Il direttore Unicef Henrietta Fore in Siria: la condizione dei bambini

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 14 dicembre 2018

Amareggia sapere la condizione in cui vivono i bambini nella Siria lacerata dal conflitto. 4 milioni di bambini circa sono nati in questi  lunghi otto anni e una metà è cresciuta tra pericoli, distruzione e morte. Istruzione, vaccinazioni, nutrizione  e sicurezza è tra i loro bisogni primari. Infatti, a Duma, nel Ghouta Orientale, le famiglie sfollate che vi fanno ritorno, a cinque mesi dalla fine dell’assedio,  vivono in case distrutte e crescono i loro figli tra le macerie, nella difficoltà di poter avere cibo, acqua e riscaldarsi, nonché nella paura di perderli per ordigni inesplosi. È quanto ha osservato e richiamato l’attenzione il direttore executive Unicef Henrietta Fore nell’ultimo dei cinque giorni di visita, il 13 dicembre, nelle zone rese accessibili di recente, dove l’Unicef ha provveduto a dare primi supporti.

A Duma le venti scuole sono sovraffollate e necessitano oltre agli strumenti didattici come i libri anche di elettricità, infissi e porte. Un’organizzazione non governativa col sostegno di Unicef  ha provveduto ad allestire alla meglio un ambulatorio nella sala di una moschea.  A Deraa dove sono ritornate a casa quasi un milione di persone, tra i disservizi, metà dei 100 centri sanitari primari del governatorato risultano danneggiati o distrutti. Per ovviare ai problemi di contesa per l’acqua l’Unicef ha portato l’acqua a 200 mila persone attraverso 16 chilometri di conduttura.

I bambini vivono nel continuo pericolo di ferirsi gravemente o perdere la vita a causa di mine non esplose disseminate ovunque. Dal maggio 2018 nella  zona del Ghouta Orientale sono morti 26 bambini. E poi, si è riscontrato anche il problema della violenza conosciuta nella guerra che si ripercuote nei comportamenti dei bambini e dei giovani sempre circondati dalla paura, dalla prevaricazione. Così  bullismo, molestie, pestaggi e matrimoni in tenera età si manifestano, come racconta un giovane ospite regolare al Centro di Hama.

C’è bisogno di «un’istruzione di qualità che faccia andare a scuola i bambini e rimanerci»: afferma Henrietta  Fore. Si parte dalla scuola per rafforzare la coesione sociale lacerata negli anni. I bambini, allora, occorre poterli proteggere, dare loro l’insegnamento, il gioco e la guarigione.

 

(*) redazione Bioetica News Torino
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