Dalle scimmie clonate al dibattito etico e culturale

La notizia della nascita delle scimmie Zhong Zhong e Hua Hua, avanzamento scientifico e tecnologico, è una conferma della tensione dell’uomo alla ricerca continua di accrescere sapere e saper fare, ricerca che lo attira da sempre. In questo contributo si cercherà di evidenziare gli elementi della questione per capirne la portata attuale e offrire punti di supporto alla riflessione e al dibattito pubblico. L’opinione pubblica è, infatti, un fattore di rilievo nell’ambito della ricerca scientifica. In questo articolo, per varie ragioni, tralasciamo tutta la complessa questione ambientale in relazione al rischio di riduzione della variabilità genetica legata alla clonazione dei viventi.

di Mariella Lombardi Ricci *
pubblicato il 15 febbraio 2018
Dalle scimmie clonate al dibattito etico e culturale

Per clonare specie di primati, umani compresi, ora la tecnica non è più un problema
Mu-Ming Poo, Center for Excellence in Brain Science and Intelligence Technology − Chinese Academy of Science

Siamo sul punto di divenire i creatori, gli inventori di nuove forme che sopravviveranno a lungo ai loro artefici e che evolveranno seguendo il loro destino. Prima di sostituirci al Creatore dovremmo chiederci se siamo in grado di operare altrettanto bene
Robert Sinsheimer, biofisico ed ex rettore della University of California di Santa Cruz

 

La notizia

In ambito tecnoscientifico è importante capire la procedura nei suoi passaggi principali

Alla fine di gennaio 2018 un’équipe cinese annuncia sulla prestigiosa rivista scientifica «Cell»1 la nascita di due scimmie2 clonate con la tecnica del trasferimento nucleare da una cellula adulta3. Alcuni commentatori, nel dare la notizia, parlano di “terremoto biologico”4 : per la prima volta la clonazione effettuata con questa tecnica sui primati ha permesso la nascita di animali vivi.
Due sono i fatti di rilievo. Il primo è che anche l’essere umano appartiene alla specie dei primati e quindi la procedura del trasferimento nucleare si presume possa dare risultati positivi anche sull’uomo. Il secondo è che con la clonazione si può ottenere una vasta popolazione di soggetti dotati delle stesse informazioni genetiche. Avere una popolazione geneticamente uniforme è molto importante nella sperimentazione preclinica perché, per esempio, permette di conoscere con maggior precisione azione e reazione di farmaci sull’organismo e quindi facilita la ricerca clinica5. Aspetto che potrebbe costituire un incentivo ad applicare la tecnica anche all’uomo.
Poiché siamo in ambito tecnoscientifico, è importante capire la procedura nei suoi passaggi principali, solo successivamente infatti sarà possibile esprimere considerazioni culturali ed etiche.


Note

LIU  et  al., Cloning of Macaque Monkeys by Somatic Cell Nuclear Transfer, «Cell» 172, 881-887, February 8, 2018
http://www.cell.com/cell/abstract/S0092-8674(18)30057-6
La scimmia è un mammifero dell’ordine dei primati, al quale appartiene anche la specie umana
Sugli aspetto tecnici, ci soffermiamo più avanti
 NAU J-Y, «Le monde», 24.01.2018 (giornalista e medico). La clonazione, che funzionava sulle varie specie animali, sulle scimmie fino al 2018 aveva sempre fallito
http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2018/01/24/prime-scimmie-clonate-con-la-tecnica-della-pecora-dolly_c3a89f66-b7dd-4545-8faa-3f880a9078c6.html


Uno sguardo ai fatti

Clonazione della pecora Dolly, ora esposta al National Museum of Scotland a Edimburgo

La clonazione di un animale è già avvenuta altre volte. Il caso più noto è la pecora Dolly, nata nel 1996 nell’ambito di un progetto di ricerca volta a potenziare la resa agricola della Scozia. La procedura utilizzata consiste nel trasferimento del nucleo di una cellula in un ovocita6 a sua volta denucleato, privato cioè del nucleo, e indotta alla fusione cellulare in vitro mediante uno stimolo elettrico. Quando l’embrione giunge alla fase di blastocisti7 può essere trasferito nell’utero della madre surrogata. L’individuo che nascerà sarà geneticamente uniforme al soggetto a cui è stato prelevato il nucleo perché in esso sono contenute le informazioni genetiche di ciascun individuo.

La novità scozzese consiste nell’aver despecializzato, cioè riportato allo stadio di totipotenza una cellula somatica8 di una pecora A; denucleato un ovocita di un’altra pecora B, nel quale è stato inserito il nucleo prelevato alla cellula despecializzata e la cui fusione cellulare è stata attivata mediante una scarica elettrica modesta ma utile a dare inizio al processo di formazione dell’embrione; l’embrione così costituito è stato quindi trasferito nell’utero di un’altra pecora C. Dalla gravidanza di C nasce Dolly, clone della pecora A. L’eccezionalità dell’esperimento è aver dimostrato che una cellula adulta può conservare le informazioni di base necessarie per formare un organismo di mammifero.

L’attenzione etica che guida la procedura scientifica chiede di non generare sofferenza all’animale su cui si interviene e di valutare lo stato di salute del nato. Dolly, in buona salute nei suoi primissimi anni, ebbe anche dei figli (nel 1998 e 1999); successivamente sviluppò un tumore al polmone e problemi di artrite causati dal retrovirus JSRV (malattia rara nella specie) così che i ricercatori nel 2003, quando Dolly aveva sette anni, decisero di ucciderla.
Gli studiosi che fecero l’autopsia esclusero che la clonazione potesse essere la causa di morte, mentre assodarono che l’ipotesi più probabile fosse la vita condotta al chiuso e non in ambiente naturale9. Questa attenzione, messa in atto per ragioni di protezione dell’animale, finì invece per nuocerle, mostrando come le incognite si celino anche in piccoli gesti posti con le migliori intenzioni. Dolly ora è esposta al National Museum of Scotland a Edimburgo.
La grande portata di quest’evento è stata la capacità di far regredire la cellula somatica al livello di cellula totipotente, in grado cioè di trasformarsi nel tessuto che i ricercatori ritengono necessario per la loro ricerca10. Le cellule adulte producono un solo tipo di cellula a differenza delle cellule embrionali totipotenti (che come dice il nome possono produrre tutti i tipi di cellule, necessari per lo sviluppo dell’organismo) o di quelle pluripotenti. Proprio perché producono un unico tipo di cellula, le cellule adulte hanno al loro interno geni inibitori che impediscono la crescita dell’embrione11.

Reazioni dopo la nascita di Dolly

Molto interessanti sono le reazioni a caldo dopo la nascita di Dolly, che hanno dato vita ad un vivace dibattito a livello sia politico sia culturale sia mediatico.
La prima è che Ian Wilmut viene subito definito il “padre” della pecora Dolly. La cosa curiosa è che la reazione immediata, internazionale e condivisa, è stata di richiedere il divieto di clonazione umana (al di là dell’evento tecnoscientifico realizzato).
Il presidente americano Clinton decide di bloccare i finanziamenti federali e richiede un’autolimitazione in esperimenti di clonazione umana. Analogamente, Germania, Gran Bretagna e Olanda bandiscono la clonazione umana. Il 12 marzo 1997 il Parlamento europeo nella Risoluzione sulla clonazione umana12 ne vota il bando, con 457 voti a favore, 6 contrari, 25 astensioni e propone la costituzione di un comitato etico dell’Unione Europea13. In essa sono poste restrizioni riguardo all’oggetto brevettabile: non parti del corpo umano, non embrioni umani prodotto della clonazione. Il divieto copre anche la clonazione animale se le sofferenze sono maggiori rispetto al grado di benefici.
Il 18 marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) emette la Dichiarazione sulla clonazione14, con netto rifiuto della clonazione umana perché viola alcuni dei principi etici che guidano la procreazione medicalmente assistita in medicina.
Il 24 marzo anche il Comitato Nazionale per la Bioetica italiano emette il parere La clonazione come problema bioetico15.
La Francia, che dal 1994 si era dotata di una legge sulla bioetica, ne ha protratto al 2004 la revisione che avrebbe dovuto avvenire nel 1999, proprio per valutare la questione di fondo: la clonazione umana può essere autorizzata? La risposta fu da un lato il rifiuto della clonazione umana, dall’altro la possibilità della ricerca sugli embrioni umani sovranumerari conservati in vitro e privi di “progetto di nascita” da parte dei genitori16.
Nel 1998 il Consiglio d’Europa approva un protocollo addizionale alla Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina del 1997 in cui stabilisce il divieto della clonazione dell’uomo, protocollo ratificato dall’Italia nel 2001. La ragione è che viola i diritti umani basilari – di non discriminazione e di uguaglianza tra gli esseri umani – essendo la clonazione umana motivata anche da principi di tipo eugenetico17.

Quali sono gli copi della clonazione animale?

Tra gli scopi della clonazione animale c’è, come abbiamo anticipato, l’interesse per gli studi preclinici perché grazie ad essa è possibile disporre di una più vasta popolazione di soggetti geneticamente affini su cui studiare per esempio la produzione di nuovi farmaci o il rigetto di organi nel caso di trapianti uomo-animale18.
I primi esperimenti di clonazione animale risalgono addirittura ai primi decenni del ‘900, quando Hans Speman sulla salamandra e Hans Adolf Edward Driesch sui ricci di mare cercarono di dividere cellule embrionali: volevano capire se le cellule differenziate potessero regredire. Non ebbero successo anche per la mancanza, all’epoca, di strumentazione adeguata alla ricerca genetica. Il fatto che renderà possibile questo settore di studi è la tecnica detta del DNA ricombinante, quella che permette di “tagliare e cucire” il genoma19.

Negli anni ‘80 continuano studi di genetica su topi e bovidi, ma senza riuscire a superare il livello embrionale.
Notevoli passi si registreranno negli anni ’90:
1992: nascono maiali transgenici, nei quali è stato inserito un gene umano per superare lo scoglio del processo di rigetto20; clonando maiali privi di questi antigeni si spera di evitare o ridurre il rigetto dell’organo trapiantato;
1996: nasce Dolly, di cui si darà notizia pubblica solo il 6 febbraio 1997;
1998: nascono topolini con la tecnica del trasferimento nucleare;
1999: nasce la scimmia Tetra, grazie ad un’altra tecnica promossa da ricercatori dell’Oregon National Primate Research Center, la divisione embrionale – splitting, la stessa che in natura dà vita ai gemelli omozigoti. Il limite è che in questo modo è possibile ottenere un numero molto ridotto di embrioni geneticamente uguali e quindi, in vista di uno studio preclinico, un numero ridotto di soggetti di controllo;
2009: con il trasferimento nucleare da cellule somatiche nasce una capra che ha una caratteristica peculiare: appartiene ad una specie estinta21, aprendo così prospettive da fantascienza22.
La voglia di migliorare la ricerca medica è uno degli stimoli che animano la clonazione animale23.

 


Note

6 Gamete (o cellula sessuale) femminile
7 La blastocisti rappresenta una fase della vita embrionale dei mammiferi che va dal 4° al 14°giorno
8 Le cellule somatiche sono quelle che costituiscono l’organismo, nel nostro caso è stata usata una cellula di mammella
9 http://www.ilpost.it/2016/07/10/clonazione-pecora-dolly/
10 Il processo di riprogrammazione cellulare è complesso (Dolly è nata dopo 277 tentativi) e tra i possibili rischi esiste quello di mutazioni non facilmente prevedibili in fase embrionale
11 L’embrione si costituisce a partire da cellule totipotenti, cioè in grado di produrre qualsiasi tessuto o organi, successivamente ogni cellula orami differenziata sarà in grado di svolgere un unico compito
12 http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P5-TA-2000-0376+0+DOC+XML+V0//IT
13 Sarà il Comitato di Bioetica dell’Unesco, International Bioethics Committee (IBC)
14 Rapp. n. 756 CR/97
15 CNB, La clonazione come problema bioetica, 21 marzo 1997; successivamente emetterà il Parere La clonazione, 17 ottobre 1997
16 In questo modo si è riconosciuto implicitamente che l’embrione umano in vitro, quando non è desiderato come figlio, possa considerarsi materiale da laboratorio
http://www.valeursactuelles.com/societe/chronique-du-transhumanisme-gare-au-gorille-93001
17 I possibili utilizzi della clonazione umana sarebbero far nascere un individuo con caratteristiche genetiche scelte da altri, per ragioni sanitarie (evitare malattie a trasmissione genetica), per ragioni sociali (scelta del sesso; mantenimento/diffusione di caratteri somatici particolarmente graditi) o ragioni familiari (sostituire un figlio o familiare defunto).
18 Si tratta di un nuovo settore di ricerca detto “pharming” misto di ricerca farmacologica e agricola, il cui intento sarebbe costruire organismi geneticamente modificati per produrre proteine o medicamenti all’uomo.
www.infoscienze.frdossierclonageclonage4.html Agosto 2000
19 Non possiamo soffermarci su questi aspetti strettamente tecnoscientifici, per i quali si rimanda a settori specifici
20 Il rigetto è un aspetto tipicamente biologico per cui l’organismo tende a rigettare ciò che è diverso dal suo DNA
21 Morirà anche lei, come Dolly per gravi difetti polmonari. A questo proposito sempre nel 2009 alcuni ricercatori spagnoli hanno clonato uno stambecco dei Pirenei estinto nel 2000, vissuto pochi giorni ma che comunque segna un passo in avanti nella storia della clonazione.
22 I discorsi sulla clonazione sono anche percorsi dai fantasmi dell’immortalità, della salute perfetta e della possibilità di perfezionare biologicamente l’uomo, desideri eterni che spingono l’uomo verso sempre nuovi traguardi scientifici e tecnici, espressi magistralmente dalla letteratura e dalla filmica fantascientifica.
23 Oltre alla clonazione di animali per scopi utili alla clinica si dipanano altre prospettive interessanti. Per esempio esiste la possibilità di modificare i geni come avviene per gli animali transgenici – i cosiddetti organismi geneticamente modificati o OGM -, basti a esempio la capra-ragno: nel DNA di una capra è inserito il gene che consente ai ragni di produrre il filo con cui tessono la loro tela, una sostanza dalle proprietà fisiche straordinarie, soprattutto per la sua resistenza. Così le capre allevate dalla Nexia Biotechnologies, «National Geographic», gennaio 2003, vengono usate per produrre una fibra cinque volte più forte dell’acciaio, utilizzabile per produrre giubbotti antiproiettile, ma anche una fibra elastica in grado di riparare i legamenti umani senza scatenare infiammazioni e malattie http://www.ecoblog.it/post/14397/la-capra-ragno-che-produce-latte-di-seta ; vedi anche http://www.expo2015.org/magazine/it/sostenibilita/le-capre-ragno-e-i-ponti-del-futuro.html . La clonazione è frequente tra le razze di cavalli da corsa, ma sono nati anche bovini senza corna a tutela degli allevatori.


La notizia nel dibattito pubblico e mediatico

I primati sono la specie dopo la quale tassonomicamente c’è l’uomo

La clonazione, applicata ormai con successo a svariate specie animali risultava fino al 2017 ancora fallimentare sui primati per la complessità delle loro caratteristiche genetiche. Ricordiamo che i primati sono la specie dopo la quale tassonomicamente c’è l’uomo24. Dire questo non significa che si conosce cosa faccia sì che l’uomo sia quello che è, che sia com’è, cosa biologicamente lo differenzia dagli altri primati. In altre parole c’è un anello di congiunzione che ancora non ci è chiaro.

I macachi Zhong Zhong e Hua Hua: 2018, decodificazione dei meccanismi che accendono/spengono solo determinati geni

MACACHI CLONATI CINA BANNERNel gennaio 2018 un gruppo di studiosi dell’Istituto di Neuroscienze dell’Accademia delle Scienze di Shangai sotto la guida di Mu-ming Poo ottiene la nascita di due macachi, Zhong Zhong e Hua Hua25, primati non umani. La tecnica è simile a quella che ha permesso la nascita di Dolly, ma che, applicata a primati, dal 1996 al 2017 aveva fallito, come appena ricordato. Anche in questo caso la speranza che guida la ricerca è che si possano desumere informazioni utili per studiare patologie umane e individuare cure per esempio per malattie come Alzheimer, Parkinson, alcune forme di tumore26.

La difficoltà dei numeri che accompagnano la ricerca

Al momento, il vero passo avanti rappresentato da questo evento biologico è essere riusciti a capire e decodificare i meccanismi che accendono/spengono solo determinati geni. Nel nostro caso i geni inibitori dei processi di formazione dell’embrione, annullando il loro effetto. La difficoltà è rivelata anche dai numeri che accompagnano la ricerca: sono stati prelevati 127 nuclei di fibroblasti fetali, poi trasferiti in 127 ovociti privati del loro nucleo; di questi 79 si sono trasformati in embrioni mantenuti in vita in vitro; 21 si sono sviluppati in modo da poter essere trasferiti nell’utero di altrettante madri portatrici; 2 sono gli esemplari nati – Zhong Zhong e Hua Hua. La percentuale di successo è stata calcolata pari a 1,6%, al momento piuttosto bassa ma non è certo questo aspetto che riduce il successo dell’impresa.

Quando nel 2018 viene annunciata la nascita di Zhong Zhong e Hua Hua, la notizia diffusa dai media (cartacei e online) è corredata da molte simpatiche foto delle due neonate, ma non sembra suscitare lo stesso dibattito scatenato da Dolly, anzi sembra quasi circondata da un certo contesto di déjà vu.
Nel 1997, mentre si parlava di Dolly, contemporaneamente si bandiva l’idea di un possibile trasferimento della tecnica dall’animale all’uomo. Fatto curioso, perché più che di limiti etici alla sperimentazione animale (contenimento della sofferenza, cautela etc) si è levato, come ricordato, un coro di voci autorevoli per porre divieti risoluti alla clonazione umana. Il dibattito, durato più giorni e centrato apparentemente sulla notizia tecno-scientifica, in realtà era proiettato su prospettive più ampie: la clonazione umana riproduttiva, terapeutica, sì/no27.
Wilmut, nel 2002, dà come notizia vera e possibile il passaggio alla clonazione dell’uomo con finalità non procreative ma esclusivamente terapeutiche. Nel 2007 lo stesso scienziato afferma di rinunciare alla clonazione terapeutica per seguire la via intrapresa dal collega giapponese Yamanara28, che consiste nel far tornare le cellule adulte allo stadio pluripotenti (dette cellule staminali pluripotenti indotte). In questo modo si evita l’uso di embrioni umani con i tutti i problemi etici connessi: «È molto promettente ed è socialmente molto più accettabile» dice infatti Wilmut29.

Il dibattito mediatico su Dolly: clonazione terapeutica, possibile passaggio alla clonazione dell’uomo,  possibile insuccesso scientifico

Quando Dolly si è ammalata ed è stata soppressa, il dibattito mediatico è stato meno vivace rispetto al momento della notizia della sua nascita, persino da parte degli animalisti. Quali le possibili spiegazioni? Forse minimizzare gli eventi negativi per mostrare fiducia agli scienziati che si impegnano per il nostro futuro e mostrano con sempre maggior frequenza di raggiungere traguardi nuovi a tutela della nostra salute? Forse cancellare l’impressione di un possibile insuccesso scientifico che, se fatto proprio dalla società, spingerebbe all’abbandono di quella che era apparsa una via terapeutica30 e mantenere vivo l’interesse dei cittadini per questo settore? Non dimentichiamo che l’opinione pubblica, sebbene ovviamente impreparata e inesperta, ha un ruolo importantissimo nell’ambito della ricerca scientifica: insieme al soggetto che finanzia la ricerca da lui promossa, è il pubblico che con donazioni sostiene gli studi che appoggia lo scienziato nella ricerca perché ne condivide le possibilità che può portare; se viene meno il favore del pubblico, facilmente anche il mondo finanziario si allontana da quel particolare scienziato o gruppo di ricercatori31.

Il dibattito mediatico sui due macachi clonati: meno clamore

Nel 2018, alla nascita di Zhong Zhong e Hua Hua, il dibattito è sembrato meno acceso. La notizia è comparsa sui quotidiani e nei telegiornale per uno o due giorni. Disattenzione? Abitudine? Il bioeticista della Johns Hopkins University, Jeffrey Kahn, esperto nell’utilizzo di primati nella ricerca biomedica dice che il nuovo studio pone delle questioni complesse, per esempio si chiede «Dovremmo investire su questo o negli organi su chip? Non credo sia così semplice»32.
La cosa che colpisce è anche il silenzio degli organismi che hanno il compito della tutela dei soggetti deboli, i Comitati etici per esempio, che nel 1997 si erano prontamente pronunciati. Forse che si percepisce che nel sentire comune qualcosa sta cambiando?

Cosa passa della personalità del soggetto donatore del nucleo nel soggetto clonato?

Mi sembra che ci sia meno clamore anche da parte di settori coinvolti, come quello delle neuroscienze, eppure credo che ogni ambito del sapere possa dare apporti importanti per la discussione culturale. Al di là dell’affinità genetica, cosa di ciò che caratterizza un soggetto (comportamento, inclinazioni, pensiero) viene “duplicato” nel processo di clonazione? Cosa passa della personalità del soggetto donatore del nucleo nel soggetto clonato?
Se le questioni di taglio scientifico sono di pertinenza degli scienziati, il teologo e bioeticista Elio Sgreccia sottolinea che la clonazione di un primate così vicino all’uomo può far pensare che il prossimo passo sia la clonazione umana, clonazione verso cui esprime ancora una volta la condanna33.


Note

24 Primati Ordine di mammiferi euterî cui appartengono l’uomo, le scimmie e le proscimmie, www.treccani.it/vocabolario/primati
25 Parole che in mandarino costituiscono l’aggettivo zhonghua utilizzato per indicare i cinesi
26 http://www.ilpost.it/2018/01/24/macachi-clonati-metodo-dolly/
27 No alla clonazione, ma non fermiamo la ricerca, «La Repubblica», 1 aprile 2001, Stefano Rodotà
28 Premio Nobel per la medicina nel 2012
29 «Repubblica», 17 novembre 2007; «La Stampa», 30.10.2009
30 È naturale che la strada della ricerca sia segnata anche da esiti negati; è proprio l’alternarsi di successi e insuccessi che suggerisce al ricercatore qual è la giusta strada da seguire, ma chi è inesperto (e l’opinione pubblica lo è necessariamente) può avere una immediata reazione negativa, di allontanamento.
31 Esiste ormai un ampio consenso anche nella comunità scientifica che l’opinione pubblica nei confronti di una nuova tecnologia costituisca uno dei fattori in grado di rallentarne o velocizzarne lo sviluppo e/o l’applicazione. L’umore sociale influisce sulle scelte tecnoscientifiche come politiche.
32 http://www.nationalgeographic.it/multimedia/2018/01/25/video/scimmie_clonate_le_risposte_ai_dubbi_etici_e_scientifici-3834827/1/
33 si veda:
http://www.ildonodellavita.it/intervento-s-em-card-sgreccia-sulla-nascita-cina-delle-prime-due-scimmie-clonazione/;
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/due-scimmie-clonate-cina;
http://www.huffingtonpost.it/2018/01/24/in-cina-le-prime-due-scimmie-clonate-con-la-tecnica-della-pecora-dolly-aiutera-a-ridurre-luso-dei-primati-in-laboratorio_a_23342488/;
http://www.repubblica.it/scienze/2018/01/24/news/il_vaticano_la_clonazione_e_una_minaccia_per_il_futuro_dell_uomo-187197801/; http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13302333/vaticano-cardinale-sgreccia-clonazione-scimmie-allarme-futuro-umanita.html

 


Dalla tecnoscienza all’etica

L’etica consiste nella valutazione di un’azione, positiva o negativa, espressa sulla base di un’antropologia di riferimento, cioè del concetto di uomo che sostiene una data società o cultura. L’implicito legame tra etica e società fa sì che il giudizio etico contribuisca a consolidare una certa mentalità o a suscitare un diverso modo di pensare. In altre parole, la valutazione etica ha una portata anche culturale. Per questa ragione, nei momenti di svolta storica nella ricerca scientifica e tecnoscientifica sono stati proprio gli scienziati a caldeggiare per primi un dibattito etico.

La tecnica del DNA ricombinante, del CRISPR-Cas9

Vale la pena di ricordare che nel 1975, studiando la tecnica del DNA ricombinante, gli scienziati si sono resi conto di essere di fronte ad una innovazione veramente rivoluzionaria cioè la capacità di tagliare il DNA, capacità che permette di modificare gli organismi e anche creare combinazioni genetiche non presenti in natura. In quell’occasione hanno subito chiesto una moratoria per fermare le ricerche e avere il tempo per una riflessione etica34.
Altre volte ancora è successo. Per esempio in riferimento alla tecnica del CRISPR-Cas9 nel 2015, quando è stato proposto anche un coinvolgimento della società nel dibattito. La sintesi del documento recita: «Expert calls for a moratorium on germline gene engineering are no substitute for richer public debate on the ethics and politics of our biotechnological futures.»35. A conferma della prudenza generale del mondo scientifico.

Terminologie: anziché clonazione:  utilizzazione di sequenze lineari di nucleotidi di DNA di un uomo esistente per creare un embrione in vitro e successivamente portarlo a nascita

In riferimento all’etica vale la pena di ricordare che una caratteristica della specie umana, tra altre, è quella legata al modo in cui l’uomo comunica, al suo linguaggio. Con esso l’uomo esprime la realtà della cosa – il referente – ma anche il senso della cosa36. Di qui, forse, deriva il grande compito che l’uomo si è assunto dalla preistoria: dare il nome alle cose.
Dare il nome è un atto squisitamente umano. Anche per questo è particolarmente interessante che il Comitato di Bioetica dell’Unesco in un Rapporto del 2010 abbia proposto di sostituire il termine “clonazione” con “utilizzazione di sequenze lineari di nucleotidi di DNA di un uomo esistente per creare un embrione in vitro e successivamente portarlo a nascita”. Perché? Ritiene forse che il termine “clonazione” possa suscitare reazioni negative? che la società civile sia (quasi) troppo attenta alla intangibilità dell’essere umano37?
Stessa cosa propone per l’aggettivo “riproduttivo/terapeutico” che accompagna la parola clonazione. Motivo? Queste espressioni suggeriscono un’intenzione, mentre l’International Bioethics Committee dell’Unesco ritiene preferibile limitarsi a parole che definiscano un processo tecnoscientifico, per esempio “derivazione di cellule pluripotenti per trasferimento nucleare di cellule somatiche38. Credo che su queste proposte valga la pena di riflettere, perché contengono ben di più di quel che dicono.

Invece di embrione, partenote

C’è un altro aspetto interessante dell’importanza del dare il nome alle cose: nel corso dello studio della tecnica di partenogenesi per produrre un embrione alcuni scienziati hanno proposto di non chiamare “embrione” il prodotto della partenogenesi, ma “partenote”. Cambiare il nome, cambia la realtà? Perché il nome è così importante?
Questo sforzo di occultare la facile comprensione dell’atto di usare (o produrre) embrioni umani necessari alla ricerca “giocando” sulla polisemia del linguaggio umano è indubbiamente un aspetto della complessa questione etica in riferimento alla ricerca tecnoscientifica. Infatti, poiché la tecnica si avvale di cellule embrionali e prevede la conseguente distruzione di embrioni, trattando della clonazione umana diventa spontaneo e immediato, indipendentemente dalla prospettiva etica, il richiamo al concetto di vita, concetto filosofico ma anche parte fondamentale della biologia. Ricordiamo velocemente che già nella metà degli anni ’80 c’era stato un vivace dibattito sul termine da usare per l’essere umano subito dopo la fecondazione, perché il termine “embrione” sembrava inadeguato39. Alcuni hanno proposto il termine pre-embrione, che poi è entrato nel dibattito.
Forse ci stiamo ormai abituando all’idea che, lasciando libero spazio alle tecnoscienze, queste ci aprano davvero un futuro in cui l’uomo, meglio la specie umana, possa superare quei limiti che da sempre sente stretti. E questa idea filosofico-biologica ha ormai un nome: transumanesimo, postumanesimo40.

A conclusione possiamo chiederci se il grande e ammirevole progresso scientifico e tecnologico non stiano avendo anche un effetto, forse neppure previsto, di ridefinire la speranza.
La speranza un tempo riposta nella parola divina, nella fede, nella vita nell’aldilà, oggi sembra risiedere in questa capacità, possiamo dire creativa, dell’uomo di rincorrere, a volte con successo, la possibilità di migliorarsi geneticamente quasi presagio di un miglioramento della vita biologica.
Non solo, ma anche la fede nella scienza che ha mosso l’uomo nella storia sembra lasciar il posto alla fede nella tecnica. È la tecnica che conferma, o smentisce, il buon funzionamento, l’efficacia della scienza. Non sono più universi separati, distinti, sono ormai indistricabili.

«Una cosa è certa: la nostra specie si trova all’inizio di qualcosa, ma non sappiamo bene che cosa. Siamo a un punto senza precedenti della nostra storia, il punto in cui neuroscienze e tecnologia si evolvono di pari passo. Il risultato di questo interscambio è destinato a cambiare ciò che siamo41.». E in ciò il dibattito etico avrà un’importanza fondamentale.


Note

34 La moratoria nelle ricerche sul DNA ricombinante venne richiesta nel 1975 durante i lavori di un congresso internazionale, la Conferenza di Asilomar. Tra i sottoscrittori c’erano James D. Watson e Francis H.C. Crick, gli scopritori del DNA
35 Nell’articolo di David Cyranoski, Ethics of embryo editing divides scientists Researchers disagree over whether making heritable changes to human genes crosses a line, 18 March 2015, firmato da 5 scienziati, coordinati da Edward Lanphier, presidente dell’Alliance for Regenerative Medicine, si invitano tutti i colleghi a rifiutare con fermezza le modifiche di embrioni, anche se finalizzate al solo scopo della ricerca.
http://www.theguardian.com/science/political-science/2015/apr/07/human-genetic-engineering-demands-more-than-a-moratorium
36 Si pensi alla ricchezza delle sfumature dei sinonimi di cui disponiamo quando costruiamo una frase. Sono quelli che permettono di esprimere e comprendere i sentimenti, ironia o gioia, condivisione o lontananza.
37 Quanto viene espresso con l’espressione “sacralità della vita” propria dell’antropologia cristiana
38 Cf Génèthique, 15.09.2010
39 MCLAREN A., Prelude to Embriogenesis, in Bocx G. – O’Connor M. (eds), Human Embryo Research: Yes or No?, The Ciba Foundation, London 1986, pp. 5-23; FAGOT-LARGEAULT A., Le statut de l’embryon humain: Analyse des positions du Comité Consultatif National d’Ethique, Le Supplement, 174(1990), pp.3-12; MORI M. (a cura di), Quale statuto per l’embrione umano. Problemi e prospettive, Bibliotechne Politeia, Milano 1992. Interessante a tale proposito il Rapporto redatto nel 1984 dalla Commissione di indagine sulla fecondazione e l’embriologia, istituita dal governo britannico allo scopo di chiarire proprio la natura dell’embrione per regolare la liceità o meno della ricerca embrionale incentrato anche sul nome da attribuire all’embrione in questa fase prenatale: WARNOCK M., A question of life. The Warnock Report on human fertilisation and embryology, Oxford: Basil Balckwell 1985
40 Non entriamo nel merito del significato letterale e filosofico dei due termini, si rimanda a Zeppegno, Bioetica e postumano. Percorso storico-prospettico ,IF PRESS, 2017
41 EAGLEMAN D., Il tuo cervello, la tua storia, Corbaccio, Garzanti ed., Milano 2016, p.194

(*) Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale - sezione parallela di Torino
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