Decollato a Pinerolo il progetto di riabilitazione per bambini con difficoltà di linguaggio “Parent coaching”

di redazione Bioetica News Torino
redazione Bioetica News Torino
2 dicembre 2019

I bambini acquisiscono per tappe una capacità di linguaggio che varia da individuo a individuo. In generale dopo i tre anni hanno capacità espressive linguistiche tali che consentono loro di articolare frasi complete. Se si riscontrano delle difficoltà di articolazione nel pronunciare alcuni fonemi, o se possiedono un vocabolario limitato rispetto all’età o difficoltà nella comprensione di quel che viene loro detto si può essere in presenza di un disturbo del linguaggio.

A Pinerolo è decollato di recente un progetto sperimentale dell’Asl di Torino 3, denominato “Parent coaching“, che va incontro a questi  bambini e presenta un metodo innovativo che consiste nel coinvolgimento anche dei loro genitori che assumono un ruolo di protagonisti nell’intervento riabilitativo dei loro figli, come avviene in altri paesi come Stati Uniti, Svizzera e Germania, un metodo che ha avuto un riscontro positivo anche in Italia dove è stato applicato, nelle regioni dell’Emilia Romagna e del Friuli Venezia Giulia.
Con 8 bambini di età inferiore ai tre anni e le loro famiglie dell’area del Pinerolese, Val Germanasca, Val Chisone e Val Pellice ha avuto inizio il progetto della durata di tre mesi che, sotto il coordinamento della dottoressa Lucia Falco logopedista e della dottoressa Silvia Nudo foniatra e articolato in sei incontri di due ore ciascuno tenuti ogni due settimane, vede lavorare  medici ed operatori insieme ai bambini e ai genitori, soprattutto impegnati ad aiutare questi ultimi ad avere comportamenti comunicativi capaci di far partecipi il più possibile i loro bambini. Tra gli strumenti libri, giochi e attività che vengono svolti a casa per aumentare il numero delle parole conosciute dai bambini.

Si tratta di un progetto pilota quello iniziato a Pinerolo di cui non si esclude il prosieguo come afferma,  in una nota stampa,  il direttore generale dell’Asl TO3: «ma con l’intenzione di estenderlo a tutto il territorio dell’azienda sanitaria, appena ce ne sarà la possibilità. Il disturbo del linguaggio è infatti un fenomeno in crescita, ed è opportuno affrontarlo con nuovi strumenti terapeutici, per altro già adottati con esito positivo in altre realtà».  Vi è la possibilità di parteciparvi ancora visto che il progetto rimarrà attivo e pertanto le  famiglie che lo desiderano possono rivolgersi al proprio pediatra.

I “parlatori tardivi”, chiamati così i bambini che manifestano un ritardo del linguaggio,  a trenta mesi producono non più di  50 parole e non riescono a combinare le parole per esprimere piccole frasi e  presentano difficoltà di comprensione. Generalmente a 30 mesi i bambini iniziano ad aumentare il loro vocabolario e a produrre frasi di due o tre parole. Tale  disturbo perché sia considerato specifico del linguaggio (DSL) non deve dipendere da deficit cognitivi, neurologici e uditivi.  È importante che i genitori non appena colgono i primi segnali li comunicano al pediatra o al logopedista per una valutazione.

C’è una tendenza in crescita del numero dei bambini di età fra i 2 e i 3 anni con difficoltà nel linguaggio.  Si stima che il 10-20% sotto i tre anni sia un “parlatore tardivo” con  il problema che  se non viene trattato in modo adeguato e il prima possibile  tale difficoltà si presenterà successivamente a livello relazionale e a scuola con il rischio che  possa sfociare in un disturbo del linguaggio vero e proprio e non solo transitorio.

 

redazione Bioetica News Torino
redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata