Famiglia universale delle creature e responsabilità umana¹

di Paolo Foglizzo *
pubblicato il 13 febbraio 2017
Famiglia universale delle creature e responsabilità umana¹

Convegno « Ecologia integrale e salute»

Torino, 18 giugno 2016

Sibi ipsi et aliis providens
Ora, fra tutti gli altri esseri la creatura razionale è
soggetta alla divina provvidenza in una maniera più eccellente,
poiché ne partecipa col provvedere a se stessa e agli altri.
S.Th., I-IIae, q. 91, art. 2

Lo scopo di questo intervento è illustrare il quadro di riferimento ecologia integrale proposta da papa Francesco nella sua recente enciclica Laudato si’ (in breve, LS), attingendo al testo per cercare di mostrare quale sia lo spazio per un esercizio della responsabilità umana adeguato alle sfide del nostro tempo. I miei ambiti di competenza sono l’economia e la dottrina sociale della Chiesa: lascerò quindi gli aspetti più propriamente attinenti alla bioetica a chi prenderà la parola dopo di me, nel rispetto delle competenze di ciascuno. È lo stesso papa Francesco a suggerirci la possibilità di una serie di itinerari di lettura del testo dell’Enciclica, quando sottolinea che essa è percorsa da una serie di «assi portanti», che vengono costantemente ripresi e arricchiti da una pluralità di punti di vista. Tra questo troviamo ad esempio «il valore proprio di ogni creatura» e «il senso umano dell’ecologia» (LS, n. 16).

Il punto di partenza non può che essere la definizione del termine «ecologia». Ad appena un mese dalla pubblicazione dell’Enciclica, il 21 luglio 2015 papa Francesco interviene al Seminario «Modern Slavery and Climate Change: the Commitment of the Cities» e coglie l’occasione per ribadire che nella sua impostazione “ecologia” non indica una generica preoccupazione “verde”: non si possono separare l’ambiente e il genere umano.

Prendersi cura dell’ambiente significa avere un atteggiamento di ecologia umana. Non possiamo dire, cioè, che la persona sta qui e il creato, l’ambiente stanno lì. L’ecologia è totale, è umana. E questo è quello che ho voluto esprimere nell’enciclica «Laudato si», che non si può separare l’uomo dal resto; c’è una relazione che incide in maniera reciproca, sia dell’ambiente sulla persona, sia della persona nel modo in cui tratta l’ambiente; ed anche l’effetto rimbalzo contro l’uomo quando l’ambiente viene maltrattato. Per questo di fronte ad una domanda che mi hanno fatto ho risposto: “No, non è un’enciclica ‘verde’, è un’enciclica sociale”. Perché nella società, nella vita sociale dell’uomo, non possiamo prescindere dalla cura dell’ambiente. In più, la cura dell’ambiente è un atteggiamento sociale, che ci socializza.

La diagnosi dell’Enciclica è infatti squisitamente sociale e politica: è lo stesso individualismo consumista a generare il degrado ambientale e quello etico, quella cultura dello scarto che produce l’esclusione sociale e la devastazione dell’ambiente. Al rovescio, l’esperienza concreta insegna come impegnarsi per la cura di uno spazio urbano o la tutela dell’ambiente produca due effetti: da una parte la qualità dello spazio migliora, diventa più umano e vivibile; dall’altro l’azione comune rinsalda il legame sociale.

Un’enciclica sociale

Dunque per il Papa il termine “ecologia” assume un significato più profondo, quello di approccio adeguato a tutti i sistemi complessi la cui comprensione richiede di mettere in primo piano le relazioni delle singole parti tra loro e con il tutto. Il riferimento scientifico è al concetto di ecosistema. Per questo si può parlare di una dimensione sociale dell’ecologia, o meglio di una vera e propria «ecologia sociale [che] è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione» (LS, n. 142). Così, ad esempio, anche il sistema sanitario, in quanto istituzione, rientra nel discorso dell’ecologia sociale. Per la mentalità contemporanea è spesso faticoso mettere a fuoco questa dimensione istituzionale dell’ecologia e la correlazione tra l’ambiente e le istituzioni sociali. Possiamo rendercene conto ad esempio quando istituzioni degradate − ad esempio a causa della corruzione − producono scempi e danni ambientali.

Ecologia integrale

Per questo la proposta dell’ecologia integrale, che è al cuore dell’Enciclica, comprende «chiaramente le dimensioni umane e sociali» (LS, n. 137) e compone i diversi aspetti dell’unica crisi socio-ambientale che abbiamo di fronte. È il modo per assumere fino in fondo l’intuizione e la consapevolezza che tutto è in relazione, tutto è collegato, tutto è connesso, come continuamente ripete la LS.

Una lettura dell’Enciclica ci consente di individuare quattro dimensioni dell’ecologia integrale, che rappresentano una griglia di base anche per affrontare il tema di questo convegno.

A. Una lettura integrata di fenomeni diversi
Strumento di analisi della realtà

Una prima dimensione riguarda la potenza del concetto di ecologia integrale come strumento di analisi della realtà: poiché tutto è correlato, non è possibile «trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema». Occorre invece «cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali» (LS, n. 139). È più facile comprenderlo attraverso un esempio: gli stili di vita prevalenti nelle aree più ricche del pianeta sono alla radice di un modello di sviluppo economico basato sul consumo sfrenato di risorse energetiche di origine fossile, che è tra le cause dei cambiamenti climatici in atto, che a loro volta sono all’origine di una parte dei movimenti migratori. Affrontare oggi la questione dell’immigrazione senza tener conto del rapporto con i cambiamenti climatici e gli stili di vita conduce al massimo a soluzioni parziali, a dei “rattoppi”, incapaci di incidere sulle vere cause del fenomeno.

Un’unica crisi socio-ambientale

Perciò anche la ricerca di soluzioni deve assumere un approccio integrale:

Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura (LS, n. 139).

Lo stesso pensiero ritorna in altri passi che hanno avuto minore fortuna mediatica, ma che non per questo sono meno stimolanti. Così al n. 119 papa Francesco afferma:

Se la crisi ideologica è un emergere o una manifestazione esterna della crisi etica, culturale e spirituale della modernità, non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali.
Ambiente e società

L’approccio integrale deve contraddistinguere anche il lavoro di analisi scientifica dei problemi, contro la tendenza alla parcellizzazione. Lo vediamo ad esempio al n. 141:

Oggi l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente. C’è una interazione tra gli ecosistemi e tra i diversi mondi di riferimento sociale.
Sfida in ambito sanitario

La stessa sfida vale in ambito sanitario. Ce ne possiamo rendere conto sostituendo nella citazione appena fatta l’espressione «problemi ambientali» con «problemi sanitari»: funziona perfettamente! Dunque anche il lavoro per risolvere i problemi delle istituzioni sanitarie ha bisogno dell’approccio dell’ecologia integrale, capace di mettere al centro dell’attenzione le relazioni tra le parti e non singoli elementi avulsi dal quadro d’insieme.

Riduzionismo

L’approccio integrale funziona come antidoto a quella che, come l’Enciclica ripete a più riprese, è la vera radice dei problemi, cioè quel riduzionismo che interpreta la realtà sulla base di un paradigma tecnocratico riducendone la complessità:

Gli effetti dell’applicazione di questo modello a tutta la realtà, umana e sociale, si constatano nel degrado dell’ambiente, ma questo è solo un segno del riduzionismo che colpisce la vita umana e la società in tutte le loro dimensioni (LS, n. 107).
Paradigma tecnocratico

Questo paradigma tecnocratico omogeneo e unidimensionale interpreta l’intera realtà − il pianeta, la natura, la vita, le persone, il loro patrimonio genetico − come un mero oggetto infinitamente disponibile alla manipolazione da parte del soggetto umano (cfr LS, n. 106). Questo paradigma di dominio tecnocratico sulla realtà si coniuga con la ricerca spasmodica del profitto, che diventa l’obiettivo di ogni azione e il criterio di misura del valore di ogni cosa e di ogni persona: ciò da cui non è possibile trarre profitto non ha valore e può essere semplicemente gettato via. Il modello di “sviluppo” basato su queste premesse procede «senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano», tanto che

Non ci si rende conto a sufficienza di quali sono le radici più profonde degli squilibri attuali, che hanno a che vedere con l’orientamento, i fini, il senso e il contesto sociale della crescita tecnologica ed economica (LS, n. 109).
Frammentazione del sapere

Una conseguenza di questo approccio riduzionista è la frammentazione del sapere, che

assolve la propria funzione nel momento di ottenere applicazioni concrete, ma spesso conduce a perdere il senso della totalità, delle relazioni che esistono tra le cose, dell’orizzonte ampio, senso che diventa irrilevante. Questo stesso fatto impedisce di individuare vie adeguate per risolvere i problemi più complessi del mondo attuale, soprattutto quelli dell’ambiente e dei poveri, che non si possono affrontare a partire da un solo punto di vista o da un solo tipo di interessi (LS, n. 110).
B. Dialogo tra discipline

Proprio per evitare la trappola della frammentazione, una seconda dimensione dell’ecologia integrale è quella del dialogo fra le diverse discipline. L’Enciclica applica a questo dialogo il tradizionale termine di «umanesimo», «che fa appello ai diversi saperi, anche quello economico, per una visione più integrale e integrante» (LS, n. 141).

Anche fra scienza e religione

La necessità del dialogo viene affermata anche fra scienza e religione, che «forniscono approcci diversi alla realtà» e «possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe» (LS, n. 62). Con chiarezza l’Enciclica afferma che su molte questioni concrete il solo punto di vista della Chiesa e della sua dottrina sociale non è sufficiente. Occorre «promuovere il dibattito onesto fra gli scienziati, rispettando le diversità di opinione» (LS, n. 61).

C. Uno stile di vita

Ma l’ecologia integrale non è solo uno strumento di analisi della realtà o uno stimolo al dialogo interdisciplinare. È anche uno stile di vita concreto, la proposta di un modo di vivere ispirato a S. Francesco di Assisi:

Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità (LS, 10)

È interessante notare come papa Francesco connoti qui l’ecologia integrale con la parola chiave del suo pontificato, la gioia.

Lo sguardo di S. Francesco sul mondo, che l’Enciclica ci addita ad esempio, sa trascendere il linguaggio delle scienze esatte o della biologia, andare oltre il calcolo economico e recuperare la dimensione affettiva del rapporto con la creazione (cfr LS, n. 11).

Una sfida educativa

Assumere l’ecologia integrale come stile di vita richiede di coltivare nuove abitudini virtuose, ma soprattutto di approfondire le proprie motivazioni e di impegnarsi in un percorso educativo dell’intera società, perché altrimenti nessuna riforma giuridica o strategia politica avrà efficacia (cfr LS, n. 211).

In questo quadro il Papa sottolinea l’importanza dei piccoli gesti:

diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente (LS, n. 212).

Ne fa un lungo elenco al n. 211: evitare l’uso di materiale plastico e di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via.
Il senso di questi semplici gesti quotidiani deriva dalla loro capacità di spezzare la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo: «l’amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, [che] è anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore» (LS, n. 231).

D. Un progetto operativo
Dimensione politica

Infine, l’ecologia integrale non può fuggire la dimensione politica. Rifiutando le posizioni estreme dei sostenitori del mito del progresso tecnico da un lato e di coloro che propugnano la necessità nel non intervento umano dall’altro, si propone invece di

identificare possibili scenari futuri, perché non c’è un’unica via di soluzione. Questo lascerebbe spazio a una varietà di apporti che potrebbero entrare in dialogo in vista di risposte integrali (LS, n. 60)

Questo dialogo è fondamentale perché la ricerca di soluzioni autentiche richiede di non escludere alcun punto di vista, anzi, al contrario, di valorizzare ogni contributo:

La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali […]. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico (LS, n. 111).

Questo richiede una coerenza personale:

È evidente che l’incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o è determinato a distruggere un altro essere umano che non gli è gradito. Ciò mette a rischio il senso della lotta per l’ambiente […] per questo si richiede una preoccupazione per l’ambiente unita al sincero amore per gli esseri umani e un costante impegno riguardo ai problemi della società (LS, n. 91).

La frammentazione delle battaglie etiche non porta ad alcuna soluzione dei problemi.
Ma la dimensione politica dell’ecologia integrale non si limita al piano delle scelte e dei comportamenti personali. Il soggetto che può assumere la sfida che la crisi socio-ambientale propone è necessariamente collettivo<, e coincide con la famiglia umana nella sua interezza: per «proteggere la nostra casa comune» occorre unire «tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale» (LS, n. 3).
Anzi, la dimensione di questo legame si estende all’intera creazione: «tutti creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile» (LS, n. 89).

La responsabilità umana

All’interno di questa famiglia universale, l’umanità non perde il proprio posto e ruolo peculiare, che si radica nella capacità della cura: tra tutte le creature, l’essere umano è l’unico capace di responsabilità per se stesso, per le altre persone e per l’intera creazione (LS, n. 90). Contro la divinizzazione della terra non si può prescindere la responsabilità dall’umanità:

Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia. Quando la persona umana viene considerata solo un essere in più tra gli altri, che deriva da un gioco del caso o da un determinismo fisico, “si corre il rischio che si affievolisca nelle persone la coscienza della responsabilità”. Un antropocentrismo deviato non deve necessariamente cedere il passo a un “biocentrismo”, perché ciò implicherebbe introdurre un nuovo squilibrio, che non solo non risolverà i problemi, bensì ne aggiungerà altri. Non si può esigere da parte dell’essere umano un impegno verso il mondo, se non si riconoscono e non si valorizzano al tempo stesso le sue peculiari capacità di conoscenza, volontà, libertà e responsabilità (LS, n. 118).

Ci muoviamo in perfetta continuità con la tradizione teologica e spirituale: già S. Tommaso d’Aquino affermava come l’esercizio della responsabilità verso di sé e verso gli altri è il luogo in cui in modo sommo si gioca il nostro essere “a immagine e somiglianza” del Creatore.

 

Per approfondire i contenuti della Laudato si’ si rinvia allo «Speciale enciclica» all’interno del sito www.aggiornamentisociali.it

 


Note

1  Sbobinatura non rivista dall’Autore Paolo Foglizzo a cura di Gabriella Oldano

(*) Redattore di «Aggiornamenti Sociali»
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