Fecondazione eterologa: ticket tra 400 e 600 euro. Non in Lombardia

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 6 ottobre 2014

La Conferenza delle Regioni ha deciso: il ticket per la fecondazione eterologa sarà compreso tra 400 e 600 euro e coprirà gli esami necessari per accedere alla prestazione. Lo ha annunciato il presidente Sergio Chiamparino al termine dell’incontro tra i governatori, dove sono state accolte le proposte della Commissione salute. «Abbiamo fissato un costo variabile a seconda delle Regioni, auspicando che la fecondazione eterologa venga inserita nei livelli essenziali di assistenza (Lea) il cui aggiornamento è previsto entro fine anno come stabilito nel Patto per la salute» dice Chiamparino, sottolineando che la valutazione è stata effettuata in linea con quanto avviene per quella omologa.

L’unica eccezione è la Lombardia, che farà pagare l’intero costo della prestazione. «La Lombardia ha espresso una posizione differente, che rappresenta una scelta politica» ha spiegato Chiamparino. Le tecniche di fecondazione eterologa includono tre tipi di attività da effettuarsi in regime ambulatoriale con altrettante tariffe da utilizzare nelle Regioni e da adottare per la compensazione della mobilità interregionale. La prima è l’eterologa con seme da donatore e inseminazione intrauterina: costo 1.500 euro inclusi 500 euro per i farmaci; la seconda è la fecondazione eterologa con seme da donatore in vitro: costo tutto compreso 3.500 euro; per ultima viene la tecnica con ovociti da donatrice: 4.000 euro di spesa globale.

Per quanto riguarda la compartecipazione alle prestazioni in mobilità, ogni Regione riceverà dalle altre la differenza tra la tariffa fissata e quanto incassato con il ticket. La Lombardia ha invece stabilito che le prestazioni, almeno finché non incluse nei Lea, saranno a carico dell’utente anche se erogate da strutture di altre Regioni. Per i lombardi il costo del ticket sarà quindi tra 1.500 e 4.000 euro a seconda della tecnica scelta. Spiega il presidente della regione Lombardia Roberto Maroni: «In attesa che il governo faccia chiarezza normativa in materia preferisco spendere i soldi dei lombardi in altri modi, per esempio cancellando i ticket per chi sta male». E prosegue: «Fino a quando il Parlamento non si esprime in proposito non possiamo, anche volendo, includere l’eterologa nei Lea. Per questo la Lombardia è l’unica a comportarsi in modo corretto: sono le altre Regioni a sbagliare». E l’assessore all’Economia della Regione Lombardia, Massimo Garavaglia, aggiunge: «Il governo chiarisca subito se vuole inserire l’eterologa nei Lea. Se è così se ne assuma l’onere e il problema si risolve alla radice. Non è corretto, infatti, che una coppia lombarda, anche se va, per esempio, in Emilia Romagna, debba pagare la prestazione per intero».

fonte: Ginecologia 33

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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