Dat e consenso informato ora è legge

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 14 dicembre 2017
Dat e consenso informato ora è  legge

Il ddl sul fine vita e sul consenso informato è passato  al Senato diventando legge con 180 voti favorevoli e 71 contrari e 6 astenuti su 259 presenze  e 257 votanti. Riguarda 8 articoli –  consenso informato, terapia del dolore  e divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e dignità nella fase finale della vita, minori e incapaci, Dat, norma transitoria, clausola di invariabilità, pianificazione condivisa delle cure, relazione alla Camere (si veda il testo su www.senato.it).

Se da un lato l’euforia dei favorevoli esprime un agognato raggiungimento di libertà nei diritti e  civiltà di un Paese come si evince dai twitter sul #biotestamento e  dal tweet  del presidente del Consiglio @Paolo Gentiloni #biotestamento «Dal Senato via libera a una scelta di civiltà. Un passo avanti per la dignità della persona», nel frattempo l’associazione Luca Coscioni  in un comunicato, sul proprio sito,   propone  dopo aver «ottenuto il testamento biologico» un altro obiettivo, «il diritto a morire senza soffrire in Italia» ovvero «la legalizzazione dell’eutanasia».

Dall’altro i pareri contrari  intravedono per lo più  come causa di quanto è accaduto «un cinico calcolo meramente elettorale»: ha così accolto la notizia  il prof. Alberto Gambino, presidente di Scienza  & Vita e prorettore dell’Università Europea di Roma, con non senza ricadute sociali quali l’abbandono terapeutico per le persone più fragili e indifese.  Per Gambino infatti «la stragrande maggioranza di medici, specialisti, oncologi, bioeticisti, giuristi, associazioni di cittadini auditi dal Senato (ben 37 su 42)  – si legge in una nota di Scienza & Vita  del 14 dicembre 2017 − hanno argomentato che il disegno di legge andava modificato, ognuno portando, con competenza, motivazioni serie e puntuali. Perché ora il Senato sia rimasto sordo a questi rilievi ed abbia approvato un testo non condiviso dalla stragrande maggioranza di coloro che si occupano da sempre di sanità e fragilità dei pazienti non è un mistero, ma un cinico calcolo meramente elettorale».

Una certa  preoccupazione è  sentita anche dall’Amci tramite un comunicato  del loro presidente e vicepresidente nazionale  Filippo Maria Boscia e e Giuseppe Battimelli presentata in tre punti: primo «il principio dell’indisponibilità della vita laicamente inteso da assoluto possa essere ora in qualche modo relativo, prevalendo un’autodeterminazione del paziente, svincolata da un proficuo rapporto di cura con il medico, come si evince anche dall’utilizzo del termine “disposizioni” al posto di “dichiarazioni”»;  secondo «l’obiezione di coscienza, prerogativa e valore da sempre gelosamente custodita dalla classe medica, non sembra esplicitamente enunciata nel testo come anche si evidenzia l’esclusione della possibilità di sottrarsi all’applicazione della legge da parte di strutture sanitarie private accreditate che hanno un codice etico difforme dai principi della legge stessa, costringendole a un’obbligatorietà che appare francamente incostituzionale» e infine  «desta notevole difficoltà la definizione dell’idratazione e dell’alimentazione artificiale come trattamenti sanitari che si possono rifiutare o sospendere sempre e comunque e senza giustificazione alcuna, non tenendo conto delle condizioni cliniche dell’ammalato e se risultino utili ai benefici attesi».

Le Dat  cosi espresse sono una «vile e stantia scelta di morte»: come  i giuristi del Centro Studi Livatino intitolano la notizia.  Nonostante  che i medici  contrari vadano  sostenuti  per l’assenza di una norma che prevede l’obiezione di coscienza quel che  necessita è − si legge in una loro nota del 14 dicembre  − un «lavoro, culturale prima ancora che politico, per riscoprire le basi antropologiche dell’ordinamento, convincere che la vita non è un bene indisponibile, per ribadire che il medico opera per il bene del paziente e non per far rientrare i conti della sanità pubblica, per scongiurare il suicidio di una Nazione di zombie, nella quale il numero dei morti supera largamente quello dei nuovi nati».

Nella giornata di studio odierna sulle cure palliative svoltasi a Roma per il trentennale dell’associazione Antea onlus,  che garantisce assistenza gratuita a domicilio a persone in fase di avanzata malattia, basata sulle cure palliative, con la partecipazione della Pontificia Academia Pro Vita promotrice del  progetto di studio PALLIFE, monsignor  Vincenzo Paglia presidente nazionale Pav,  ha richiamato – si legge nell’articolo Monsignor paglia: lo stop alle terapie non diventi eutanasia omissiva di avvenire.it 14 dicembre 2017 − l’attenzione sulla distinzione fra eutanasia omissiva e «astensione dalle terapie quando queste non siano più adeguate da un punto di vista dall’indicazione medica» e sostenuto che «anche qualora le terapie attive si rivelassero oramai inefficaci  sproporzionate, si dovrà comunque  sempre continuare a prendersi cura del malato, attraverso l’adeguata palliazione dei sintomi e l’attenzione alla sua persona e ai suoi bisogni attraverso la cura della nutrizione, dell’idratazione e dell’igiene».

«Non possiamo riconoscerci in una legge che tutela in medici sollevandoli da ogni responsabilità e le strutture sanitarie pubbliche, ma non i malati» è il commento del direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute  – Cei don Angelelli presente su agensir.it  (14.12.2017).  E dopo aver toccato il punto nevralgico  per gli ospedali cattolici, il considerare idratazione e nutrizione un trattamento sanitario anziché la difesa della vita rifacendosi al Magistero della Chiesa, chiede: «La limitazione della libertà di coscienza e di obiezione del medico è legittima dal punto di vista Costituzionale?»

 


Approfondimenti:

Testo del disegno di Legge n. 2801 trasmesso al Senato il 21 aprile http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/1013681/index.html

 

(Aggiornamento 14 dicembre 2017)
(*) redazione Bioetica News Torino
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