Ecologia del nascere: prospettiva bioetica

Grazie alle nuove tecnologie conosciamo ormai molto della vita umana che precede il parto: movimenti, gesti, reazioni del feto a certi stimoli. Studi controllati mostrano la presenza, nel neonato, di memoria di fatti vissuti nei mesi di vita prenatale. Se “ecologia” è lo studio delle interrelazioni tra organismi e l’ambiente che li ospita, sorgono spontanei alcuni interrogativi su pratiche come la gestazione per altri (utero in affitto): allontanare il nato dal contesto in cui ha vissuto i suoi mesi di vita prenatale è legittimo? La dignità umana è rispettata quando si usa la donna e il suo corpo per soddisfare il desiderio di generazione di altri soggetti? Domande faziose o condivisibili? A queste domande l’articolo cerca di dare risposta.

di Mariella Lombardi Ricci *
pubblicato il 14 febbraio 2017
Ecologia del nascere: prospettiva bioetica

Convegno «Ecologia integrale e salute»

Torino, 18 giugno 2016*

 

Antropologia prenatale

Un tempo, non troppo lontano, del bambino prima della nascita sapevamo ben poco, oggi invece del mondo prenatale conosciamo molte cose. Allora il nascere era avvolto da mistero e da un senso di religiosità, oggi il mistero ha lasciato il posto alla conoscenza scientifica che, grazie a sempre nuovi strumenti tecno-scientifici, ci permette di vedere il bambino-prenatale. Basta pensare alla possibilità di fotografare il feto in 3 e 4 D. Non a caso si parla di “antropologia prenatale”1.

Se partiamo dalla definizione più semplice di ecologia, quella che dà Wikipedia (oggi, forse, lo strumento di consultazione più diffuso) leggiamo che per ecologia si deve intendere «lo studio delle interrelazioni che intercorrono fra gli organismi e l’ambiente che li ospita»2. Quindi, nel nostro caso, la relazione tra nascituro − embrione e feto − e madre (sia come corpo biologico sia come corpo immerso nell’ambiente quotidiano in cui la donna vive).

Riflessioni sull’ecologia del nascere: vita prenatale e GPA

La nostra riflessione sull’ecologia del nascere si snoda, quindi, in  due momenti:

a) la prima muove dal rapporto tra chi è già nato ma non partorito e l’ambiente in cui si trova a vivere. Grazie alle tecnologie più avanzate conosciamo molti aspetti della vita prenatale e un rapido sguardo su alcuni tra i più significativi studi scientifici ci permette di scoprire la vita segreta dell’embrione e del feto;

b) la seconda prende in considerazione la questione che ha investito gli anni 2015 e 2016: l’utero in affitto – o Gestazione Per Altri (GPA). Se parliamo di ecologia del nascere, cosa comporta in termine di relazione madre/bambino interrompere alla nascita, con un radicale e brusco taglio, questa intensa e complessa relazione della durata di circa nove mesi?

La vita prenatale

Se psicanalisti e psichiatri si sono interessati alla vita prenatale è perché studi di antropologia prenatale mostrano come il momento della vera nascita sia non il parto ma il primo istante della vita dell’uomo: il concepimento (Lombardi Ricci, 2013: 115-132).

L’ambiente viene registrato a partire dall’inizio stesso della mia vita: dalla prima cellula che costituisce me. Ciò che accade alla prima o alle due prime cellule che costituiscono me può riverberarsi per tutte le successive generazioni dei nostri primi antenati cellulari. Quella prima cellula che costituisce noi, contiene tutte le mie memorie genetiche (Laing, 1976).
Tutto ciò che succede in noi comincia in utero non solo a livello biologico ma anche psichico (Bayle)

Così anche Michel Soulé (2006), neuropsichiatria francese che si occupa di psichiatria precoce e neonatale scrive: «Il prenatale merita di occupare nella nostra scienza il posto legittimo che si merita, quello di primo capitolo della biografia vera della persona umana e non di preambolo o di preistoria».
Anche secondo lo psichiatra francese Benoît Bayle la vita prenatale è il primo capitolo della nostra vita (Bayle, 2003). Tutto ciò che succede in noi comincia in utero non solo a livello biologico ma anche psichico (Bayle, 2001; 2005a; 2005b).

Basta fare un rapido excursus tra le ricerche scientifiche a proposito della vita prenatale, tra studi nazionali e internazionali sul feto e sul neonato, per capire meglio il mondo prenatale (Bellieni, 2004) e per rimanere stupiti, a partire dal fatto, per esempio, che il feto è capace di reagire a stimoli sonori (Kisilevsky et al., 1992).

Il feto memorizza il battito cardiaco materno

Uno studio sul battito cardiaco del feto ha rilevato che esso muta al variare dello stato psicologico della madre, se è calma o agitata. Il feto riconosce lo stato emotivo della madre dal tono della voce, distingue l’urlo di gioia da quello di paura, mostrando la capacità, già presente fin dai primi mesi di gravidanza, di percepire lo stato emozionale dell’ambiente in cui vive. Tra mamma e nascituro esiste quindi un rapporto non solo biologico ma psicologico (DeCasper e Sigafoos, 1986).
È stato provato che il feto memorizza il battito cardiaco materno: infatti, questo suono, riproposto nella nursery ospedaliera, tranquillizza il neonato in pianto o agitato mentre nessuna reazione particolare viene registrata negli altri neonati.
Una ricerca sui gemelli mostra che i feti si muovono in modo diverso se vengono a contatto con la placenta o se toccano il gemellino.

Tra la 14esima e la 18esima sett. di gestazione, i piccoli si muovono molto, con dei movimenti diretti verso l’altro gemello che hanno caratteristiche diverse rispetto ai movimenti diretti verso la parete uterina e verso se stessi e, man mano che i feti crescono, tendono ad aumentare di frequenza (Castiello et al., 2010)
Cosa avverte il gemello (feto) che, improvvisamente, non sente più la presenza confortante dell’altro?

Sappiamo che i gemelli si toccano, giocano, che più crescono più si cercano l’uno con l’altro. «Hanno appena poche settimane di vita e già, i piccoli feti, si accarezzano, si sfiorano, si toccano con straordinaria premura e dolcezza»: racconta Valentina Arcovio riferendo l’esito di studi controllati3.
Sembriamo, però, dimenticarcene quando, per esempio, procediamo alla cosiddetta “riduzione embrionaria”4 cioè alla eliminazione di uno dei due (o più) embrioni per facilitare la prosecuzione di una gravidanza multipla iniziata grazie alla procreazione medicalmente assistita. O quando si elimina uno dei feti perché la diagnosi prenatale (DPN) ha individuato una patologia o un handicap. Con questa scelta mostriamo di trascurare il rapporto esistente tra i due piccoli e come questo rapporto tra loro si intensifichi con l’avanzare della vita prenatale. Perché, al momento della delicata decisione di eliminare un feto, non chiederci cosa avverte il gemello che, improvvisamente, non sente più la presenza confortante dell’altro con cui era in rapporto (Bayle e Asfaux, 2013)? Se sia davvero la miglior scelta per il nascituro e la sua famiglia?

Informazione mediatica

A livello di ecologia del nascere è necessario tener conto di questi studi, che non sono solo riservati a studiosi ma di essi fa cenno anche l’informazione mediatica, mostrando, quindi, che la notizia si presume interessi il cittadino (e incrementi la vendita del giornale)5.
L’ecologia integrale ci dice che lo sviluppo dell’essere umano dipende sia dai geni sia dall’ambiente prenatale. Il genetista Alberto Piazza precisa che «il DNA non è tutto, nella placenta avvengono sviluppi fondamentali»6.
Alcune ricerche condotte nelle nursery ospedaliere hanno dimostrato che il neonato riconosce suoni ascoltati nei primi mesi di vita intrauterina e reagisce ad essi (Chamberlain, 1999). Per esempio, se si fa ascoltare a neonati urlanti la stessa melodia che le mamme hanno ascoltato nei primi mesi di gravidanza (come da progetto dello studio controllato) costoro smettano di piangere mentre gli altri continuano imperterriti le loro grida7.

Ascoltare la musica di Mozart in età prenatale…

«Le parole si ascoltano e si imparano già dalla pancia della mamma», titola TuttoScienze (TS)8. Interessanti ricerche hanno notato che ascoltare la musica di Mozart in età prenatale abbia effetti positivi. Quando i neonati la riascoltano in sala parto mostrano maggiore tranquillità. Sembra addirittura che migliori le abilità scolastiche di questi bambini (Gomez et al., 2006).
DeCasper e Spence (1986) affermano che la memorizzazione inizia in fase prenatale grazie ad uno studio in base al quale è stata registrata la durata della suzione del neonato al seno: se la mamma racconta una storia letta ad alta voce negli ultimi tre mesi di gravidanza, la durata è maggiore (133-150). Non solo, ma il neonato che riascolta la voce della sua mamma, si calma subito rispetto a quando gli si fa ascoltare la voce di un’estranea; come può succedere? (Fifer e Moon, 1994; DeCasper e Fifer, 1980)9.

Foetus party

Abbondano foto di feti e delle loro “abitudini”, che ormai conosciamo: si succhiano il pollice, sbadigliano, si stropicciano gli occhi, i gemelli si accarezzano, si abbracciano. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna si è diffusa la moda del “foetus party”: i futuri genitori invitano parenti e amici, mostrano loro l’ecografia 3D e ricevono i regali per il bambino prenatale10.

Van de Carr, tra i pionieri della stimolazione prenatale

L’Associazione Nazionale per l’Educazione Prenatale (Anep) dà notizia della fondazione di una Università Prenatale in California da parte di Réné Van de Carr, uno dei pionieri della stimolazione prenatale. In seguito alle sue osservazioni circa le risposte tattili coerenti del bimbo in utero, ha istituito un metodo per insegnare al feto a “fare attenzione”, e a migliorare uno spettro di capacità intellettuali11. Van de Carr (1996) ritiene che intorno al quinto mese di gravidanza il bambino viva un momento importante per il suo sviluppo perché l’interazione tra il bambino e il suo ambiente stimola la crescita del cervello sia prima che dopo la nascita.
Si parla di cure pediatriche quando ancora il piccolo è nella pancia della mamma. E la proposta parte dalla Sip (Società Italiana di Pediatria)12. Abbiamo letto che il 27 febbraio 2014, per la prima volta in Italia, è stata effettuata un’operazione al cuore su un feto di 33 settimane13.

Se la medicina ha come paziente il feto…

Se la medicina ha come paziente il feto, allora va ripensato il nostro rapporto con lui a livello medico, scientifico, giuridico, non solo etico. Sembra assurdo, nella società a tecnologia avanzata nella quale viviamo, che il dibattito pubblico e politico non tenga seriamente conto di queste ricerche scientifiche che attestano l’individualità dell’embrione e del feto, la continuità e la coerenza del suo sviluppo organico. Procedendo così, siamo caduti nell’ideologia e nello scontro artefatto laici-cattolici e abbiamo trascurato il vero senso scientifico e antropologico della questione.

Un embrione con tre DNA – “geneticamente modificato” – novum culturale che esige risposte adeguate

La capacità tecnica e genetica di modificare il DNA ha permesso la formazione di un embrione fecondando, mediante spermatozoo, un ovulo il cui nucleo proviene da una donna e i mitocondri da un’altra, dando così vita ad un embrione con tre DNA, uno maschile e due femminili. Ovviamente è una condizione biologica mai vista prima, per di più ereditaria: embrione a innovazione genetica, embrione geneticamente modificato, vera manipolazione, con conseguenze che non solo non conosciamo ma che sono anche ben difficili da prevedere. Senza contare che, nel caso dei viventi, per raggiungere conoscenze abbastanza certe è necessario che il soggetto manipolato nasca, viva, magari generi figli dando origine a nuove generazioni con tre DNA, muoia. Vero novum culturale che esige risposte adeguate.
La fecondazione di un embrione a tre DNA (o a tre genitori come spesso leggiamo nei giornali) è stata autorizzata in Gran Bretagna nel 2015 e nell’aprile 2016 in Messico è nato il primo bambino con tre patrimoni genetici e il 5 gennaio 2017 ha visto la luce un altro bimbo in Ukraina14. Siamo di fronte ad una pratica sperimentale, condotta al di fuori del regime di prudenza imposto alle sperimentazione con l’uomo e sull’uomo, della quale neppure sappiamo il suo impatto, positivo o negativo che sia, sulla salute.

Dagli scienziati: una moratoria

Non è quindi un caso se nel 2015 gli scienziati hanno chiesto una moratoria in questo ambito, segno di responsabilità professionale. Sono i tecnici che, proprio perché sanno come fare per raggiungere il risultato, ne conoscono − o ne possono prevedere − gli sviluppi impliciti e insieme percepiscono la responsabilità sociale posta nelle loro mani (Cyranoski, 2015).

Pareri scientifici

Se indagare le conseguenze socio-antropologiche non spetta al ricercatore ma ad esperti in altre competenze (medicina, diritto, filosofia, teologia, sociologia, antropologia, psicologia etc.), segnalarle però sì, spetta a loro. Così molti scienziati, preoccupati per gli aspetti sociali e antropologici impliciti al dar vita a bambini mediante queste nuove tecnologie, hanno messo in guardia dal proseguire su questa via senza che sia stata avviata prima una seria riflessione a tale proposito15. Altri ricercatori, invece, ritengono che la questione sia principalmente tecnica e si debba andare avanti, perché il progresso tecnico chiede di non fermarsi se non per ragioni di correttezza scientifica, tacendo l’impatto che in questa marcia del progresso biotecnologico spesso hanno le esigenze del mercato, della big pharma, del fascino che ha per la politica la capacità innovativa legata alle biotecnologie nonché il ritorno economico.

La gestazione per altri o il cosiddetto utero in affitto

Anche in questa seconda riflessione prendiamo le mosse da Wikipedia:

La surrogazione di maternità o gestazione per altri o gestazione d’appoggio, talvolta denominata utero in affitto, è il ruolo che nella fecondazione assistita è proprio della donna (madre portante) che assuma l’obbligo di provvedere alla gestazione e al parto per conto di una singola persona o una coppia (eterosessuale o omosessuale), alla quale si impegna a consegnare il nascituro. La fecondazione può essere effettuata con seme e ovuli sia della coppia sterile sia di donatori e donatrici attraverso concepimento in vitro.
La surrogazione in pratica si ha quando una donna si presta a portare a termine un’intera gravidanza, fino al parto, su commissione di single o coppie incapaci di generare o concepire un bambino.

Lo sguardo sulla vita prenatale ha mostrato che il bambino prenatale ha capacità emozionale. Allora perché non chiederci l’effetto emozionale che possono avere le nostre azioni sul feto?

Maternità surrogata: perplessità

Dobbiamo trovare il coraggio di porci domande ineludibili. Nel momento in cui con la GPA trasferisco immediatamente il neonato in altri luoghi, luoghi diversi da quello dove ha vissuto la sua vita, dove ha ascoltato persone/voci − in particolare quella della mamma, suoni, diversi da quelli che ascolta dopo la nascita, siamo sicuri che non gli arrechiamo un danno a livello  psicologico? O, se non altro, abbiamo consapevolezza di ciò che facciamo?

È facile notare che ogni progresso nella medicina che cura i già nati occupa spesso la prima pagina dei quotidiani, se ne parla come di una nuova conquista − irrinunciabile − della scienza. I progressi nella medicina prenatale sono riportati nelle pagine di vari inserti di taglio scientifico ma non sempre sono date con lo stesso entusiasmo. Se poi, in qualche modo, la nuova conoscenza avvalla la dimensione umana del feto, nell’informazione pubblica viene quasi silenziata.
Perché, nelle acerrime discussioni sul sì/no alla legalizzazione della GPA cui abbiamo assistito in Italia tra il 2015 e il 2016, non si è fatto riferimento a questi studi scientifici? Su questo aspetto lo psicanalista francese Bayle (2003) è chiaro:

l’essere umano concepito non si impianta solo nel corpo materno⌊…⌋ invade anche lo psichismo della madre. ⌊…⌋ Accanto al genoma biologico, accanto all’insieme di informazioni biologiche codificate sotto forma di DNA, che dirigono la genesi biologica dell’essere umano, scorgiamo tutto un insieme d’informazioni psico-socio-culturali che guidano, sin dal concepimento, lo sviluppo psichico dell’essere umano
Ostacoli a un dibattito interdisciplinare

Sembra quasi che non ci sia diritto di parola per discutere di questi aspetti scientifici che permetterebbero, attraverso un confronto interdisciplinare (quindi metodologicamente bioetico), oggettivo e chiaro, di capire il vero stato biologico e antropologico dell’embrione e del feto. Persone attente riconoscono che esiste un meccanismo che ostacola il discostarsi dalla narrazione pubblica, dal modo in cui è impostato il dibattito ufficiale.

L’influenza del «Clima d’opinione» (Noelle-Newman)

Noelle-Neumann nel suo interessante libro La spirale del silenzio, afferma che dire certe cose contrarie al «clima d’opinione» (opinion building)16, quello creato dalla narrazione mediale e pubblica, porta all’isolamento sociale (2002). E l’uomo, animale sociale per struttura ontologica, teme e sfugge questa condizione. Quindi ciascuno tace il suo dissenso, con la conseguente suggestione che la nuova prassi sia accettata da tutti.

«La politica dei piccoli passi» (Testart)

Il biologo francese Testart17 da tempo ci avverte di un altro interessante aspetto che ha un ruolo importante nel cambiamento di mentalità: la «politica dei piccoli passi». Procedendo passo dopo passo, come sugli aspri sentieri di montagna, ci si allontana impercettibilmente da ciò che era opinione condivisa e ufficialmente accettata e si entra in un nuovo orizzonte, senza neppure rendersene conto. Il consenso si raggiunge, così, senza che le singole questioni siano state seriamente dibattute.

Si è arrivati alle «fabbriche dei bambini», ai contratti di gestazione

Attualmente la procedura della GPA, fino a pochi lustri fa rifiutata, è trattata come diritto individuale, legata al progetto familiare – progetto privato e interno alla famiglia che quindi non va ostacolato18. Ne deriva l’idea che, se la GPA è l’unico mezzo per dar vita al figlio cercato, non deve essere vietata. Va piuttosto regolamentata mettendo paletti. Così si comincia a riconoscere legittimità alla GPA samaritana19, quella gratuita, senza passaggio di denaro. Fatto il primo passo, il salto è compiuto e si comincia intravvedere uno spazio di legittimità alla prassi20. Successivamente −politica dei piccoli passi − è stato proposto di riconoscere alla donna, che non ha altra ricchezza che il proprio corpo, la possibilità di usarlo, se la sua scelta è spontanea e libera, per avere in cambio denaro e poter migliorare le sue condizioni di vita.
Oltre alla libertà personale, l’“amore” sembra l’altra parola che permette la svolta culturale21. A questo proposito è inquietante l’osservazione di Jean Daniel Rainhorn, medico e specialista di salute internazionale, secondo la quale la procreazione umana oggi è ridotta a servizio economico, la gestazione è delocalizzata e si fissa un prezzo per il “servizio reso” dall’utero. E allora, per conoscere i fatti, basta guardare quanto avviene, per esempio, in India22. Al fine di razionalizzare la procedura e ridurre la personalizzazione della gravidanza, le madri portatrici sono riunite in «fabbriche di bambini». La gestazione è pianificata, negoziata mediante contratto. In alcune cliniche, per evitare l’attaccamento della donna al feto, le si arresta la montata lattea; in altre si vende il loro latte e lo si dà ai nuovi genitori; in altre ancora le donne sono pagate per allattare i neonati. Sono organizzati corsi in cui si insegna alle madri-portatrici a non parlare in prima persona al nascituro. Dopo il contratto la donna sottostà ad alcune regole ben precise, come il controllo costante del regime alimentare, e ad altre più invasive come nessuna remunerazione in caso di aborto spontaneo, obbligo di aborto selettivo a fronte di gravidanza multipla o di embrioni/feti non sani. A volte si impiantano gli embrioni destinati alla coppia richiedente in più donne differenti per avere così maggiore garanzia di successo.
Il mercato annuale si aggira su 865 milioni di euro (690 miliardi di rupie) ma la madre portatrice guadagna circa 450 rupie, contro le 18.000 rupie che i richiedenti pagano23.

In Francia, la Carta di Parigi per l’abolizione universale della GPA

Tra il 2015 e il febbraio 2016 a Parigi è successo un fatto rilevante. I Francesi hanno organizzato gli Stati Generali della bioetica24 per discutere a livello nazionale di questa pratica, sempre più diffusa, dell’utero in affitto, o, come la chiamano loro, Gestation Pour Autrui (GPA). L’8 marzo 2015, in occasione della giornata della donna, si è tenuto il primo forum internazionale per l’abolizione della GPA. Il 2 gennaio 2016, presso il Parlamento, con il patrocinio delle massime istituzioni politiche francesi, si è aperta l’Assise per l’abolizione universale della maternità surrogata25. Le richieste avanzate espresse nella cosiddetta Carta di Parigi sono chiare:

denunciamo l’utilizzo degli esseri umani il cui valore intrinseco e la cui dignità sono cancellati a favore del valore d’uso o del valore di scambio;
rifiutiamo la mercificazione del corpo delle donne e dei bambini;
chiediamo alla Francia e agli altri Paesi europei di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale.26

La cosa sorprendente è che le prime firmatarie della proposta hanno matrice culturale profondamente diversa. Si tratta del Collettivo diritti delle donne (Cadac), del Coordinamento Lesbiche francese (Clf), del Collettivo Rispetto della Persona (CoRP). Nonostante formazione e radici differenti, firmano la stessa richiesta perché ne condividono l’obiettivo: ottenere il divieto mondiale, universale, di una pratica che usa l’essere umano, la donna e il bambino prenatale, come mezzo. Grande coraggio, va riconosciuto, di sfidare l’opinione diffusa, nonostante l’atmosfera non fosse loro favorevole, coraggio di uscire dalla spirale del silenzio27 per dire che non è un diritto avere un figlio solo perché la tecnologia lo permette. Muovendo da questa premessa, hanno chiesto con determinazione che si giungesse ad un divieto universale.

Femministe contro GPA, vietata dal Parlamento portoghese

Il Parlamento portoghese, che in un primo tempo ha aperto alla GPA suscitando ampie critiche dal gruppo di femministe impegnate nella campagna contro la GPA, a metà maggio 2016 l’ha vietata. In quell’occasione, le femministe proclamano di rifiutare l’idea della GPA come progresso e ribadiscono la richiesta di immediata e universale cancellazione28. Notizia pressoché ignorata dai media, le testate che hanno riferito il fatto hanno scelto una modulazione ridotta a poche righe.

Anche il Parlamento europeo

Lo stesso è successo in occasione della Risoluzione sulla Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell’Unione europea in materia del Parlamento Europeo, 17 dicembre 2015, che al paragrafo 115 ha lanciato un messaggio chiarissimo:

condanna la pratica della surrogazione, che compromette la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usati come una merce; ritiene che la pratica della gestazione surrogata che prevede lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo, debba essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani

Forse è opportuno imparare ad ascoltare chi sa guardare il bambino prenatale e lo riconosce “uno di noi”. Di qui riprendere il dibattito per cercare un punto di partenza obiettivamente condiviso.


Note

* La relazione curata dalla prof.ssa Mariella Lombardi Ricci è stata dalla medesima rivista e aggiornata al 3 febbraio 2017
1 cf. Associazione Nazionale di Psicologia e di Educazione Prenatale (Anep), nata come risposta alla sempre maggiore esigenza di conoscere se e come il periodo prenatale influisca nello sviluppo individuale e della personalità (in termini di benessere o disagio http://www.anpep.it/sitecmsanp1a1.aspx?id=99 ⌊3, febbraio 2017⌋
2 In Enciclopedia Treccani: «Studio delle interrelazioni che intercorrono fra gli organismi e l’ambiente che li ospita. Si occupa di tre livelli di gerarchia biologica: individui, popolazioni e comunità.
L’e., come disciplina scientifica, ha avuto origine intorno alla metà del XIX secolo. Il termine fu introdotto da E.H. Haeckel nel 1866 per indicare la parte della fisiologia che studia le funzioni di relazione degli organismi con l’ambiente circostante e tra loro, e che trova la sua spiegazione meccanica nella teoria dell’adattamento degli esseri viventi, nel corso del loro trasformarsi in seguito alla lotta per l’esistenza, al mezzo, al parassitismo, alla competizione ecc.: in sintesi, la scienza delle condizioni di esistenza, o biologia ambientale.» (http://www.treccani.it/enciclopedia/ecologia/ , 3 febbraio 2017)
3 La prima carezza tra gemelli è già nell’utero, «La Stampa» −TuttoScienze (TS) 16 febbraio 2011 riferendo della ricerca di Castiello et al.
4 Neologismo che l’Enciclopedia Treccani definisce così: «Diminuzione, selezione del numero di embrioni ottenuti mediante fecondazione in vitro e successivamente impiantati nell’utero per la gestazione. Sopprimere un embrione iniettando nel suo cuore cloruro di potassio con un ago. È la procedura adottata per la riduzione embrionaria, utilizzata spesso nella procreazione artificiale, quando il numero delle gravidanze, per effetto della iperstimolazione ovarica, sia superiore a quello atteso. […] Una prassi ora esplicitamente vietata dalla norma approvata a febbraio che all’articolo 14, quarto comma, afferma: “Ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194″. («Avvenire», 10 giugno 2004, p. 24 – Oggi Frontiere). La legge [40/2004] vieta la riduzione delle gravidanze plurime (ad esempio riduzione da 3 a 2 embrioni) precisando però: “salvo nei casi previsti dalla legge 194″, ma dimenticando che la legge 194 non parla mai di riduzione embrionaria (Adolfo Allegra,«Repubblica», 24 maggio 2005, Palermo, p. VIII». http://www.treccani.it/vocabolario/riduzione-embrionaria_(Neologismi)/ ⌊1 febbraio 2017⌋
5 Ruolo di formazione dei mass media perché ciò che sappiamo della vita prenatale, FIV, come cittadini lo sappiamo dalla narrazione mediatica. http://www.bioeticanews.it/mass-media-e-bioetica-giornalismo-e-bioetica/ ⌊13 gennaio 2017⌋
6 Intervista di LISA E., «La Stampa», 31 luglio 2014
7 Cf. anche Di TODARO F., La ninna nanna si impara nel grembo della mamma, «La Stampa» TS, 4 dicembre 2010
8 Articolo di Paola MARIANO, «La Stampa»- TS, 12 gennaio 2013
9 Citati in BELLIENI, 2004
10 Il tutto sottovalutando i possibili rischi legati agli stimoli dell’ecografia come agli aspetti psicologici che accompagnano il tempo della attesa
11 http://www.anep.org/lagire-degli-stimoli-sullo-sviluppo-della-sensorialita-fetale ⌊1 febbraio 2017⌋
12 Michele BOCCI, Nella pancia di mamma già in cura dal pediatra “Capiremo prima i rischi”, «la Repubblica», 12 ottobre 2014
13 http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/2014/notizia/operato-al-cuore-nell-utero-si-tratta-del-primo-intervento-del-genere-in-italia_2029612.shtml ⌊16 gennaio 2017⌋
14http://www.genethique.org/fr/fiv-trois-parents-naissance-en-ukraine-66885.html#.WIn0Q01d7cs ; https://www.rtbf.be/info/societe/detail_naissance-en-ukraine-d-un-enfant-concu-par-une-nouvelle-technique-de-fiv-a-trois-parents?id=9506496 ⌊30 gennaio 2017⌋
15 Anche TESTART, il biologo che ha fecondato in vitro la prima bambina francese, chiede prudenza e moratoria, cf. intervista a «Liberation» il 10 febbraio 2015. «Bébé à trois parents»: un pas vers le clonage ? Par Jacques Testart, Biologiste de la procréation et critique de science − 10 février 2015 http://www.liberation.fr/sciences/2015/02/10/bebe-a-trois-parents-un-pas-vers-le-clonage_1199609 ⌊16 febbraio 2017⌋
16 Clima d’opinione: l’insieme dei pareri o opinioni che si devono esprimere o assumere pubblicamente se non si vuole restare isolati
17 http://jacques.testart.free.fr/”>http://jacques.testart.free.fr ⌊1 febbraio 2017⌋
18 Si pensi alle vicende della legge italiana 40/2004 e al divieto di eterologa e di conservazione di embrioni tra sentenze nazionali ed internazionali. Anche la Francia è stata sanzionata dalla CEDH nel gennaio 2017 per la trascrizione all’anagrafe di Nantes nel 2010 di un bambino figlio di una “madre portatrice/surrogata” ucraina
19 In analogia alla donazione samaritana di organo
20 Si veda l’articolo di OGNIBENE F., Regole globali per un supermarket senza freni, «Avvenire», 26 gennaio 2016
21 La discriminante è l’amore, titolava AUGIAS la risposta alle osservazioni di una lettrice, «la Repubblica», 17 ottobre 2015; VERONESI U., Nulla di deprecabile, «Il Messaggero», 20 gennaio 2016
22 Il sito francese di attualità bioetica http://www.genethique.org ha riportato numerosi articoli su quanto succede in particolare in India, e in altri Paesi dell’Oriente asiatico, meta di coppie o single che chiedono di poter avere un figlio grazie alla gravidanza portata avanti da una donna che, alla nascita del bimbo, lo cederà al richiedente
23 http://www.genethique.org/fr/commercialisation-exploitation-marchandisation-lassemblee-nationale-les-feministes-disent-non-la-gpa#.VvECW01d7cs 
http://www.genethique.org/fr/inde-enquete-dans-le-monde-des-cliniques-de-gpa-65265.html#.VwS8dE1H7cs ⌊12 gennaio 2017⌋
http://www.college-etudesmondiales.org/fr/content/jean-daniel-rainhorn ⌊16 febbraio 2017⌋
24 Si tratta di un insieme di cittadini, scelti in modo da portare la voce delle varie componenti della società civile e formati sulle tematiche di bioetica, istituiti nel 2011 dal Comitato Consultivo di Etica (Comité Consultif d’Ethique, analogo al nostro Comitato Nazionale per la Bioetica) in occasione della revisione della legge di bioetica dal momento che oggetto della legge sono questioni etiche legate al campo della biologia, della medicina e della salute. Il parere che propongono è reso pubblico e oggetto di discussione
25 Si veda anche  http://www.huffingtonpost.com/2016/02/01/parigi-convegno-maternita_n_9131554.html ⌊12 gennaio 2017⌋
26  http://www.forumeuropeendebioethique.eu  ⌊12 gennaio 2017⌋
27 https://www.facebook.com/permalink.php? story_fbid=869899903108155&id=663550773743070,  Femministe contro l’utero in affitto. Non è un diritto, Annalisa Cuzzocrea, «la Repubblica», 4 dicembre 2015 ⌊13 gennaio 2017⌋
28 http://genethique.org/fr/portugal-un-veto-presidentiel-contre-la-gestation-pour-autrui-65648.html#.WIoLw01d7cs ⌊10 gennaio 2017⌋


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(*) Filosofa, Teologa morale e Bioeticista
Docente di Bioetica
Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale - sezione parallela di Torino
Professore a contratto facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Torino
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