Eterologa fallita? «Colpa del Centro nazionale trapianti»

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 19 novembre 2015
Eterologa fallita? «Colpa del Centro nazionale trapianti»

Per una presunta violazione della legge 40 l’Associazione radicale Luca Coscioni – con alcuni centri di procreazione medicalmente assistita (Pma) – chiede al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, le dimissioni del direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), Alessandro Nanni Costa. E lancia la proposta di abolire le consulenze genetiche sui donatori di gameti per le tecniche di tipo eterologo, che altrimenti rischierebbero di essere “bloccate”. Era la stata la stessa associazione Coscioni – hanno reso noto ieri Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario e tesoriere – a segnalare al Garante della privacy che il Cnt aveva chiesto ai centri di fecondazione assistita l’elenco in forma cartacea dei donatori di gameti, ma senza  adottare precauzioni che rendessero anonimi i dati. E di recente, hanno riferito ancora Gallo e Cappato, il Garante «ha accertato che la violazione c’è stata da aprile a fine giugno 2015 e sta valutando le sanzioni amministrative da applicare».

Ma nulla che riguardi la legge 40. Dopo la sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale (che ha abolito il divieto  di fecondazione eterologa in Italia) le procedure per regolare queste tecniche sono oggetto di valutazioni del Consiglio superiore di sanità e Conferenza StatoRegioni. Ma già l’anno scorso la legge di stabilità 2015 (articolo 1, comma 298) ha previsto l’istituzione di un Registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive a scopi di Pma di tipo eterologo: la raccolta di tali dati dovrà avvenire con modalità informatiche, assicurando l’anonimato dei donatori. In attesa che il Registro diventi operativo, la legge ha stabilito che i dati siano trasmessi su carta. E per alcuni mesi si sarebbe verificata una condotta non conforme al Codice in materia di protezione dei dati personali, che è stata corretta dal Cnt da luglio facendo utilizzare ai centri di Pma un algoritmo di cifratura che non rende possibile l’identificazione dei donatori. Tutte le modifiche apportate sono state approvate dall’ufficio del Garante, che pertanto non ritiene necessario adottare un provvedimento, valutando solo un’eventuale sanzione amministrativa.
Non si capisce dunque dove sarebbe la violazione della legge 40 lamentata dall’associazione Coscioni: vietando la fecondazione eterologa, la norma del 2004 non prevedeva un registro dei donatori. Una nota del Cnt ha poi precisato che il Registro istituito dalla legge «ha lo scopo di rendere tracciabile il percorso delle cellule riproduttive dal donatore al nato e viceversa, nonché il conteggio dei nati generati dalle cellule riproduttive di un medesimo donatore».

Più singolare è la richiesta di abolire la consulenza genetica per i donatori di gameti. La Direttiva europea sulla donazione di cellule e tessuti (2006/17) ha una norma specifica (allegato III, punto 3) che prevede una selezione dei donatori non solo per i virus più comuni ma anche per geni autosomici recessivi che risultino prevalenti «nel contesto etnico del donatore», oltre a una valutazione del rischio di trasmissione di
patologie ereditarie. La norma ha lo scopo di tutelare i riceventi di cellule e tessuti: in questo caso le aspiranti madri (che vanno informate sui rischi) e i futuri nati. A meno che non si preferisca fare screening con la diagnosi preimpianto sugli embrioni.

Enrico Negrotti
Fonte: «Avvenire»

(*) redazione Bioetica News Torino
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