Ebola: la Commissione Ue chiede “chiarimenti” alla Spagna

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 8 ottobre 2014

La Commissione europea ha chiesto “chiarimenti” al governo spagnolo sul primo caso di contagio da Ebola in Europa e fuori dall’Africa, quello di un’infermiera che ha contratto il virus in un ospedale di Madrid. Il sospetto è che ci siano state falle nel sistema sanitario. L’esecutivo comunitario si è mosso mentre la Spagna è in allerta per altri due casi sospetti. La direttrice della Salute pubblica Mercedes Vinuesa ha assicurato che la Spagna ha diverse terapie disponibili e ha cominciato ad applicarle, ha aggiunto Vinuera, senza fornire ulteriori dettagli. Le persone sotto osservazione perché erano venute in contatto con l’ausiliaria ammalata sono 52.

In tutto all’ospedale Carlo III-La Paz sono state ricoverate quattro persone: l’ausiliaria quarantaquattrenne che ha contratto il virus mentre curava un sacerdote morto dopo essersi ammalato in Sierra Leone; suo marito; un’infermiera che faceva parte del gruppo di sanitari che ha assistito i due missionari deceduti finora in Spagna e che presenta sintomi di diarrea, ma non febbre; un turista di origini nigeriane, passeggero di un volo internazionale proveniente dall’Africa occidentale. A fine giornata la seconda infermiera è risultata negativa al test.

Le condizioni dell’infermiera contagiata al momento sono stazionarie. Viene trattata con il siero della suora Paciencia Melgar, la religiosa che ha superato la malattia dopo avere assistito in Liberia il missionario Miguel Pajares, e che è tornata in Spagna lo scorso 25 settembre.

“Vogliamo tranquillizzare la società – ha detto il direttore del nosocomio, Rafael Perez-Santamarina – .È una cosa che ci ha colto di sorpresa. Ma ora stiamo rivedendo tutti i protocolli di prevenzione, perché non torni a ripetersi”.

Sul timore di contagi in Europa interviene anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “I tagli al sistema sanitario mettono a rischio anche i sistemi di controllo. Le ispezioni non si fanno da sole. La sicurezza è uno degli aspetti che dobbiamo preservare come priorità. Per questo ho chiesto più fondi nella legge di stabilità”. Per quanto riguarda l’Italia, Lorenzin ha tenuto a sottolineare che non si deve creare allarmismo sulla possibilità che i migranti possano portare il virus e diffonderlo in Italia”. La durata del viaggio, in caso di flussi migratori irregolari via mare, è tale da rendere estremamente improbabile l’arrivo di casi di infezione di virus Ebola, la cui incubazione è di circa sette-dieci giorni. Ricordo poi che l’Italia, a differenza di altri Paesi europei, non ha collegamenti aerei diretti con i Paesi dell’Africa occidentale interessati”. Peraltro, ha proseguito il ministro, il dicastero della Salute partecipa all’operazione Mare Nostrum verificando “quando i migranti sono ancora a bordo la presenza di malattie infettive”.

Mentre in Europa si amplifica la paura per l’epidemia, il Fondo monetario internazionale ricorda che l’espandersi del virus avrà conseguenze economiche gravi per i Paesi dell’Africa occidentale.

fonte: la Repubblica

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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