Il culto dei morti? “Corpi umani” in mostra al Palaolimpico

di Giuseppe Zeppegno *
pubblicato il 4 marzo 2013
Il culto dei morti?  “Corpi umani” in mostra al Palaolimpico

Il 29 settembre  2012 è stata inaugurata al Palaolimpico di Torino la mostra «The human Body Exhibition». La sua permanenza era preventivata fino al 13 gennaio 2013, ma l’affluenza di sessantamila visitatori nei primi tre mesi ha indotto gli organizzatori a prolungarla fino al 7 aprile 2013.

Il sito specificatamente dedicato all’evento (www. thehumanbody.it) la descrive come «un’esperienza di grande successo internazionale per tutta la famiglia», un’occasione propizia per scoprire «gli elementi fondamentali dell’anatomia umana» in quanto «esemplari dinamici di corpi umani mostrano le varie funzioni degli apparati del corpo, dal complesso apparato circolatorio al meraviglioso processo riproduttivo».

Garantiscono che «i contenuti informativi dell’intera mostra sono studiati per i visitatori di qualsiasi età e livello di istruzione, dalla scuola primaria alla facoltà di medicina». Precisano che «docenti specializzati in medicina sono a disposizione per rispondere alle domande dei visitatori e offrire visite guidate a piccoli gruppi». Inoltre eventi collaterali permettono «ad artisti professionisti e aspiranti studenti di vivere un’esperienza diretta, realizzando alcuni schizzi e aumentando le proprie conoscenze in anatomia».

Sono programmate «lezioni su salute, medicina e benessere per i professionisti e i profani». Lungo tutto il percorso sono altresì a disposizione consigli per la salute e materiale educativo per insegnanti e gruppi di studenti.

Corpi umani veri, sezionati e “plastinati”

Si precisa che la mostra, fornendo «una visione tridimensionale degli apparati» vuole «stupire, spiegare e istruire i visitatori illustrando la bellezza e la funzione del corpo umano» per «aiutarci ad essere più consapevoli in tema di salute e stile di vita». Nessuna parte del corpo è dimenticata. Le diverse sezioni offrono un’intera panoramica degli apparati (muscolo-scheletrico; respiratorio; digerente; nervoso; circolatorio; riproduttivo e urinario) e delle fasi dello sviluppo fetale. Il medesimo sito informa che «la Mostra espone esemplari di corpi umani veri, sezionati e “plastinati” […]. Ogni esemplare assume una posa familiare, senza incutere timore ed illustra l’anatomia e la fisiologia di un apparato del corpo, fornendo al visitatore un riferimento visivo indispensabile della forma e della funzione del corpo umano».

Gli organizzatori della mostra offrono anche chiare indicazioni sulla tecnica della “plastinazione”. Il procedimento fu inventato nel 1977 dall’anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens. Dagli anni Novanta dello scorso secolo fu dal medesimo utilizzato per la conservazione dei corpi umani. Consiste nella sostituzione dei naturali liquidi con polimeri di silicone che permettono di conservare i reperti organici rendendoli rigidi, inodori e con i colori tessutali inalterati.

La procedura consta di diverse fasi che impegnano gli operatori per circa 1.500 ore per ogni cadavere. Sono accuratamente descritte in una apposita sezione del sito facilmente individuabile nella homepage. Si spiega che il corpo è «sezionato per rappresentare strutture ed apparati anatomici specifici». È in seguito «immerso in acetone per estrarre tutti i liquidi in esso contenuti», «posto in un bagno di polimeri di silicone e sigillato all’interno di una camera a vuoto». «Sotto vuoto, l’acetone viene sostituito dal polimero che penetra nell’esemplare sino al livello cellulare più profondo». Quando il polimero è indurito, “l’esemplare” (così viene definito nel sito il corpo trattato) è conservato in via permanente senza possibilità di alterazione.

Si dichiara infine che «di fronte agli eccessi della vita moderna, la mostra ha anche lo scopo di infondere nei visitatori il desiderio di essere più rispettosi e attenti a quanto di più prezioso possiedono: il proprio corpo» (http://www.thehumanbody.it/mission.asp). Quest’ultima asserzione provoca non poche perplessità. Sembra a molti che si verifichi tutt’altro che il decantato rispetto dovuto al corpo umano.

Gunther von Hagens:
L’inventore della tecnica accusato nel 2002 di acquisto illegale di 56 cadaveri

Gunther von Hagens ha cominciato a girare il mondo con la sua mostra nel 1995. È stata visitata da una trentina di milioni di persone in più di 60 città. I procedimenti legali nei suoi confronti sono innumerevoli. All’inizio di questo anno personalità della società milanese, hanno ad esempio ipotizzato il reato di vilipendio e d’uso illegittimo di cadavere (artt. 410 e 413 del c.p.). Hanno altresì chiesto al Sindaco di chiudere la mostra «Body Worlds» che da qualche mese stazionava in città. Altrettanto numerose sono le proteste che in ogni città accolgono altre mostre simili. Un primo problema riguarda la provenienza dei corpi.

L’inventore della tecnica fu accusato nel 2002 di aver acquistato illegalmente 56 cadaveri a Novosibirsk, città del Distretto Federale Siberiano. Nel 2003 fu ritenuto responsabile della sottrazione, senza il permesso delle famiglie, di corpi di prigionieri e malati psichiatrici deceduti nel Kyrgyzstan, stato asiatico indipendente e confinante con la Cina. L’anno successivo la rivista «Der Spiegel» segnalò che si era impossessato di cadaveri di prigionieri cinesi giustiziati. Evidenziò anche che dietro le quinte delle mostre ci sarebbe un’azienda organizzatissima con centinaia di operai impegnati a scuoiare, sezionare e trattare cadaveri.

Senza nulla togliere all’importanza di una seria informazione scientifica, si ribadisce da più parti che i corpi dei defunti, pur non essendo più un soggetto di diritto, devono essere rispettati e non asserviti a scopi commerciali. Se ne può disporre eticamente, per scopi utili alla comunità (trapianti, sperimentazioni scientifiche,…), solo dopo aver acquisito il consenso.

Anche noi, guardando i manifesti di «The human Body Exhibition» dislocati in ogni angolo della nostra città, ci chiediamo se tale spettacolo aumenti veramente nei visitatori «il rispetto di quanto di più prezioso possiedono: il loro corpo».

Temiamo che l’ostentazione di queste macabre e impietose esibizioni di feti nelle varie fasi dello sviluppo e di cadaveri disposti nelle pose della vita quotidiana o dissezionati per mettere in evidenza gli apparati, possa ottenere l’effetto contrario a quello desiderato dai responsabili della mostra. Sembra infatti più facile che in questo modo si ottenga un’ulteriore banalizzazione del corpo già tanto mercificato e ostentato.

(*) Prof. don Giuseppe Zeppegno
Dottore di Ricerca in Morale e Bioetica
Docente di Bioetica presso la Facoltà dell''Italia Settentrionale - sezione di Torino
Direttore scientifico del Master Universitario in Bioetica della medesima Facoltà
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