La vie vivante cit.

37 Si pensi alla biologia sintetica che studia la progettazione di sistemi artificiali realizzati con materiale biologico, il cui scopo è creare forme di vita artificiali atte a svolgere compiti specifici: <http://www.genethique.org/?q=content/5806> (02.05.2014). Il Mit di Boston svolge annualmente il concorso IGEM (International Genetically Engineered Machine), The objective of the competition is to design and build an engineered biological system using DNA. L’obiettivo è progettare e costruire un sistema biologico ingegnerizzato usando il DNA; nel 2009 tra i 112 team provenienti da tutto il mondo erano presenti anche due Università italiane (Bologna: <http://2009.igem.org/Team:Bologna> (02.05.2014)  e Pavia: <http://2009.igem.org/wiki/images/e/e2/Opuscolo.pdf> 802.05.2014)


IV. Le nuove sfide

È possibile buttare uno sguardo al futuro38, poiché l’attività della tecnoscienza, a differenza della scienza39, mirando a fare, o meglio a rispondere alle esigenze dell’uomo, è sempre tesa ad andar oltre il limite del momento e, nel perseguire questo traguardo, segue inevitabilmente la strada tracciata da quanto già sa realizzare. Questa procedura rende, perciò, il suo percorso prevedibile. Ecco la ragione per cui gli ingegneri sono in grado di previsioni attendibili e concrete. L’errore eventuale sta non nel punto di arrivo, ma nell’essere sorpresi dalla sua rapidità40. In gioco non è il “se” ma il “quando” si realizzerà ciò che prevedono. Per quanto possa ancora essere in fase di progettazione astratta, si tratta già di proiezioni future. Proiezioni future nel senso che la realtà viene prospettata non nella forma della narrazione fantastico-scientifica bensì in un quadro anticipatorio dei risultati reali, attendibili e attesi. «Nello sviluppo di una tecnologia c’è un momento in cui i principi divengono chiari e con essi molte delle sue conseguenze»41. La vita artificiale, la robotica, l’intelligenza artificiale, le nanotecnologie corrispondono a questo funzionamento procedurale42.

Il futuro ricercato prevede una nuova costituzione umana, che secondo i transumanisti deve puntare a combattere la tirannia dell’invecchiamento; a incrementare memoria e intelligenza attraverso una ricostruzione neurale grazie al supporto tecnologico alla neocorteccia; a ridefinire i modelli motivazionali per emozioni più raffinate; a raggiungere una autonomia genetica.

soldati OGM, ciberantropo, Technological Surger

Non è fantasia, come si potrebbe supporre, se i progetti DARPA della Difesa americana sono impegnati a modellare “soldati OGM”43, veri programmi per lo human enhancement.

Analogamente l’Associazione Nazionale delle Scienze e il Dipartimento del Commercio americano hanno promosso il documento “Tecnologie convergenti per potenziare la performance umana44. L’espressione ciberantropo, cyborg, è nata nell’ambito di discussioni relative alla ricostruzione parziale dell’uomo in vista di adattarlo alle condizioni di volo nello spazio45.

La nanomedicina, la Technological Surgery, sono un’indubbia e innegabile conquista medica, che, proprio perché nuova come modus operandi, apre spazi inediti e ci obbliga a ripensare il concetto fondamentale di terapia, a individuare limiti e prospettive che rendono il suo utilizzo eticamente e umanamente corretto. “L’etica inizia ogni volta che vi è una rottura, un’interruzione, un movimento contrario al procedere automatico delle nostre esistenze”46.

Il progresso tecnoscientifico è stato possibile grazie al cambiamento nel modo di cogliere e intendere la realtà; la concezione d’insieme, base dell’approccio tradizionale, è stata sostituita dalla visione parziale, nella quale ogni singolo elemento è considerato in sé, avulso dal suo contesto. Emblematica la lettura dei singoli atti della procreazione assistita, con la conseguente perdita del senso della procreazione e della relazione parentale.

Se la natura biologica è costituita da  un insieme meccanico dove i cuori sono puramente pompe intelligenti e i sistemi digestivi semplici reattori chimici; i muscoli e le ossa motori e travi, allora non esiste più un limite biologico invalicabile a cui sottostare. Né il tempo né gli eventi che modificano la sostanza biologica sono più da considerare un “fato” per l’uomo del XXI secolo.

Non a caso i sostenitori del pensiero transumanista sono definiti “tecnoprofeti” cioè figure che rivendicano per l’uomo la libertà di rimodellarsi a suo piacimento, visto che si sta dotando degli strumenti necessari per farlo.


38 HUXLEY, 1932 nel suo Il mondo nuovo aveva preconizzato un mondo non troppo lontano da quello che ci viene prospettato. Così Philip K. DICK nel suo racconto Le pre-persone (1974) in cui immagina una società nella quale è possibile eliminare i nati fino a quando non siano in grado di compiere impegnative operazioni matematiche

39 La “scienza”  come ricerca del sapere, attività disinteressata, lontana da prospettive immediata di utilizzo mira a conoscere e quindi lascia imprevedibile la sua prossima conoscenza, la strada che percorre non è già traccia dalla conoscenza pregressa

40 Cf. nota 14

41 DEXLER K.E., Motori di creazione. L’avvento dell’era tecnologica, orig. 1986, cit. in VACCARO, L’ultimo esorcismo cit., p.19

42 GUILLEBAUD J.Cl., La vie vivante cit., p.145

43 Soldati OGM era il titolo della copertina di «Specchio», inserto de «La Stampa» del 9 settembre 2005; cf.<http://www.nomads.it/continua.php?cod=758&> [05.05.2014]

44 GUILLEBAUD J.Cl., La vie vivante cit., p.124

45 HOTTOIS G., Il paradigma bioetico. Un’etica per la tecnoscienza, Rubbettino, Messina 1996 (or. 1990, De Boeck-Wesmael, Bruxelles), pp. 91-96

46 BOELLA  L., Il coraggio dell’etica. Per una nuova immaginazione morale, Cortina ed., Milano 2012, p.12

47 Ha fatto scalpore nel 2012 la mostra «Human Body» , esposizione di cadaveri umani, trattati con un procedimento chiamato «plastinazione», una specie d’imbalsamazione con il silicone, che arresta il processo di disfacimento dei tessuti. Sulla mostra a Torino, cf. <http://www.lastampa.it/2012/09/29/cronaca/appuntamenti/cultura/i-cadaveri-in-mostra-fuoco-incrociato-su-human-body-S1JtlLZPmlmcVGjzy3TdKJ/pagina.html> [05.05.2014]

V. Alcune considerazioni

Una prima considerazione riguarda la questione antropologica. Il cambiamento di era, dall’età del neolitico a quella della singolarità, avviene in modo silenzioso, graduale, per cui è più difficile percepirne tutta la novità e complessità. Diventa, quindi, dovere morale cercare di metterne a fuoco qualche caratteristica, sia pure in modo molto sintetico.

È facile notare che stanno entrando in crisi tutti i concetti fondamentali della cultura umanistica occidentale e con essi sbiadiscono le rappresentazioni, le immagini dell’essere umano e di noi stessi. L’io entra in crisi di identità e alcuni sociologi e filosofi intravvedono una manifestazione di questo disagio nelle forme di manipolazione del corpo, dai tatuaggi alla medicina/chirurgia estetica, alle forme di sport estremo fino alla manipolazione dei cadaveri esposti in mostra47. «La pelle costituisce il nostro interfaccia con il mondo; è il luogo dove appaiono in modo palese le esperienze compiute dagli individui: cicatrici, rughe, calli, .. e ovviamente tatuaggi. Inoltre, la pelle manifesta il nostro stato di salute, sia fisica sia psichica; è lo specchio che ci rivela anche quando la ricopriamo con abiti vestiti, a noi stessi, ma anche agli altri. La sua prerogativa di interfaccia è perciò quella di mostrare sulla superficie ciò che invece è profondo: pensieri, emozioni, esperienze, traumi, violenze, piacere»48. L’uomo si scopre, in molte situazioni, straniero a se stesso, auto-spiazzato come lo sono stati un tempo i primi esploratori di fronte agli aborigeni. Il poter manipolare (in senso letterale del termine, mettere mano a) l’organismo biologico dimenticando che l’essere umano è quello che è grazie e per mezzo di esso, porta l’uomo a non saper più comprendere se stesso. «Se l’umanità dell’uomo sfugge e sfuggirà all’attività delle tecnoscienze, che cosa resterà dell’uomo?», si chiede Guillebaud49. Il senso del suo esistere non corrisponde più a quanto nei millenni ha raccontato di sé, vale a dire il suo essere creatura soggetta ad eventi fuori del proprio potere, finito e fragile ma capace di superare se stesso, di trascendere la sua natura biologica, di tendere all’infinito50.

Seconda considerazione. Questo passaggio epocale avviene in prima battuta in ambito tecnoscientifico, dove la distinzione tra positivo e negativo, tra effetti previsti e rischi diventa spesso non immediatamente decifrabile soprattutto in relazione all’impatto sociale. Dunque in un settore che prevede la capacità di affrontare situazioni di grande incertezza, di ineludibile complessità richiedenti perciò stesso, oltre a molta delicatezza, un approccio pluridisciplinare e capace di serio ascolto. Non è, forse, questa la dimensione di ponte e sapienza propria della bioetica nella proposta di Van Rensselaer Potter51?

Un effetto delle neobiotecnologie riscontrabile a livello sociale è l’affacciarsi di una nuova forma di potere/dominio dell’uomo sull’uomo52. È palese nell’ambito della vita prenatale, dove la pretesa di veder riconosciuti nuovi diritti soggettivi, tra i quali quello di concepire un essere in modo provvisorio fino a che l’esame delle sue qualità genetiche ne confermi il valore, fa già parte della nuova antropologia postumana.

Come giustamente osserva Bayle, la procreatica non è solo una scienza medica in senso tradizionale, ma è una ideologia. La distruzione embrionale di massa, che permette il buon esito delle tecnologie riproduttive (o procreazione artificiale/assistita53), è avvolto da silenzio e da assenza quasi completa di lettura critica. Non è oggetto di alcun dibattito pubblico. La sovrapproduzione di embrioni umani, l’utilizzo strumentale di quelli “eccedenti”54 e la loro distruzione, è percepita come realtà necessaria, sottolinea ancora lo psichiatra francese55. La rivoluzione biotecnologica sembra aprire un mondo in apparenza perfetto: i bambini sono tutti desiderati, nascono sani, l’embrione umano diventa sorgente di giovinezza grazie alle sue cellule56.

In questa utopia postumana Guillebaud legge una inquietante forma nuova di dominio totale, perché al nuovo potere si accompagna una nuova divisione sociale, in cui figurano nuove classi di privilegiati – i soggetti umani ‘aumentati’, potenziati – e gli altri che rimangono semplicemente umani, esperienza di evoluzione fallita57.

Un’altra manifestazione del nuovo potere risiede nel fatto che la tecnica è presentata al – e dunque percepita dal – cittadino come l’unica risposta plausibile e seria ai mali dell’esistenza umana, esaltando l’intreccio tra tecno-scienze e potere. Vanno in questa linea le notizie sempre più frequenti nei quotidiani e negli inserti medico-scientifici del legame diretto tra gene e comportamento58.

Il disincantamento del mondo evidente nel suo asservimento alla tecnica, l’assoggettamento dell’umanità dell’uomo alla razionalità del mercato, rappresentano l’esito finale dell’umanismo stesso59.

Nell’antropologia emergente l’etica è totalmente assente, come anche la politica, dal momento che il miglioramento della vita umana avviene attraverso modificazioni biotecnologiche e mediche insieme e non attraverso impegno personale e sociale. Ma può la medicina, riconoscere tra i compiti della sua missione il miglioramento della natura umana?


48 BELPOLITI M., Quando l’io emerge in superficie, «La Stampa», 5 agosto 2012

49 GUILLEBAUD  J.Cl, Le principe d’humanité cit., p.210

50 «L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di chi lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. È in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire. Lavoriamo dunque a ben pensare: ecco il principio della morale»,  BLAISE P., Pensieri, fr. 347, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino 1967

51 POTTER V.R., Bioethics.>Bridge to the future, Englewood Cliffs (N. J.) 1971; in particolare SGRECCIA  E., Manuale di bioetica, Vol. I, Fondamenti ed etica biomedica, Vita e Pensiero, Milano 2007 (1 ed. 1986), in cui ripercorre storia e vicende della bioetica

52 È  quel “terrorismo dal volto umano” di cui tratta Michel SCHOOYANS  in Le terrorisme à visage humain (F. Xavier de Guibert, Paris 2006),  a proposito del controllo sulla vita riproduttiva e sul nascituro. Interessanti anche le osservazioni circa la crisi che attraversa il linguaggio, perché siamo entrati in un’era in cui la significazione delle parole varia a seconda delle definizioni che alcuni danno alle parole stesse. Quasi che l’imbarazzante situazione di Alice sia diventate realtà: «Quando io uso una parola», disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante, «essa significa esattamente quello che decido io … né più né meno.» «Bisogna vedere», rispose Alice, «se  lei può dare tanti significati diversi alle parole.» «Bisogna vedere» replicò Humpty Dumpty, «chi è che comanda… ecco tutto.»  ) L. CAROLL, 1871, Alice attraverso lo specchio

53 Sulla procreazione artificiale è interessante il testo di HUMEAU C. – ARNAL  F., Les médicines de procreation, Jacob, Paris 1994, in cui gli autori delineano lo stato delle tecniche di riproduzione di quegli anni.

54 Si tratta degli embrioni “soprannumerari” cioè quelli che non vengono impiantati immediatamente e l’aggettivo viene ad indicare “nullificati”. Così HENNAUX J.M., Fécondation in vitro et avortement. Simple note morale au sujet de la “FIVETE”, «Nouvelle Revue Théologique», 108 (1986), pp. 27-46. Tale visione è presente anche in DAGOGNET, quando sostiene che siamo tenuti come materiale di riserva in possesso della comunità (DAGOGNET  F., La maitrise du vivant, Hachette, Paris 1988, p. 157). Sui problemi connessi si veda STEINBOCK B. Ph. D., Life before Birth. The Moral and Legal Status of Embryos and Fetuses, Oxford University Press, New York – Oxford 1992

55 BAYLE B., A la poursuite de l’enfant parfait cit., p. 280

56 BAYLE  B., A la poursuite de l’enfant parfait cit., p. 307

57 GUILLEBAUD J.Cl., La vie vivante cit.

58 MONTEFIORI  S., La pillola che ripulisce i nostri ricordi dal dolore, «Corriere della sera», 20 marzo 2013; MASSI  C., Una pillola curerà la gelosia, «Il messaggero», 27 aprile 2013; CORBI  M., La pillola del risparmio, «La Stampa», 27 settembre 2005; BONAZZI  M.C., Una pillola contro lo choc da nuova scuola, «La stampa», 9 novembre 2006

59 HEIDEGGER  M., Lettera sull’umanismo, Adelphi, Milano 1995 (or. 1947)


 

VI. Quale ruolo per la bioetica?

La bioetica nasce sulle ceneri dell’antropologia tradizionale e universale (nel senso di una umanità condivisa nel tempo e nello spazio da tutti gli esseri umani), per fare i conti con il nuovo emergente.

Il problema è che il nuovo è soggetto a cambiamento continuo, graduale e, come abbiamo visto, estremamente veloce. Basta ripercorrere la letteratura di scienziati, filosofi sociologi e bioeticisti per vedere come i timori espressi negli anni ’80 siano diventati attualità e consuetudine negli anni 2000. E, come afferma Anders Gunter, la consuetudine è superiore ad ogni codice legale per il fatto che il codice dice cosa non è lecito fare, ma la consuetudine ciò che si può fare.60

Molti fatti mostrano che siamo già entrati in un mondo culturale differente da quello che ha dato nascita al pensiero dei diritti dell’uomo. Ciò significa mettere in crisi il principio di umanità e rimettere in causa l’uguale dignità di ciascun soggetto umano, di ogni persona, il principio personalista.

La bioetica non può cadere nell’errore di guardare la realtà da una prospettiva ingenuamente parziale, riduzionistica se pure legittimata dalla scienza sperimentale e dalle biotecnologie, perché porta a particolarismi e ideologie che impediscono una corretta ermeneutica della realtà. Deve avere ben chiaro il suo punto di partenza, l’antropologia di riferimento, senza la quale perde di identità.61

Si sta passando progressivamente dai diritti della persona inerenti alla natura umana, alla sua essenza ontologica, ai diritti dell’individuo.62 Nella società della persona si cerca di vivere insieme formando una comunità, c’è un fondamento e un obiettivo condiviso: la ricerca del bene comune. Nella società dell’individuo, verso cui siamo diretti, il fondamento e l’obiettivo si confondono nella soddisfazione dei bisogni individuali. La condizione umana è allora messa sotto scacco, poiché ogni vita che non corrisponde questa concezione razionale si trova suscettibile di essere respinta come indegna, mentre grazie alla rivoluzione tecnoscientifica si costruiscono individui conformi a questa idea di dignità. E qui emerge chiaramente la difficoltà di una proposta bioetica, dal momento che il passaggio epocale avviene in prima battuta in ambito scientifico, dove la voce che conta è quella dell’esperto, che finisce per prevalere in quanto tecnicamente competente.

La bioetica deve sapersi orientare di fronte al nuovo modo emergente di porre le questioni di sempre e di rispondere ad esse, perché sta qui la vera novità.63 Solo così essa può essere stimolo e facilitatore di dialogo tra i vari settori scientifici. Infatti, all’interno di ogni disciplina ci sono pensatori favorevoli e contrari, entusiasti e scettici nei confronti della nuova antropologia. È tra loro, a livello intra – e interdisciplinare, che la bioetica deve aprire e aprirsi al dialogo, magari provocando l’emergere delle tesi estreme, i massimi benefici e i massimi rischi, perché siano messi a confronto da esperti e tra filosofi, giuristi, biologi, sociologi, psicologi che con probità intellettuale − e insieme −  si confrontano per riflettere su mondo umano che si proclama strutturalmente senza etica.

Darwin stesso vedeva la caratteristica della specie umana del principio di umanità64. Davvero siamo disposti a barattare capacità empatica e simbolica per un’eternità terrena, vissuta tra scambi di bit bit?

Da quando la bioetica ha preferito percorre la via del diritto, coinvolta in scelte politiche per promulgare leggi regolatorie del nuovo poter fare dell’uomo sull’uomo, sta correndo il grande azzardo di “tifare” per questo o quell’esponente del pensiero scientifico, filosofico o sociologico. Il rischio a cui si espone è che, trovandoci ormai in un mondo culturale differente da quello che ha dato nascita al pensiero dei diritti dell’uomo, il rifiuto della verità sull’uomo finisca per portare la perdita di legittimità del legislatore quando egli richiama i principi fondamentali dei diritti universali in riferimento a questioni relative all’attività umana che è chiamato a nomare. Di qui la deriva progressiva e continua, quella politica dei piccoli passi denunciata fin dagli anni ’80 dal biologo francese Jacques Testart. Questo è il punto critico dell’attuale fase bioetica.

Forse è il momento storico-culturale di avere il coraggio di tornare all’antica arte filosofica, la maieutica, di individuare le giuste domande e ascoltare le risposte, per superare quella che il filosofo Gunter Anders chiama la “vergogna prometeica”, cioè l’inadeguatezza antropologica dell’uomo contemporaneo rispetto agli oggetti e alle strutture automatizzate della sua produzione tecnica65, incapacità di immaginare tutto ciò che possiamo produrre e tutti i guai che possiamo combinare.66


60 ANDERS  G., L’uomo è antiquato. 2 Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, Bollati Boringhieri, Milano 2003 (or.1980), p. 183

61 SGRECCIA E., Manuale di bioetica cit.

62 PUPPINCK  G., La bioéthique entre confusion et responsabilité,
<http://www.eglise.catholique.fr/actualites-et-evenements/agenda/fiche-evenement.html?event=515> consultato il 06.05.2014

63 «… alla radice delle questioni dette di “bioetica” si trova la questione filosofica del senso che noi attribuiamo alla parte che assegniamo al piacere nella condizione della “persona umana”.», LECOURT  D., Humain cit., p. 98

64 Darwin nell’opera La discendenza dell’uomo sostiene che l’altruismo è legittimo, che la capacità e il desiderio che hanno acquisito gli uomini di disobbedire alla natura è quello che noi definiamo principio di umanità. L’uomo civilizzato deve accettare le conseguenze anti-eugeniche del suo comportamento ed essere contento di saperlo fare; l’aprirsi dell’uomo alla solidarietà qualifica la civilizzazione. Cf. GUILLEBAUD J-C, Le principe d’humanité cit., p.383

65 ANDERS  G., L’uomo è antiquato. 1. Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale, Bollati Boringhieri, Milano 2003 (or. 1980)

66 ANDERS  G., L’uomo è antiquato. 2 cit., p. 27


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(*) Mariella Lombardi Ricci
Filosofa, Teologa morale e Bioeticista
Docente Master universitario in Bioetica della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale - Torino
Professore a contratto Scuola di Medicina - Università degli Studi di Torino
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