Fenomenologia e neuroscienze dell’empatia

Dalla sofferenza all'empatia: meditazioni durante il progetto di accompagnamento alla "ricerca di senso" nei malati oncologici di «Cerca la Vita!» 1

di Roberto Ferraris
Medico, Ospedale Cottolengo di Torino
Master Universitario in Bioetica

29 ottobre 2019
Fenomenologia e neuroscienze dell’empatia
Note

1«Cerca la Vita!» è un centro di accompagnamento e di sostegno rivolto a persone affette da patologie oncologiche o cronico-degenerative e ai loro familiari, ideato e fondato nel 2010 dallo psico-oncologo e monaco diocesano di Torino: fratel Jean Tefnin. Il Centro è a cura dell’associazione di volontariato «CasaMorgari» Onlus, ora coordinata da fratel Guido Bolgiani e prevede un comitato scientifico qualificato di cui l’Autore fa parte.

ABSTRACT

 

Obiettivo: applicando un approccio multidisciplinare aprire nuove prospettive alla comprensione del fenomeno dell’empatia umana alla sofferenza e al dolore altrui. Il termine empatia venne affrontato per la prima volta in ambito fenomenologico da Edith Stein nel 1917. Il corpo vivente dell’uomo è in grado di percepire interiormente l’esperienza di sofferenza provata da un altro vivente in diversa misura ma “come se” fosse la propria. Le moderne neuroscienze confermano tale visione a seguito della scoperta dei sistemi neuronali “a specchio” e dei sistemi neuronali di “interoception”. I neuroni “mirror” hanno una duplice funzione sensitiva e motoria e forniscono in modo preconscio ed automatico una rappresentazione su base pragmatica delle azioni dell’altro simile. Esiste cioè un correlato neurale che ci fa comprendere le emozioni e le intenzioni pratiche degli altri come se fossimo noi stessi al loro posto. Tra i vari tipi di empatia studiati dalle neuroscienze, l’empatia al dolore e alla sofferenza umana potrebbe rappresentare il tipo più originario, possibilmente connesso all’emergenza della autocoscienza umana. La cosiddetta “pain matrix” sede della percezione ed elaborazione del dolore è in stretta vicinanza con la corteccia dell’insula (emozioni) e la corteccia del cingolo (volontà di azione), tutte aree che si “accendono” quando avviene il passaggio della rappresentazione dell’esperienza dolorosa periferica alla corteccia dell’insula dell’emisfero dominante ed immediatamente a seguire all’insula dell’emisfero controlaterale. Tale lateralizzazione propriamente caratteristica del cervello umano è stata dimostrata in più esperimenti sul dolore effettuati con RMN encefalica funzionale e potrebbe essere coinvolta nella distinzione quali-quantitativa tra il dolore propriamente percepito in prima persona e quello invece che viene dalla visione di una persona che ci è affettivamente vicina. Antropologicamente lo sviluppo dell’empatia potrebbe essere alla base dello sviluppo delle prime culture umane ( es. le prime costruzioni funerarie). Secondo l’antropologo ed umanista francese R. Girard i neuroni specchio forniscono una base neuroscientifica alla sua teoria della imitazione interumana che sta alla base delle civiltà umane ed il Prof. Gallese, uno degli scopritori dei neuroni specchio suggerisce che il mutuo riconoscimento e l’identificazione sociale inter-umana sono biologicamente fondati su un comune substrato neuro-funzionale la cui modulazione comporta due esiti potenzialmente opposti: uno positivo (Gallese) che sfocia nella condivisione e trasmissione della cultura umana ed uno distruttivo (Girard) che comporta la violenza mimetica ed il ritorno alla violenza tribale, ad una sorta di ribestializzazione dell’unica forma di vita intelligente ed autocosciente dell’universo conosciuto: l’uomo. Nel difficile processo di ominizzazione il desiderio imitativo interumano può portare all’amore creativo, alla pietà e alla cultura come d’altra parte alla violenza reciproca. Tutto dipende dal modello imitativo di riferimento (e qui sta la libertà del singolo) che può essere eticamente buono o cattivo. La deregolamentazione etica esplosa negli anni ‘60 è stato peraltro messa sotto accusa da Papa Benedetto XVI in una recente intervista. In conclusione tali scoperte corroborano la visione fenomenologica di Edith Stein e la teoria mimetica di Girard e risultano di rilevanza bioetica in quanto evidenziano la fragilità della mente umana agli stimoli imitativi intersoggetivi e mediatici.

Introduzione

Ferraris Roberto - Foto Bioetica News Torino

Dr Roberto Ferraris, medico, Ospedale Cottolengo di Torino, Master universitario in Bioetica ©BioeticaNewsTorino

Nel giugno 2014 è stato organizzato a Torino dal comitato scientifico del centro di accompagnamento per pazienti oncologici «Cerca la Vita!» (vedi Tab. I, 1 1. «Cura della malattia oncologica e ricerca di senso», Convegno Internazionale presso l’Ospedale Molinette, Aula Magna, Torino 2014, organizzato da CasaMorgari in collaborazione con la Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta. <http://www.casamorgari.it/new/convegno-cura-della-malattia-oncologica-e-ricerca-di-senso/#> ⌈16.09.2019⌉È stata anche l’occasione per presentare le intuizioni originarie del progetto «Cerca la Vita!» dell’Associazione CasaMorgari. ), un convegno internazionale sul tema: «Cura della malattia oncologica e ricerca di senso». In accordo con i loro studi di epidemiologia oncologica portati a termine negli U.S.A., i coniugi Balboni, Medical School Harvard University, e Dana Farber, Cancer Institute Boston, (vedi Tab. I, 22. Oncologia clinica – Harvard Boston. Tracy Balboni e Michael BalboniReligiousness and spiritual support among advanced cancer patients and associations with end-of-life treatment preferences and quality of life, in «Journal of Clinical Oncology» 2007; 25: 555-560Provision of spiritual care to patients with advanced cancer: association with medical care and quality of life near death, in «Journal of Clinical Oncology» 2010; 445-452 ), hanno concluso come la qualità della vita dei pazienti oncologici sia più sostenibile grazie all’accompagnamento spirituale e come inoltre la qualità spirituale della vita debba essere tenuta in adeguato conto durante l’iter di trattamento oncologico fornito dagli enti ospedalieri. Una preparazione all’accompagnamento empatico di fine vita dovrebbe essere inserito nei programmi di istruzione del personale medico ed infermieristico ed anche per il personale religioso dedicato. Questa esigenza diventa quanto mai emergente oggi di fronte ad un calo dell’empatia dimostrato da più parti e ad una paventata regressione-caduta antropologica generalizzata.

Durante il percorso di valutazione e validazione del progetto di «Cerca la Vita!», effettuato all’incirca tra il 2010 e il 2014, ho potuto approfondire con un approccio multidisciplinare (vedi Tab. I) sul versante neuroscientifico, antropologico e filosofico il fenomeno dell’empatia umana. Infatti nel processo di cambiamento emergente durante il percorso di sostegno ai pazienti oncologici di «Cerca la Vita!» (vedi Tab. I, 1. «Cura della malattia oncologica e ricerca di senso», Convegno Internazionale presso l’Ospedale Molinette, Aula Magna, Torino 2014, organizzato da CasaMorgari in collaborazione con la Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta. <http://www.casamorgari.it/new/convegno-cura-della-malattia-oncologica-e-ricerca-di-senso/#> ⌈16.09.2019⌉È stata anche l’occasione per presentare le intuizioni originarie del progetto «Cerca la Vita!» dell’Associazione CasaMorgari. ) i malati possono “virare” dalla paura o dalla collera o dalla rassegnazione nei confronti della malattia, alla condivisione della malattia (propria e degli altri in cammino insieme) attraverso l’esperienza empatica dell’ascolto e del racconto della malattia altrui rafforzata anche da tecniche di rilassamento, conversazione di gruppo e lettura personale o comune di testi scelti. Il mio contributo qui riportato ha lo scopo di offrire ai “caregivers”, ai pazienti e a tutti gli interessati un collegamento tra le recenti scoperte neuro-scientifiche sull’empatia al dolore e la fenomenologia dell’empatia così come fondata filosoficamente da Edith Stein (vedi Tab. I, 33. Fenomenologia dell’empatia. St. Edith SteinSTEIN, E., Il problema dell’empatia, Tesi di laurea con Edmund Husserl, 1917 ), ebrea tedesca, nata nel 1891, convertita al cattolicesimo, entrata nel convento carmelitano di Colonia nel 1934, morta ad Auschwitz verosimilmente nel 1942 e recentemente santificata e proclamata dottore della chiesa; all’inizio della sua carriera era allieva del filosofo Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia.

TAB. I. Griglia di lettura con riferimento alle principali fonti multidisciplinari descritte nel testo

1. «Cura della malattia oncologica e ricerca di senso», Convegno Internazionale presso l’Ospedale Molinette, Aula Magna, Torino 2014, organizzato da CasaMorgari in collaborazione con la Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta. <http://www.casamorgari.it/new/convegno-cura-della-malattia-oncologica-e-ricerca-di-senso/#> ⌈16.09.2019⌉È stata anche l’occasione per presentare le intuizioni originarie del progetto «Cerca la Vita!» dell’Associazione CasaMorgari.

2. Oncologia clinica – Harvard Boston. Tracy Balboni e Michael BalboniReligiousness and spiritual support among advanced cancer patients and associations with end-of-life treatment preferences and quality of life, in «Journal of Clinical Oncology» 2007; 25: 555-560Provision of spiritual care to patients with advanced cancer: association with medical care and quality of life near death, in «Journal of Clinical Oncology» 2010; 445-452

3. Fenomenologia dell’empatia. St. Edith SteinSTEIN, E., Il problema dell’empatia, Tesi di laurea con Edmund Husserl, 1917

4. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180
Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4)

5. Neuro fisio anatomista (U.S.A). A.D. (Bud) CraigCRAIG A.D., Pain mechanisms: labeled lines versus convergence in central processing, in «Annual Review of Neuroscience» 2003; 26, 1-30Id., Interoception: the sense of the physiological condition of the body, in «Curr. Opin. Neurobiol.» 2003; 13 (4), 500-505Id., Interoception and emotion: a neuroanatomical perspective. Chapter 16 for Handbook of emotion, 3 ed., Lewis, Havilland-Jones and Barrett, 2007Id., Significance of the insula for the evolution of human awareness of feelings from the body, in «Ann. NY Acad Sci» 2011; 1225: 72-82

6. Neuroscienze sperimentali. Tania SingerSINGER T., SEYMOUR B., O’DOHERTY J., et al., Empathy for pain involves the affective but not sensory components of pain, in «Science» 2004; 303: 1157-1162

7. Implicazioni in bioetica. Roberto Ferraris: medico, Master universitario in bioetica Torino 2012FERRARIS R., Imitazione, neuroni specchio, empatia e teoria mimetica di René Girard: temi convergenti in neuroetica. Tesi di Master Universitario in Bioetica, I anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2011. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Imitazione-neuroni-specchio-empatia-e-teoria-mimetica-antropologica-di-Rene%E2%80%99-Girard-temi-convergenti-in-neuroetica..pdf> ⌈16.09.2019⌉Id., Processi di cambiamento nell’empatia alla sofferenza: esperienza di una rete di accompagnamento per pazienti oncologici e “caregivers”. Tesi di Master Universitario in Bioetica, II anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2012. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Processi-di-cambiamento-nell%E2%80%99empatia-alla-sofferenza-esperienza-di-una-rete-di-accompagnamento-per-pazienti-oncologici-e-%E2%80%9Ccaregivers%E2%80%9D..pdf> ⌈16.09.2019⌉

8. Antropologia sacrificale. René Girard: accademico di FranciaGIRARD R., La violenza e il sacro, Parigi 1972, Adelphi, Milano 1980Id, Des choses cachees depuis la fondation du monde, Grasset & Fasquelle, Paris 1978, trad. it. Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, a cura di R. Damiani, Adelphi, Milano 1983Id. Le bouc emissaire, Grasset & Fasquelle, Paris 1982, trad. it. Il capro espiatorio, a cura di C. Leverd e F. Bovoli, Adelphi, Milano 1987GALLESE V., The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4)

9. Fenomenologia della vita e dell’incarnazione. Henry MichelHenry M., Quattro saggi sull’etica della vita, Guida editori, Napoli 2016Id., Io sono la verità, Parigi 1996, Queriniana, Brescia 1997

Fenomenologia dell’empatia

La definizione di empatia nel senso moderno si deve dunque agli studi di Edith Stein, “Einfühlung” (letteralmente: “sentire dentro”, originariamente “andare a tastoni dentro” ) è la parola tedesca per empatia coniata da lei nella sua tesi di laurea con Husserl nel 1917. Si riferisce ad una percezione interna, un sentire dentro di sé l’esperienza provata da una coscienza estranea al proprio corpo vivente ed interiorizzarla come se fosse propria.

Husserl definisce la percezione interna come la forma più originaria della percezione di sé; percezione di sé come corpo vivente “Leib” e come nessun altro corpo, dal quale non mi posso staccare ed a differenza degli altri corpi, lo percepisco dall’interno e dall’esterno. Dice Edith Stein: «Perciò è corpo vivente e non solo corpo, è il mio corpo vivente, è mio come nessun’altra cosa esterna è mia; perché abito in esso come nella mia dimora innata» (vedi Tab. I, 33. Fenomenologia dell’empatia. St. Edith Stein
STEIN, E., Il problema dell’empatia, Tesi di laurea con Edmund Husserl, 1917
).

È nota in lingua tedesca la distinzione tra “Leib”, il corpo umano vivente e per così dire soggettivo, sentito direttamente dall’interno del soggetto e “Körper”, il corpo in senso puro e semplice, oggettivato e quindi in certo senso corpo fisico morto. Mettendo in comunicazione differenti persone viventi (“leib”), l’empatia può rappresentare la chiave di comprensione del problema dell’intersoggettività propriamente umana. Il neuro-scienziato Vittorio Gallese, uno degli scopritori dei neuroni specchio, ha descritto le coincidenze tra la fenomenologia Husserliana e la teoria della simulazione incarnata o incorporata (“embodied simulation”) desunta dalle sue ricerche sulle funzioni dei cosiddetti neuroni specchio (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4) ).

L’obiettivo del Prof. Gallese consiste nella ricerca e comprensione della natura dei processi neurali che regolano le relazioni interpersonali cioè della intersoggettività. Propriamente quelli che ci consentono di entrare in comunicazione con i nostri simili e che trasmettono loro le nostre intenzioni e più ancora le nostre credenze ed i nostri desideri. La fenomenologia Husserliana aveva già dato una risposta filosofica a tale problema ed oggi le neuroscienze cognitive ne hanno convalidata la direzione studiando il problema dell’intersoggettività e le modalità con cui si costituisce l’esperienza che noi facciamo del mondo. Di per sé i neuroni non sono soggetti di conoscenza, essi conoscono solo dei passaggi di ioni attraverso la loro membrana. Solo una persona umana può mentalizzarla attraverso un sistema di interconnessione tra cervello e corpo interagendo con l’ambiente specifico in cui sono presenti altri sistemi cervello-corpo. In primis il rapporto della persona umana con la realtà è mediato dai sensi che rappresentano i canali d’accesso al mondo che ci circonda. Non è un mondo oggettivo a se stante quello a cui siamo costantemente legati come comunemente si crede. Siamo legati a questo mondo in quanto ci distinguiamo come soggetti di esperienze relative tra il nostro corpo vivente attraverso correlati sensori motori che rendono manifesto parti di questo mondo esterno. Infatti i circuiti neuronali coinvolti nella comprensione del mondo esterno sono essenzialmente sensoriali e motori strettamente collegati allo scopo di atti motori in modo pragmatico e finalizzato alla intenzione di quegli atti stessi. Tale sistema di accoppiamento, di interrelazione tra soggetto e oggetto o tra persona e persona sono compresi interiormente come relazione tra zione e finalità dell’azione. Hanno cioè un carattere intenzionale. Tale sistema di introiezione è definito da Gallese come simulazione incorporata.

La simulazione incorporata è descritta perciò per quanto riguarda l’intersoggettività come una imitazione cerebrale preconscia e prerazionale derivata dalla visione pragmatica (con connotazione quindi motoria e sensitiva) di un altro soggetto, automaticamente introiettata dall’osservatore in modalità “come se” fosse lui stesso nei panni dell’altro, cioè propriamente il substrato neurale dell’empatia e base per la comprensione della intersoggettività originaria dell’essere umano (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4) )

La scoperta dei neuroni specchio

Il gruppo di ricerca all’Università di Parma, guidato da Giacomo Rizzolatti e Vittorio Gallese (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio Gallese
GALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4)
) scoprì quasi per caso agli inizi degli anni novanta, durante un esperimento in corso con risonanza magnetica funzionale, l’attivazione di una classe di neuroni del cervello di una scimmia alla visione di un individuo che esegue azioni motorie dirette a uno scopo conosciuto dall’animale, nel caso specifico veder mangiare una banana da uno sperimentatore. L’aspetto più eclatante della scoperta fu che gli stessi neuroni si attivavano sia quando l’animale afferrava lui stesso il frutto per mangiarlo sia quando vedeva un suo simile compiere la stessa azione, gli stessi neuroni hanno cioè duplice funzione sensitiva e motoria. Queste osservazioni furono successivamente confermate negli umani. A causa di questa funzione particolare, ovvero il rappresentare su un supporto neurale funzionalmente specifico le azioni eseguite da un soggetto altro in modo pragmatico e speculare, tali tipi di neuroni sono stati denominati neuroni specchio (“mirror neurons”). Le neuroscienze hanno quindi trovato prove a sostegno dell’ipotesi che anche la relazionalità umana emerga da una base corporea pragmatica.

Inoltre, le rappresentazioni dell’azione e del suo effetto diventano così strettamente intrecciate che l’idea dello scopo sollecita automaticamente la rappresentazione dell’azione ad esso associata e vice–versa l’esecuzione di un’azione si attiva contemporaneamente alla predizione del suo effetto distale (comprendere il comportamento e le intenzioni del simile). Per chiarire questa ipotesi i ricercatori hanno studiato normali volontari usando la fMRI (risonanza magnetica funzionale). Osservando azioni di afferramento (per esempio vedere afferrare una tazzina di caffè) inserite in contesti diversi, si produceva maggior attività anche se nelle medesime aree del sistema dei neuroni specchio della corteccia frontale inferiore, rispetto all’osservazione di azioni di afferramento in assenza di contesti (la tazzina viene schermata rispetto al gesto di afferramento) oppure osservando solamente i contesti (la tazzina senza il soggetto afferrante).

Questo suggerisce che il sistema dei neuroni specchio umano non fornisce un semplice meccanismo di riconoscimento dell’azione, ma costituisce anche un sistema neurale per codificare le intenzioni degli altri. Quindi l’essere umano può essere considerato intrinsecamente in relazione con l’altro. Il sistema dei neuroni specchio si attiva alla vista di un altro individuo che afferra un oggetto, mentre non si attiva osservando un oggetto da solo o guardando una pantomima di afferramento senza l’oggetto. Questi neuroni sembrano dunque confrontare l’esecuzione e l’osservazione di un’azione, ovvero ciò che uno fa con ciò che uno vede fare. Il meccanismo in questione potrebbe essere alla base del comportamento imitativo. Il sistema dei neuroni “mirror”, sembra incarnare una rappresentazione sovramodale dell’azione, come una interconnessione “a ponte” tra il vedere e il fare. Sembra inoltre che questo sistema possa fare da tramite fra percezione e produzione del linguaggio e quindi possa giocare un ruolo decisivo nello sviluppo del linguaggio stesso. Infatti le stesse strutture nervose che organizzano l’esecuzione motoria delle azioni svolgono un ruolo anche nella comprensione semantica delle espressioni linguistiche che le descrivono. Da tutto ciò si comprende come l’empatia, prima definita fenomenologicamente dalla Stein, trovi qui un supporto biologico nel sistema neuronale a specchio.

Fig1 Fenomenologia e Neuroscienze empatia _FERRARIS 10.2019.

La capacità di sentire come proprie le sofferenze e i dolori altrui sarebbe supportata da un processo automatico, preconscio e quindi prerazionale di simulazione incarnata o incorporata “embodied”, ci cui si è già parlato e che emerge dalla natura come meccanismo intersoggettivo essenzialmente sensitivo motorio, molto antico a livello evolutivo, caratterizzato fisicamente da neuroni che si attiverebbero subito prima di ogni elaborazione cognitiva. Scrive Gallese (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4) ):

L’osservazione dell’azione altrui induce automaticamente in modo obbligato la simulazione della stessa (Fig. 1) L’emozione dell’altro è costituita dall’osservatore e compresa grazie a un meccanismo di simulazione che produce nell’osservatore uno stato corporeo condiviso con l’attore di quella espressione. È per l’appunto la condivisione dello stesso stato corporeo tra osservatore e osservato a consentire questa forma diretta di comprensione, che potremmo definire empatica.

La capacità di riconoscere nell’alterità qualcosa di simile e di instaurare, in virtù di questa somiglianza, un contatto, sarebbe implicata nell’empatia. Poiché la presenza dei neuroni “mirror” non è confinata nell’uomo soltanto alle aree motorie prefrontali ma è stato successivamente riscontrato in altre regioni cerebrali quali l’insula, l’amigdala e la corteccia cingolata anteriore oltre che parte dell’area del Broca sede del linguaggio, si può dire che il meccanismo di rispecchiamento attiene non solo al dominio delle azioni corporee ma anche e significativamente per l’uomo agli aspetti “viscero-motori” della vita di relazione intersoggettiva, cioè quelli attivati durante l’esperienza di emozioni o sensazioni come il dolore e la sofferenza.

Inoltre nell’uomo non si può parlare di intersoggettività prescindendo dal linguaggio. La natura del linguaggio ed il processo evolutivo che lo ha prodotto sono ancora oggetto di dibattito. Secondo la prospettiva fenomenologica il linguaggio è una facoltà sociale dove l’azione e la pragmatica svolgono un ruolo fondamentale e cioè viene confermato dalle neuroscienze cognitive dopo la scoperta del sistema “mirror” che sembra essere un buon candidato anche per fondare la natura sociale del linguaggio (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4) )

Interoception“, “pain matrix” ed incorporazione o visceralizzazione del dolore e della sofferenza

Il concetto di empatia al dolore altrui, così come viene concepito a tutt’oggi dalle neuroscienze ci offre una comprensione scientifica che non si oppone ma anzi rafforza le conclusioni delle riflessioni fenomenologiche del ‘900 di E. Husserl ed E. Stein (vedi Tab. I, 33. Fenomenologia dell’empatia. St. Edith SteinSTEIN, E., Il problema dell’empatia, Tesi di laurea con Edmund Husserl, 1917 ) e dona un approfondimento dei meccanismi somatici su cui si basa il fenomeno empatico.

Fig. 2 Fenomenologia e neuroscienze dell'empatia_Ferraris ott 2019

Fig. 2 Rappresentazioni anatomiche e secondo risonanza magnetica delle strutture encefaliche ultimamente coinvolte nel processo di identificazione tra il sistema neurale a specchio e il processo neurofisiologico dell’empatia, incorporazione del dolore altrui a livello pre-conscio, pre-razionale. (Craig A.D., Singer T.), a cura di R. Ferraris

Tra i vari tipi di empatia che le neuroscienze distinguono, quella al dolore e alla sofferenza altrui potrebbe rappresentare il tipo più originario di empatia, forse strettamente connesso alla emergenza dell’autocoscienza nell’uomo. Propriamente il suo correlato organico potrebbe essere riferibile da un lato alla funzione del sistema dei neuroni specchio, vero substrato neurale della capacità mentale di mettersi nei panni altrui (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180
Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4)
) e d’altro lato al sistema neurale di “interoception” (vedi Tab. I, 55. Neuro fisio anatomista (U.S.A). A.D. (Bud) CraigCRAIG A.D., Pain mechanisms: labeled lines versus convergence in central processing, in «Annual Review of Neuroscience» 2003; 26, 1-30
Id., Interoception: the sense of the physiological condition of the body, in «Curr. Opin. Neurobiol.» 2003; 13 (4), 500-505Id., Interoception and emotion: a neuroanatomical perspective. Chapter 16 for Handbook of emotion, 3 ed., Lewis, Havilland-Jones and Barrett, 2007Id., Significance of the insula for the evolution of human awareness of feelings from the body, in «Ann. NY Acad Sci» 2011; 1225: 72-82
. Quest’ultimo come una percezione globale della omeostasi corporea, che in modo “on-going”, dalla periferia dei visceri e dei sensi si dipana attraverso meta-rappresentazioni neurali successive lungo il midollo spinale sino al sistema nervoso centrale, prima negli strati subcorticali talamici e poi nella parte posteriore della corteccia dell’insula dell’emisfero dominante.
Il sorgere di rappresentazioni emozionali nel passaggio dall’insula posteriore alla anteriore e poi alla corteccia del cingolo (sedi tra l’altro della “pain matrix”, o “matrice del dolore”) e la lateralizzazione dell’immagine nell’insula dell’altro emisfero cerebrale di questa meta-rappresentazione penultima (Fig. 2) potrebbe render conto della capacità di percepire la distinzione fisico-psico-emotiva fra il dolore proprio e quello percepito dall’altro caratterizzato da una minore intensità del segnale nervoso anche se permane identica la localizzazione insulare (vedi Tab. I, 5 A.D. Craig, 2007, 2011; 6 T. Singer, 2004).

Questo meccanismo neurale si è pienamente sviluppato solo nell’uomo ed è ancora assente nei primati superiori che peraltro sono già dotati di un sistema di neuroni a specchio (per es. il Bonobo, un tipo di Chimpanzé). Poiché il passaggio del segnale “patico” da un emisfero all’altro, attraverso la regione del giro cingolato pare essere collegata con un certo grado di intenzionalità e motivazione ad agire, il sistema neurale di interocezione sopra descritto e la modalità “come se” sostenuta dalla funzione dei neuroni specchio, indurrebbero automaticamente a un tentativo pre-conscio e pre-razionale di rimozione del dolore dell’altro percepito affettivamente come se fosse proprio. Emerge quindi un originario (pre-conscio, pre-razionale) prendersi cura del dolore dell’altro in modalità “come se” o consonanza intenzionale (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4) ). Il passaggio quindi dalla incorporazione alla presa in carico del dolore altrui sembrerebbe dover essere conseguenza naturale nell’uomo in accordo con il correlato processo neurofisiologico descritto. Questa incorporazione o visceralizzazione del dolore e della sofferenza assume fenomenologicamente un connotato di corpo vivente (sofferente nel caso specifico) simile al “Leib” descritto da Husserl e Stein (vedi Tab. I, 33. Fenomenologia dell’empatia. St. Edith SteinSTEIN, E., Il problema dell’empatia, Tesi di laurea con Edmund Husserl, 1917 ).

Implicazioni in bioetica della scoperta dei neuroni specchio e della simulazione incarnata

Di primo acchito, l’identificazione dei neuroni specchio come correlato neurale dell’imitazione e dell’empatia, può indurre a pensarlo come un ennesimo approccio riduzionistico delle neuroscienze a cui siamo ormai assuefatti. In realtà, piuttosto che verso il riduzionismo ed il meccanicismo, tale scoperta apre una prospettiva olistica e fenomenologica sulla comprensione del funzionamento cerebrale, come ho già cercato di dimostrare (vedi Tab. I, 77. Implicazioni in bioetica. Roberto Ferraris: medico, Master universitario in bioetica Torino 2012FERRARIS R., Imitazione, neuroni specchio, empatia e teoria mimetica di René Girard: temi convergenti in neuroetica. Tesi di Master Universitario in Bioetica, I anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2011. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Imitazione-neuroni-specchio-empatia-e-teoria-mimetica-antropologica-di-Rene%E2%80%99-Girard-temi-convergenti-in-neuroetica..pdf> ⌈16.09.2019⌉Id., Processi di cambiamento nell’empatia alla sofferenza: esperienza di una rete di accompagnamento per pazienti oncologici e “caregivers”. Tesi di Master Universitario in Bioetica, II anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2012. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Processi-di-cambiamento-nell%E2%80%99empatia-alla-sofferenza-esperienza-di-una-rete-di-accompagnamento-per-pazienti-oncologici-e-%E2%80%9Ccaregivers%E2%80%9D..pdf> ⌈16.09.2019⌉ ):

I] La classica suddivisione delle aree corticali cerebrali prevede zone motorie, zone sensoriali e aree associative ben distinte funzionalmente ed anatomicamente fra loro. Qui invece ci troviamo di fronte a neuroni con funzioni in parte sensoriali ed in parte motorie capaci di attivarsi, nel cervello di chi osserva, in sincronia con quelli di chi compie effettivamente un’azione e di simularla internamente (consonanza interiore). Inizialmente scoperto nell’area premotoria frontale della corteccia, questo modo neuronale “a specchio” appare funzionare in molte altre regioni del cervello umano.
L’immagine del cervello e delle sue funzioni viene così’ completamente ridisegnata, invece di un organo presentato come suddiviso in parti specializzate, abbiamo una funzione neuronale diffusa che, e in un certo modo, si comporta in risonanza fenomenologica con il mondo esterno attraverso sue rappresentazioni direttamente rispecchiate all’interno in modo automatico e solo successivamente elaborate a livello corticale. Da riduzionista e meccanicista la neurobiologia si apre ad una prospettiva “olistica”.

II] Nel dibattito neuroscientifico sulla mente umana ed intelligenza artificiale, si contrappone una mente computazionale che esegue elaborazioni cognitive e che può essere simulata da un programma di computer ad una mente fenomenologica più difficile da descrivere, ricca di contenuti squisitamente soggettivi, emozionale, privata e senziente, fatta di carne e di sangue piuttosto che di analisi computazionali. Questa mente fenomenologica rappresenta il nostro vissuto personale ed il nostro modo di vedere e vivere il mondo. In tal senso essa è intrinsecamente insondabile. D’altra parte non può esistere una coscienza che non si dispieghi primariamente su un piano fenomenologico. Nella realtà sono gli aspetti fenomenologici della mente a venire prima di quelli computazionali. La descrizione del funzionamento del “sistema neuroni specchio” supporta in tutta evidenza l’emergenza della coscienza dal versante senziente dell’uomo in accordo con la tesi fenomenologica e contro il paradigma cartesiano (vedi Damasio A.R., L’errore di Cartesio).

In questa prospettiva può essere affrontato il problema dell’intenzionalità, cioè il tendere ad un oggetto con uno scopo. Ogni nostro atto mentale ha di necessità un oggetto. Emerge connesso con quello (si direbbe in modo fisicamente quantistico piuttosto che meccanicistico) e non può prescindere da quello e non può presentarsi alla coscienza scisso da quello. In questo senso la coscienza é inseparabile dall’intenzionalità.

Dagli studi sperimentali effettuati sembrerebbe, come già discusso precedentemente, che i neuroni specchio siano in grado di offrire, in una certa misura, oltre alla simulazione motoria, anche l’intenzionalità stessa dell’azione osservata, si attua cioè una specie di pre–comprensione incarnata o afferramento mentale del fenomeno che precede la valutazione computativa corticale. Segni di questa pre–comprensione sono visibili ad esempio nell’espressione del viso e nell’atteggiamento corporeo nel suo insieme (Meltzoff A.N., 1977). La originaria componente negativa del neonato rispetto al genitore confuta l’ipotesi Freudiana dell’importanza della cosiddetta “libido” nella generazione dei rapporti parentali.

III] Conseguenze della scoperta del sistema neuroni specchio riguardano possibili nuove interpretazioni di concetti correnti quali autonomia, libero arbitrio ed in ultima analisi del senso morale. Se in prima battuta l’originaria tendenza imitativa dell’uomo in quanto essere sociale sembrerebbe suggerire una negazione dell’autonomia individuale in linea con il determinismo biologico e sociologico, d’altro lato l’idea di una morale totalmente autonoma secondo la tradizione kantiana crea una scissione tra io ideale ed io esperienziale. Il soggetto morale non vive in un mondo ideale ma è concretamente condizionato da persone ed eventi esterni, ciononostante mantiene sempre un certo grado di libertà di scelta.

Il comportamento del soggetto morale, pur dipendendo dal suo substrato organico, dalla sua storia personale e non da ultimo dai dati reali della situazione particolare in cui si trova ad agire, riflette essenzialmente il rapporto fra l’evento presentatosi e la sua personale visione antropologica. La capacità imitativa inconsapevole, resa possibile dai neuroni specchio in modalità “come se”, si presenta in definitiva neutrale dal punto di vista etico.
Nell’analisi di Gallese ed in accordo con la visione antropologica di René Girard essa può condurre all’imitazione di un comportamento violento così come all’emulazione di gesti di altruismo (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4) ). Ritengo che una maggiore consapevolezza privata ed una pubblica discussione sulla tendenza inconscia ad imitarci, basandosi anche sull’analisi Girardiana (vedi Tab. I, 88. Antropologia sacrificale. René Girard: accademico di FranciaGIRARD R., La violenza e il sacro, Parigi 1972, Adelphi, Milano 1980Id, Des choses cachees depuis la fondation du monde, Grasset & Fasquelle, Paris 1978, trad. it. Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, a cura di R. Damiani, Adelphi, Milano 1983Id. Le bouc emissaire, Grasset & Fasquelle, Paris 1982, trad. it. Il capro espiatorio, a cura di C. Leverd e F. Bovoli, Adelphi, Milano 1987GALLESE V., The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4) ) del modello triangolare del desiderio mimetico (Figg. 3 e 4; Tabb. esplicative 2-4) che genera la “mimesi appropriativa”, sia già da sola in grado di promuovere anticorpi efficaci contro la violenza imitativa che oggi ci viene continuamente mostrata dai media come presente, potente ed efficace nel nascondimento di reali problemi sociali tramite l’antico modello del capro espiatorio.

Lungi dall’essere riduzionista, la teoria del funzionamento neurale a specchio rimette in discussione il posto immeritatamente centrale che l’uomo moderno occidentale, improntato dal Darwinismo ideologico, dallo psicologismo e dall’idealismo totalitaristico e romanticismo populisti degli ultimi tre secoli, ha conferito all’autonomia dell’individuo.
In altre parole la persona umana può tentare di essere autonoma e veramente libera dall’imitazione del mondo solo se si rende conto di essere unita neuro-esperienzialmente all’altro sin dall’origine della propria autocoscienza e si ponga come unico modello da imitare un modello radicalmente non violento e votato alla cura dell’altro prossimo.

La teoria del desiderio mimetico di Girard (vedi Tab. I, 88. Antropologia sacrificale. René Girard: accademico di FranciaGIRARD R., La violenza e il sacro, Parigi 1972, Adelphi, Milano 1980Id, Des choses cachees depuis la fondation du monde, Grasset & Fasquelle, Paris 1978, trad. it. Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, a cura di R. Damiani, Adelphi, Milano 1983Id. Le bouc emissaire, Grasset & Fasquelle, Paris 1982, trad. it. Il capro espiatorio, a cura di C. Leverd e F. Bovoli, Adelphi, Milano 1987GALLESE V., The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4)) appoggiata dall’evidenza del meccanismo di funzionamento neuronale a specchio ci aiuta a comprendere l’origine antropologica e biologica di quella tendenza che l’uomo ha sin dalla sua origine al “misconoscere” (non voler riconoscere ma piuttosto giustificare intruppandosi), all’interno di un gruppo o di una folla, i segni dello scatenamento della violenza mimetica che impedisce lo smascheramento della falsa suggestione che circonda i cattivi modelli imitativi umani (per esempio i leaders degli ultras negli stadi o i gerarchi dei totalitarismi).
Essi decidono chi deve essere il capro espiatorio del momento e scatenano la persecuzione unanime di un gruppo sociale sacrificando così la o le vittime innocenti allo scopo di sedare la violenza intestina sempre sul punto di scatenarsi sempre all’interno del gruppo stesso.

IV] Oltre al fenomeno del contagio mimetico già descritto, la scoperta del sistema di funzionamento neuronale a specchio dovrebbe portare ad una nuova attenzione sociale sull’utilizzo dei media, sui nuovi fenomeni di dipendenza da internet e non da ultimo far riflettere a lungo sui cardini su cui si poggiano le moderne strategie di marketing. La deregolamentazione etica dei media esplosa alla fine degli anni ’60 è stato peraltro messa sotto accusa da Papa Benedetto XVI in una recente intervista al «Corriere della Sera». Interessanti sono inoltre gli studi in corso sulle differenze di genere nel funzionamento dei neuroni specchio (vedi Tab. I, 77. Implicazioni in bioetica. Roberto Ferraris: medico, Master universitario in bioetica Torino 2012FERRARIS R., Imitazione, neuroni specchio, empatia e teoria mimetica di René Girard: temi convergenti in neuroetica. Tesi di Master Universitario in Bioetica, I anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2011. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Imitazione-neuroni-specchio-empatia-e-teoria-mimetica-antropologica-di-Rene%E2%80%99-Girard-temi-convergenti-in-neuroetica..pdf> ⌈16.09.2019⌉Id., Processi di cambiamento nell’empatia alla sofferenza: esperienza di una rete di accompagnamento per pazienti oncologici e “caregivers”. Tesi di Master Universitario in Bioetica, II anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2012. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Processi-di-cambiamento-nell%E2%80%99empatia-alla-sofferenza-esperienza-di-una-rete-di-accompagnamento-per-pazienti-oncologici-e-%E2%80%9Ccaregivers%E2%80%9D..pdf> ⌈16.09.2019⌉ ) dai quali risulterebbe una maggiore funzione di rispecchiamento nel genere femminile ed una radicale diversità tra maschi e femmine nella risposta erotica ad immagini proposte. Se ciò fosse confermato, è più che urgente attuare strategie di regolamentazione dei media e di contrasto alla desolante manipolazione psicologica che non tenga conto anche delle differenze di sensibilità immaginativa esistenti fra i due sessi e fra le varie età.

Paradigmatico può essere l’esperimento effettuato su un gruppo di volontari femmine dove in incontri successivi emergeva la tendenza all’uniformizzazione al colore rosso del vestito indossato in ogni occasione dall’unica donna informata dello scopo dell’esperimento (donna alfa). O anche il ben noto fenomeno delle gravidanze “di gruppo” cioè parti ravvicinati fra amiche influenzantesi a vicenda.

Excursus. Nota sulla originalità ebraico cristiana

(vedi Tab. I, 77. Implicazioni in bioetica. Roberto Ferraris: medico, Master universitario in bioetica Torino 2012FERRARIS R., Imitazione, neuroni specchio, empatia e teoria mimetica di René Girard: temi convergenti in neuroetica. Tesi di Master Universitario in Bioetica, I anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2011. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Imitazione-neuroni-specchio-empatia-e-teoria-mimetica-antropologica-di-Rene%E2%80%99-Girard-temi-convergenti-in-neuroetica..pdf> ⌈16.09.2019⌉Id., Processi di cambiamento nell’empatia alla sofferenza: esperienza di una rete di accompagnamento per pazienti oncologici e “caregivers”. Tesi di Master Universitario in Bioetica, II anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2012. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Processi-di-cambiamento-nell%E2%80%99empatia-alla-sofferenza-esperienza-di-una-rete-di-accompagnamento-per-pazienti-oncologici-e-%E2%80%9Ccaregivers%E2%80%9D..pdf> ⌈16.09.2019⌉)

Pur essendo raggiungibile da tutte le culture umane, il tema della empatia alla sofferenza ha un posto storicamente originale e centrale nell’etica ebraico-cristiana. Il libro dei Salmi inizia con i seguenti versetti: «Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio dei malvagi, non resta nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti (schernitori)». La Didakè o dottrina dei 12 apostoli è tutta una serie di raccomandazioni anti–mimesi violenta fatte ai primi cristiani e propone in continuazione di seguire l’unico modello non violento di Gesù Cristo. Ovviamente il culmine si trova nei Vangeli ed esemplarmente nella parabola del buon Samaritano (crf. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica, Salvifici doloris, 1984).

Il messaggio dell’antropologia cristiana ci parla della incorporazione o visceralizzazione della sofferenza dell’altro in una sorprendente coincidenza semantica con il verbo greco “splanknizomai utilizzato 11 volte nei Vangeli per connotare la compassione viscerale di Cristo per gli uomini e invita l’umanità alla meditazione del mistero della passione e croce del Figlio di Dio nell’ambito di un concetto di Dio che è soprattutto un Dio della misericordia e dell’amore compassionevole in particolare per le vittime della persecuzione violenta.

Nell’atteggiamento del buon Samaritano più propriamente viene descritto il movimento personale con cui si dovrebbe attuare il precetto fondamentale della Legge Mosaica. Il Samaritano «vide e ne ebbe compassione» (letteralmente visceralizzò), incorporò la sofferenza dell’altro come se fosse lui stesso al suo posto. Un meccanismo quindi naturale della presa in carico del dolore altrui in piena concordanza con quanto descritto prima sul piano neuroscientifico. Come mai allora l’uomo è capace di ignorare il dolore dell’altro od addirittura di infliggerlo? Il Levita ed il sacerdote entrambi vedono e passano oltre, dall’altra parte della strada, intenzionalmente non si avvicinano come per non vedere meglio. In altre parole inibiscono razionalmente il moto naturale verso la cura. Si potrebbe dire che attivano un meccanismo di mascheramento che conduce all’ inibizione del sistema “neuroni specchio e dell’ ”interocezione” responsabili dell’incorporazione del dolore dell’altro.

Secondo l’antropologo René Girard (vedi Tab. I, 88. Antropologia sacrificale. René Girard: accademico di FranciaGIRARD R., La violenza e il sacro, Parigi 1972, Adelphi, Milano 1980Id, Des choses cachees depuis la fondation du monde, Grasset & Fasquelle, Paris 1978, trad. it. Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, a cura di R. Damiani, Adelphi, Milano 1983Id. Le bouc emissaire, Grasset & Fasquelle, Paris 1982, trad. it. Il capro espiatorio, a cura di C. Leverd e F. Bovoli, Adelphi, Milano 1987GALLESE V., The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4)), il processo di ominizzazione o, se si può dire, di mentalizzazione autocosciente ed eccentrica della vita animale e culmine della creazione, incontra qui un ostacolo che deve essere ricercato nella violenza “mimetica” imitativa e rivalitaria insita nell’uomo fin dall’inizio, quasi fosse (come affermato da Girard) un meccanismo parassitario che contagia all’origine dell’ominizzazione la mente empatica umana. Essa rappresenta la faccia oscura dello specchio empatico umano (vedi Tab. I, 44. Neuroscienze dei neuroni specchio. Vittorio GalleseGALLESE V.,The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy, in «Journal of Consciousness Studies» 2001; 8 ( 5-7): 33-50Id., The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity, in «Psychopathology» 2003; 36 (4): 171-180Id. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience, in «Phenomenology and the Cognitive Sciences» 2005; 4: 23-48
Id. The two sides of Mimesis, Girard’s Mimetic Theory, Embodied Simulationand Social Identification, in «Journal of Consciousness Studies» 2009; 16 (4)
) che in qualche modo interpreta la legge naturale della sopravvivenza e la sacralizza in false religioni sacrificali fondate sul meccanismo del “capro espiatorio”. Tale meccanismo antropologico è tutt’altro che teorico o superato essendosi presentato con grande dispiego di vittime nell’esperienza dei totalitarismi e guerre mondiali del secolo scorso.

Al contrario degli dei sacrificali, il Dio cristiano è Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione (2Cor 1,3) e con Girard, anche il “Dio delle vittime” della violenza collettiva, dei disprezzati, dei deboli, anche di coloro che sono stati privati della dignità umana. La compassione di Dio per l’uomo (empatia alla sofferenza dell’uomo) è pienamente assunta in Lui in quanto Gesù Cristo, una delle tre persone della Santissima Trinità, ha patito la sofferenza sulla croce come uomo (“Figlio dell’uomo” e “Agnello Sacrificale”) all’interno stesso della Trinità, entrando così “visceralmente” in relazione con noi uomini.

La mia personale ipotesi è che la repressione e/o la rimozione o mascheramento della capacità empatica alla sofferenza degli altri, come più o meno sta avvenendo nella nostra civiltà del progresso tecnologico e del consumismo edonistico, possa portare ad una sorta di “ribestializzazione” umana come peraltro è sociologicamente paventato da più parti, una caduta antropologica che potrebbe preannunciare una crisi mimetica violenta (secondo Girard) ed un nuovo tentativo di ritorno della religiosità sacro–sacrificale pre–cristiana. Notevole il fatto che uno dei più grandi teologi cristiani del ‘900 Hans Urs Von Balthasar affermi che il progetto antropologico di Girard, pur con tutti i limiti teologici, è sicuramente il più drammatico che oggi sia dato di trovare (L’azione, v. IV TeoDrammatica, 276 e ss., Jaca Book, Milano 1982 ed edizioni successive).

Dedica2

Al termine di questo breve nota e come ringraziamento personale nei confronti del Pontefice che mi ha accompagnato spiritualmente durante la stesura di questo testo, Papa Benedetto XVI, (a cui dedico questo lavoro) vorrei proporre la lettura di alcune profonde osservazioni teologiche sull’etica cristiana della morte e della sofferenza tratte dal suo libro Escatologia− morte e vita eterna −. Il punto di partenza su questo tema, dice Benedetto XVI, deve essere la componente biologica dell’umano perché

è anzitutto in essa che alberga la morte: “La sofferenza e la malattia, se possono da un lato paralizzare l’uomo e possono dissolvere non soltanto il suo fisico bensì anche la sua psiche e il suo spirito, possono però dall’altro lato anche porre fine alla sua contentezza di sé all’intorpidimento del suo spirito e indurre così l’uomo a prendere coscienza di sé. Il confronto con il dolore è il vero luogo dove si decide l’humanum poiché in questa situazione l’uomo è posto concretamente e inevitabilmente di fronte al dato di fatto di non poter disporre della propria vita, che la propria vita non gli appartiene. Egli vi può reagire ribellandosi …lasciandosi andare a un atteggiamento di collera disperata. Ma vi può anche reagire al contrario tentando di affidarsi senza timore a quel potere estraneo senza troppo preoccuparsi di se stesso. In tal caso il suo atteggiamento di fondo sarà di dolore ma in certo qual modo un morire alla vita unito ad un atteggiamento che noi chiamiamo amore⌈…⌉ossia ciò di cui l’uomo ha maggiormente bisogno ma non se lo può procurare da se stesso; lo deve attendere ed è certo che non lo riceverà quando lo voglia ottenere da sé».

E ancora, in rapporto al morire cristiano

Il Dio che muore egli stesso nel Cristo Gesù è il Dio che compie la struttura dell’amore oltre ogni aspettativa e giustifica quindi la fiducia la cui unica alternativa sarebbe in ultimo, l’autodistruzione. Il cristiano si immette morendo nella morte di Cristo⌈…⌉ Quel potere di cui l’uomo non può disporre non è una cieca legge della natura bensì un amore che si è donato a lui al punto di essersi immolato per lui. Il cristiano nell’atteggiamento di fondo sa di essere stato creato nell’amore e “proprio fidando nel dono gratuito dell’amore, si sa al sicuro⌈…⌉La morte come tale è vinta nel Cristo l’ dove si muore con Cristo e in Cristo.

E ancora sulla giustificazione dell’uomo per fede:

L’insegnamento che la giustificazione dell’uomo avviene per la sua fede e non per le opere significa che essa avviene mediante la partecipazione alla morte di Cristo, ossia mediante la partecipazione alla Sua Via Crucis, al cammino del martirio nel dramma quotidiano del subordinare la propria esistenza alla giustizia e alla verità nello spirito d’amore scaturito dalla fede. E al contrario cercare la giustificazione con le opere significa che l’uomo nell’isolamento del contesto agire-subire vuole redimersi con le proprie forze⌈…⌉vorrebbe edificarsi la propria esigua immortalità personale…ma una simile impresa può essere sempre e soltanto illusione

anche nel caso si spinga a

voler eliminare la morte mediante la ricerca medica⌈…⌉travisa la realtà e la propria verità che consiste nel fatto di essere transitorio⌈…⌉Poiché la vita gli viene sempre e soltanto da altri, egli non può procurarsela da sé: non è per le opere ma per la fede che l’uomo ottiene la vita. La via indicata dalla teologia della croce e dalla dottrina paolina della giustificazione per fede non significa in alcun modo un’ideologia della passività⌈…⌉non è un rifiuto del compito etico dell’uomo bensì al contrario il pieno sì alla vita quale⌈…⌉provocazione a praticare la giustizia e la verità⌈…⌉comunicazione nella verità che si è realizzata in pieno nel martire risorto Gesù Cristo.

E più avanti:

La fede non va in cerca del dolore ma sa che senza la sofferenza la vita non può giungere alla sua pienezza⌈…⌉significa che la fede rifiuta di rifugiarsi nell’apatia, non vuole scansare il dolore perché considera ciò contrario alla natura dell’uomo⌈… ⌉Cristo non muore nella nobile pacatezza del filosofo ma muore gridando dopo aver sperimentato fino in fondo l’angoscia della solitudine. Alla presunzione blasfema del voler essere uguali a Dio è contrapposta qui l’accettazione dell’essere uomo fino in fondo (Fil 2, 6-1)
Il tentativo di abolire il dolore con l’aiuto della medicina e della psicologia (ovvio che debbano arginare la sofferenza) si è però ingrandito fino allo sforzo gigantesco per una definitiva liberazione dell’umanità⌈…⌉ La fuga dal dolore è fuga dalla vita e la crisi del mondo occidentale è dovuta anche ad una educazione e ad una filosofia che vorrebbe liberare l’uomo ignorando la croce (del Figlio di Dio) e quindi va contro la Verità. È indiscusso che simili vie possano venire in aiuto all’uomo quando le si riconosca come parte di un tutto più grande ma se sboccano nel nulla ⌈…⌉ (non riconoscono che) solo la vita eterna (guadagnata dal sangue e dal dolore del Figlio di Dio che è Trinità eterna) è il riscontro confacente al problema dell’esistenza e della morte dell’uomo in questo mondo.

Note

2 Avvertenza: gli incisi tra parentesi rotonde sono miei collegamenti e non fanno parte del testo originale.

Conclusione finale dello studio

Se è piuttosto probabile che il fenomeno dell’empatia, peculiare dell’umano, origini neuro-fenomenologicamente dalla sofferenza, fornire un senso a questo fenomeno senza cadere nel “buonismo” è il compito degli accompagnatori del Centro «Cerca la Vita!».

Poiché l’affezione alla vita emerge in modo drammatico con la percezione soggettiva della reale possibilità di perdere per sempre il proprio corpo vivente cioè di morire, proprio in tale contesto il senso dell’empatia può diventare cura della vita dell’altro come se fosse la propria vita, la Vita a cui tutti apparteniamo e a cui siamo visceralmente “affezionati” secondo la visione del filosofo fenomenologo francese Henry Michel (vedi Tab. I, 99. Fenomenologia della vita e dell’incarnazione. Henry MichelHenry M., Quattro saggi sull’etica della vita, Guida editori, Napoli 2016Id., Io sono la verità, Parigi 1996, Queriniana, Brescia 1997). Nel processo di cambiamento emergente dal percorso di sostegno ai pazienti oncologici di «Cerca la vita!», ai partecipanti può essere offerta la reale possibilità di una esperienza di “senso”, una “conversione” personale unica attraverso la esperienza empatica “come se” e la compassione della sofferenza propria e altrui.

Associato alle tecniche corporee di rilassamento che rendono cosciente di se il proprio corpo come corpo vivente, diventa allora possibile, in accordo con gli studi di Boston (vedi Tab. I, 1. «Cura della malattia oncologica e ricerca di senso», Convegno Internazionale presso l’Ospedale Molinette, Aula Magna, Torino 2014, organizzato da CasaMorgari in collaborazione con la Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta. <http://www.casamorgari.it/new/convegno-cura-della-malattia-oncologica-e-ricerca-di-senso/#> ⌈16.09.2019⌉È stata anche l’occasione per presentare le intuizioni originarie del progetto «Cerca la Vita!» dell’Associazione CasaMorgari. ), mostrare come la qualità della vita dei pazienti oncologici sia più sostenibile grazie all’accompagnamento spirituale e inoltre che la qualità spirituale della vita (vedi Tab. I, 77. Implicazioni in bioetica. Roberto Ferraris: medico, Master universitario in bioetica Torino 2012FERRARIS R., Imitazione, neuroni specchio, empatia e teoria mimetica di René Girard: temi convergenti in neuroetica. Tesi di Master Universitario in Bioetica, I anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2011. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Imitazione-neuroni-specchio-empatia-e-teoria-mimetica-antropologica-di-Rene%E2%80%99-Girard-temi-convergenti-in-neuroetica..pdf> ⌈16.09.2019⌉Id., Processi di cambiamento nell’empatia alla sofferenza: esperienza di una rete di accompagnamento per pazienti oncologici e “caregivers”. Tesi di Master Universitario in Bioetica, II anno, Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino, 2012. Pubblicata sul sito di Casamorgari.it <http://www.casamorgari.it/new/wp-content/uploads/2016/08/Processi-di-cambiamento-nell%E2%80%99empatia-alla-sofferenza-esperienza-di-una-rete-di-accompagnamento-per-pazienti-oncologici-e-%E2%80%9Ccaregivers%E2%80%9D..pdf> ⌈16.09.2019⌉ ) va tenuta in adeguato conto durante l’iter di trattamento oncologico fornito dagli enti ospedalieri. Una criticità quindi nel nostro sistema di welfare che viene evidenziata e corretta secondo l’esperienza assunta da «Cerca la Vita!» nella città di Torino.


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Roberto Ferraris
Medico, Ospedale Cottolengo di Torino
Master Universitario in Bioetica
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