Dat e consenso informato al Senato

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 12 dicembre 2017

Martedì 12 dicembre è prevista nell’Aula del Senato  la discussione del ddl n. 2801 sulle Disposizioni anticipate di trattamento già approvato dalla Camera e due giorni dopo  il voto finale. Saranno discusse  diverse letture parlamentari.
Tuona  forte il disaccordo  espresso su alcuni punti del disegno di legge.  Di  «Dieci nodi da sciogliere» scriveva il 30 novembre  l’editorialista Francesco Ognibene su Avvenire.it dando un quadro  succinto e chiaro di quello che suscita perplessità nel testo di legge.
Ai diversi interrogativi sollevati nei giorni scorsi, l’avvocato Marcello Palmieri nel suo articolo su Avvenire.it Biotestamento. Le regole ci sono, nessun “vuoto” (7 dicembre 2017) fa osservare come il disegno di legge sul fine vita non riempirebbe un vuoto legislativo in quanto «le norme ci sono, anche se sono sparse qua e là tra i diversi testi». La  nostra Carta fondamentale – spiega –  inserisce la tutela della salute (articolo 32) tra i rapporti etico-sociali. La legge in discussione, invece, esalta il concetto di “autodeterminazione” del singolo e   la contraddizione è ancor più evidente  dove « le norme sul fine vita vorrebbero disporre che “il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale”, proprio l’articolo 580 del Codice penale prevede che aiutare una persona a morire possa costare da 5 a 12 anni di reclusione». Riguardo alle Dat nota che «la bozza di legge eleva a vere e proprie “disposizioni” (dunque tassativamente vincolanti)  ma questo non prevedono né la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina (vincolante quale fonte normativa internazionale) né  lo stesso Codice deontologico». Ne spiega le ragioni: la prima parla  di «desideri» da «tenere in considerazione», il secondo  di «dichiarazioni anticipate» di cui tener conto. Afferma: «Ma sempre, evidentemente, con l’intermediazione professionale del medico».

(*) redazione Bioetica News Torino
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