Ebola, timori per primo caso negli Usa: rischio corsa ai falsi rimedi

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 3 ottobre 2014

A pochi giorni di distanza dalle lettere che la Food and drug administration ha inviato a tre aziende, colpevoli di distribuire falsi farmaci anti-Ebola, negli Stati Uniti è stato diagnosticato il primo caso di paziente infettato con il virus della febbre emorragica. Il paziente, proveniente dalla Liberia via Bruxelles, ha manifestato i sintomi alcuni giorni dopo il suo arrivo in Texas, ma il ricovero in isolamento è giunto con qualche giorno di ritardo. Per questo motivo i Cdc hanno attivato le procedure di “contact tracing, la chiave per fermare l’epidemia e salvare vite umane“, sostanzialmente una vera caccia ai possibili contagiati per rintracciare tutti coloro che entrano in contatto diretto con un paziente malato di Ebola. I medici chiedono al paziente e ai suoi familiari di elencare tutti quelli con cui hanno interagito, i quali vengono cercati e messi in quarantena per 21 giorni in modo da verificare l’eventuale presenza di sintomi del virus.

“Se uno di loro comincia a mostrare sintomi della malattia viene immediatamente isolato, tenuto sotto controllo, e curato”, spiega il filmato diffuso sul sito web dell’ente. Il processo richiede settimane, e deve essere ripetuto fino a quando non compaiono nuovi pazienti con sintomi. Secondo gli esperti, invece, i controlli sulla temperatura corporea negli aeroporti non sono in grado di portare a risultati soddisfacenti, perché il periodo di incubazione di Ebola è di 2 giorni, ma possono servirne 20 perché i sintomi si manifestino.

Alla luce del timore di contagio e diffusione dell’epidemia che questo episodio ha sollevato tra l’opinione pubblica diventa essenziale l’opera di controllo dell’Agenzia regolatoria statunitense che si batte per evitare il diffondersi del commercio online di falsi rimedi, utili solo agli interessi di chi approfitta di gravi malattie per ingannare la fiducia degli utenti. Già un mese fa la Fda aveva allertato i consumatori sapendo che l’epidemia africana avrebbe fatto emergere millantatori di terapie per prevenire, curare e addirittura guarire l’infezione da virus Ebola. Ora l’attacco è diretto e preciso: sui siti web di Natural solutions foundation of Newton, New Jersey; Young living in Lehi, Utah e doTERRA international, LLC, a Pleasant Grove, Utah, sono offerti prodotti in palese violazione del Federal Food, Drug and Cosmetic Act, nanoparticelle d’argento nel primo caso e olii essenziali negli altri due, spacciati per farmaci in grado di combattere l’infezione quando, invece, non esiste attualmente alcun farmaco o vaccino regolarmente registrato con questa indicazione.

Le aziende contattate hanno tempo 15 giorni per correggere i termini utilizzati nelle comunicazioni con i consumatori, pena l’adozione di misure più severe da parte dell’Agenzia. Young living ha già fatto sapere che chiederà ai suoi distributori di adeguarsi alle indicazioni Fda, mentre Natural solutions sembra più polemica nei confronti dell’agenzia perché si appella a una dichiarazione Onu a favore, nei casi di emergenza sanitaria mondiale dell’impiego di “opzioni non dimostrate”, nessuna replica ancora da parte di doTerra. (E.L.)

Fonte: Doctor 33

Approfondimenti: http://www.cdc.gov/media/releases/2014/p1001-response-in-dallas.html

 

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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