Fecondazione eterologa, favorevoli solo quattro italiani su dieci

Il 40% degli italiani è favorevole alla fecondazione eterologa, una percentuale che scende al 30% tra i cattolici praticanti e sale, invece, al 65% tra i non credenti.

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 1 ottobre 2014

Il 40% degli italiani è favorevole alla fecondazione eterologa, una percentuale che scende al 30% tra i cattolici praticanti e sale, invece, al 65% tra i non credenti. Più elevate le percentuali dei favorevoli all’inseminazione omologa in vivo (85%) e in vitro (73%). Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine del Censis “Diventare genitori oggi”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ibsa e presentata a Roma. Sempre sul tema dell’eterologa, il 35% è favorevole alla diagnosi pre-impianto (il 29% tra i cattolici praticanti), ma solo il 14% concorda con la possibilità di ricorrere alla maternità surrogata (il cosiddetto “utero in affitto”) e appena il 9,5% è favorevole alla possibilità di scegliere in anticipo il sesso del nascituro. L’informazione risulta però carente, se si pensa che solo l’11% del campione ha affermato di sapere che in Italia esiste una legge che regola la materia. Questa piccola percentuale dà della legge 40 (peraltro smantellata da una serie di sentenze) un giudizio nel complesso non positivo, soprattutto per la sua applicazione differenziata sul territorio nazionale e per le limitazioni poste alle coppie. La maggioranza ritiene che la legge dovrebbe essere modificata.

Scarsa anche l’informazione sull’infertilità. Il 45% ammette di saperne poco e un ulteriore 15% dice di non conoscere affatto il problema. Tra chi invece si dichiara informato (40%), il 16% è stato coinvolto in maniera diretta perché la questione ha riguardato una persona vicina (9%) oppure direttamente lui o il partner (7%). Forti incertezze sulle possibili cause dell’infertilità: la metà degli intervistati sa che non esiste una prevalenza di cause maschili o femminili, ma il 33% ritiene che nella maggior parte dei casi l’infertilità sia legata alla presenza di problemi in entrambi i partner. Tra le cause, la più citata è lo stress (31%). Seguono quelle che riguardano le donne: problemi o anomalie strutturali (21%), problemi ormonali e ovulatori (15%). L’11% cita genericamente problemi che riguardano l’uomo e il 6% difetti del liquido seminale. Il 23% non è in grado di fornire alcuna risposta. Nell’immaginario degli italiani il professionista d’elezione a cui rivolgersi per affrontare i problemi di infertilità rimane il ginecologo, citato dal 63% del campione, mentre solo il 3% segnala l’andrologo o l’urologo.

Più elevata la quota di intervistati che ritengono che gli italiani siano poco o per nulla informati sulle metodiche per la procreazione medicalmente assistita (81%). Nel concreto, le coppie con problemi di infertilità devono affrontare non poche difficoltà, tra le quali oggi sono ritenute prevalenti quelle economiche (67%), un ostacolo condiviso con le coppie senza problemi che vogliono un figlio. Per l’80% del campione la crisi è un deterrente specifico anche per le coppie che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Ma ci sono difficoltà sul piano della mancanza di informazioni – perché spesso non si sa a chi rivolgersi (42%) – che si accompagnano alle difficoltà emotive (42%).

La crisi economica crea difficoltà anche alle coppie senza problemi di infertilità, soprattutto ai giovani fino a 34 anni, che spesso rinunciano ad avere un bambino. Nel 2013 l’Italia ha visto una riduzione delle nascite del 3,7% rispetto all’anno precedente, con un calo del tasso di natalità da 9 a 8,5 nati per mille abitanti. Dall’inizio della crisi a oggi sono più di 62mila i nati in meno all’anno: dai 576.659 bambini del 2008 ai 514.308 del 2013, mai così pochi nella storia d’Italia (le serie storiche ufficiali partono dal 1862), nonostante l’aumento della popolazione, i progressi della medicina e il contributo degli immigrati residenti. E tra gli italiani c’è una diffusa consapevolezza sul problema di denatalità che affligge il Paese: l’88% sa che si fanno pochi figli e il fenomeno viene spiegato soprattutto con motivi economici. Per l’83% la crisi rende più difficile la scelta di avere un figlio e la percentuale supera il 90% tra i giovani fino a 34 anni, cioè le persone che subiscono maggiormente l’impatto della crisi e allo stesso tempo sono maggiormente coinvolte nella decisione della procreazione. Il 61% degli italiani, però, è convinto che le coppie sarebbero più propense ad avere figli se migliorassero gli interventi pubblici. Sgravi fiscali e aiuti economici diretti sono le principali richieste (71%), il 67% segnala l’esigenza di potenziare gli asili nido, il 56% fa riferimento ad aiuti pubblici per sostenere i costi per l’educazione dei figli (rette scolastiche, servizi di mensa o di trasporto). «Il fatto che il 2013 è l’anno in cui si sono fatti meno figli in Italia, compresi gli anni delle guerre dovrebbe farci riflettere sugli effetti profondi che il perdurante stato di crisi sta producendo sul vissuto reale dell’Italia di oggi e del futuro», commenta Giuseppe Zizzo, segretario della Fondazione Ibsa.

Infine l’indagine ha toccato un altro punto “caldo”: la possibilità di avere figli anche al di fuori della coppia eterosessuale tradizionale. Risultato: la famiglia classica non è più l’unico modello. Per il 46% degli intervistati è legittimo per i single avere figli, il 29% estende la possibilità anche alle coppie omosessuali. E in questo giudizio la fede religiosa ha un’influenza limitata: è d’accordo il 43% dei cattolici praticanti nel primo caso e il 23% nel secondo. «Le profonde implicazioni sociali e morali emerse dalla ricerca dimostrano come il Paese sia più avanti di quanto non emerga nel dibattito quotidiano», ha concluso Zizzo.

Fonte: Corriere della Sera

Approfondimenti:
http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=120977

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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