Editoriale

di Giorgio Palestro *
pubblicato il 12 aprile 2017

La prima edizione della «Carta degli Operatori sanitari» nasce nel 1994 per volere del Cardinale Fiorenzo Angelini, nell’ambito del «Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari per la Pastorale della Salute», istituito da Papa Giovanni Paolo II nel 1985.
L’iniziativa del Pontefice volle esprimere il segno dell’impegno profondamente umano e cristiano che la Chiesa intende rivolgere alla tutela della vita fisica, in quanto bene primario e fondamentale della vita umana, come espressione di fede e amore verso il prossimo.

L’obiettivo della «Carta», fin dall’inizio, è stato quello di creare uno strumento finalizzato alla formazione permanente delle diverse figure professionali che operano nel mondo della salute come servizio alla vita. «La vita e la salute fisica – sono le parole dette da Giovanni Paolo II in occasione della visita al «Mercy Maternity Hospital» di Melbourne, il 28 novembre 1986 – sono beni preziosi donati da Dio. Dobbiamo averne ragionevolmente cura, tenendo conto delle necessità altrui e del bene comune».

La grande evoluzione delle conoscenze scientifiche e il progressivo affinamento della tecnologia in campo biologico, fattisi più evidenti in particolare negli ultimi tempi, ha determinato grandi trasformazioni della Medicina e delle possibilità di intervento sulla salute e, dunque, sulla vita dell’uomo. Pertanto, proprio per mantenere immutato l’orientamento del documento nei confronti del composito mondo degli operatori sanitari, si è reso necessario un suo aggiornamento attraverso un’attenta revisione dei contenuti che tenesse conto dei nuovi profili scientifici e applicativi, anche in ambito giuridico.

La nuova edizione della «Carta» esprime un carattere culturale moderno rivolgendosi a un ambito di operatori molto ampio che, oltre alle figure tradizionali che caratterizzano i classici organici dell’ospedale, come i medici, gli infermieri, il personale ausiliario e i cappellani, include anche ulteriori figure che agiscono in ruoli diversi nel mondo della salute, come biologi, farmacisti, amministratori e organizzatori delle attività sanitarie sia all’interno degli ospedali sia in ambito territoriale, nonché l’ampio ambito del volontariato. La presenza e l’azione di chi opera in modo volontario nell’ambito della salute umana è estremamente preziosa perché si inserisce negli interstizi di un mondo, come quello socio-sanitario, che l’organizzazione sanitaria, nonostante la sua sempre maggiore completezza di ruoli, non può, istituzionalmente, coprire.

Il riferimento sostanziale del documento, vuole coinvolgere il senso di responsabilità di chi opera in ambito sanitario, di fronte alla consapevolezza della propria fragilità. Condizione che consente all’uomo di percepire la misura di se stesso, la propria e altrui finitezza.
È la condizione essenziale della coscienza umana per comprendere i limiti propri e degli altri e per acuire la sensibilità di percezione delle fragilità di tutti e, dunque, la capacità di comprensione, di sostegno e di “pietas”.
E la visione cristiana del Trascendente è la vera cultura che indica la via per accogliere la propria fragilità e quella di ogni creatura.

(*) Professore Ordinario Emerito - Anatomia e Istologia Patologica
Università degli Studi di Torino
Presidente del Centro Cattolico di Bioetica - Arcidiocesi di Torino
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