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Dichiarazione congiunta sul fine vita tra i rappresentanti delle tre religioni cristiana, ebraica e musulmana No a eutanasia, sì a cure palliative

30 Ottobre 2019
Da sinistra Monsignor Vincenzo Paglia, Marsudi Syuhud e Avraham Steinberg

In Vaticano, nella sede della Pontificia Accademia delle Scienze, Casina Pio IV, lunedì 28 ottobre tre rappresentanti delle religioni monoteiste abramitiche, cristiana, ebraica e musulmana, per la prima volta hanno firmato un accordo sulle problematiche del fine-vita, eutanasia e suicidio assistito con cui si ribadisce l’impegno a rispettare e a promuovere la vita umana nei momenti,  in prossimità della morte, di più grande fragilità: Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Avraham Steinberg, copresidente del Consiglio nazionale israeliano di Bioetica, e Marsudi Syuhud, presidente del Comitato esecutivo di Nahdaltul Ulama, organizzazione musulmana indonesiana.

Una presa di posizione chiara e decisa sottolineata dall’Arcivescovo mons. Paglia nel saluto introduttivo con cui si richiama al compito della medicina di prendersi sempre  cura della persona malata anche quando la malattia è inguaribile e al sostegno delle cure palliative che si prefiggono «di prendersi cura della persona in senso integrale, a partire dalla terapia del dolore, considerando tutte le sue dimensioni e valorizzando anche l’orizzonte spirituale in cui l’esistenza umana si inscrive».  Con la palliazione, sostiene il Presule, non si affretta e non si rinvia “indiscriminatamente” il momento della morte come afferma anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ma si accompagna la persona nel passaggio più delicato del trapasso con un équipe multidisciplinare e prendendosi anche cura delle famiglie. L’intesa condivisa è un esempio di dialogo possibile che tende a ricercare «il bene nelle concrete situazioni e sui singoli temi che vengono affrontati» e  promuovere la tutela e dignità umana nel momento del morire, che ha messo le radici per un cammino  in cui vi è un impegno comune nel coinvolgere altre comunità religiose.

La Dichiarazione (vedi testo  Dichiarazione congiunta delle religioni monoteistiche abramitiche sulle problematiche del fine vita, trad. it, orig in lingua inglese, Città del Vaticano 28 ottobre 2019, su academyforlife.va) nasce da una proposta del rabbino Steinberg a papa Francesco che accogliendola ha dato il mandato del lavoro alla PAV.  Nel Palazzo Apostolico il Santo Padre ha ricevuto in udienza i tre  firmatari  e altri rappresentanti religiosi che si sono uniti all’iniziativa dal Patriarcato di Costantinopoli a quello di Mosca al primate anglicano, islamici e dell’Ebraismo.

Nel rigettare l’eutanasia quale atto diretto deliberato  e intenzionale di prendere la vita e il suicidio assistito altresì nel dare aiuto al suicidio  in ogni forma, in quanto «azioni sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso  dovrebbero essere vietate senza eccezioni» in quanto del tutto contrari al valore della vita umana, il documento presenta alcuni punti condivisi dalle tre religioni, tra i quali: primo, il rispetto dell’obiezione di coscienza nonostante la legittimità della  dichiarazione a livello locale o da parte di categorie di persone; secondo, la promozione delle cure palliative nell’ambito universitario e la necessità di offrire al paziente in fase terminale una migliore cura e competa assistenza possibile che va da quella fisica a sociale a religiosa a spirituale; terzo, la garanzia di un’assistenza sanitaria e ogni supporto comunitario di conforto nelle  strutture e istituzioni  alle persone, soprattutto nel tempo che gli restano da vivere, e per i pazienti osservanti poter ricevere sostegno comunitario nella forma spirituale come momenti di preghiera e riflessione per le persone coinvolte, con sostegno medico e religioso adeguato; quinto, un’assistenza spirituale e religiosa quale diritto del paziente e dovere della comunità,  che contribuiscono  durante le cure palliative ad interagire tra i diversi piani che costituiscono la persona fisica, psicologica e spirituale, e che vanno garantiti quando richiesti; sesto, la giustificazione dei trattamenti medici e tecnologici in base ad una responsabile valutazione secondo la quale si osserva se l’uso comporta un sostegno o  prolungamento della vita effettivo  o  il raggiungimento del  limite ma anche che in imminenza della morte nonostante i mezzi usati è giustificata la decisione di rifiutare alcuni trattamenti medici quando non farebbero altro che portare avanti una vita precaria, gravosa e sofferente e ancora il rispetto per chi desidera prolungare o preservare la propria vita, seppure per un breve tempo, utilizzando misure mediche clinicamente appropriate come il supporto respiratorio, la nutrizione e idratazione artificiali, chemioterapia o radioterapia, somministrazione di antibiotici o farmaci per la pressione.

Redazione Bioetica News Torino