I negoziati di Parigi entrano nel vivo, ma il carbone non si riesce a fermare

Impossibile chiudere tutte le centrali. Obama: qualsiasi accordo deve essere vincolante

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 2 dicembre 2015
I negoziati di Parigi entrano nel vivo, ma il carbone non si riesce a fermare

Dopo i messaggi dei capi di Stato, si può dire che ieri è iniziata davvero la Cop21 di Parigi. La parte «emersa» della conferenza si svolge alla luce del sole, ed è accompagnata dal turbine di conferenze stampa e di annunci di sempre più ambiziosi progetti per la decarbonizzazione.
Certamente però quella più significativa e determinante è la parte «sommersa», con i mille incontri riservati in cui gli sherpa delle varie delegazioni affrontano i nodi reali che si frappongono ancora sulla strada del possibile accordo.
Uno di questi nodi – l’efficacia dell’intesa – lo ha affrontato apertamente ieri Barack Obama. Parlando con i giornalisti, il leader Usa ha affermato che l’eventuale accordo sul clima «deve essere vincolante, almeno per quanto riguarda la trasparenza e le revisioni periodiche degli obiettivi di diminuzione delle emissioni di gas serra». Si tratta di due punti fondamentali dal punto di vista del merito. Per «trasparenza», in gergo diplomatico/ambientale, si intende la possibilità di verificare in modo indubbio e incontestabile che ogni singolo Paese applichi realmente le varie misure di riduzione delle emissioni di gas serra. Per «revisioni periodiche», invece, si allude alla palese inadeguatezza di molte delle promesse di riduzione delle emissioni formulate dagli Stati: senza un meccanismo di verifica almeno quinquennale dei cosiddetti «Indc», è impossibile sperare nel contenimento dell’aumento della temperatura globale. Solo questi due aspetti, dice Obama, devono essere vincolanti per gli Stati che aderiranno all’accordo sul clima: sono i soli due aspetti che il presidente democratico si sente in grado di far digerire (e non è detto ce la faccia) a un Congresso a maggioranza repubblicana, e con molti «negazionisti».

TRAGUARDO IRRAGGIUNGIBILE
Intanto però il tempo scorre, e non a vantaggio dell’umanità. Secondo i conti degli autorevolissimi esperti di Climate Action Tracker, se venissero davvero costruite tutte le centrali a carbone già programmate di qui al 2030, sarebbe assolutamente impossibile sperare di limitare l’aumento della temperatura a 2 gradi.
Bisognerebbe chiudere, dicono gli scienziati, immediatamente anche tutte le centrali a carbone in funzione. Cosa difficile, realisticamente; anche perché se si va a vedere bene, gli stessi Stati i cui leader domenica a Parigi hanno proferito commoventi allocuzioni al fine di salvare il mondo e i nostri discendenti, in realtà sovvenzionano con un fiume di aiuti economici quelle stesse fonti energetiche fossili che rischiano di affogare mondo e discendenti.

IL PARADOSSO
I dati dello studio del gruppo Oil Change International, basati su numeri rilasciati dalle organizzazioni internazionali e dai singoli Stati, rivelano così che i 20 Paesi più ricchi e industrializzati del G20 nel 2013 e nel 2014 hanno erogato sussidi alle fonti fossili per la bellezza di 452 miliardi di dollari, considerando diversi strumenti, come aiuti diretti, agevolazioni fiscali, compartecipazioni azionarie in imprese energetiche pubbliche, e aiuti finanziari da parte di banche e istituzioni finanziarie pubbliche. Si tratta di una somma quattro volte superiore agli incentivi concessi alle fonti rinnovabili, sempre su base annua, conferma l’Agenzia Internazionale per l’Energia. E se in Europa l’unico Paese che ha ridotto i sussidi al fossile è la Germania, l’Italia eroga circa 3,5 miliardi di dollari. Più della Francia.

Roberto Giovannini
Fonte: «La Stampa»

Approfondimenti: http://newsroom.unfccc.int/paris/

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Perché la conferenza sul clima di Parigi: perché è importante e ci riguarda  di Roberto Giovannini, Ugo Leo e Samuele Pozzato, La Stampa 2 dicembre 2015

I grandi della Terra hanno pochi giorni per un’intesa sul Clima. L’obiettivo principale? Stipulare un accordo formale dove venga indicato come obiettivo il contenimento dell’aumento della temperatura globale, causata dall’attività umana, a 1,5-2 gradi. 180 Paesi hanno presentato alla conferenza di Parigi le loro “promesse” di riduzione delle emissioni di gas serra. I Paesi che vogliono svilupparsi chiedono a quelli industrializzati, che hanno inquinato per due secoli, di fare di più, e di finanziare lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie pulite. Si tratta di uno dei nodi da sciogliere del negoziato a Parigi. Ma secondo le stime degli scienziati dell’UNFCCC e del Climate Action Tracker le promesse equivalgono a un aumento della temperatura globale di 2,7 gradi a fine secolo.
In questo caso avremo gravissime conseguenze sugli equilibri climatici se invece continuassimo sulla rotta attuale l’incremento sarebbe di 3,3 – 3,7 gradi. Quindi disastri ancora più gravi.
La speranza? Che il riscaldamento globale si fermi a 1,5 gradi. Per questo occorre tra l’altro che l’accordo alla COP preveda meccanismi per aggiornare e verificare periodicamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni e serve più coraggio e responsabilità verso le prossime generazioni. Chi farà la differenza? Usa, Cina, Unione Europea e India. Saranno loro a condizionare l’esito del summit.

(*) redazione Bioetica News Torino
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