È  eugenetica, e pure di Stato

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 26 novembre 2015
È  eugenetica, e pure di Stato

Nel dibattito acceso dalla recente sentenza 229/2015 della Corte Costituzionale sulla diagnosi preimpianto molte voci cercano con voli stratosferici di sostenere che questa pratica nulla ha a che fare con l’eugenetica proposta da Francis Galton a fine Ottocento. E in effetti hanno ragione perché la definizione di Galton suonava come «scienza per il miglioramento della specie umana che dà alle razze e ceppi di miglior sangue una maggiore probabilità di prevalere sopra i meno dotati».

Una riproposizione di quanto suggerito da Platone nella «Repubblica»: «Bisogna, secondo quanto si è già convenuto, che gli ottimi maschi si congiungano il quanto più spesso e possibile con le ottime femmine, e viceversa i più dappoco con le più dappoco, e la prole degli uni allevare e degli altri no, se la mandria
dovrà esser quanto mai eccellente».

Purtroppo la via degli esperimenti di eugenetica è stata percorsa davvero. Negli Usa, e anche in Europa, dove hanno primeggiato gli svedesi, con la pianificazione di sterilizzazioni di massa i cui programmi sono stati attivi fino agli anni Novanta del secolo scorso sostenuti anche dai coniugi Myrdal, vincitori del Nobel per l’Economia uno e per la Pace l’altro. Certo, resta vero che la pratica più violenta è stata quella del nazismo, che accanto alla sterilizzazione ha applicato l’eugenetica diretta attraverso l’eliminazione stessa dei soggetti disabili e giudicati “imperfetti” tra i quali molti bambini.
Se siamo realisti e razionali, non possiamo quindi fingere di non vedere che quel metodo sembra solo essersi evoluto e raffinato. Perché la moderna genetica ha preso in misura non trascurabile la strada che elimina il malato e non la malattia. La «cultura dello scarto», verso la quale ci mette in guardia papa Francesco, trova qui una delle sue manifestazioni più sconvolgenti.

È utile ricordare anche le parole quanto mai attuali che Benedetto XVI rivolse nel febbraio 2009 ai partecipanti al congresso scientifico internazionale promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita: «La disapprovazione
per l’eugenetica utilizzata con la violenza da un regime di Stato, oppure frutto dell’odio verso una stirpe o una popolazione, è talmente radicata nelle coscienze che ha trovato espressione formale nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Nonostante  questo – disse il Papa –, appaiono ancora ai giorni nostri manifestazioni preoccupanti di questa pratica odiosa, che si presenta con tratti diversi. Certo, non vengono
riproposte ideologie eugenetiche e razziali che in passato hanno umiliato l’uomo e provocato sofferenze
immani, ma si insinua una nuova mentalità che tende a giustificare una diversa considerazione della vita e della
dignità personale fondata sul proprio desiderio e sul diritto individuale.
Si tende, quindi, a privilegiare le capacità operative, l’efficienza, la perfezione e la bellezza fisica a detrimento di altre dimensioni dell’esistenza non ritenute degne. Viene così indebolito il rispetto che è dovuto a ogni essere umano, anche in presenza di un difetto nel suo sviluppo o di una malattia genetica che potrà manifestarsi nel corso della sua vita, e sono penalizzati fin dal concepimento quei figli la cui vita è giudicata come non degna di essere vissuta».

Augusto Pessina
Fonte: «Avvenire»

Approfondimenti:  sentenza 229/2015 su legittimità costituzionale  art. 13 e 14 L. 40/2004
http://www.cortecostituzionale.it/actionPronuncia.do

 

(*) redazione Bioetica News Torino
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