Editoriale

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 21 novembre 2017

Gentili lettrici e lettori,

Le persone quasi e ultra centenarie, in buona salute, spopolano con successo nei servizi e nei programmi televisivi mostrando ciascuna una spiccata e forte personalità, accompagnata da una straordinaria dose di vitalità, creatività e socievolezza che suscitano con i loro sorrisi, la loro tenerezza e lunga esperienza sapienziale di vita, in chi le guarda, la speranza di  poter vivere in futuro davvero una vita di qualità come la loro. Nel vivere più a lungo influiscono fattori genetici ma anche ambientali e sociali –  entra qui in campo il concetto di età biologica ed epigenetica – come si è (ri)affermato pochi giorni fa ad Alba al convegno internazionale annuale della Fondazione Ferrero  «Ageing opportunities» (https://www.fondazioneferrero.it/fc-3423).  Nella longevità poter esprimere una potenzialità creativa, che è presente in  ciascuna persona come ha sostenuto, sempre ad Alba, il noto psicologo novantunenne professor Marcello Cesa-Bianchi, aiuta, insieme alla possibilità di completare la conoscenza di se stessi e dare un senso alla propria esistenza, vivere la vita  in modo più sereno.

Spesso ci si chiede come sarà, considerata la crisi economica, nei prossimi quindici anni la situazione in Italia per le persone anziane, ovvero  quando i “baby boomers” raggiungeranno la loro massima espansione, e quali saranno le  prospettive su cui si potrebbe lavorare sin da ora sul piano economico- sociale, sanitario, assistenziale, di welfare, governance, bioetico e pastorale-spirituale. In questo numero della rivista  Ugo Marchisio, vice presidente del Centro Ricerche e Relazioni Cornaglia (CeRRCo) e medico specialista in Medicina Interna e Pneumologia, presenta uno studio  multidisciplinare del fenomeno tratto da un loro recente lavoro e pubblicato nell’ultimo Quaderno, intitolato «Anziani verso il 2030», di cui è co-curatore con il sociologo Bracco Dario.

Ad un allungamento della vita si guarda parimenti ad un suo miglioramento, ma anche ad un potenziamento dell’essere umano. Sono i passi di una tecnoscienza che avanza con celerità straordinaria. Esoscheletri e robot fisioterapisti nel recupero funzionale riabilitativo sono già una realtà così come i “cobots” industriali che affiancano la persona umana sgravandola dal lavoro pesante, ma anche robots cosiddetti “intelligenti” impiegati nell’industria 4.0 in Italia e nel mondo perché  “precisi,  affidabili e produttivi”.   In campo medico-scientifico troviamo la chirurgia mininvasiva, le protesi robotiche ma anche l’occhio bionico, mentre in quello della neurofarmacologia il miglioramento delle capacità cognitive nella cura di patologie psicologiche e neurodegenerative come l’Alzeihmer con la connessa  diatriba etica sul possibile superamento della “condizione umana” mediante l’uso nei soggetti sani del potenziamento cognitivo farmacologico  o “doping” della mente.

Quale tipo di identità umana, forte, resistente alle malattie si verrà a creare negli anni a venire? Quale sarà il ruolo e le questioni  bioetiche relative a disuguaglianza, identità, privacy in un epoca del post-umanesimo? In un articolo il prof. Enrico Larghero, medico, teologo e direttore scientifico del Master in Bioetica alla Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale di Torino, ne delinea l’orizzonte, partendo dalla lettura di un’analisi approfondita che il teologo e bioeticista prof. Giuseppe Zeppegno ha fatto nella sua ultima pubblicazione intitolata «Bioetica e Postumanesimo».

Sull’acceso dibattito sull’utilità e sull’estensione dell’obbligatorietà delle vaccinazioni nei bambini e ragazzi dai 0 ai 16 anni per la prevenzione e protezione da malattie gravi e mortali, che è continuato anche dopo le circolari disposte dal Ministero della Salute, riportiamo un articolo della dottoressa Teresa Audasso, responsabile di Medicina Preventiva al Fatebenefratelli che fa una sintesi del convegno svoltosi presso la loro struttura dal titolo «Vaccinarsi: un atto di prevenzione e di etica sociale».

Concludiamo con quella che si è rivelata un’insolita e al quanto piacevole giornata formativa, sul tema «Enneagramma. Un viaggio alla scoperta di sé e degli altri», accreditata ecm per tutte le professioni sanitarie, durante la quale il professor Arnaldo Pangrazzi, noto sacerdote camilliano e presidente nazionale AIE (Associazione Italiana Enneagramma) dal 1998, ha portato, con il suo vasto bagaglio esperenziale nel campo della pastorale della Salute e dell’animazione di numerosi corsi in Italia e nel mondo di mutuo aiuto, lutto, suicidio, dinamica di gruppo, ai numerosi partecipanti l’apprendimento dei fondamenti dell’enneagramma. Uno strumento dalle antiche origini orientali e approdato nel Novecento in Occidente, che ha conosciuto lui stesso, tanti anni fa, quando era cappellano all’Hospital di Milwaukee, e continua tuttora a sperimentare nei suoi corsi. Autore di una vasta bibliografia, ha scritto un testo, dal linguaggio semplice e chiaro, sull’enneagramma, Sentieri verso la libertà edito da San Paolo (pp. 160, 2014).
Pur essendo unici e irripetibili come persone abbiamo dei tratti assomiglianti e dissimili dalle altre persone e conoscere la propria personalità, sotto il profilo della tipologia, è utile, come Pangrazzi afferma, per una crescita a livello umano e spirituale,  per migliorarsi e comprendere meglio gli altri nella sfida di accettare se stessi e l’altro per quello che è, con la consapevolezza però di poter valorizzare la propria personalità, potenziandola. Può essere un interessante stimolo nella gestione dei conflitti sul piano delle affettività e della comunicazione nella relazione con le persone di cui ci si prende cura.

(*) redazione Bioetica News Torino
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