Giovani. I nuovi poveri

Caritas. L'ultimo rapporto sulla condizione giovanile, "futuro anteriore": un ragazzo su dieci a rischio di esclusione sociale

di Federica Bello *
pubblicato il 11 dicembre 2017
La situazione dei giovani che emerge dai dati raccolti da Caritas, rapporto 2017  «Futuro Anteriore»

Nascono poveri e si rassegnano. Non raggiungono i 34 anni e hanno già fatto l’esperienza  di mettersi in coda al centro di ascolto parrocchiale, restano a carico di genitori che non riescono a mantenerli e il circolo vizioso della povertà diventa sempre più difficile da spezzare. È il quadro che emerge da «Futuro anteriore», il rapporto 2017 curato dalla Caritas italiana e presentato nei giorni scorsi. Una fotografica del nostro Paese costruita sulla base dei dati raccolti dai centri di ascolto parrocchiali e diocesani di tutta Italia, una fotografia che quest’anno ha scelto come focus proprio la condizione giovanile, in sintonia con l’attenzione che la Chiesa italiana sta rivolgendo ai giovani.

Ci sono anche altre forme di povertà: culturale , disoccupazione, difficoltà di accesso alla casa

«Uno sguardo complessivo al testo del rapporto», spiega il direttore di Caritas italiana, mons. Francesco Soddu, mette in luce aspetti e zone d’ombra di varia natura. «In primis il divario generazionale in termini socio-economici che penalizza i giovani nei confronti delle classi di età più anziane, meglio retribuite e con maggiori livelli di protezione sociale. Ma poi ci sono altre forme di povertà: la povertà culturale e i fenomeni di dispersione scolastica; la disoccupazione, da cui deriva in parte il tema dei giovani Neet, privi di lavoro e fuori dal circuito educativo-formativo; la condizione di vita delle nuove generazioni di stranieri, con particolare attenzione ai rifugiati e ai richiedenti asilo; le vecchie e nuove forme di dipendenza; il difficile accesso dei giovani alla casa, che ostacola e inibisce sul nascere la voglia di futuro delle nuove generazioni».

Ecco dunque che il dossier mette in evidenza come su 205.090 persone che nel 2016 si sono rivolte ai Centri di ascolto Caritas: il 22,7% ha meno di 34 anni, mentre l’età media di chi chiede aiuto è di 43,6 anni. Si conferma una tendenza iniziata nel 2012 che vede una relazione inversa tra l’incidenza della povertà e l’età della persona. Se nel 2007 era un giovane su 50 a trovarsi in uno stato di povertà assoluta, oggi è uno su 10. Ancora più allarmente risulta la situazione dei minori: se ne contano 1 milione 292 mila  in stato di povertà assoluta e complessivamente nella fascia 0-34 anni sono in povertà assoluta 2 milioni 309 mila giovani, quasi la metà (il 48,7%) dei poveri di tutta la nazione che risultano essere 4 milioni 742mila persone il 7,9% dei residente). Allarmante secondo il rapporto è anche un altro dato relativo alla condizione di «rischio di povertà» per i giovani: passati dal milione 732 mila nel 2010 al milione 995 mila nel 2015. Il «rischio» inoltre riguarderebbe il 33,7% dei giovani italiani, una percentuale di 6,4 punti in più rispetto alla media europea: siamo il terzo paese dell’Unione ad aver incrementato il numero dei giovani in difficoltà.

Condizione che generalmente aggrava la situazione di povertà anche per i giovani è infine quella dell’essere straniero: a rivolgersi ai centri di ascolto nel 2016 sono stati 32.334 pari al 31,5% degli utenti di cittadinanza non italiana e al 17,1% di quelli totali. Prevalgono nella fascia giovanile i più maturi 30-34 anni (43,6%) e i 25-29 anni (32,8%). Il titolo di studio più diffuso è la licenza di scuola media inferiore, seguita da quella superiore. Le nazionalità prevalenti rispecchiano quelle delle altre fasce di età in difficoltà: tra le prime dieci cittadinanze risultano Marocco, Romania, Nigeria, Albania, Pakistan, Senegal, Mali, Tunisia, Gambia e Ucraina. Dei giovani immigrati ascoltati il 56,9% risulta essere un nuovo utente, mentre un quinto ha una storia assistenziale che dura da 3 anni e più (20,3%), ma anche con storie di disagio più durature i giovani stranieri manifestano livelli di multi-problematicità più contenuti rispetto ai coetanei italiani. Complessivamente sul giovane straniero incide più il problema casa e la vulnerabilità educativa.

E sull’aspetto educativo è ancora monsignor Soddu a ribadire la priorità: «Data la multidimensionalità del fenomeno, le risposte alle nuove forme di povertà giovanile non possono essere solo di tipo tradizionale e devono spingersi oltre l’aiuto materiale. Occorre investire molto sull’aspetto educativo, sulla formazione, sulla componente motivazionale e di autonomia personale, in modo da garantire ai ragazzi in difficoltà forme personalizzate di accompagnamento e orientamento».

Fonte:
Federica Bello, Giovani. I nuovi poveri, «La Voce e il Tempo», 3 dicembre 2017, p. 13


 

Approfondimento:

Caritas Italiana, Futuro anteriore. Rapporto 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia, Edizioni Palumbi, 2017,  www.caritas.it 

(*) Redazione «La Voce e il Tempo»
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