Due studi dell’Oms sull’obesità infantile. Allattamento al seno, fattore protettivo

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 2 maggio 2019

L’allattamento al seno materno protegge dall’obesità infantile è su quanto concordano due studi di ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Salute – Regione Europea  presentati al Congresso europeo sull’obesità tenutosi pochi giorni fa a Glasgow, in Scozia.  Il primo ha effettuato un’indagine sull’obesità grave nell’età scolastica, tra i 6 e i 9 anni,  in 21 Paesi europei su gruppi di bambini e stimato una prevalenza sull’intera popolazione di bambini di circa 400mila (su 13,7 milioni). Emerge una correlazione tra l’obesità grave e un maggiore rischio di complicanze  cardiovascolari. Laddove vi è una prevalenza di sovrappeso e obesità c’è una maggiore tendenza all’obesità grave.  Il secondo, attraverso lo studio sul legame tra allattamento e obesità  in 22 Paesi, dimostra come, nonostante la diffusa informazione sui benefici alla salute e più del 77% dei bambini siano allattati in quasi tutti i Paesi,  occorrano ancora ulteriori sforzi per prevenire l’obesità. Secondo le raccomandazioni dell’Oms i neonati dovrebbero essere allattati al seno nei primi  6 mesi  e successivamente  fino ai due anni o oltre con adeguata alimentazione complementare e nutrizionale. Mentre l’Irlanda presenta il 46% dei bambini non allattati, la Francia il 38% e Malta il 35%, quattro Paesi hanno  una prevalenza di allattamento esclusivo per sei mesi o più: Tajikistan (73%), Turkmenistan (57%), Kazakhstan (51%) e Giorgia (35%).

Nel primo studio della Child Obesity Survaeillance Initiative (Cosi) – Oms, Prevalence of Severe Obesity among Primary School of Children in 21 European Countries,  pubblicato nell’aprile 2019 su «Obes Facts» (12:244-258), sono raccolti i dati nel periodo dal 2007 al 2013 di  636.933 bambini monitorati – di cui 323.648 maschi e 313.285 femmine. Il numero dei bambini sotto osservazione è differente in ogni Paese: il Belgio ha il più alto numero – quasi 400mila, seguito dall’Italia con 95mila mentre le altre nazioni è molto più basso (da circa 10mila in giù). Emergono grandi differenze tra i diversi Paesi; secondo la definizione data dall’Oms, la prevalenza della obesità grave varia dall’1.0% nei bambini in Svezia e in Moldavia al 5.5% di quelli in Malta. È  soprattutto nel sud Europa che si trovano i livelli più alti di obesità grave attorno al 4%: rispettivamente Grecia, Spagna, Italia, San Marino, Portogallo, Malta. La prevalenza rimane inferiore al 2% nel Nord e nell’Ovest Europa come in Belgio, Irlanda, Norvegia e Svezia. Una percentuale bassa anche in Latvia e Lituania. Con una fotografia più eterogenea si presentano gli stati dell’Europa dell’Est e Centrale:  i valori variano tra l’1 e il 4% ad esempio in Albania, Bulgaria, nella Repubblica Ceca, in Ungheria, Moldavia, Romania, Slovenia. Sono simili ai Paesi del Sud Europa la Bulgaria e la Repubblica di Macedonia con rispettivamente 4.0% e 4.4%, mentre la Moldavia (1.0%)  e l’Albania (1.2%) tra i Paesi più bassi. Sono analizzati diversi fattori di associazione all’obesità grave. Riguardo alla differenza di genere si rileva una maggiore prevalenza nei maschi  e per l’influenza del livello di istruzione della madre è più comune in quello inferiore o medio ad esempio. I risultati dello studio  mostrano  un quadro della situazione in Europa tra i bambini invitando a intraprendere strategie di prevenzione, come nelle scuole dove si possono raggiungere i bambini dalle differenti provenienze  socioeconomiche, o ad esempio «proteggendoli dall’esposizione al marketing di cibi dall’elevato contenuto di  grassi, zucchero e  sale. Da un lato per salvaguardare la salute riducendo il rischio di obesità anche in età adulta,  dall’altro una minore  spesa  per il sistema sanitario.

Nel secondo studio Association between Characteristics at Birth, Breastfeeding and Obesity in 22 Countries: The Who European Childhood Obesity Surveillance Initiative – Cosi 2015/2017  apparso su «Obes Facts»  online il 26 aprile 2019 (12: 226-243) si rileva il beneficio dell’allattamento al seno, fattore protettivo dall’obesità, attraverso un’indagine condotta in 22 Paesi dalla Regione Europea dell’Oms di valutazione nell’associazione tra alcuni fattori nei primi mesi di vita come l’allattamento e il peso alla nascita e il rischio di obesità tra 100,583 bambini tra i 6 e i 9 anni osservati nel periodo tra il 2015 e il 2017. Malta presenta la più alta percentuale di bambini con più  basso peso alla nascita (10.2%) mentre l’Irlanda per quanto concerne il più alto peso (19.2%)  e la più alta percentuale dei bambini non allattati (46.2%).  Riguardo alla prevalenza di obesità tra i bambini di età dai 6 ai 9 anni in base alla durata dell’allattamento (almeno 6 mesi, meno di 6 mesi, mai; pratica generale ed esclusiva) e per nazione si  osserva una più alta percentuale  in  Spagna (17.7%) seguita da Malta (17.2%) e dall’Italia (16.8%).  L’Italia e Malta  mostrano anche la più alta prevalenza di obesità tra i bambini ai quali non è mai stato dato il latte materno (21.2%) seguiti dalla Spagna (21%). Eccetto la Francia, l’Irlanda e San Marino tutti i Paesi mostrano una prevalenza maggiore di obesità tra i bambini che non sono mai stati allattati o lo sono ma meno di 6 mesi  rispetto a quelli che lo sono stati per più di 6 mesi. Rispetto alle caratteristiche alla nascita, come ad esempio la nascita pretermine, si evidenzia che la condizione di  pretermine può incidere tra i fattori di rischio. Emerge che solo 4 di 12 Paesi hanno una prevalenza di allattamento esclusivo (uguale o più di 6 mesi) e precisamente Georgia, Kazakstan, Turkmenistan e Tajikistan. Il latte materno agisce nella regolazione del cibo assunto e nel bilancio energetico per la presenza di ormoni e  i fattori biologici. La relazione tra il peso alla nascita alto e lo svilupparsi dell’obesità più tardi negli anni potrebbe essere spiegata dai disturbi durante i periodi di sviluppo critici come la crescita intrauterina e l’infanzia che possono comportare  adattamenti permanenti metabolici, fisiologici e strutturali. Altri fattori sono ad esempio un nutrimento eccessivo  durante la gestazione, il diabete materno mellito, l’obesità materna.

(*) redazione Bioetica News Torino
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