Editoriale

di Redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 22 aprile 2015

Cari lettori,

In palestra, nelle sale da ballo, dinanzi alle scuole ad accompagnare i nipoti, in libreria, nelle associazioni pastorali, nei centri di volontariato e nelle aule universitarie della terza età. Sono loro, le persone anziane che incontriamo in questi e in tanti altri luoghi della società. Dinamici, impegnati in attività ricreative e sociali, dall’animo generoso nell’aiutare chi ha bisogno; in breve, pieni di vitalità.

La vita si è allungata, le condizioni di salute sono migliorate: un sessantacinquenne di oggi sembra un cinquantacinquenne di un tempo o ancora con qualche anno in meno. Esistono nonni che con le loro pensioni o il loro reddito sostengono per quel possono nipoti o i loro stessi figli se si trovano in difficoltà. Ma quando, con l’avanzare degli anni, o si arriva alla cosiddetta quarta età, per una qualche ragione come la perdita di una persona cara, la difficoltà economica di arrivare a fine mese, la solitudine, la depressione, o perché la salute vacilla, quel meccanismo di autonomia comincia a scricchiolare o cede del tutto, la persona anziana si sente di essere, e viene anche spesso vista agli occhi di molti, “un peso” economico e sociale.
In famiglia non sempre può essere accolta se non vi è una stanza disponibile, se vi è un genitore solo o con figli, se si vive in precarietà. Ci si appoggia alle strutture assistenziali, socio-sanitarie e residenziali.

D’un tratto diventano invisibili nella società, confinati in casa o spesso passano dalla casa ai diversi luoghi di cura; diventano un facile bersaglio con l’accusa di aggravare il sistema sanitario per una vita che oramai si è affievolita, che non può più “dare” alcunché alla società. Invece sarebbe da chiedersi sin da ora, quando nel corso degli anni a venire la popolazione di persone anziane crescerà ancora, come programmare le loro necessità sanitarie e assistenziali, andando incontro alle loro fragilità, quelle che un giorno saranno anche nostre. E la crisi economica odierna possa essere da stimolo per creare una realtà né consumistica né materialista, ma dove ognuno è persona la cui vita è degna di essere vissuta e amata, dove la prossimità è diffusa.
Papa Francesco ha ben richiamato l’attenzione sulle persone anziane in più occasioni del suo pontificato. Durante un’udienza di quest’anno ha raccontato che quando era in Argentina, gli accadeva spesso di ascoltare da persone ricoverate presso case di riposo che non ricevevano visita dei loro familiari da tempo: «Questo si chiama peccato mortale».

Di recente si è tenuto al Centro congressi «Santo Volto» di Torino un convegno formativo, qui ripreso in modo succinto, dedicato alla geriatria con discussione dei «Dilemmi etici. Il paziente anziano tra ospedale, residenza sanitaria e domicilio», promosso da diverse realtà del territorio torinese: Aslto2, Centro Cattolico di Bioetica, Ordine dei Medici della Provincia di Torino, Orpea, Pastorale della Salute-Arcidiocesi di Torino.

Una buona lettura!
Lo Staff di «Bioetica News Torino»

(*) Redazione Bioetica News Torino
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