Editoriale

di Redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 13 ottobre 2017

Gent.li lettrici e lettori,

Con il movimento delle palpebre e dei suoi occhioni grandi e neri, l’espressione simulata del viso e i gesti delle mani e del corpo, iCub, il piccolo robot “umanoide”  open source, a misura di bambino, progettato all’Istituto italiano di Tecnologia di Genova, affascina, stupisce e diverte tutti coloro che lo incontrano o vedono in video sin dalla sua prima presentazione pubblica nel 2009. Dotato di 53 motori e 4000 sensori, è un progetto di robotica ingegneristica avanzata integrata ad una ricerca interdisciplinare dove si incontrano neuroscienze, psicologia, matematica, chimica e bioingegneria, proprio ideato «per esaminare i meccanismi della cognizione sociale coinvolti nell’interazione» con il robot umanoide che acquisisce competenze linguistiche, cognitive e comportamentali (to learn to handle and manipulate objects and tools autonomously, to cooperate and communicate with other robots and humans, and to adapt to changing internal, environmental, and social conditions italproject.org Eu ICT Cognitive Systems and Robotics Integrating Project). Ed è  notizia di appena qualche giorno fa: sarà presente nelle strutture sanitarie ad affiancare il terapista nella relazione terapeutica dei bambini autistici (Sara Moraca, «Giocano, parlano e insegnano i robot amici dei bambini, anche in ospedale», Corriereinnovazione.corriere.it, 5 10 2017). 

L’applicazione robotica fa ingresso nella medicina riabilitativa neuromotoria con gli esoscheletri per la rieducazione degli arti, si presenta in alcuni settori di chirurgia di precisione e mini-invasiva e in via sperimentale nell’assistenza di bambini, anziani che non si muovono e persone disabili per offrire servizi. L’utilizzo della tecnologia robotica, biorobotica (artefatti integrati nei corpi e nei cervelli, come arti artificiali che si interfacciano con il sistema nervoso periferico per restituire sensibilità al soggetto) e neuro robotica legata alle neuroscienze, in particolare alle scienze della mente, in ambito medico e biomedico suscita riflessioni etiche che sono state espresse di recente dal Comitato Nazionale di Bioetica e per la Biosicurezza, le Biotecnologie e Scienze della Vita («Sviluppi della Robotica e Roboetica», 17 luglio 2017). Ad esempio, non soltanto «l’identità, l’integrità e la libertà possono essere  messe in discussione dalla protesi robotiche e biomeccatroniche (biologico-meccanico-elettroniche)» ma anche «dovrà essere considerata la differenza, non sempre definibile, tra terapia e potenziamento cioè fino a che punto la robotica, biorobotica e neuro robotica cura l’uomo o si spinge a potenziarne le sue capacità»(p. 27). Allo stesso modo, sulle simulazioni robotiche di teorie neuroscientifiche, affermano con onestà che «il rapido progresso di un settore scientifico o tecnologico mette a nudo, come è già accaduto in numerose circostanze, situazioni di scarsa elaborazione o di vuoto concettuale in relazione alle problematiche di etica applicata che esso suscita», ponendo ad esempio il problema di impianti cerebrali, che possono essere rischiosi, a scopo di potenziamento cognitivo (28).

Anche al simposio internazionale annuale della Pontificia Accademia per la Vita tenutosi agli inizi di ottobre, nell’Aula Paolo VI,  di cui lo scienziato A. Carrara nel blog di Neuroetica e Neuroscienze dà una sintesi (11 ottobre 2017 in «Accompanying Life in a Trans- and Post-Human Era», a.carrara.blogspot.it) si è posta rilevanza nel vivere in un’era influenzata dalla tecnologia, in particolare quella neurotecnologica e robotica nel riflettere su come accompagnare al meglio la vita umana in ogni sua fase, e di come gli avanzamenti sia della scienza empirica che delle neuroscienze sono così celeri che in molti casi è difficile fermarsi e riflettere sulle loro applicazioni in favore o meno dell’integrità dell’esistenza umana.

Sulle neuroscienze, che studiano in modo interdisciplinare tra materie storiche come filosofia, psicologia e nuove come neurogenetica e «neuroimaging», i meccanismi di funzionamento del sistema nervoso, in particolare il cervello, del suo sviluppo e della sua struttura, si è tenuto a Torino, presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, lo scorso giugno, un convegno organizzato dal Centro Cattolico di Bioetica con il patrocinio di Amci e Associazione «Bioetica & Persona Onlus» .

Monsignor Cesare Nosiglia, vescovo dell’Arcidiocesi di Torino ha sottolineato il beneficio delle nuove tecniche di «neuroimaging» e l’attesa per la cura di patologie gravemente invalidanti, e che «anche quando si conosceranno i meccanismi più nascosti del cervello, non si potrà negare che ci sono dimensioni dell’essere umano che trascendono il dato biologico». Dalle analisi sul mondo della psiche e del suo funzionamento traggono informazioni preziose anche le scienze forensi, nel fornire «mezzi nuovi e nuovi criteri utili nel processo di indagine dello stato mentale del “reo”, come ha affermato il professor Giorgio Palestro, presidente del Centro Cattolico di Bioetica.

Esperti del settore hanno approfondito il tema «Quale spazio per la libertà e responsabilità umana?» da un inquadramento storico scientifico delle neuroscienze da parte del  prof. Riccardo Torta, Ordinario di Psicologia clinica e Psichiatria dell’Università di Torino, e dal prof. Padre  Alberto Carrara LC, coordinatore del Gruppo di Neuroscienze dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum – Roma e membro  della PAV, con la presentazione dello studio e della ricerca nel nuovo campo della neuroetica, disciplina che riflette e ricerca risposte alle nuove questioni etiche sollevate dagli sviluppi delle  neuroscienze, con un approccio personalista, indagando sulla coscienza  nel rapporto con il libero arbitrio.
Questo numero raccoglie i loro contributi.

(*) Redazione Bioetica News Torino
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