Dono di sè, gratuito, riflesso dell’amore di Dio, nel Messaggio di Papa Francesco per la GMM

XXVII Giornata Mondiale del Malato 2019

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 11 gennaio 2019

La celebrazione solenne della Giornata Mondiale del Malato, istituita nel 1992 da Papa Giovanni Paolo II che dall’11 febbraio nel giorno della memoria della Beata Vergine di Lourdes del 1993 ha dato il via alla celebrazione della Giornata Mondiale del Malato, che prosegue tuttora quale manifestazione per porre l’attenzione all’ascolto delle  persone malate e sofferenti, si terrà quest’anno, a Calcutta, in India.

Sulla figura della donna esile, che si chinava sui malati con amore caritatevole e sui morenti, soli e abbandonati, dalle piaghe addoloranti,  li abbracciava teneramente dando loro conforto, Madre Teresa di Calcutta, Papa Francesco ci dà un affresco luminoso della sua vita vissuta nella quotidiana santità, nell’occasione del  suo Messaggio per la prossima Giornata Mondiale, la XVIIma.

Santa Madre Teresa ben trasmette appieno con il suo apostolato il significato, semplice ma di difficile attuazione,  «dell’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione», che  è incluso in quel verso evangelico di Matteo «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date», tema della XXVII GMM.  Papa Francesco nel ricordarla attraverso alcune  sue pregnanti sfaccettature intrise dell’amore divino misericordioso citate nell’omelia della sua canonizzazione svoltasi nel 2016, invita a guardare al suo esempio, che «continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono».  La sua disponibilità «attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata», il suo appello ai potenti della terra «perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini … della povertà creata da loro stessi», la sua «testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri» in quella missione faticosa ed estenuante ma ricca di speranza, che trasmetteva un barlume di luce nelle periferie delle città ed esistenziali, che da Calcutta si è diffusa in tutto il mondo.

Papa Francesco si sofferma sulla povertà umana, condizione in cui ogni persona si riconosce per la necessità di ricevere un gesto, un aiuto dall’altro, dalla nascita attraverso la cura dei genitori alle diverse tappe del cammino di vita nella società.

A quel saper farsi dono di sé agli altri, in una relazione capace di essere responsabilizzante,  dialogica, generosa, Papa Francesco richiama l’attenzione. È presenza evangelizzatrice  l’impegno dei tanti volontari attivi nel settore socio-sanitario e di  molteplici associazioni di volontariato impegnate dal trasporto e soccorso dei pazienti alle donazioni di sangue, tessuti e organi alla tutela dei diritti del malato e sensibilizzazione e prevenzione di patologie al servizio di assistenza sanitaria e spirituale nelle strutture sanitarie e a domicilio.  «Attraverso l’ascolto ⌈il volontario⌉ crea le condizioni per cui il malato, da passivo oggetto di cure, diventa soggetto attivo e protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza, meglio disposto ad accettare le terapie» spiega Papa Francesco.

Il gesto del dono che implica gratuità e solidarietà deve pervadere lo spirito delle strutture sanitarie cattoliche trasversalmente dalle zone più avanzate a quelle più disagiate in contrasto alla logica oggi dominante «del profitto ad ogni costo» incurante della persona.  Il Pontefice ribadisce come più volte espresso  che «la cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”».  Infine,  esprime   preoccupazione per  l’uomo che dinanzi all’incedere degli sviluppi nel campo della biotecnologia e medicina possa  «cedere alla tentazione della  manipolazione  dell’albero della vita».  La vita è un dono di Dio e «l’esistenza non può essere un mero possesso o una proprietà privata».

(*) redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata