Editoriale

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 22 dicembre 2017

Gentili lettrici e lettori,

Il termine obiezione di coscienza è di nuovo alla ribalta nei media ma non per un fatto di cronaca associato alla interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) oppure alla proposta del diritto di rifiutare il contraccettivo di emergenza dei “cinque giorni dopo” (Elle one) da parte dei farmacisti. Nulla di tutto questo. Esso appare ora correlato alla legge sulle «Disposizioni anticipate di trattamento» (Dat) sul fine vita, attesa sì da tempo ma discussa e approvata troppo in fretta al Senato, in meno di un mese,  prescindendo da  una seria riflessione su alcune criticità espresse dai medici.

Tanto è vero che proprio  prima della sua approvazione la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica e la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma hanno redatto un testo pubblicato su Avvenire.it Cattolica e Gemelli “al biotestamento si deve far obiezione”», 13 dicembre 2017) riportando alcuni «rilevanti interrogativi sui possibili effetti della norma nella relazione tra medico e paziente, facendo propria poi la netta posizione dei vescovi americani sull’obiezione di coscienza alle “disposizioni anticipate”»: In accordo con la legge informeremo i pazienti sui loro diritti per disporre di disposizioni avanzate di trattamento (Dat). Tuttavia non onoreremo una Dat contraria all’insegnamento cattolico. S«e una Dat confligge» con tale insegnamento «si spiegherà perché la Dat non può essere onorata».

Quanto alla lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella inviata da parte di associazioni di medici, religiose degli istituti socio-sanitari, etc., essa richiama all’incostituzionalità delle norme contenute con riferimento al termine di  terapia per idratazione e alimentazione ai pazienti.
All’approvazione delle Dat è seguita una forte eco mediatica di contrappunto sul territorio italiano. Per padre Virginio Bebber, presidente Aris: «Viviamo in una società multireligiosa ed è giusto rispettare le sensibilità altrui. Ma lo stesso rispetto lo invochiamo per le strutture sanitarie religiose, che devono corrispondere sempre al proprio carisma e al proprio dettato etico» (Cenci F., «Ospedali Cattolici pronti alla resistenza», In Terris.it, 15 dicembre 2017). Così tuonava dal Cottolengo don Arice il superiore generale Società dei Sacerdoti del Cottolengo e padre della Piccola Casa della Divina Provvidenza e membro della Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario, nonché già direttore nazionale dell’Ufficio Pastorale della Salute Cei: «Noi non possiamo eseguire pratiche che vadano contro il Vangelo, pazienza se la possibilità dell’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge: è andato sotto processo Marco Cappato che accompagna le persone a fare il suicidio assisitito, possiamo andarci anche noi che in un possibile conflitto tra la legge e il Vangelo siamo tenuti a scegliere il Vangelo» e poi «Di fronte ad una richiesta di morte la nostra struttura non può rispondere positivamente»  e andando alla vera questione sociale: «il tema vero da affrontare, e non viene fatto, è quello di creare condizioni che permettano a chi è solo e in condizioni di difficoltà e sofferenza di non invocare la morte, a cominciare dalle persone anziane che si trovano in povertà e afflitte da patologie. Invece vediamo prevalere troppo spesso la “cultura dello scarto” che spinge le persone più deboli a dire tolgo il fastidio» («Biotestamento. Don Arice, “Il Cottolengo non applicherà le Dat», Faro di Roma.it, 15 dicembre 2017). Scelta  che viene apprezzata ed espressa pubblicamente dall’Arcivescovo  monsignor Cesare Nosiglia della diocesi di Torino in una sua lettera sulla contrarietà della Chiesa all’accanimento terapeutico e all’eutanasia rilanciando tra l’altro la considerazione e la riflessione sul fatto che «gli anziani, le persone malate vanno pienamente difese e tutelate nei loro diritti e quello della vita è prioritario: non possiamo pensare che esistano, in questo Paese, diritti di serie A e diritti di serie B. Invece nel nuovo quadro normativo si aprono prospettive pericolose e inquietanti anche sui rischi di abusi sulla vita, motivati dai «costi» di mantenimento delle persone malate» («Dichiarazione dell’Arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia sulle “Disposizioni anticipate di trattamento” per il fine vita», 16 dicembre 2017 www.diocesi.torino.it).  Nonostante il fronte contrario,  il ministro della Salute Beatrice Lorenzin apre uno spiraglio  indicando la necessità di rispettare le  «intime posizioni  di coscienza» degli operatori sanitari.

Nel congedarci con questo ultimo numero dell’anno 2017, in attesa di nuovi “chiarori” sulle Dat, riaproppriandoci del  senso della vita umana, che è intessuta di relazioni reciproche, essendo fragile e bisognosa dell’aiuto dell’altro, giunge una nuova notizia sulla salute: l’esposizione alle radiazioni “non ionizzanti” dei campi magnetici dei cellulari e tablet fa aumentare il rischio di aborto del 270%, secondo uno studio in California su 913 donne in gravidanza, pubblicato su «Scientific Reports», citato su Quotidianosanità.it del 22 dicembre (di Maria Rita Montebelli).

Nel ringraziarvi per averci accompagnato, attraverso la lettura, lungo il cammino della bioetica, disciplina affascinante ma anche complessa, e nell’esprimere immensa  gratitudine per quanti hanno collaborato alla rivista, il prof. Giorgio Palestro, presidente del Centro Cattolico di Bioetica unitamente allo staff, porge a tutti auguri gioiosi di buone feste natalizie!

redazione «Bioetica News Torino»

(*) redazione Bioetica News Torino
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