L’Ucfi: tra le realtà del Centro Cattolico di Bioetica

di Paola Aliperta *
pubblicato il 4 aprile 2013
L’Ucfi: tra le realtà del Centro Cattolico di Bioetica

Da pochi anni è stata ricostituita, per opera di alcuni volontari, una sezione piemontese dell’UCFI, l’Unione Cattolica Farmacisti Italiani (www.ucfi-italia), che raccoglie farmacisti e chimici e tecnologici farmaceutici, inseriti in vari ambiti professionali, desiderosi di portare anche nel loro settore i valori evangelici. La maggior parte si occupa della vendita dei farmaci, ma non mancano operatori dell’industria farmaceutica ed insegnanti. Sono coadiuvati negli incontri dall’assistente spirituale padre Piero Montagna, sacerdote Camilliano e cappellano dell’ospedale CTO, instancabile nell’incoraggiarli a continuare un cammino talvolta controcorrente.

I soci della “rinata” sezione torinese si sono incontrati per celebrazioni liturgiche e per organizzare, insieme ad altre associazioni, convegni su argomenti bioetici e progetti rivolti agli studenti su temi riguardanti la salute e le dipendenze.

É notizia recente l’ammissione dell’UCFI al Centro Cattolico di Bioetica dell’Arcidiocesi di Torino, del quale è entrata a far parte con grande entusiasmo per avvicinarsi all’obiettivo di collaborazione con le realtà ecclesiali, con le istituzioni e con le associazioni operanti nel settore sanitario e di promozione culturale, fiduciosa che le sue deboli forze possano aggiungersi al prezioso lavoro degli operatori che in questa diocesi lavorano insieme sinergicamente già da tempo.

San Giovanni Leonardi (1541-1609)
patrono dei Farmacisti

L’UCFI nacque proprio a Torino, subito dopo la seconda guerra mondiale. Tra i suoi primi obiettivi ricordiamo l’armonizzazione del pensiero scientifico con i principi evangelici e del Magistero della Chiesa (grazie alla collaborazione di entusiasti studenti e giovani laureati in discipline farmaceutiche), la definizione e la valorizzazione del ruolo del farmacista; ed infine la diffusione nella società dei principi scientifici che potessero permettere una migliore tutela della vita. Tra i primi problemi affrontati ci fu quello delle sofisticazioni alimentari, ambito nel quale l’UCFI si  batté per introdurre nel campo della produzione e della conservazione degli alimenti una corretta applicazione dei principi scientifici, affinché gli alimenti in commercio non fossero nocivi per la salute.

Tra gli obiettivi dell’UCFI  ritroviamo fin dai primi anni la partecipazione, diretta e tramite collaborazioni con altre associazioni, ad opere di assistenza a favore di poveri ed ammalati, in Italia e all’estero, mediante raccolte di farmaci, produzione e fornitura di medicamenti per popolazioni economicamente svantaggiate o in situazioni di emergenza.

Alla base di tutto però si poneva e si pone tuttora la ferma convinzione che la professione, così come ogni momento della vita privata, debbano innanzitutto essere un servizio nei confronti di tutti coloro che la vita dà la gioia di incontrare: clienti, malati, studenti, colleghi, collaboratori. Gli scopi di promozione morale, sociale e culturale possono infatti essere raggiunti, prima che con convegni e pubblicazioni, attraverso il contatto con il pubblico, cercando di stabilire il rapporto con delicatezza e umanità.

Nel passato come nel presente i farmacisti cattolici si sono ritrovati per condividere momenti di preghiera e partecipare a pellegrinaggi, specialmente accanto ai malati.

Dopo i primi venti anni segnati da un’attività molto intensa, come testimoniano convegni in tutta Italia e a livello internazionale, per alcuni anni i farmacisti cattolici sembrarono scomparire. Fu alla fine degli anni Settanta che, con l’emergere di nuove problematiche, i farmacisti si ritrovano a dibattere questioni come la procreazione responsabile, per arrivare fino ai nostri giorni ad affrontare le questioni legate alla dispensazione di farmaci abortivi come la pillola del giorno dopo, l’RU486 e più di recente la cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo. Negli ultimi anni infatti il problema non è più il far osservare correttamente ciò che la scienza e la tecnica suggeriscono, ma cercare di esercitare la professione in conformità con le norme morali, anche quando le leggi sembrano imporre il contrario.

Infatti il diritto all’obiezione di coscienza per il farmacista italiano non è così scontato. Se la legge sull’aborto lo permette a tutte le professioni sanitarie, il regio decreto del 1937 impone al farmacista la dispensazione di tutti i farmaci correttamente prescritti. Ed è per questo che alcuni farmacisti dopo essersi rifiutati di vendere prodotti abortivi sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio. È il caso per esempio del dottor Piero Uroda, presidente nazionale dell’UCFI, denunciato pur avendo indicato alla cliente la farmacia più vicina in cui il contraccettivo d’emergenza poteva essere immediatamente dispensato. Per rispondere a questa situazione, l’UCFI si è fatta promotrice di proposte di legge miranti a tutelare la possibilità, anche per il farmacista, di agire secondo scienza e coscienza. Le leggi non sono ancora state approvate, ma è stato possibile ottenere almeno dei pareri del Comitato Nazionale di Bioetica favorevoli all’obiezione di coscienza dei farmacisti.

Non dobbiamo dimenticare che in Italia il servizio farmaceutico, sia produttivo che commerciale, a differenza degli altri settori sanitari, è in gran parte affidato ai privati, che come tali si assumono i rischi economici di un’impresa. In questo periodo di crisi costituisce una sfida etica la necessità di continuare a garantire il servizio nei paesi isolati e meno popolati, nelle moltissime sedi rurali che costituiscono spesso l’ unico presidio sanitario della zona (soprattutto dopo i recenti tagli degli ambulatori del Servizio Sanitario Nazionale) e che già in passato sopravvivevano con difficoltà. Anche nelle grandi città, in seguito ai mancati o ritardati rimborsi da parte delle ASL e delle difficoltà di accesso al credito bancario, alcune farmacie, specialmente nell’Italia centro-meridionale, sono state costrette a ricorrere all’aiuto di chi dispone di liquidità, anche se di dubbia provenienza. Ed è proprio per non far cadere il servizio farmaceutico in mano alle mafie, che la sede nazionale dell’UCFI sta costituendo un consorzio per favorire il sostegno economico ai soci in difficoltà.

Negli anni recenti l’UCFI ha anche voluto fornire un modello di santità ai farmacisti. Si tratta di San Giovanni Leonardi (1541-1609), che dall’8 agosto 2006 è loro patrono. Il santo visse in un periodo storico particolarmente difficile per la Chiesa, nell’epoca della riforma cattolica successiva al Concilio di Trento. In gioventù per una decina d’anni esercitò come speziale, in seguito decise di diventare sacerdote per dedicarsi non soltanto alla cura del corpo, ma anche a quella dell’anima. Aveva infatti riconosciuto nel distacco dai valori evangelici la causa di molti mali che affliggevano la gente del suo tempo.

Fu particolarmente attivo come fondatore e riformatore di ordini religiosi e nella propaganda della fede, dapprima in patria, quindi oltre confine. Non abbandonò mai l’arte farmaceutica, tanto da trovare la morte per una malattia contratta curando i malati durante un’epidemia. Nel ricordo della sua intensa e contrastata attività è possibile trovare la determinazione e il vigore per non arrendersi alla crisi di valori della società odierna.

(*) Prof.ssa Paola Aliperta
Docente di Chimica
Istituto Superiore Statale Bernardo Vittone di Chieri
© Riproduzione Riservata