Diagnosi pre-impianto: nuova chance o ritorno all’eugenetica?

di Mariella Lombardi Ricci *
pubblicato il 4 gennaio 2013
Diagnosi pre-impianto: nuova chance o ritorno all’eugenetica?

Prima parte
L’articolo continua e finisce nel prossimo numero di Bioetica News Torino


La conoscenza scientifica è una delle principali forze fondatrici della trasformazione delle nostre categorie mentali.

OLIVERIO, Ph.,  La notion de “pré-embryon”

A oltre quarant’anni dalla nascita della Bioetica, a 35 dalla venuta al mondo di Louise Brown primo essere umano concepito in provetta e a 13 dall’inizio del terzo Millennio può aver senso voltarsi indietro per tornare poi con sguardo prospettico alla realtà attuale della procreazione medicalmente assistita (PMA). Questo détour può aiutarci a cercare di comprendere le differenti posizioni sulla Diagnosi Pre-Impianto (DPI).

Dagli anni ’70 del secolo scorso, per la prima volta nella storia, l’embrione umano vive la sua vita fuori del corpo della donna/mamma, in totale dipendenza dal biologo che gli ha dato vita, dalla volontà dei suoi genitori e dalle decisioni del legislatore certamente non del tutto indipendenti dal sentire dei cittadini. Questa è una rivoluzionaria novità scientifica e culturale1.

In Francia il biologo Jacques Testart, in occasione della prima inseminazione artificiale eterologa (con donatore di sperma) nel 19732 e successivamente nel 1986 durante simposi scientifici, richiama l’attenzione sul pericolo che la diffusione della pratica di analisi genetica dell’embrione, allora riservata a coppie a rischio procreativo per patologie importanti, finisca per essere  via via allargata a situazioni cliniche meno gravi e, così  banalizzata, diventi prassi usuale. Prospettiva, questa, che suscita immediata  incredulità e persino ostilità tra i suoi stessi colleghi. Ipotesi allora giudicata inverosimile.

Tre anni dopo, alla fine degli anni ’80, procedendo con la logica della politica dei piccoli passi, diventa pressoché ordinario proporre la DPI con l’argomentazione che sia preferibile eliminare embrioni in vitro rispetto alla successiva scelta abortiva dato che questa comporta maggiore invasività psicologica. Tralasciando la questione etica dell’aborto in sé, se ad una prima lettura potrebbe sembrare credibile, in realtà la natura dell’atto è ben diversa. Nella DPI non si vuole evitare la nascita  – finalità dell’aborto bensì  individuare quella ritenuta più opportuna in base a ragioni mediche (o soggettive come nel caso della scelta del sesso per comodo).

La genetica comincia ad invadere la PMA modificandone il senso. Una piccola conferma? Nel 1992 la rivista americana «Journal of Vitro Fertilisation and Embryo Transfer» cambia il proprio titolo in «Journal of Assisted Reproduction and Genetics», fatto che induce a pensare che si stia realmente aprendo un nuovo periodo nella storia della PMA.

l’intreccio tra PMA e genetica apre prospettive delicate

Infatti, accanto alla possibilità di restituire la capacità procreativa, com’era nelle intenzioni iniziali, ora essa permette di migliorare la qualità genetica del nascituro, potendo identificare nell’embrione (fuori dalla lotteria genetica che precede la fecondazione) i fattori di anormalità3. Lo attesta chiaramente la stessa legge francese Assistenza medica alla procreazione, n.94-654 del 29/07/1994, che all’art. L.152 recita: «La procreazione assistita è destinata a risolvere il desiderio di riprodursi di una coppia. Essa ha come fine esclusivo quello di ovviare a condizioni di sterilità, il cui carattere patologico è stato documentato da uno specialista o di evitare la trasmissione ad un figlio di malattie particolarmente gravi ed incurabili».
Una faglia è ormai aperta.

Possiamo cominciare a muovere una prima considerazione. Le nuove tecnologie riproduttive (strumento che ha reso possibile la PMA) sono frutto dell’incrocio tra rivoluzione biotecnologica e genetica da un lato e rivoluzione delle scienze dell’informazione dall’altro. Essa, insieme ad altri fattori (che in questo contesto non possiamo prendere in considerazione), ha dato l’avvio al pensiero postumanista4. Non è un caso che tra i documenti e i precursori della corrente postumanista si citi il libro The Ethics of Genetic Control: Ending Reproductive Roulette (1974). In esso l’autore, Joseph Fletcher che è anche tra i fondatori della bioetica, sostiene plausibile affidare ai genitori il controllo sulle caratteristiche genetiche dei propri figli.

«È plausibile affidare ai genitori il controllo sulle caratteristiche genetiche dei propri figli»Fletcher

È, dunque, legittimo affermare che le biotecnologie in ambito procreativo mettono nelle mani dell’uomo strumenti in grado di modificare gli esseri umani in quanto tali e dare quindi inizio ad una storia nuova, al di là dell’umano, la cosiddetta età transumana o postumana.

Postumana in quanto «[..] “la vita”  o  “la natura” o “uomo” delle biotecniche non sono o non sono più quelli che conosciamo;[…]5».  Dunque si stanno perdendo, più o meno consapevolmente, i fondamenti su cui la società occidentale ha costruito il concetto di uomo, di umanità come elemento di condivisione e partecipazione di tutti e ciascun essere umano. Il principio di umanità6.

La domanda che comincia ad affacciarsi fin dagli anni ’90 del secolo scorso, accanto a quella “quale futuro per il nostro pianeta?” è “quale futuro per la nostra specie?7

La questione centrale diventa: una volta messo da parte il principio di umanità8  su quali basi si può negare ciò che le biotecnologie mettono a disposizione? Quale il significato del cammino che ormai da circa quarant’anni abbiamo intrapreso forti di una lettura tecno-scientifica dell’uomo e del mondo ma poco attenti al senso che l’accompagna e l’impregna? Per dirla con C. Labrousse-Rioux dobbiamo chiederci anche cosa abroghiamo dell’umano e del vivente trasformandoli in oggetti di scienza, di sperimentazione e di “prodotti” di questi interventi9. In gioco c’è la qualificazione – più che la manipolazione–  dell’essere umano in riferimento alle sue caratteristiche genetiche, alla sua natura, in altre parole si tratta del  potere sull’uomo da parte dell’uomo e non solo della salute di questo o quel bambino che nascerà.

Il fatto che la scelta dei parametri che rendono accettabile una nascita sia lasciata alla coppia, e quindi mostri una dimensione personale, individuale, soggettiva e non imposta dall’alto, in realtà è un’osservazione molto fragile in quanto la scelta individuale è resa possibile e condivisa perché fondata su un vasto consenso sociale. La Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia nel 1994 emana la Raccomandazione su alcuni problemi etici ostetrico-ginecologici e all’art. 5 si legge: «L’uso preconcezionale della selezione del sesso può essere giustificata per motivi sociali in certi casi al fine di consentire a bambini dei due sessi di godere dell’amore e della cura dei genitori. Perché questa indicazione sociale sia consentita non deve entrare in conflitto con altri valori sociali, nei casi in cui è praticata10». Interessante da questo punto di vista anche l’apologia della DPI promossa dalla Società di Pediatria Francese11.  Si dà vita all’embrione che si presume socialmente meglio accolto, quello che avrà minori problemi di inserimento perché più gradito. Si sta, forse, affacciando nelle nostre democrazie occidentali un nuovo eugenismo12?

Monette Vacquin13 non esita a definire gli attuali strumenti biotecnologici idonei a soddisfare un pensiero eugenetico, in quanto permettono ancora una volta di eliminare i soggetti portatori di “tare” genetiche con lo scopo di eliminare la malattia. «Un beneficio potenziale della diagnosi prenatale è l’eliminazione del concepito malato quando richiesto dalla donna e permessa dalla legge […]14». L’intenzione ricorda quella che anima gli studi accademici e i programmi sociali attuati negli Stati Uniti d’America negli ultimi decenni del XIX secolo e poi seguiti dal disegno politico del governo hitleriano15. Certo, le parole sono diverse, richiamano soprattutto l’efficienza della medicina. «È la finalità terapeutica che giustifica a sua volta la legittimità dell’uso dei corpi per fini strettamente scientifici; è essa che spinge a levare i limiti che pesano ancora sulla messa a disposizione della ricerca degli embrioni umani in vitro […]16». Grazie a maggior conoscenza scientifica e a strumentazione super raffinata, come si addice ad una società che si riconosce tecnologica e oggi web 2.0 , la genomica diventa strumento per impedire la nascita a uomini malati o per correggere difetti genetici17. Di fronte a questo bivio, è indispensabile riflettere, aprire un serio dibattito fra tutte le posizioni etico-culturali per riuscire ad indicare, in modo condiviso, la via che la PMA deve imboccare.

(L’articolo continuerà nel prossimo numero di Bioetica News Torino)


Bibliografia

1 Per una riflessione in questo senso rimandiamo al nostro Il cantiere della vita. Risvolti culturali delle biotecnologie, Pardes, Bologna 2006, http://books.pardes.it/il-cantiere-della-vita/ 

2 Seguiamo in questo breve intervento il pensiero francese perché in Francia il dibattito è sempre stato vivace e aperto a tutte le componenti culturali e sociali, magistero della Chiesa compreso. Basta ricordare che in occasione della revisione delle leggi di bioetica i punti più delicati della stessa sono stati oggetto di pubblico dibattito, si veda in
http://ethique-alsace.unistra.fr/index.php?id=4666&no_cache=1&tx_ttnews%5Btt_news%5D=5555

3  TESTART J., «Les PMA comme moteur de la recherche», in GROS F.- HUBER G. (a cura di), Vers un anti-destin?, O. Jacob, Paris 1992, pp. 592

4 Cfr. LOMBARDI RICCI L., Biotecnologie. Uomo bionico  e artificiale, in «Bioetica News Torino», anno I, n. 3, nov, 2012 http://www.bioeticanews.it/2012/11/biotecnologie-uomo-bionico-e-artificiale/ 

5 LABRUSSE-RIOU C., , Biotechnologies et droit. Impasses et apories épistemologiques de solutions normatives actuelles, «Le Supplement», n. 177,  1991, p.123

6 Il principio di umanità ispira la Costituzione Italiana (1947), si veda  http://www.governo.it/governo/costituzione/principi.html, e la Dichiarazione dei Diritti Universali dell’uomo dell’ONU l’anno successivo, in http://www.interlex.it/testi/dichuniv.htm e in  http://www.amnesty.it/dichiarazione-universale-diritti-umani-uomo.html 

7 VIVERET P., Dalle biotecnologie, quale futuro per la nostra specie? Una sfida all’umanesimo,  trad. M.P.,   in «Le Monde diplomatique», febbraio 2000, in http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Febbraio-2000/pagina.php?cosa=0002lm22.01.html&titolo=Una%20sfida%20%20all’umanesimo

8 GUILLEBAUD J.C.,  Le principe d’humanité, Seuil, Paris 2001

9 LABRUSSE-RIOU  nella postfazione a VACQUIN M., , Mains basses sur le vivant, Fayard, 1999 Paris

10 Raccomandazioni sui problemi etici della pratica ostetrico-ginecologica, emanata dalla Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO) , settembre 1994, in «Bioetica e Cultura», 1994, III/6: 171

11 Apologie du DPI par la Société de pédiatrie, in  «La vie est belle!», 4 janvier 2013, http://www.magazinelavieestbelle.com/actualites/29867-apologie-du-dpi-par-la-societe-de-pediatrie

12 Si vedano Le  DNP au Forum européen de bioétique : «un eugénisme qui ne dit pas son nom», Gènéthique, 7 février 2012, http://www.genethique.org/?q=node/11378&dateyear=201202;

CAPUCINE C., Cyborgs, eugénisme génétique… Un homme presque (trop) parfait? 9 juin 2011,  www.knowtext.com,    pubblicato su Scoop.it da Cybélia, 24  october 2012,
http://www.scoop.it/t/la-bioethique-les-tests-sur-l-homme/p/3076964709/cyborgs-eugenisme-genetique-un-homme-presque-trop-parfait-knowtex

13  Si veda l’intrigante testo VACQUIN M.,  Frankestein ou les délires de la raison, Bourin, Paris 1989, in cui l’A. ritiene importante capire da cosa abbia potuto trarre origine il pensiero nazista per non ricadere nel medesimo errore.

14  FIGO, Raccomandazioni sui problemi etici, cit., p.180

15 Per un’analisi di questo periodo si rimanda a DE FRANCO R.,.In nome di Ippocrate. Dall’“olocausto medico” nazista all’etica della sperimentazione contemporanea, FrancoAngeli, Milano 2001

16 LABRUSSE-RIOU nella postfazione a VACQUIN M.,  Mains basses, p.268

17 ACCOSSATO M., Così faremo nascere bambini sempre più sani. Torino e Oxford alleate per  creare un modello di sviluppo ideale, in «LaStampa.it», 7 aprile 2011, http://www.lastampa.it/2011/04/07/cronaca/cosi-faremo-nascerebambini-sempre-piu-sani-VWEv4cMFOwL1QS6zPQJkFI/pagina.html

(*) Prof.ssa Mariella Lombardi Ricci
Professore di Bioetica, Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – sezione parallela di Torino
Professore a contratto Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Torino
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